notte e giorno

La notte fa il gioco del silenzio
sbadiglia, nulla che stravolga
nelle grotte dei sogni.
Il giorno sposta l’ago magnetico
disorientando anche la bussola.
Circoscrivo l’attenzione,
un lembo di cuore si fa spugna
assorbendo a distanza il fragore
di una risata che sfugge.
La sento, è canto ritrovato
ariete che sfonda la mia tristezza.

-Daniela Cerrato

© John Midgley Photo

© John Midgley

 

in forma discreta

plasmo creta, m’arresto, disfo
riplasmo incertezza che nasce
da innata timidezza, scudo cesellato
con smalto scolorito dal tempo,
metallo pesante nell’osare l’osabile,
gioiello scrutabile in occhi abbassati
che spostano interesse alla caviglia
imbellettando gote di carminio.
Intanto altri scoccano frecce
di azzardo ai quattro venti
rubando scena, primedonne
d’un palco che prima o poi crollerà
sotto il peso del suo stesso sfarzo.
Lo scudo toglie o salva una possibilità.
Forse.

– Daniela Cerrato

poesie di Nadèr Naderpùr

Nadèr Naderpùr nacque a Teheran il 6 giugno del 1929  da una famiglia aristocratica che gli permise una cultura raffinata di doppia formazione, francese e persiana, alla quale si aggiunse più tardi l’interesse per la lingua e la poesia italiane.
Giovanissimo talento della poesia persiana fu un convinto rappresentante della nouvelle vague della poesia iraniana che faceva capo al poeta  Nimà Yuscij (1896-1960).
Da Teheran si trasferì a Parigi ove si laureò alla Sorbona in lingua francese diventando poi uno dei più importanti traduttori di poesia francese in persiano. Dopo un lungo soggiorno in Italia tradusse per la casa editrice Franklin alcuni tra i più importanti poeti italiani come Ungaretti, Montale, Quasimodo e Pasolini.
Si trasferi negli Stati Uniti e dopo tre anni, nel 1988 divenne docente di letteratura persiana all’Università di Los Angeles. Morì il 18 febbraio 2000

L’indovino

l’alveare del sole si era rovesciato
fuggite da lui le api di luce.
al di là dei prati,
calpestati dal cielo,
erano caduti
i rossi petali del tramonto.
un vecchio chiromante – il vento –
arrivò da una strada lontana,
avvolto intorno al collo
lo scialle giallo dell’autunno.
era invitato, quel giorno,
dagli alberi della via
che dal suo lucido responso
volevano conoscere il destino.
ad ogni passo lo salutava un albero
ogni ramo gli tendeva la mano.
ad una ad una il vento respinse quelle mani,
poi, come uno zingaro, intonò un canto nostalgico.
cantò, cantò fin che i corvi della sera
evocarono la notte tra i rami degli alberi.
atterrite da quella voce, caddero sulle foglie
come se un colpo di fucile
le avesse colpite in cielo, a mille a mille.
come acqua, sulle foglie scivolò la notte.
ogni foglia una mano recisa:
il vento chiromante
senza guardare le linee delle palme,
aveva letto il destino di ogni foglia.

 

Restarono solo i tuoi occhi e la luna

Sul vetro incrinato,
aveva il ragno tessuto una tela.
Sul vetro,
il diamante dei tuoi occhi.
tracciò una riga.
In frantumi, il vetro
ruppe il silenzio degli alberi.
Restarono solo i tuoi occhi
e la luna:
nel mio sguardo cucirono,
insieme,
il loro sguardo.

 

Il falso mattino

Stasera la terra non ha più peccati.
L’ascesi bianca della neve
ha nascosto l’eresia degli uomini.
Questa maschera d’argento
sul nero volto della natura
è la menzogna del mondo.
Questa sera il vecchio albero
pensa di essere ancora giovane,
ma quando sorge il sole
si sciolgono i suoi pensieri di neve.
Quale occhio
potrà vedere il volto della verità
che come il sole si nasconde?
Forse verrà la risposta
da un occhio che conosce il pianto.
…………
………..

Ah ! Il gallo che aspetta il mattino !
Una favilla non muore
in un batuffolo di cotone.
Ma guarda : il sole è morto
nella bianchezza dell’azzurro.
La magia della neve ha addormentato
gli occhi degli alberi ingenui
ed ha portato via col cavallo della fantasia
nei vecchi giorni
i contadini pazienti che vanno a piedi
verso la città irreale dell’adolescenza.
Ma il cuore della terra è imbevuto
del pianto della pioggia nella notte
e confessa una celata verità.

(poesie di Nadèr Naderpùr/traduzione di Gina Labriola)

tracce sonore

La tappezzeria narrava primavera
in altre stagioni, suoni crescenti
le piogge infittite sui tigli
ancora sguarniti di profumo,
voci del mercato rompevano
il rigoroso silenzio del seminario
guancia austera della piazza.
L’inseparabile Lesa Mady giallo
mangiava Lady Barbara nel bosco
primo 45 giri d’una pila in salita
che si andava inglesizzando.
L’inconosciuto corroso pian piano
da curiosità preadolescenziali
mostrava veli di proibito e mistero.
Quale fine oscura o radiosa
avrà fatto Lady Barbara rimasta
nella bocca del Lesa rimpiazzato
dal mangianastri bianco nero,
quale trasloco li avrà dimenticati
entrambi, convertiti in stereo combo?

-Daniela Cerrato

edera infestante

È narcosi da overdose di notizie
contiamo i giorni, lente lancette
su incertezze. Una carneficina
vigliacca sta decimando l’umanità,
nessun tempo per un saluto,
anche ultimo. Si espande
il feroce incubo, dilaga
tra veglia e sonno globale,
edera che non s’arresta
continua ad avvinghiarsi,
si propaga implacabile
infestando muri grigi di dolore.
E c’è chi farnetica o polemizza
anche di fronte al rigor mortis.

Daniela Cerrato

edera

sguardi sul mondo

Uomini medicina sacrificati
senza rito propiziatorio,
crematori a bocca aperta
in numerica urgenza, previa
una preghiera. Attoniti
si assiste all’impotenza.
Assenza di lumi di ragione
fomentano distacchi
d’irreparabile squilibrio.
Pronipoti di Caino alzano
un inno macabro repellente,
gente finta pia e cinica si bea
d’un mors tua vita mea.
Dai continenti voci senza cuore
stonano fra solidarietà sincera
forse rimarrà di quest’era
un lago artificiale di lacrime.

– Daniela Cerrato

il meglio dalla notte

Ho rastrellato il meglio dalla notte
aghi di pino lavande e rosmarino
per sentieri di bucolici sogni,
verde e azzurro predominante
inebriante bicromìa sensoriale.
Il mattino reca aroma di caffè
unico richiamo d’antica abitudine,
dall’uscio i richiami di tanti ieri
vissuti senza troppe paure. Scure
ancora oggi alte nubi arbitrano
voli brevi di colombi guardinghi.

Daniela Cerrato

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camera con vista

Nuvole in abito scuro,
dicono che nevischierà domani
l’ombrello resterà chiuso
appeso nel guardaroba lato inverno.
i palazzi sembrano più tetri
ora che dai camini non sbuffa
fumo. Scampoli di vita
in ciabatte su autobloccanti
nell’ora d’aria in cortile.
La città pare un lazzaretto
si contano i deambulanti,
cani compresi.

Daniela Cerrato

Photo by Juanan Requena

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come un gufo assonnato

Niente da celebrare con parole aulenti
spiriti insolenti devastarono la notte
sfilacciando il sonno.
Ritrovarsi ambulanti del nulla
nottambuli in fissa dimora
dimenticati da una culla
che accoglie un guidato torpore
e accarezza le guance dei sogni.
Accecante luce svampirizza
il timido assaggio alla finestra.

Daniela Cerrato

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coi colori del momento

vitalità insofferente, indolente,  zoppicante,
si vabbè ma con attenuanti generiche.
In questo ritaglio di cementificato urbano
anche i colombi sono meno infestanti
si brucia il tempo a scavare in fosse
di entusiasmi accantonati, recuperati.
Intanto il cielo mostra febbrili scosse
un vento freddo da nord est incombe.

– Daniela Cerrato

Fritz Scholder, Lilith n°3, 1992

Fritz Scholder Lilith n°3, 1992