un dialogo impiccato

ah l’ottusità umana che scogliona
ogni buona intenzione e tentativo
d’interagire civilmente senza lizza.
Il dialogo si appende ad una corda
e si impicca silenzioso per la stizza.
In certi giorni sarebbe buona cosa
sedersi e guardare in faccia il cielo
e chiedergli che hai fatto di malvagio
per incontrare invalicabili muri di gelo.

  • Daniela Cerrato
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spaccato urbano

Pioggie sempre più rade e poco ossigenanti,
c’è alito di morte nelle cicche spente a terra
marciapiedi come aiuole di escrementi, marchio
distintivo di guinzagli senza mano e paletta,
veicoli che sgasano fermi per un cellulare
che ha intimato lo stop di un quarto d’ora.
Le magnolie anche se fossero centuplicate
non purificherebbero il soffocante fetore
che ristagna in nevralgici punti urbani,
chissà che direbbe interpellato al tg un passero
che ha perso moglie per un cocktail di gas mortali,
sta lì, cammina sul filo del cornicione sconcertato,
le orge di calcestruzzo hanno saturato lo spazio
comprimendo radici e i tronchi, perso il vigore,
s’incurvano come vecchi ingobbiti da lordosi.
E c’è chi dal ventesimo piano di un grattacielo
si bea contento di un panorama sottochemio
ignorando d’essere salma in urbe agonizzante.

– Daniela Cerrato

delirio

La scarsa memoria inganna la coscienza
filtra ed epura d’ognuno il tempo,
seppellisce mancanze ed errori
e ipnotizza di qualcuno il pensiero
a suo vantaggio, nel mare ingovernabile
delle incomprensioni e delle assenze
gli scogli hanno un solo volto, fiero,
imperturbabile, che con puro orgoglio
forgia corazza e mentre ti ruba ancora
un focolaio di tepore, ingannevole rimando ad alcova,
si sfuma e, realtà intangibile dopo ogni vespro
è lì a ritrovare altra sostanza da rielaborare,
come fa l’ artista insoddisfatto d’una creatura,
rimodellando il tormento nella sua imperfezione.
-Daniela Cerrato

da colomba a pipistrello senz’ali

Il miele della giovinezza non cauterizza,
addolcisce il sangue amaro che defluisce
dai polsi recisi, non cessa il flusso insano
che vuole uccidere l’insulsa sopravvivenza
di una colomba dalle dolci fattezze di bambina,
promessa in sposa ad ignoto da un padre scellerato
e neppur tenta l’opportunità d’esser farfalla in fuga
ma si ritrova pipistrello senz’ali che per rifuggire la luce
fa scivolare su di sè l’eternità della tenebra.

-Daniela Cerrato

Nota: versi dedicati a una ragazzina di quattordici anni che la scorsa estate fu protagonista di un fatto di cronaca tagliandosi i polsi per il timore di un matrimonio combinato dal padre quando lei aveva solo 10 anni.

panorama da gustare

Sono grazia ricevuta i vasti musei di terra
in strisce dipinte e ordinate che da lontano
sembrano essere tracciate da geometrica mano
per scombinarsi un po’ a chi rasente le sonda.
Porzioni marroni, verdi gialle blu rosse
pezzature di varie ampiezze e colture
di cereali fiori e altre vivaci verzure,
da focali distanti sembrano sezioni d’una torta
che il cielo stanzia ai passanti e a cui domanda
“prego, vuoi favorire, quale parte vuoi assaggiare?”
e tu, ingordo di colore e natura, senza indugio rispondi
“un’assaggio di ogni” ch’è panorama tutto da gustare.

-Daniela Cerrato

foto di ©Franco Fontana

I colori dei campi coltivati, foto di Franco Fontana

tracce per conoscenza

Una biografia sommaria non rivela l’animo
così il suo numero privato in rubrica,
preferirei avere tra le mani un libro
fra quelli che nel tempo quegli occhi han digerito
cancellando l’intonso tra i tanti di una teca
annerendo gli spazi bianchi con grafemi
di rimando a più profondi pensieri,
seguire le marcature decise o tremolanti
che han seguito un guizzo d’emozione,
e parlerebbero di più ne son convinta
di qualsiasi foto in posa finta
gli scontrini d’una sua spesa privata,
brandello d’archivio di sue scelte e gusti,
forse potrei farmi un’idea più vicina
a ciò che è in realtà e non sfocata cartolina
.
– Daniela Cerrato

fulminati da corrente

A quanti anni può capitare amore non importa così tanto
ciò che conta è la volontà di cimentarsi col suo incanto,
può essere un tenerissimo germoglio che fa capolino
timido verde che fuoriesce e buca un fertile terreno
o attempato come l’affresco di una vecchia cattedrale
che tutti ammirano con occhi appesi a dettagli di fino
ben conservati nonostante il tempo e i suoi soprusi,
ciò che lo rende per tutti entusiasmante e speciale
è quel suo vestire di misura il corpo di chi attende
d’esser pervaso dalla sua scossa, fulminato da corrente.

– Daniela Cerrato

occhi chiusi

Occhi chiusi respingono luci lancinanti
soccorrendo le retine con immediate difese,
antico gioco bendato d’infanzia a mani tese
sono la prova senza pretese che tenti
di indovinare ciò che non vedi ma senti.
Occhi spenti per non vedere lo scempio
di una realtà che varrebbe cancellare
chè troppo ti angoscia e smorza i sogni
pur se piccoli, ma è così vitale fare…
occhi chiusi che richiamano silenzio buono
come profumo di un bucato appena steso
e d’altro dolce sentore memoria del naso,
persi nel sogno dopo un giorno pesante
felici che sia stato una rogna fra tante
che la vita riserva, ora trangugiano fiale,
concentrati di bellezza d’onirica terapia
spettacolari cobalti dopo un temporale
minaccioso verso un mondo in persa via.
Occhi che fuggono in pochi istanti chissà dove
e da pindarica fuga traggono pace ricostituente,
palpebre basse a raccolta d’idee sparpagliate
in soccorso a una risposta dovuta ed urgente,
occhi chiusi a ricevere su labbra avvisate
un bacio a sorpresa che dall’alto piove.
Occhi chiusi, ansia per chi veglia e si commuove.

– Daniela Cerrato

presenze chiaroscure

L’oscurità è guscio infranto da cui trapela
una luce in favore che rischiara la sufficienza
dei contorni  per ritrovarti non più smarrita.
La tenebra cede il passo a confacente penombra
in cui respiri placida appartenenza, in attesa
che un raggio di universo con la sua violenza
accenda di tono il vivo colore andato perso,
senza fretta, chè intanto ti piace immaginare
cosa nascondono le presenze parzialmente chiare.

– Daniela Cerrato