coniugazioni

La forma verbale un po’ stona
forse è participio passato
non scandire amore, relegarlo
al volto alato della parola.
Appendere gli occhi al muro
ascoltare musica ubriacandosi
con un bagliore oceanico,
la bellezza quale caldo colore
l’attesa meridiana di calore.

-Daniela Cerrato

sassi banzai

Sei rapida giunta d’improvviso
a dar fiato a mulinelli stanchi
di vorticare in tondo. Sassi banzai
si tuffano a valle, ruzzolando ciechi
poi si ricompongono a fine corsa,
storditi e meravigliati del nuovo
cielo, così uguale, così diverso.
Tutto è luce, anche lo schianto
e il pulviscolo che si fa arcobaleno.

.Daniela Cerrato

“Waterfall” – Gustav Klimt

 

Iggy Pop recita Lou Reed

una poesia di Lou Reed del 1970

Siamo persone senza terra
Siamo persone senza tradizione
Noi siamo persone
che non sanno morire serenamente,
a proprio agio
Siamo i pensieri dei dolori
la fine del domani
Siamo i ciuffi dei governanti
E i giullari dei re
Siamo le persone senza diritto
persone che hanno conosciuto solo bugie e disperazione
persone senza un paese, una voce o uno specchio
Siamo lo sguardo di cristallo
ritornato attraverso la densità e l’immensità di una nazione impazzita
Siamo vittime del manifesto indicibile della mancanza di profondità
Di vuoto pieno e pesante
Siamo le persone senza dolore
Che sono andati oltre l’orgoglio e l’indifferenza nazionale
una parodia dell’istinto
Siamo persone disperate
oltre l’emozione perchè sfida il pensiero
Noi siamo persone
che concepiscono la nostra distruzione e la compiono lecitamente
Siamo gli insetti del pensiero di qualcun altro
una vittima del giorno, della notte, dello spazio e di Dio
Senza razza, nazionalità o religione
Siamo le persone, persone, persone.

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passano col rosso

Sotto la panchina
non è capra che crepa
ma uno scarto di panino
ricoperto di formiche,
meteora caduta dal cielo
degli insetti. Tuta nera
con frenesia operosa
tutte a trasportare
il carico succulento
in dinamica precisa.
Viene da pensare
all’incivile o generoso
che ha gettato a terra
un pezzo di merenda,
ma non facciamone questione,
l’arrembaggio faticoso
è una corsa contro il tempo
prima che scopa o pioggia scenda
ad annullare l’intesa in campo.
Hanno fretta, passano col rosso.

Daniela Cerrato

piani cartesiani

Brillano antenne
sotto raggi incidenti,
sommità di case paiono soste
per ufo in attesa di riprendere
un viaggio interstellare.
Ore diciotto, cielo turchino,
cosa sarà tra duecent’anni
questa città? forse lo stesso
brulicare di strambe ipotesi
che si propagano per aria.
Sconclusionate ascisse
su assurde ordinate.

Daniela Cerrato

antenne

carta straccia

Per mera polemica giudicava
perdendo il barlume d’umiltà
che gli restava appeso alla cinta.
Nero il bitume che
accecava i suoi occhi
grasso che colava
sulla nave scuola
da cui pontificava.
Non fu così geniale,
l’han ritrovato
appallottolato nel cesto
della straccia pronto
per nuova fibra riciclata.
Quell’articolo di giornale
si credeva la treccani
della verità universale.

Daniela Cerrato

le verità dei giornali

Dicono pioggia poi è sole
fattucchiere sporche d’inchiostro
si raccomandano, rinviano a mai
il vero, vietato approfondire,
ma le natiche son stanche
d’esser prese a proprie spese.
In questo assurdo belpaese
la bufala fresca non è di latte,
è palese il maleficio eterno
quello di far credere a tutti
che è estate anche l’inverno.
Titoli stroboscopici al neon
vetrine rosse di Amsterdam,
lasciate a casa ogni pensiero
un giornale dice sempre il vero.

Daniela Cerrato

background, concept, no people

poesie di Samuel Beckett (1906 – 1989)

Cascando (1936)

Perchè non meramente l’occasione
senza speranze e distillare
parole
meglio non è abortire che essere sterili.
Plumbee dopo che tu vai via le ore
cominceranno sempre troppo presto
uncinando alla cieca
a dragare il letto del desiderio
recuperando le ossa i vecchi amori
orbite un tempo riempite di occhi come i tuoi
forse che tutto è sempre meglio troppo presto che mai
coi volti bruttati, dal nero desiderio
nuovamente dicendo in nove giorni mi riemerse l’amato
né in nove mesi
né in nove vite.

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Vorrei che il mio amore morisse
che piovesse sul cimitero
e sui viottoli per cui vado
piangendo quella che credette di amarmi.

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Musica dell’indifferenza
cuore tempo aria fuoco sabbia
del silenzio crollo d’amori
copri le loro voci dacché
io non mi senta più
tacere

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Seguo questo corso di sabbia

Seguo questo corso di sabbia che scorre
tra i ciottoli e la duna
la pioggia d’estate piove sulla mia vita
su me la mia vita che mi sfugge mi insegue
e finirà il giorno del suo inizio.

Caro istante ti vedo
in questa tenda di bruma che indietreggia
dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili
e vivrò il tempo di una porta
che si apre e si richiude.

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L’età è quando ad un uomo
Rannicchiato presso il fuoco
A tremare acché la strega
Lo scaldino metta al letto
E poi porti il grog fumante
Sopraggiunge nelle ceneri
Lei che amata non fu presa
O che presa non fu amata
O consimile altro impiccio
Sopraggiunge nelle ceneri
Come in quella vecchia luce
Quella faccia nelle ceneri
Vecchia luce delle stelle
Nuovamente sulla terra

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Che farei senza questo mondo senza faccia né domande
dove essere non dura che un attimo dove ogni istante
si versa nel vuoto nell’oblio di essere stato
senza quest’onda dove alla fine
corpo e ombra sprofondano insieme
che farei senza questo silenzio abisso dei bisbigli
ansimante furioso verso il soccorso verso l’amore
senza questo cielo che si innalza
sulla polvere delle sue zavorre

che farei mai farei come ieri come oggi
guardando dal mio oblò se non sono solo
a errare e girare lontano da ogni vita
in uno spazio burattino
senza voce tra le voci
rinchiuse con me.

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Vecchiezza

Vecchiezza è quando accoccolato
Sputacchiando sui tizzoni
Il tempo che la strega
Finisca di rigovernare
E ti porti il tuo vino caldo
La vedi venire
Nelle ceneri che amata
Non fu conquistata
O conquistata non amata
O un altro guaio del genere
Venire nelle ceneri
Come in quella vecchia luce
La faccia nelle ceneri
Vecchia luce delle stelle
Là fuori sulla terra
Di nuovo Sparsa

– Silenzio.