ci si gira a cercare il vento

Uno sbuffo sul collo
e ci si gira a cercare il vento
nel corsivo d’un raggio pacato.
Si misura l’aria,
pare più pura nell’istante
in cui si esce dall’apnea.
Cambia carattere il tuo nome
è neretto maiuscolo,
nel momento in cui appari
più non mi volto.

Daniela Cerrato

Untitled, 2012 – by Michele Piccinno, Italian

poesie di Francesco Giovannini

Poesie narrative giovanili (1970-1975) legate al territorio, alle proprie esperienze di scoperta della vita, del mistero, dell’amore, tratte da “Il vespro dei deficienti”, 1975, Genova

per chi fosse interessato qui si trova l’intero testo della raccolta: https://archive.org/details/IlVesproDeiDeficienti

Butterfly – Alice Brasser, 2020

Poesie di Lea Goldberg (1911-1970)

 

Qui non posso udire la voce del cuculo.
Qui l’albero non indosserà una mantella di neve,
ma qui all’ombra di questi pini
tutta la mia infanzia risorge alla vita.

Lo scampanio degli aghi tanto tempo fa –
chiamano patria lo spazio della neve,
e il ghiaccio verdastro che incatena il fiume
lingua della poesia in una terra straniera.

Forse solo gli uccelli migratori conoscono
quando sono sospesi tra la terra e il cielo
questo dolore di avere due patrie.

Con voi sono stata piantata due volte,
con voi, pini, sono cresciuta,
le mie radici in due diverse terre.

Il viaggio più breve è quello lungo gli anni.
La luce non è ancora passata.
La casa crollò. Il muro si mosse.
Ed ecco stanno l’uno accanto agli altri come vicini
le mie notti di oggi, i miei giorni di allora.
Che cosa si dissero? Siamo cambiati? Siamo invecchiati?
Il viaggio più breve è quello dentro il passato.
Ti ricordi? Un mare freddo, due navi che si abbracciavano
bambini in cima a una collina sollevavano torce –
Siamo invecchiati? Siamo cambiati?
Credimi: fino a domani ho ancora ore assai lunghe

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Davvero verranno ancora giorni di perdono e di grazia
e camminerai nel campo come l’ingenuo viandante

La pianta dei tuoi piedi nudi accarezzerà i fili d’erba,
e le sommità delle spighe ti pungeranno, e la loro puntura sarà dolce,
oppure la pioggia ti sorprenderà, con la massa battente delle sue gocce
sulle spalle, sul petto, sul collo e ti rinfrescherà il capo.

Davvero camminerai ancora nei campi e la quiete si diffonderà in te,
respirerai il profumo del solco trovando pace a ogni respiro
vedrai il sole nello specchio della pozza dorata
le cose e la vita saranno semplici e sarà permesso toccarle
e sarà permesso, permesso, permesso amare

Camminerai nei campi da sola,
non ti brucerai nella vampa degli incendi,
in strade indurite dal terrore e dal sangue.
E con cuore sincero sarai di nuovo umile e docile
come un filo d’erba, come un essere umano,
cui è permesso, permesso, permesso amare.

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Come il raggio di luce, che fende
il calice di cristallo nel suo cuore
animandosi nei giochi di colori
e nelle danze di bagliori addormentati,
ha attraversato la mia mente il ricordo
del tuo sguardo di allora.
Puoi sentirmi? Stanotte ho riso.

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Fioritura del ricino figlia d’una sola notte
cupo caldo carminio tra il nero di foglie velluto.
Un filare d’alberi rasenta il recinto spinato.
Tardo rientrava all’ovile il gregge
affaticato. Il celeste in smanie dalle spalle
Sgrondava una nube smagliante.
Tutto andrà perduto come luce in acque correnti.
Tutto sorgerà per sempre nel fermo profumo agreste.
Rossa e morbida è l’erba al tramonto
come spuntata dalla quiete del mio sangue.

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Strofe in fondo alla via
La strada è bellissima — disse il ragazzo
La strada è assai faticosa — disse il giovane
La strada è molto lunga — disse l’uomo Il vecchio si adagiò sul ciglio della strada
Un tramonto d’oro e di rubino gli colora la canizie
L’erba brilla ai suoi piedi, rugiada della sera
L’ultimo uccello del giorno canticchia sopra la sua testa:
Ti ricordi ancora quanto era bella, faticosa e lunga, la strada?
Dicevi: i giorni s’inseguono a vicenda — ed anche le notti Nel cuore ti dicevi — «giorni verranno»
Vedevi sere e mattine visitare la tua finestra e dicevi: non c’è nulla di nuovo sotto il sole.
Eccoti ora vecchio e incanutito dai molti giorni pochi te ne restano, e quanto sono preziosi
È come se sapessi: ogni giorno è l’ultimo, sotto il sole
È come se sapessi: ogni giorno è nuovo, sotto il sole
Insegnami, Iddio, a pregare sul mistero di una foglia appassita,
sulla luce che manda un frutto maturo su questa libertà: vedere,
sentire, respirare sapere desiderare e fallire
Insegna alle mie labbra a ringraziarTi e darTi lode
nell’eternità del Tuo tempo, il mattino e poi la sera
affinché il mio giorno non sia mai come quello di ieri una pigra abitudine.

 

Leah Goldberg o Lea Goldberg (Kaliningrad, Lituania, 29 maggio 1911 – Gerusalemme, 15 gennaio 1970), poetessa, scrittrice, drammaturga e traduttrice di lingua ebraica. Nel 1935 emigrò nel Mandato britannico della Palestina. Dal 1954 insegnò all’università Ebraica di Gerusalemme. Padroneggiava sette lingue, e tradusse dal russo, dal tedesco e dall’italiano.

altre info: https://it.wikipedia.org/wiki/Lea_Goldberg

caos tenuto a bada

L’interno borsa non vede luce,
non lo tinge il pianto raccolto
nel fazzoletto appalottolato.
Secreta per ricordare inezie,
grandi momenti irripetibili
casualità e permessi.
Bar privato, generi di conforto,
pronto soccorso all’occorrenza,
ogni oggetto verrà smistato
da una mano incredula.
Il trasloco non sarà indolore
qualcosa avrà perso identità
o solo senso di freschezza
ma fino a nuova destinazione
tutto è caos tenuto a bada.

Daniela Cerrato

Wassily Kandinsky

poesie di Flavio Almerighi con musica di Mark Lanegan e Duke Garwood

Chi frequenta la poesia conosce il suo blog in cui fa confluire versi di poeti e autori cui dedica attenzione e spazio con molta generosità al fine di diffondere e incoraggiare la scrittura dei meno noti ma promettenti.
Ma Flavio Almerighi è soprattutto autore, essenziale, diretto, incisivo, ironico e critico nei confronti di una realtà che condiziona l’esistenza; la sua acuta introspezione,  tra un detto e un sospeso, allargata al suo territorio, tratta di temi sociali e si fa voce di molti, anche di coloro che vivono ai magini, che non riescono a dar voce al loro urlo interiore. Qui a raccolta cinque poesie tra le tante che sottolineano le peculiarità dei suoi versi, mai scontati e schivi a ogni retorica e metrica.
Oggi è il suo compleanno e penso che gli auguri migliori possano essere quelli di un buon proseguimento nel far crescere il mondo della poesia di cui rappresenta un riferimento importante. Grazie e Auguri Flavio.

acre, coperta di fango

le bestemmie non pesano,
sono grappoli d’uva spina
appesi ad altre vite, la mia
non ha peso sta sull’acqua
malgrado un po’ di febbre

s’arrende a un filo di perle
ama come una turnista
persa nelle nebbie in cerca
dei lampeggianti rossi
di un qualsiasi cantiere,

acre, coperta di fango,
matura come adulti
che sanno fin da subito
quanto sono bravi
a farsi male

Ti seguirei anche per aria

Ti seguirei anche per aria,
non hai problemi di tracciabilità,
dov’è soltanto freddo
e una gran magra di fiori.

Non esisto se ti allontani
col mio nome trascinato dalla corrente
insieme a cose belle, fiori
una volpe, una bambina, un pianoforte.

Bisogna saper esistere,
la memoria si ossida
i colpevoli non parlano
questo mondo fa paura.

hai visto i leoni?

hai visto i leoni?
i bambini e tutti gli astrologi
li adorano
specie quelli che non dormono mai

e già un colpo di tosse
più forte degli altri
avverte che dovrei smettere,
essere più facile da dimenticare,
che oggi l’amore è lontano
ma potrà compiersi tra queste righe

non importa sia a caso
ogni singolo destino,
le tracce portano tutte
verso la stessa direzione,
tanto da sentir dire ogni volta
siete venuti dalla persona sbagliata

niente è più doloroso al mondo
dell’iniziale di una negazione,
mi conservo al riparo.
Il poeta italiano non ha fame,
è buffo
non sa mordere con passione.

Così tutti noi siamo in fervida attesa
di Caronte
senza avere una buona ragione,
basta sia una qualunque
pronta a dire
vi auguro un buon ritorno all’isola

di sette mattine

Di sette mattine
cinque sono sbagliate
due superflue.

I pomeriggi passati infiniti
al presente col fiato corto,
Auschwitz è più essenziale
il sudamerica un’illusione.

La sera grandina pietre dure,
si deve assecondare
l’arte dell’ergastolano
attingere sonno
da programmi in replica.

Mancini

lo stesso mondo infrequentabile
per poi ritrarsi quando il naso
non sa più distinguere gli odori

ne ho incontrati di tutte le risme;
salvo soltanto chi usa la sinistra.
la destra non è la mano del cuore

scambisti di letture, incompresi,
madonnine, incomprensibili, acrobati,
puttane, sosia di

avessi un caminetto potrei decorarlo
con tante teste dai begli occhi di vetro

i peggiori non separano mai l’arte
dall’amicizia interessata, è drammatico
che all’inculata non corrisponda paga

nessuno è migliore di quelli già morti,
hanno detto tutto non possono più mentire:
io sono di gennaio e so di ghiaccio

se non scuoce a fiamma lenta
è tanto tenero il dimenticatoio

segatura negli occhi

“ciechi che, pur vedendo, non vedono”
– Josè Saramago

Aspettando il miracolo da eremi egoisti
chi lucida armi, chi verità assolute,
un destino incerto indegno d’ogni oracolo
s’aggrappa con disperazione a ottusità
di menti recluse in velleità sovrumane,
profanatrici di aforismi mai compresi.
Un vago incedere a ritroso, barcollante,
ebbro di convinzioni assurde e il tempo
rode e corrode con piogge acide la terra,
a vista nessun moderno proto anarchico.
Diogene con la lanterna fuori dalla botte
cercava in doppia luce l’umana essenza,
il moderno delirio infierisce sulla notte
di saggezza non c’è traccia nè parvenza.

Daniela Cerrato

Chaos, 1906 – Kuzma Petrov-Vodkin

sogni in decollo

Da un germoglio di silenzio
nasce una crepa che spaia,
muta vento e scie destinate
invertendone il senso.
Sonorità oppiacee smorzano
la prurigine del dubbio,
aprono a spavaldi anacronismi,
scismi di ventricoli gemelli.
Scritte di vernici acriliche
sui muri di un tempo morto
colorano di rosa shocking
piste di decollo dei sogni.

Daniela Cerrato

immagine: opera di Jean Michel Basquiat – rielaborata

 

Anno domini

Fasi demoniache turbano quiete
stingono cieli per metà azzurri,
crollano sorrisi, domina l’ansia
ire confluiscono nel Flegetonte
Costruire un inferno parallelo
contrattaccando il sulfureo vanto,
graffiare superbia di chi sfracella
ogni cuore in equilibrio precario.
Binario fiato per la duplice croce
tessiamo insieme la pace a venire.

Daniela Cerrato

Dettagli dall’autunno degli angeli ribelli di Hieronymus Bosch

Urla!

Segui onde, tracce, profumi,
barlumi, traiettorie alate,
aquiloni, segui le rotte giuste
la linea prestabilita, le scie
sagge e oneste, segui il cuore,
ciò che vorresti fosse destino,
l’istinto. Segui i dettami
lontano dal gregge, la legge,
il buon senso, segui e prosegui,
mai a occhi chiusi, aguzza
l’ingegno, se non arriva segno
preciso non fare a cattivo gioco
sempre buon viso. Urla disappunto
non solo se una squadra fa punto.

Daniela Cerrato

L’urlo di Munch