una musica che sorprende

e capita così,  che passeggi per le vie di Torino e mentre ti appressi a Piazza Castello ti arriva una melodia che riconosci e man mano che ti avvicini al punto in cui viene eseguita ti stupisci della bravura dell’esecuzione e rimani incantata davanti a una ragazza che nel cuore della piazza usa dita e sentimento per intrattenere i passanti in cambio di qualche offerta. Sarei rimasta ancora ad ascoltarla sia per il repertorio  che per la sua interpretazione ma dovevo andare…
Non conosco il suo nome ma la sua musica e il suo sorriso timido che rispondeva agli applausi mi hanno commossa perciò le auguro tanta fortuna per esaudire i suoi desideri, perchè merita davvero di avere più ampi applausi… uno dei pezzi che ha eseguito con maestria era questo, l’ho ancora in testa…

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se procediamo controtempo

L’avarizia del tempo produce scarti di vita persa, a riavvolgere gli anni la quantità sorprende. Quante opportunità lasciate andare, persone conosciute solo di sfuggita, forse potevano essere una carta migliore o un fallimento, certo è che dei se e dei forse son piene le tasche. Il perso è andato dopo essere stato sfiorato di corpo o di mente, tu sei salito su un altro tram, partito su altro binario senza fiatare e senza pensare se ti sarebbe capitata ancora quella coincidenza. Ti sei orientato in una direzione spesso perchè rispondevi a un richiamo, a un obbligo preciso, a una scaletta programmata, o al contrario per ribellarti a un’imposizione. Solo col tempo e con il senno di una bella porzione di vissuto hai potuto correggere il tuo percorso, e guardando fra gli errori commessi nel passato c’è anche quello di non aver considerato al momento giusto un consiglio, una proposta, un’offerta che andava almeno valutata, commettendo l’errore madornale di credere che ci sarebbe stato tempo e un po’ per timore ma anche per pigrizia hai fatto orecchie da mercante. Questo per dire che il tempo cammina senza pensieri mentre spesso noi procediamo controtempo, e col tempo a sfavore si pensa molto…

transitando da dicembre a gennaio

Una pausa per qualche brindisi d’abitudine, ma in sostanza ciò che ci attende è ciò che abbiamo lasciato; da quanto è avvenuto durante l’anno, da quanto si legge e si avverte il passaggio di calendario promette nulla di buono, per dirla con un eufemismo.
Gli Auguri son sempre comunque benvenuti e altrettanto ben rilanciati, si legano all’illusione che qualcosa possa cambiare per la nostra qualità di vita, messa a rischio da incapacità e menefreghismo di chi avrebbe il potere di far cambiare le cose ma promette solo a parole poi sbugiardate.
Nel nostro piccolo tra un cin cin e l’altro auguriamoci di diventare migliori, individualmente e civilmente, e ricordiamoci che l’anno sarà migliore se ci sforzeremo ogni giorno di renderlo tale, poichè dal cielo non arriva alcun aiuto e dall’emisfero solo gran silurate con decisioni che aumentano le nostre insonnia e nevrosi.
Grazie per la Vostra cara amicizia e Auguri di cuore a Tutti!

Il passato non si sgretola, rammenta,
il presente è da dedicare al futuro
ogni pietra racconta storia, udiamone la voce,
l’eredità degli avi scorre nelle vene
non annacqiamo i loro sangui svendendo
la nostra anima all’urlo sguaiato dei folli,
con l’odio divampante nato da assurde leggi
ci suicideremo, nessuno si salverà.
Un domani migliore parte dall’oggi.

– Daniela

Frammento di testa di un principe o principessa del Nuovo Regno, diciottesima dinastia, regno di Akhenaten. 1353-1336 A.C. – Museo di Belle arti di Boston
Limestone fragmentary head of a prince or princess. New Kingdom. 18th dynasty. Reign of Akhenaten. 1353–1336 B.C. Museum of Fine Arts, Boston

sul senso svanito delle feste

C’è un inquietudine percepita nella sobrietà di luci in questo annuale passaggio consueto di calendario. Non parlo certo dei centri commerciali, la cui atmosfera non mi interessa e non pratico per ragioni diverse, ma di quell’anima cittadina che fibrilla quando dicembre ci presenta il conto finale. Ed è come tastare il mio stesso polso che non accelera al pensiero di lustrini e fiocchi dorati che saldano pacchetti e auguri sacrificati o ipocriti; questo sottotono, peraltro pienamente previsto è alimentato da un comune sentimento che si legge sui volti, disegnati dalla preoccupazione per un futuro a breve che non apre a orizzonti migliori. E forse è per questo che, passando sotto portici dove i negozi espongono merce che cozza con le possibilità di molti, un volume sparato a palla ti ricorda che è natale con canzoni e spot pubblicitari assordanti di scarsa presa. Anche la pista di pattinaggio all’aperto è tristemente deserta rispetto a qualche anno fa e le fa compagnia una giostrina che nelle ore meno fredde permette ai bimbi la possibilità di viaggiare a dorso di cavallini bianchi e carrozze che li conducono per qualche minuto lontano dalla realtà adulta. E guardandoli in viso, mentre girano aggrappati al sogno con un sorriso incontaminato, mi rammentano ricordi di festività lontane, quando gli umori erano più distesi e le occasioni di festa avevano un senso. Perciò cari bambini, non scendete dalla vostra giostra scanzonata, immaginatevi damigelle, fatine, principi e cavalieri di un mondo migliore nel vostro magico mondo, l’unico che consente una risata piena e sincera; che il natale sia per voi colorato e luccicante come l’albero addobbato con sfere e stelle iridescenti, un microcosmo immaginario appeso con fili argentati a un sempreverde, che col passar degli anni non si ha poi più voglia di prelevare dalla soffitta. Di sempreverde rimane la speranza di un imprevisto opportuno che dia una svolta, che consapevolezza e capacità di giudizio unito a coraggio ci faccia diventare tutti cavalieri, dame comprese, in difesa del nostro futuro, prima che si dissolva del tutto anche il ricordo del senso anche ludico della vita. Lo auguro ad Azzurra che è appena entrata a far parte della parentela acquisita ma non solo a lei, a tutti i bimbi del mondo che meritano di avere dinanzi a loro prospettive diverse da quelle attuali. Forse sarebbe il regalo migliore che noi adulti possiamo fare loro.
– Daniela Cerrato

Candore

Che c’è di perfetto e immacolato? anche il bianco
è spurio, ingrigito, ingiallito, anche la neve
quando cade è insozzata dal tragitto in discesa.
Il candore è solo nell’anima di un infante
che un adulto non ha ancora infettato col tocco
di chi in superbia crede di possedere la verità.

– Daniela Cerrato

utopisticamente c’è da desiderare l’estinzione delle iene bipedi

La virulenza dell’egoismo dilagante ammorba ogni quotidianità, anche la più banale, ma è sulle scelte comuni importanti che risulta più deleterio, accompagnandosi quasi sempre all’ignoranza, è pala che scava fosse, mano che alza barriere di inumanità, voce che inneggia a superiorità inesistenti dunque neppure discutibili, fionda che lancia un sasso e, vada dove vada, deve dimostrare la rabbia di un’epocale insoddisfazione. Nessuno è immune al morbo, è facile contrarlo ovunque, per strada ad esempio, alla prima discussione con uno sconosciuto che non annuisce, che dimostra un’idea diversa, oppure senza proferire parola, appare diverso da quella pseudonormalità costruita dal sistema che crea a suo vantaggio l’illusione di vederci tutti uguali, che distribuisce divise mentali nei centri commerciali a tasso zero e comode rate, e chi non può nemmeno approfittare di quelle… ecco si, proprio quello è “diverso” è umano di serie zeta, qualunque sia nome età e razza.
Tutto, proprio tutto, ruota attorno al denaro di pochi, le idee e l’esistenza di tutti devono uniformarsi al solo interesse dei giganti dell’economia, che con l’avidità di un branco di iene bipedi gareggiano sulle nostre carcasse ancora in vita. Ma che vita?… utopisticamente c’è da desiderare l’estinzione delle iene bipedi.

-Daniela Cerrato

invisibile e muta come tagliente wakizashi

Dove sta scritto che qualcuno deve nascere necessariamente bersaglio?
Aboliamo gli  odi e i veleni, frecce sassi e dinamite e armi distruttive
di massa, compresa l’indifferenza, si anche quella è una potente arma,
silenziosa e subdola, micidiale serva del potere, letale e violenta
quanto la lama di wakizashi che sventra il senso vero della vita.
Forse solo così potremo sperare di vincere la vitale umana partita.

– Daniela Cerrato

Mario Carreno pittore cubano (1913-1999) La Sebastiana, 1976

Mario Carreño (1913-1999) La Sebastiana, 1976.jpg

Il giro dell’oca di Erri De Luca

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L’ho letteralmente assaporato in un giorno, nel suo volume contenuto che tratta di un intimo colloquio tra padre e figlio, inesistente  per l’anagrafe, un rapporto confidenziale tra due adulti che tentano di conoscersi almeno una volta nella vita, con l’ausilio di aneddoti presi dal passato di una vita densa e complessa. Con uno stile pulito, conciso e magistrale padronanza dei vocaboli, tipica caratteristica dell’autore, il racconto-dialogo scorre piacevolmente sotto gli occhi e attraversa il cuore per la grande carica emotiva che di pagina in pagina arriva allo splendido finale.  Queste sono le mie impressioni, per una vera recensione comprendente una breve  anteprima, andate al link che lascio sotto; però si può procedere all’acquisto direttamente come ho fatto io, senza leggere recensioni, non mi ha assolutamente delusa rispetto ai precedenti, anzi mi ha permesso di conoscere ancor di più l’animo di questo bravo autore generalmente piuttosto schivo e riservato, amante della solitudine e della natura, qualità che me lo fanno sentire assai vicino.

https://www.illibraio.it/il-giro-delloca-erri-de-luca-885416/

Sorpresa con pelliccia

Purtroppo nella casa di campagna si va poco, anche perchè non è vicinissima, però d’estate qualche fine settimana lo si trascorre lì volentieri. Così, seduta nella camera più fresca, la scorsa domenica stavo cercando di assecondare una botta di sonno quando sento dei fruscii provenire da una direzione ben precisa, dietro una vecchia stufa. Un rumore discontinuo ma percepibile chiaramente. Ho pensato fosse entrato un gatto che si vede solitamente gironzolare ma no, non era lui…sarà un topo? Per farla breve, spostando vari oggetti dall’angolo in questione saltano fuori due ghiri che chissà da quanto tempo si erano insediati all’interno, visto che da  un mese non ci si tornava; scatta l’operazione sfratto (son simpaticissimi ma dannosi per mobili e non solo) e in men che non si dica si ritrovano fuori, s’arrampicano all’albero come scoiattoli e il cellulare li immortala… Carini, spero che abbiano trovato una casa tutta per loro.

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