segatura negli occhi

“ciechi che, pur vedendo, non vedono”
– Josè Saramago

Aspettando il miracolo da eremi egoisti
chi lucida armi, chi verità assolute,
un destino incerto indegno d’ogni oracolo
s’aggrappa con disperazione a ottusità
di menti recluse in velleità sovrumane,
profanatrici di aforismi mai compresi.
Un vago incedere a ritroso, barcollante,
ebbro di convinzioni assurde e il tempo
rode e corrode con piogge acide la terra,
a vista nessun moderno proto anarchico.
Diogene con la lanterna fuori dalla botte
cercava in doppia luce l’umana essenza,
il moderno delirio infierisce sulla notte
di saggezza non c’è traccia nè parvenza.

Daniela Cerrato

Chaos, 1906 – Kuzma Petrov-Vodkin

sogni in decollo

Da un germoglio di silenzio
nasce una crepa che spaia,
muta vento e scie destinate
invertendone il senso.
Sonorità oppiacee smorzano
la prurigine del dubbio,
aprono a spavaldi anacronismi,
scismi di ventricoli gemelli.
Scritte di vernici acriliche
sui muri di un tempo morto
colorano di rosa shocking
piste di decollo dei sogni.

Daniela Cerrato

immagine: opera di Jean Michel Basquiat – rielaborata

 

Anno domini

Fasi demoniache turbano quiete
stingono cieli per metà azzurri,
crollano sorrisi, domina l’ansia
ire confluiscono nel Flegetonte
Costruire un inferno parallelo
contrattaccando il sulfureo vanto,
graffiare superbia di chi sfracella
ogni cuore in equilibrio precario.
Binario fiato per la duplice croce
tessiamo insieme la pace a venire.

Daniela Cerrato

Dettagli dall’autunno degli angeli ribelli di Hieronymus Bosch

Urla!

Segui onde, tracce, profumi,
barlumi, traiettorie alate,
aquiloni, segui le rotte giuste
la linea prestabilita, le scie
sagge e oneste, segui il cuore,
ciò che vorresti fosse destino,
l’istinto. Segui i dettami
lontano dal gregge, la legge,
il buon senso, segui e prosegui,
mai a occhi chiusi, aguzza
l’ingegno, se non arriva segno
preciso non fare a cattivo gioco
sempre buon viso. Urla disappunto
non solo se una squadra fa punto.

Daniela Cerrato

L’urlo di Munch

 

Davey

Angelo demone, sogno realtà
schianto di finezza androgina
salvi dai silenzi che affettano
l’anima. Saetta, botto sicuro,
l’attacco di batteria aggancia
il basso elettrico frenetico,
l’assolo estatico di chitarra
sogno che incastra i sensi
nel puzzle più armonioso.
Un bisogno il primo rewind
altri ne seguono a stordire,
la tua voce è un bel morire…

Daniela Cerrato

parabole

Di vita oltre il muro
si odono parabole d’ipotesi
facili al condizionale,
i “se” son grani di rosari
appesi ad un’effige.
Animare corpi immaginari
per dare materia al presente,
intonaco che si sgretola,
contornare la sagoma del futuro
intorno alla bocca della verità
in attesa del vaticinio.

Daniela Cerrato

smarrimenti

Si poteva lasciare al vento
la carezza inibita degli occhi,
lo slancio d’abissali abbracci
appeso a foglie sempreverdi.
Si poteva trovare una scusa
al sogno, svicolando l’angolo
del richiamo, si poteva
non credere che un bacio
ne richiamasse altri mille,
tanti boomerang in volo
esperti piloti in iperboli
di bisogno reciproco . Certo
si sarebbe potuto deviare
per una strada alternativa.
L’amore si sarebbe smarrito.

– Daniela Cerrato

Leonor Fini, “L’envers d’une géographie”,  1962

clessidra

 
L’arteria s’assottiglia
nel defilè di polvere.
È travaso di tempo
a scandire morte,
granelli perpetui
riprendono il via,
a ogni giro di giostra
si compie un karma
e un mandala si disfa.
 
– Daniela Cerrato
 
“Transitory Intellect” , by Roch Fautch

ore notturne

Che spreco dormire se il silenzio
è quell’amico buono che attendevi
e anche uno scricchiolìo
si vergogna di sè e arrossisce
per esser stato inopportuno.
Che spreco dover rinunciare
al brulicare di stelle
che accende inediti pensieri,
non poter giocare a nascondino
con civette e gufi appollaiati
dietro oscurità e misteri,
udire il barbagianni che sgama
con un tela liberi tutti.
Che spreco dormire la notte
se non fosse per quel sogno
da ritrovare a palpebre chiuse.

-Daniela Cerrato