ossa al sole

Disegna nuova stagione il sole pieno
profumerà il prossimo fieno.
In ombra desideri indomiti
e dita puntate, vittime convinte
di un eden avvelenato premeditato
mentre il sole scalda pareti rinfrescate
e pavimenti pallidi s’abbronzano
nella quiete dell’anima.
Rincasato il cuore libero di essere
docile o ribelle, decisioni e rinunce
su teli stesi ben distanziati,
ognuno appeso al proprio sole.
Presunzione inutile la convinzione
di credere di conoscere un’anima
con la fretta di un treno in corsa.

La strada verso la vetta deve vincere gli ostacoli.

Daniela Cerrato

gerani

Gerani fioriranno al sole
su terrazzi solitari 
ritrovati di sera
per frescura e chiacchiere,
in mente un'accusa
da lanciare l'indomani
lamentando
di zanzare e  lune avverse,
scie di croniche  pendenze.
Altrove albe scure,
sfiorite notti su case cadenti 
e monche urlano morte,
nulla sfuggirà alla pelle
l'ansia cambierà nome
diventerà paura di non rivedere
terrazzi di rinnovati gerani.

Daniela Cerrato

cosa resta

Il distacco dai giorni
lascia verbi senza complemento
desidèri d'eternità a sbriciolarsi.
Ma già una tela di Cintoli
impressa di vita e morte
è genialità  che resiste
al disfacimento, inattaccabile
dall'usura del tempo
e dalla noia delle convenzioni.

L'eternità è vincere il silenzio in silenzio.

Daniela Cerrato

Claudio Cintoli (1935-1978) artista morto improvvisamente a 43 anni, ha saputo percorrere e attraversare nella sua breve vita i movimenti artistici più importanti degli anni Sessanta e Settanta, rinnovandosi sempre e sfuggendo a ogni inquadramento.

luce invadente

I tetti sbadigliano al sole
celano dinamiche varie 
lente o in recidive corse,
i connotati del mondo 
dispersi nei fusi orari
È troppo presto
per i tristi  pensieri,
fammi un sorriso
che sconvolga la stanza
diventando luce invadente.
Inchioderà alle pareti
le ombre più ostinate.

Daniela Cerrato
Roland Petersen, ” Tetti”, 1987, gouache e matita colorata su carta

tempi moderni

Raccontavano
combusta ogni sostanza
pani di ghiaccio sui muri.
L'elettricità fu svolta
illuminò un mondo

Avanti di un secolo
sequenze di bit
sconvolsero abitudini,
la prosperità del vizio
corse su ali cibernetiche

Ora l'inutile esaspera
lamentando l'essenziale.
Se pioverà
forse torneremo
a lasciare secchi vuoti
a colmarsi di speranze.

Daniela Cerrato

poesie di Valerio Magrelli

legato alla vertigine che amo

Cosí arriviamo al nodo, alla vertigine

come attrazione del vuoto, incomprensibile

amore della paura.

(Bisogna sempre pensare alle mani

che serrano spasmodicamente il loro appiglio.

Sta a loro dire quanto costi caro lo sforzo di trattenersi:

vorrei venire da te, ma non posso farlo).

***

in fondo al tuo silenzio, mentre leggi

Il vuoto del tuo corpo,

il suo silenzio,

dimostrano che il padrone non è in casa.

Resta solo il cappello, posato sulla sedia

per occupare il posto dell’assente.

Quando leggi, vai via, e mi lasci solo.

***

Maggio

( per Henry Beyle)

Ci siamo, la lunga salita

sta per finire.

Tra poco riusciremo ad affacciarci

in cima,

in cima all’altopiano dell’estate.

Fa ancora freddo, piove, tira vento,

ma già qualche ragazza va ammainando i vestiti,

per splendere,

asta nuda della sua nudità.

Ma già le notti tradiscono il profumo.

Ma già si intravede la vetta, la bellezza

come promessa di felicità.

***

il funerale laico

Ormai non è rimasto quasi niente,

né schiavi immolati, né balsami,

né roghi, né incenso, né prefiche.

Qualcuno parla, si applaude, il dolore

viene giú senza riparo:

un acquazzone all’aperto.

L’unico sacerdote è l’impresario

di queste funebrissime non-pompe.

Non c’è rimasto niente, appena il morto,

e solo con un morto, si fa poco.

Abbiamo abbattuto le dighe

e il Niente è arrivato fin qua,

lambisce i fiori, circola fra i presenti,

certifica la nuda Verità.

Perciò mi è caro il funerale laico,

un senzatetto che ha come ridosso

o la Piramide o il Tempietto Egizio,

un rifugiato politico cui danno asilo solo i Faraoni.

Io so il motivo: è per colpa del fiume.

Qui, tutti noi aspettiamo

sulle rive del Nihil.

poesie di Valerio Magrelli, tratte da Il sangue amaro, Giulio Einaudi Editore

Valerio Magrelli, nato a Roma nel 1957, ha pubblicato cinque raccolte di versi. Le prime tre (Ora serrata retinae, Feltrinelli 1980, Nature e venature, Mondadori 1987, Esercizi di tiptologia, Mondadori 1992), sono state riunite nel volume Poesie e altre poesie (Einaudi 1996), cui hanno fatto seguito Didascalie per la lettura di un giornale (Einaudi 1999) e Disturbi del sistema binario (Einaudi 2006). Sempre da Einaudi sono uscite le prose Nel condominio di carne (2003), Addio al calcio (2010) e Geologia di un padre (2013).

Docente di letteratura francese all’Università di Cassino, collabora alle pagine culturali di «Repubblica». Nel 2002 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il Premio Feltrinelli per la poesia italiana.

reblog: La sosta, di Giovanni Baldaccini

scrivere per immagini

(van gogh)

Non so spiegarti meglio e tuttavia
mi piacerebbe farlo
ma
una specie d’inedia
mi trasforma in un essere svogliato
una censura inflitta da me stesso
senza aver nulla da disinnescare
un proprio nulla, un nulla disinvolto
che non soggiace ad altro e a nulla tende
un tardo pomeriggio, potrei dire,
come una sonnolenza
dove non c’è neppure un sovvenire
né peso sulle ciglia
ma non potrei parlare di pigrizia
come l’estate calda quando il tempo
ti consiglia un’assenza
e ti sorprendi giallo come un campo
e fermo come l’aria su un covone
né tempo
e sosta il mio rumore.

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a immaginare colori

Pervasi dal sogno occhi ciechi
tendono a immaginare colori
diventano incerti quando i dubbi
rendono l’alba aspra col tramonto.
Il tempo ha occhi di lince
scruta anche nel buio del silenzio
sbrana divora e non s’inganna
con quattro parole in preghiera.
Non ascolta alibi del cuore
prosegue d’istinto e rigore
per la sua strada randagia,
scrolla di dosso polvere e pioggia
supera buche e dossi, ritrova il sole.
Margerite e farfalle in nuova luce
rapite dal tiepido vento non sanno,
volano oltre il termine previsto.

Daniela Cerrato

Immortality of Time is a painting by Milene Hertug

poesia di Cesare Pavese interpretata da Sergio Carlacchiani

Ascolteremo nella calma stanca
la musica remota
della nostra tremenda giovinezza
che in un giorno lontano
si curvò su se stessa
e sorrideva come inebriata
dalla troppa dolcezza e dal tremore.
Sarà come ascoltare in una strada
nella divinità della sera
quelle note che salgono slegate
lente come il crepuscolo
dal cuore di una casa solitaria.
Battiti della vita,
spunti senz’armonia,
ma che nell’ansia tesa del tuo amore
ci crearono, o anima,
le tempeste di tutte le armonie.
Ché da tutte le cose
siamo sempre fuggiti
irrequieti e insaziati
sempre portando nel cuore
l’amore disperato
verso tutte le cose.

  • L’amore disperato verso tutte le cose, di Cesare Pavese ( Il mestiere di vivere: Diário 1935-1950)