Colazione d’altri tempi

Caffèlatte caldo
in una scodella colorata,
da bambina pareva enorme,
il premio dopo la sveglia,
biscotti caserecci
o pane tostato.

Stivali, mantellina, cartella,
gli ultimi ritocchi ai capelli
e poi passi decisi verso la scuola,
il  saluto di mamma
tra mille raccomandazioni.

L’odierna colazione
è ben misera  a confronto,
un caffè preso al volo
senza sapore aggiunto,
senza profumo d’amore
mescolato in tazza.
Daniela Cerrato, 2015

 

 

Oscurità

Nell’oscurità infittita
dal maltempo incombente
si affacciano ombre scure
sul lago calmo.

Un’onda leggera e vibrante,
mossa dai miei passi
proietta riflessi cupi.

In questo sdoppiamento ottico
di piante allineate
si muovono furtive
le creature sul fare della sera.

Dal cielo carico di nubi
giunge l’invito a cercare riparo
nel fine giornata estivo
Daniela Cerrato,2015

 

 

La chanson de Prévert (Serge Gainsbourg)

La chanson de Prévert (Serge Gainsbourg)

Oh je voudrais tant que tu te souviennes
Cette chanson était la tienne
C’était ta péférée je crois
Qu’elle est de Prévert et Kosma
Et chaque fois les feuilles mortes
Te rappelle à mon souvenir
Jour après jour les amours mortes
N’en finissent pas de mourir

Avec d’autres bien sûr je m’abandonner
Mais leur chanson est monotone
Et peu à peu je m’indiffère
À cela il n’est rien à faire
Car chaque fois les feuilles mortes
Te rappelle à mon souvenir
Jour apès jour les amours mortes
N’en finissent pas de mourir

Peut-on jamais savoir par où commence
Et quand finit l’indifférence
Passe l’automne vienne l’hiver
Et que la chanson de Prévert
Cette chanson ‘Les Feuilles Mortes’
S’efface de mon souvenir
Et ce jour-là mes amours mortes
En auront fini de mourir

Et ce jour-là mes amour mortes
En auront fini de mourir

Labirinto di pensieri

Spesso siamo prigionieri
dei nostri pensieri,
la nostra mente
è un labirinto di idee
che si aggrovigliano
mescolandosi fra loro.
Alle porte della notte
quando i neuroni
necessitano quiete
il traffico continua
non c’è sosta
nè via d’uscita
da questo ginepraio,
finchè si perde il filo,
tutto si opacizza
e finalmente esausti
cadiamo in un’oblio
provvidenziale e ristoratore.
Daniela Cerrato,2015

Artwork by Toni Pecoraro, Labirinto

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Sussurri e grida

Prive di censura fuoriescono
parole in contromano
virando in direzione opposta
ai venti a favore.
Mai frutto di mielosi opportunismi,
spesso non coincidono
con ciò che alcuni
gradirebbero udire.
Come i pensieri
da cui son partorite
volano libere
dirette,dure
crude,allegre
dolci o ribelli;
sorprendono forse
in alcune circostanze.
Non cercano applausi nè consensi
non sono verità,nè menzogna
solo figlie della coerenza
senza una logica diplomatica,
mai scelte e volte alla ricerca
di una forzata intesa.
Non spargono inutili semi d’odio
nè disdicevoli pettegolezzi,
di fatto non mietono simpatie
come le virtuose moine verbali.
Ormai proferite e ripensate
le riscopro fluido del mio pensiero
ed è ciò che conta infine,
l’essere me stessa.
Daniela,2015

Trattienimi

Corri,trattienimi
non lasciarmi fuggire
da questo nostro sogno
dove l’azzurro cielo
si mescola all’oro del sole
al rosa delle tue labbra
il bianco della mia pelle,
ai verdi sfumati
dell’erba che ci solletica
al rosso delle fragole,
succosi frutti che come giochi
ci divertono e stimolano
con le loro dolci rotondità,
dove l’oscurità è solo
quella della complice notte;
il resto sono colori
impressi in una tavolozza
di iridata gioia
che sorprende ogni giorno.
Daniela C.,2015

 

 

Oscuramento

D’improvviso un vento inatteso
raggelò ogni cosa,
sollevò polveri
che in un turbinio
rapido e snervante
ci aggredì come brigante
che depreda gli averi;
tolse il sorriso,
oscurò il sole
che brillava nell’anima
tutto diventò monocromatico e spento.
Ci si rifugiò nel silenzio,
unico amico nell’attesa
rassegnata e indolente
di un cielo più sereno.

Daniela Cerrato,2015

 

Incontro notturno

Nella notte maggese
i nostri sogni a convegno
si sono intrecciati
in un perfetto incastro,
hanno preso forma
in un’antico casolare isolato
di nuda pietra grigia,
cinto di chiome arboree
dagli svariati toni di verde
che infittivano la penombra della sera;
gelsi querce e castagni
hanno protetto la nostra intimità
e quel luogo antico e quieto,
teatro di chissà quali storie
di altri trascorsi amori,
è diventato un dolce rifugio.
Le nostre anime ivi ritrovate
hanno generato una vitale unione
dove i corpi visti dall’alto
han creato voluttuose spire,
movimenti carnali ritmici
danzando nel più dolce
dei rituali d’amore,
e tutto il nostro essere era lì
in quello spazio proiettato
dall’infuocato condiviso desiderio
di sentirci uniti sino al risveglio.
Daniela Cerrato, 2015