Vinícius de Moraes, Tenerezza

Io ti chiedo perdono di amarti all’improvviso
Benché il mio amore sia una vecchia canzone alle tue orecchie,
Delle ore passate all’ombra dei tuoi gesti
Bevendo nella tua bocca il profumo dei sorrisi
Delle notti che vissi ninnato
Dalla grazia ineffabile dei tuoi passi eternamente in fuga
Porto la dolcezza di coloro che accettano malinconicamente.
E posso dirti che il grande affetto che ti lascio
Non porta l’esasperazione delle lacrime ne il fascino delle promesse
Ne le misteriose parole dei veli dell’anima…
È una calma, una dolcezza, un traboccare di carezze
E richiede solo che tu riposi quieta, molto quieta
E lasci che le mani ardenti della notte incontrino senza fatalità lo
sguardo estatico dell’aurora.

 

Pelagio Palagi, Saffo e Rodope

“Subito a me il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
non esce, e la lingua si spezza.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e gli occhi più non vedono
e rombano le orecchie.”
— Saffo

Palagi5211

Pelagio Palagi, Saffo e Rodope abbracciate, eseguito nel 1808/1809 circa. Olio su tela

Dalle rime di Cino Da Pistoia

 

Veduto han gli occhi miei si bella cosa,

che dentro dal mio cor dipinta l’hanno

e se per veder lei tuttor no stanno,

infin che non la trovan non han posa;

e fatt’han l’alma mia sì amorosa,

che tutto corro in amoroso affanno,

e quando col suo sguardo scontro fanno,

toccan lo cor che sovra’l ciel gir osa.

Fanno li occhi a lo mio core scorta,

fermandol ne la fè d’amor più forte,

quando riguardan lo su’ novo viso;

e tanto passa in su’ desiar fiso,

che’l dolce imaginar li darìa morte,

sed’ e’ non fosse Amor che lo conforta.

Scultura di Eva Antonini

Eva Antonini

 

 

Il cielo capovolto,Ultimo canto di Saffo (Roberto Vecchioni)

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
L’orlo del tuo vestito,
un’unghia di un tuo dito,
l’ora che te ne vai…
che ne sarà domani, dopodomani
e poi per sempre?
Mi tremerà la mano
passandola sul seno,
cifra degli anni miei…
A chi darai la bocca, il fiato,
le piccole ferite,
gli occhi che fanno festa,
la musica che resta
e che non canterai?
E dove guarderò la notte,
seppellita nel mare?
Mi sentirò morire
dovendo immaginare
con chi sei…

Gli uomini son come il mare:
l’azzurro capovolto
che riflette il cielo;
sognano di navigare,
ma non è vero.
Scrivimi da un altro amore,
e per le lacrime
che avrai negli occhi chiusi,
guardami: ti lascio un fiore
d’immaginari sorrisi.

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
Vorrei essere l’ombra,
l’ombra che ti guarda
e si addormenta in te;
da piccola ho sognato un uomo
che mi portava via,
e in quest’isola stretta
lo sognai così in fretta
che era passato già!

Avrei voluto avere grandi mani,
mani da soldato:
stringerti forte
da sfiorare la morte
e poi tornare qui;
avrei voluto far l’amore
come farebbe un uomo,
ma con la tenerezza,
l’incerta timidezza
che abbiamo solo noi…

gli uomini, continua attesa,
e disperata rabbia
di copiare il cielo;
rompere qualunque cosa,
se non è loro!
Scrivimi da un altro amore:
le tue parole
sembreranno nella sera
come l’ultimo bacio
dalla tua bocca leggera.

L’Autunno alle porte

chiome camaleontiche  autunnali
virano tra aranciate tinte primarie,
il respiro del vento è più fresco
sospinge foglie avvizzite verso  terra.
Stormi d’uccelli in transito tratteggiano il cielo
si avvertono vari profumi di mosto e legna arsa
di foglie marcescenti e funghi appena colti.
Si dipingono pigne e sassi per abbellire
il focolare invernale, erbe e fiori colorati
da essicare nel diario più segreto.
Nei campi grida di stupore di bimbi
illuminati da falò di sterpaglie ,
frutta in abbondanza ribolle zuccherina
in paioli di composte e  marmellate.
L’estate cede il posto, l’autunno percettibile
richiama colori dal gusto inconfondibile.

(Daniela, 13 settembre 2014)

Sabbie Mobili, di Jacques Prévert

“Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si è ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata dal vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si è ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi.”

— Sabbie Mobili, di Jacques Prévert

 

JAROSLAV SEIFERT,PRIMA CHE ASCIUGHINO QUEI DUE O TRE BACI

Prima che asciughino quei due o tre baci
sulla fronte
e qui e lì,
ti chinerai per bere
acqua d’argento dallo specchio,
e se nessuno ti starà a guardare
ti toccherai le labbra con la bocca.

C’è un tempo in cui più svelto delle dita
che lo scultore passa
il sangue impaziente ti modella sulla creta
il corpo dal di dentro.

Forse stringerai tra le mani
i tuoi giovani capelli
e li solleverai sopra le spalle
perché somiglino piuttosto ad ali
e davanti a loro prontamente correrai

dove proprio davanti agli occhi
e sul fondo estremo dell’aria
sta il grande, erto, conturbante
e dolce nulla,
che splende.

(da La colata delle campane, 1967 – Traduzione di Sergio Corduas)

Gabriele D’Annunzio , Outa Occidentale

Outa occidentale di Gabriele D’Annunzio, ovvero quando la metrica giapponese influenza la poesia italiana

Guarda la Luna
tra li alberi fioriti;
e par che inviti
ad amar sotto i miti
incanti ch’ella aduna.

Veggo da i lidi
selvagge gru passare
con lunghi gridi
in vol triangolare
su ’l grande occhio lunare.

 

Gli occhi della mia donna non sono come il sole – da “Sonetti” di William Shakespeare

Gli occhi della mia donna non sono come il sole;
il corallo è assai più rosso del rosso delle sue labbra;
se la neve è bianca, allora i suoi seni sono bigi;
se i capelli sono crini, neri crini crescono sul suo capo.

Ho visto rose damascate, rosse e bianche,
ma tali rose non le vedo sulle guance;
e in certi profumi c’è maggior delizia
che non nel fiato che la mia donna esala.

Amo sentirla parlare, eppure so
che la musica ha un suono molto più gradito.
Ammetto di non aver mai veduto incedere una dea,
ma la mia donna camminando calca la terra.

Eppure, per il cielo, credo il mio amore tanto raro
quanto qualsiasi donna travisata da falsi paragoni.

da “Sonetti” di William Shakespeare