gracidìo notturno

Per  un efficace momentaneo oblìo
meglio il sonno o l’ebbrezza?
il dubbio mi è breve poichè
pur non avendo gran dimestichezza
la gioia di sbottonarsi totalmente
riversando tutto ciò che è in mente
è apoteosi per ogni rospo in gola
di godere illimitata libertà di parola
incensurata lingua, soddisfazione grezza,
non fosse per i già bolenti spiriti
che questa calura mi tira addosso
me la farei una fiasca di buon rosso.


E  neppure ho sonno.

– Daniela Cerrato

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inferno o paradiso

Il cemento assassino non perdona
marciapiedi arrostiscono suole
lente a procedere per non sudare,
la cappa opprimente delle quattordici
è un pugno secco in pieno viso.
Sull’ annuncio funebre si legge
dopo la funzione il feretro
sarà accompagnato al forno crematorio,
tutto sommato stiamo peggio noi
a morire di morte lenta, sotto brace,
tu mi dici che domani sarà più caldo…
Non solo per la defunta va la mia prece.

  • Daniela Cerrato

un film, una storia

Urla l’amore tra i mitra
si veste di bianco e di sangue,
il tempo è sleale nel colmare
ammanchi di vita. La sopravvivenza
iniziale apre a un futuro probabile,
i prescelti armati del solo cuore
mordono stretto il loro destino,
bizzarri eroi loro malgrado
che curano le rispettive carni ferite.
L’amore nato in tragedia è a prova di spine,
vive di propria febbre, sopravvive braccato
dall’assurdità della sorte. Esaurite le carte
si sublima, non muore disintegrato dalle mine.
– Daniela Cerrato

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L’usignolo, poesia di Nevio Mastrociani Bertola

L’USIGNOLO

A notte quieta,
tra l’odorosa siepe di lavanda
fermo, attento e nascosto,
il piccolo cuore amico mi aspettava

Saltellando e volando lesto
di ramo in ramo tra il fico ed il pesco,
l’odo gorgheggiare nell’ oscurità.
e leggero alla fraterna mano posare
e le donate briciole di pane beccare in rapidità.

Lieta è l’ ora e il subito schiarir dell’aurora
e dell’ allodola il canto ascoltare nel creato
quasi il ciel lodare pel nuovo nato e
il gioir dell’attività vitale de’ passeri a tutt’ ore
da mane a sera sino al posar del sole.

L’orto alla laboriosità ed alle cure grato
generosamente ricambiare,
si come il breve prato, di fiori colorato
e- di farfalle il punteggiare.

D’ improvviso forse per incanto o per magia,
tutto scompare, tutto via!
Posti auto e box a pagamento;
molto importante, assai utile e
rigorosamente tutto in cemento!

Così pare.

 

– Nevio Mastrociani Bertola

da qui:  http://neviomastrociani.it/

fragile pensiero

Figlio d’uno sbadiglio t’ho udito
per qualche istante, ma per mia svista
arrestai tua muta da pupa a farfalla,
di sicuro hai scelto la tua via
iniziando a vagare per la stanza,
sostando sull’organza d’un redò,
bevendo luce da un cesto di limoni,
cogliendo dal giardino svariati suoni
regalando al cielo qualche secondo.
Sei sfuggito tra sfumi di colori
che il risveglio lento contempla,
vorrei tornassi col tuo brillìo fioco
vago ma pur vero. Ripartiamo da zero,
fuori dal mio dormiveglia di cui sei tòco
ti offro un caffè, mio fragile pensiero.
– Daniela Cerrato

cara notte…

credo mi lascerò travolgere
dal tuo silente richiamo,
sei scesa sui coppi dopo l’imbrunire
in négligé di seta scura,
a resisterti restano passi lenti
sotto arcate di portici illuminate.
Poco discrete le voci che tenteranno
di turbare l’attimo in cui tenderò la mano
per agganciare la tua presa, vincerà
il desiderio grande di perdermi
fra le tue vie a cercare chi m’attende
dietro un angolo di cielo stellato,
in stretto incognito.

– Daniela Cerrato

 

risico

risico
a sfiorare la bellezza di una mente,
eccitazione senza pari,
orgasmo puro senza sudori e umori,
nulla a che vedere con l’estasi
d’illuminazione divina, l’attraversi,
sei uccello che si conficca in volo
in un arcobaleno e ne assorbi la magia,
s’innalza lo stupore nel ritrovare
una particella di te stessa in corpo
pur dissimile e con altro nome,
t’incanta ciò che non sei e vorresti.
Poi frustra la sua dissolvenza alla prima
incoerenza tra ciò che pensa e ciò che fa.
– Daniela Cerrato

primi pensieri

Il giorno è nato e giura calura
ci sono vorrei ma non posso
che mi salgono in mente,
sirene di ambulanze si fanno strada
inquiete già di primo mattino
mentre i passeri concertano allegri.
La campana che allerta scema il canto
ripenso alla notte e al suo breve volo,
un giorno le dovrò parlare a quattrocchi
chiederle il motivo delle sue fughe veloci
che mi lasciano sempre a metà dei sogni.
La curva del sole gioca col tempo
anche queste ore saranno un baleno
ma a iniziare l’oggi ho più d’un freno.

– Daniela Cerrato

dalla valle umana al silenzio

Una terrazza solitaria a cielo aperto
nessun dirimpettaio fuorchè il vento,
un luogo generoso ove il silenzio
è antico eroe per cui stravedo,
un amico sincero, ha gran talento
m’instilla goccia goccia l’armonia
finchè il corpo ne sarà ben sazio.
Di umane petulanze fa deserto
vocia solo la naturale autoctonìa,
pur se giungesse il canto d’un citaredo
che in rispetto modula voce in lieve affioro
permarrebbe intatto il paradiso sonoro.

– Daniela Cerrato

Valle umana (Malafonte), opera di Nicola Samorì Nicola Samorì -valle umana.jpg