incoscienza espansa

Agglomerati urbani
scaraventati da furia e fango 
dove il cemento si espanse
sfottendo di natura i divieti.
L'uomo, atavicamente abusivo,
regge fiero le sue prepotenze
mai  si fa critico e accorto
del suo vivere sconsiderato.
Gli occhi chiusi a comando
pin e telecomando per uso personale
un madornale rutto sul resto del mondo,
tanto è tondo, magari qualcuno lo salverà.
Ma se anche  un solo bimbo muore
per  l'incoscienza di comunità latenti
non s'incolpino le calamità naturali
i delinquenti hanno gambe e braccia
e un'abilità a sfuggire i propri ruoli.

Daniela Cerrato

Art by Ralf Winkler

lèggere nel proprio respiro

“In fondo, l’unica ragione perché si pensa sempre al proprio io è che col nostro io dobbiamo stare più continuamente che non chiunque altro.” Cesare Pavese

Dopo amniotica incoscienza
il battesimo sul mondo
e pasque in labirinti senza fili.
Scindere il netto dal lordo
tra spazi consentiti e divieti,
fragili le identità nei sensi unici
confondono le orme individuali.
Infiniti gli angoli nascosti
dove il respiro scandisce
nel forte silenzio intero plesso.
Terreno sconnesso brucia fiato,
dubbi e urgenze di consigli
fanno risvegliare anime dal cielo
perchè in terra troppe son di parte.
Dietro curve a gomito della vita
perse spalle amiche dietro i marmi
l’animo ammutolisce nelle sue memorie
e capita di tastare il polso per conferma
di sopravvivere al mestiere di vivere.

Daniela Cerrato

donna sconosciuta attraversa un villaggio francese , Autochrome, c.1910 – immagine da http://www.zsazsabellagio.com/

aria o guscio

Il cuore arriva prima
è un gallo mattiniero
urla e raspa impaziente.
La mente una tartaruga,
medita, si muove lenta
saggia tituba. Prende tempo
poi decide se aria o guscio.

Daniela Cerrato

Basilica di Aquileia, mosaico gallo e tartaruga IV d.C.

le foglie solfeggiano

Macchie scure  indelebili
su guance rivolte alla luce
grate al protrarsi gentile
d'un tepore che rallenta morte.
Da materne radici il nutrimento
su paterni tronchi l'appiglio,
le foglie solfeggiano vita
fino a pigmento esaurito.
Sempre intonato il loro canto
un coro muto ai quattro venti.

Daniela Cerrato

fotografia di Paul Militaru

titoli di coda

L'ultimo fotogramma a sfumare
titoli di coda senza ringraziamenti
nessun riferimento a persone reali.
Una storia bella ma improbabile
per protagonisti annichiliti
e troppo cielo da immaginare.
Silenziata la colonna sonora
nel silenzio di nessuna replica
nemmeno il volo di una mosca.
E finalmente qualcuno può fumare

Daniela Cerrato

boa

Non c'è manuale d'amore a spiegare
bellezze e rischi d'un tuffo romantico,
persa la bussola è navigare ignoto
acque vaste in cui sbracciare fiato.
La boa inganna l'occhio
fa sembrare la riva più vicina,
solo il torrente ha rive a binario
cui aggrappare l'anima in salvo,
il mare è fiducia cieca a resistenza
illanguidisce morte di folli amanti
la cui storia si perde all'orizzonte.


Daniela Cerrato

Josef Šíma (1891–1971)

strappi

Certi strappi non si rammendano
si lasciano così a onor di memoria
a beatificare leggerezze di cuori
fibrillati in libertà vigilata.
Lacerati da ogni lato
sfrangiati in disordine naturale
messi a dimora ma in bella vista
a ricordare quanto facciano male.

Daniela Cerrato

recite disgustose

Disgustose, dure da digerire
le solite recite  mediatiche 
che giocano a sputare sulla gente
due gocce di ottimismo ipocrita
nei giorni prefestivi 
a far brillare abiti e abeti.
Ognuno messo in piccionaia
distaccato quanto basta
per non cogliere appieno
ciò che avviene dietro quinta.
Il costo dei biglietti è da prime file
ma lo staff rinuncia agli applausi
per evitare sassaiole.
Si alimenta certezza che sia stagione
di rasare urne anzi che aiuole.

Daniela Cerrato

Félix Vallotton, 1909

il cielo stamane

In notti di pioggia tutto è fluido
s’inzuppano rumori e sogni
s’allargano pozzanghere
in cui specchiare il risveglio
s’annotano cadenze musicali
in note mentali sfuggenti,
scorrono copiosi e lenti
pensieri disciolti in rivoli.
S’immaginano nuvole gonfie
via via diventare più esili,
invece il cielo stamane
è ancora gravido.

Daniela Cerrato

Paul Klee, 1920

poesie di Nino Pedretti

La chioccia.

Cantava d’amore
alla finestra
cantava a lungo, a squarciagola
ed era una voglia di maschio
venuta chi lo sa
da sotto terra
su per le gambe, agli occhi
al fiore della pancia.
Cantava per amore
ed era una giornata corta.
Ora ha l’aria d’una chioccia
pulisce i bambini
e sta in silenzio.

*

I Partigiani

Non per ragioni di gloria
andammo in montagna
a far la guerra.
Di guerra eravamo stufi
di patria anche.
Avevamo bisogno di dire:
lasciateci le mani libere,
i piedi, gli occhi, le orecchie;
lasciateci dormire nel fienile
con una ragazza.
Per questo abbiamo sparato
ci siamo fatti impiccare
siamo andati al macello
piangendo nel cuore
con le labbra tremanti.
Ma anche così sapevamo
che di fronte ad un boia fascista,
noi eravamo persone
e loro marionette.
E adesso che siamo morti
non rompeteci i coglioni
con le cerimonie,
pensate piuttosto ai vivi
che non abbiano a perdere anche loro
la giovinezza.

*

Le case di campagna.

Sbriciolate dalle ruspe
nascoste dietro i garage
le case di campagna
hanno i giorni contati.
Le smembrano a pezzetti:
le vasche di sasso
nei giardini
e gli arcolai in mostra
nel salotto.
A volte le scorgi
nascoste sotto i tetti
come farfalle
che i mercanti le cercano
per farne degli alberghi.

*

Al lavatoio.

Al lavatoio
le donne
coi capelli scarmigliati come diavoli
picchiavano coi panni
come fruste.
Parlavano scurrile
litigavano
e poi si mettevano a cantare insieme
ed erano grida d’amore
come delle gatte.

*

Le strade sono

tutte di Mazzini, di Garibaldi,
son dei papi,
di quelli che scrivono,
che dan dei comandi, che fan la guerra.
E mai che ti capiti di vedere
via di uno che faceva i berretti
via di uno che stava sotto un ciliegio
via di uno che non ha fatto niente
perché andava a spasso
sopra una cavalla.
E pensare che il mondo
è fatto di gente come me
che mangia il radicchio
alla finestra
contenta di stare, d’estate,
a piedi nudi.

Santarcangelo di Romagna ha dato natali e lingua a tre poeti, amici fra loro: Tonino Guerra, Nino Pedretti e Raffaello Baldini. Per la sua morte prematura Pedretti, fra i tre, è quello che finora ha avuto meno fortuna
Nato nel 1923 , noto come poeta dialettale pubblicò la sua prima e unica raccolta poetica in lingua, Gli uomini sono strade, nel 1977. La sua produzione poetica fino a quel momento non era stata abbondante, ma la qualità dei suoi versi lo aveva presto imposto come uno dei migliori poeti in dialetto.
Gli uomini sono strade, opera divenuta presto introvabile, fu ristampata nel 2013 in un’edizione a cura di Tiziana Mattioli, la quale si occupò allora anche di raccogliere in un volume alcune poesie in lingua italiana rimaste inedite, dopo che nel 2003 era stato pubblicato Le pepite d’oro (Poesie 1946-1947) per Raffaelli Editore, una seconda raccolta in lingua che Pedretti non diede mai alle stampe.
Nino Pedretti morì prematuramente il 30 maggio 1981, a soli 58 anni. Per molti anni la sua eredità fu ignorata, il suo nome dimenticato, e solo recentemente sono stati riscoperti i suoi lavori letterari. Nel 2007 Einaudi ruppe il silenzio su Pedretti ripubblicando dopo molti anni la prima raccolta del poeta, Al vòuşi, originariamente edita nel 1975. Dopo Einaudi, Raffaelli Editore si è preso a cuore la pubblicazione di gran parte delle sue opere, che oggi possono essere lette o in volume o in e-book.