L’Autunno alle porte

la chioma camaleontica autunnale
vira tra aranciate tinte primarie,
il respiro del vento è più fresco e sospinge
foglie avvizzite e stanche verso la bruna terra.
Mentre stormi d’uccelli in transito per altri lidi
movimentano il cielo, si avvertono vari profumi
di mosto e legna bruciata, di foglie marcescenti,
di funghi che fan capolino tra ricci pungenti.
Si raccolgono pigne da seccare per abbellire
angoli di focolare invernale, erbe e fiori colorati
da inserire tra le pagine del diario più segreto.
Nei campi bimbi estasiati coi visi stupiti
illuminati dai falò di sterpaglie ,
frutta in abbondanza ribolle zuccherina
in paioli di composte e  marmellate.
L’estate ci abbandona ma l’autunno è irresistibile
col suo richiamo aromatico così amabile.

(Daniela, 13 settembre 2014)

Sabbie Mobili, di Jacques Prévert

“Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si è ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata dal vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si è ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi.”

— Sabbie Mobili, di Jacques Prévert

 

JAROSLAV SEIFERT,PRIMA CHE ASCIUGHINO QUEI DUE O TRE BACI

Prima che asciughino quei due o tre baci
sulla fronte
e qui e lì,
ti chinerai per bere
acqua d’argento dallo specchio,
e se nessuno ti starà a guardare
ti toccherai le labbra con la bocca.

C’è un tempo in cui più svelto delle dita
che lo scultore passa
il sangue impaziente ti modella sulla creta
il corpo dal di dentro.

Forse stringerai tra le mani
i tuoi giovani capelli
e li solleverai sopra le spalle
perché somiglino piuttosto ad ali
e davanti a loro prontamente correrai

dove proprio davanti agli occhi
e sul fondo estremo dell’aria
sta il grande, erto, conturbante
e dolce nulla,
che splende.

(da La colata delle campane, 1967 – Traduzione di Sergio Corduas)

Gabriele D’Annunzio , Outa Occidentale

Outa occidentale di Gabriele D’Annunzio, ovvero quando la metrica giapponese influenza la poesia italiana

Guarda la Luna
tra li alberi fioriti;
e par che inviti
ad amar sotto i miti
incanti ch’ella aduna.

Veggo da i lidi
selvagge gru passare
con lunghi gridi
in vol triangolare
su ’l grande occhio lunare.

 

Gli occhi della mia donna non sono come il sole – da “Sonetti” di William Shakespeare

Gli occhi della mia donna non sono come il sole;
il corallo è assai più rosso del rosso delle sue labbra;
se la neve è bianca, allora i suoi seni sono bigi;
se i capelli sono crini, neri crini crescono sul suo capo.

Ho visto rose damascate, rosse e bianche,
ma tali rose non le vedo sulle guance;
e in certi profumi c’è maggior delizia
che non nel fiato che la mia donna esala.

Amo sentirla parlare, eppure so
che la musica ha un suono molto più gradito.
Ammetto di non aver mai veduto incedere una dea,
ma la mia donna camminando calca la terra.

Eppure, per il cielo, credo il mio amore tanto raro
quanto qualsiasi donna travisata da falsi paragoni.

da “Sonetti” di William Shakespeare

 

 

Versi di Anonimo Egiziano , XVI- XI sec. a.C

Eccola, guarda,
è come la stella luminosa
all’inizio di una bella annata.
Lei, che risplende di perfezione,
brillante di pelle,
con occhi belli quando guardano
e labbra dolci quando parlano,
non ha mai una parola di troppo.
Alto il collo,
il petto chiaro,
capelli come lapislazzuli,
braccia che superano lo splendore dell’oro,
dita che assomigliano ai boccioli di loto,
languide le reni,
sottili le anche.
Fa in modo che ogni uomo
si volti a guardarla…

 

Asclepìade e i suoi raffinati epigrammi

Asclepìade di Samo può essere considerato il continuatore ideale di Alceo, di Anacreonte e di Saffo, la poetessa dell’amore per antonomasia.
Siamo in età ellenistica (quella che vide il trionfo militare e politico di Alessandro Magno e del suo sogno di un impero universale, terminato a causa della morte prematura) e perciò opera a quasi tre secoli di distanza dai primi; ma la distanza temporale non interrompe quel filo di continuità con la tradizione letteraria arcaica, che caratterizza la sua produzione.
Con particolare sensibilità Asclepiade affronta gli stessi temi degli autori prima citati: il simposio, il vino e soprattutto l’amore.
In un genere letterario come l’epigramma, che conobbe in età ellenistica una straordinaria fortuna, il poeta di Samo poetò con grazia e finezza a manifestazione dei sentimenti personali. Se infatti l’epigramma toccherà una vasta gamma di temi e motivi, da quello votivo a quello funerario, con Asclepiade assumerà per molti versi un carattere straordinariamente lirico.


Come Zeus

Nevica grandina, suscita tenebre,
risplendi folgora, scuoti le nubi
piene di fuoco su tutta la terra.
Certo, se tu mi uccidi,
la finirò: ma se mi lasci vivo,
anche in mezzo ai pericoli più gravi
continuerò la vita nei piaceri.
Perché, o Zeus, mi trascina il dio che domina
anche te. Per lui un giorno,
mutato in oro, forzando pareti
di bronzo, sei giunto a un letto d’amore.