le mani degli angeli

Gli angeli sono spiriti tenaci,
le mani sempre giunte a supplicare
un cielo ogni giorno più sordo,
genuflessi a chiedere assoluzione
per colpe altrui. La divina provvidenza
non ha più orecchie nè lingua,
gli occhi quasi ciechi velati
da immenso dolore. Errore fu credere
che solo per immagine e somiglianza
si espandesse il bene universale.
Sottile l’involucro celeste
per l’umana razza indebolita,
l’ombra di Caino guadagnò spazi
incontrollabili, la luce troppo fioca
faticò a tener testa alla tenebra.
Cuori incancreniti infestano l’aria,
mefitica questa anticamera d’estinzione
in progressione lenta, ci salvano apnee d’amore
e inalazioni di bellezza sfusa. Che dolce amica
sarà la morte se giungerà prima del botto finale.

– Daniela Cerrato

Photo by Paul Militaru:  https://photopaulm.com/2020/01/24/angel-6/

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forte e delicato

Il cuore non cede alla violenza
è partigiano in propria difesa
non mente a se stesso e non tace.
Urla forte se disperato
è ariete che abbatte la ragione,
virtuoso pacifista, odia la guerra,
ma in prima linea per la battaglia.

– Daniela Cerrato

Desperate Heart, 1944 – Photo by Barbara Morgan

Valerie Bettis–Desperate Heart, 1944 - Barbara Morgan.jpg

debuttanti alle prove

Cala il sipario tutti i giorni,
anche su quelli inconcludenti
che non ci hanno resi protagonisti.
Posti a sedere pochi. Stiamo in piedi,
che alzandoci sulle punte e stendendo
braccia e dita verso l’alto
ci si avvicina di più al cielo.
Non si applaude, non si osanna
alcun momento particolare,
un bis non è consentito, ieri
è tempo andato, l’oggi in corso.
Il domani sarà recita a soggetto
ma con l’entusiasmo dei debuttanti
durante le prove, senza pubblico.

. Daniela Cerrato

gelo

Il gelo ha invaso le ossa
un tremore s’è impadronito
delle mie vertebre, cammino
senza osservare l’accanto
pensando al secco canale
di un rio che taglia il parco
ove massi e steli, tra brulli
arbusti, hanno umore cimiteriale.
e mi sento cadavere che cammina
nell’attesa che torni il sole.

-Daniela Cerrato

onde blu(es)

S’impara a nuotare in acque di vita
bracciate insicure, poi più decise
finchè mancano fiato e forze.
Così si prova a galleggiare,
fingendosi cadavere in superficie,
continuare a vivere di sole e luna
abbracciare nel pensiero i sogni,
sicuri salvavita per vincere
l’alta marea di cupa tristezza.

– Daniela Cerrato

tempo corsaro

Non si vizia nè si sevizia il cuore,
le torture, pur dolci, non ammesse.
Mantenerlo intrepido è necessario
senza distrarlo con inutili finzioni,
illusioni offerte a buon prezzo
come un saldo di fine stagione.
E nei dubbi che mutano la buona fede
ricordarsi che esiste corrispondenza
di carezze frastornate da incertezze.
L’eventuale tesoro verrà scoperto
da un tempo corsaro, dopo arrembaggio
disarmato, nessuno fatto prigioniero.

– Daniela Cerrato

disamore

Vista al contrario la salita
è pendenza a minor fatica,
due vie obbligate nel perseguire
un cyclorama da mozzare fiato.
Visto al contrario l’amore
ha quasi lo stesso effetto
un disamore valso all’estasi
vissuta dal cuore crogiolato
nella perdizione paradisiaca.
Del disamore spesso ci si scorda
eppur capita di passare dalla luce
all’ombra, anche in tempo breve,
che si debba adeguare il cuore
alle urgenze, sentenze della vita.
Guasti irreparabili, vuoti improvvisi
o smembramenti lenti d’un castello
fatto di cartone, spessore che
s’assottiglia fino a sbriciolarsi.
Disarmati nel disamarsi, il nulla
divenuto frutto spolpato d’estasi,
inversione d’affetto, bieco aspetto
d’un percorso affidato all’istinto,
colore vivo poco a poco sbiadito
fino a non rimpiangere un’assenza.

-Daniela Cerrato

buccia d’arancia

Il gatto strizza gli occhi
se schizza l’agrume, sbucciare
a ellisse la scorza in unica
striscia un fatto fortuito.
Ritorna l’infanzia spremuta dal
succo, mi rivedo incollata a letto
costretta da influenze continue,
la vitamina liquida tra un farmaco
e l’altro. Tarocchi colmi di sole,
agro dolci sfere da sezionare
a spicchi gemelli e rotolarli
nello zucchero grezzo. E i canditi,
beh quelli, erano sfizio di gola.
E oggi? ancora le adoro in quella
veste sempre uguale, di rosso oro.

– Daniela Cerrato

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nè fuoco nè brace

Respiro l’infinità del tempo,
fra antiche vestigia abbandonate,
erba che ha colmato interstizi
spaccature da cui traspare luce,
fessure colme di oscurità
divenute alcove di vita in letargo
tra frammenti preziosi di bellezza.
Tutto parla, con tenerezza lieve
ma suadente del retaggio d’anni
in un silenzio sacro che si salva
tra intatte mistificazioni recenti.
Così sono a volte le nostre menti,
persistenze d’ideali consunti
mesto brusìo senza pace, stridente
col gelido silenzio, mai fuoco nè brace.

– Daniela Cerrato