Francesco Garnier Valletti e il museo della frutta

Francesco Garnier Valletti nacque a Giaveno nel 1808 iniziò la sua attività come confettiere e in seguito cominciò ad esercitare la professione di ceroplasta, prima a Torino e poi a Milano dove venne introdotto alla Corte imperiale di Vienna e lì cominciò a riprodurre oltre ai fiori anche frutti.
La sua attività di modellatore in seguito lo condusse a San Pietroburgo, alla Corte dello Zar Nicola I e dal 1851, cominciò a girare l’Italia e l’Europa esponendo il suo lavoro nelleEsposizioni Internazionali. Collezionò almeno 32 medaglie e nel 1878, venne insignito da Umberto I cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.
Molte delle sue creazioni si possono ammirare a Torino al Museo della Frutta,dove è collocata la straordinaria collezione di oltre mille frutti modellati a fine Ottocento da Valletti.
Il primo Museo Pomologico risale al 1857 nel Regio Stabilimento Agrario dei Burdin,una famiglia di vivaisti trasferiti da Chambery a Torino nel 1822.
L’attuale Museo presenta i lavori di Valletti acquistati dalla Stazione Agraria nel 1927 e custoditi in mobili appositamente costruiti per esporli; i frutti sono rappresentati nella lorointierezza e anche in una visione sezionata con i diversi stadi di marcescenza; centinaia di varietà di mele, pere,pesche,albicocche,susine, uve. Le varietà presenti tutte etichettate sono tanto numerose da far pensare a quante specie sono ormai sparite dai mercati e dalle mense.
Oltre a materiale interattivo vi è anche una ricca biblioteca con interessanti volumi scientifici. Per appassionati o interessati di botanica e agricoltura un luogo interessante dove trascorrere qualche ora.
Il museo si trova a Torino in via Pietro Giuria 15 ; aperto dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 18,00.

alla_ricerca_della_frutta

Annunci

La Peste

I focolai di peste che continuarono a colpire l’Europa fra il XIV e il XIX secolo furono dovuti alla periodica reintroduzione del batterio Yersinia pestis dall’Asia centrale. Le oscillazioni del clima in quelle regioni innescarono infatti brusche variazioni nelle popolazioni locali di roditori, serbatoio permanente di pulci infette, inducendo queste ultime a cercare nuovi ospiti(red)
All’origine delle epidemie di peste in Europa ci furono le fluttuazioni del clima in Asia centrale. La riaccensione dei focolai di peste che hanno continuato ad affliggere il continente dalla grande pandemia della Morte Nera del 1347-1353 fino alle soglie del XIX secolo non fu infatti dovuta alla sopravvivenza di serbatoi dell’infezione in Europa, ma alla periodica reintroduzione della malattia dall’Asia, in concomitanza con fluttuazioni climatiche che influirono pesantemente sulle locali popolazioni di roditori.
E’ questa la conclusione a cui è giunto un ampio studio condotto da ricercatori delle Università di Oslo e di Berna, che firmano un articolo pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”.
Fu il clima in Asia a innescare le epidemie di peste in Europa
Cammelli della regione dell’Altai. Facilmente infettabili, questi animali furono il principale veicolo di diffusione della peste lungo le vie carovaniere. (© Colin Monteath/ Hedgehog House/Minden Pictures/Corbis)
La peste è causata dal batterio Yersinia pestis, ed è veicolata dalle pulci infette che infestano i roditori. Finora si è ritenuto che in seguito all’arrivo della peste in Europa nel XIV secolo, che decimò la popolazione del continente, si fossero creati dei serbatoi del batterio nella fauna selvatica locale o nei roditori urbani. Per cercare di identificare questi serbatoi Nils Chr. Stenseth e colleghi hanno esaminato i dati relativi a 7711 focolai storici di peste confrontandoli con gli andamenti meteo-climatici in Europa e in Asia, desunti dalle registrazioni dendrocronologiche (la dendrocronologia studia le correlazioni tra gli accrescimenti annuali degli alberi e le condizioni climatiche vigenti in ciascun anno).
Dall’analisi di questi dati è apparso che nulla indica che si siano creati serbatoi persistenti della peste fra i roditori dell’Europa, con l’eccezione di un’area al suo confine orientale, vicino al Mar Caspio. E’ invece emersa una correlazione con le variazioni nel regime monsonico in Asia, chiaramente registrato nei tronchi degli alberi della regione del Karakorum, che hanno influenzato il clima dell’Asia centrale, innescando un meccanismo di diffusione della peste.
Questi eventi climatici in Asia hanno sempre preceduto di circa 15 anni la comparsa di focolai di peste in Europa, un arco di tempo necessario perché la malattia potesse diffondersi attraverso le rotte commerciali, lungo le quali i ricercatori hanno potuto seguire la progressiva comparsa dei focolai.
Fu il clima in Asia a innescare le epidemie di peste in Europa
Tempi di diffusione della peste dall’Asia centrale all’Europa. (Cortesia B.V. Schmid/PNAS)
Per quanto riguarda più specificamente il meccanismo all’origine del fenomeno, le primavere calde seguite da estati umide favoriscono l’espansione delle popolazioni di roditori, comprese quelle che sono i principali vettori di pulci infettate dal bacillo della peste – il grande gerbillo (Rhombomys Opimus) in Kazakhstan, lo scoiattolo delle steppe (Spermophilus undulates) e la marmotta grigia (Marmota baibacina) nella regione dell’Altai. Quando le popolazioni di questi animali crollano in risposta alle fluttuazioni climatiche, la densità delle pulci per animale aumenta drammaticamente, facilitando la diffusione della peste fra quei roditori, tanto da indurre le pulci a cercare ospiti alternativi, fra cui gli animali domestici e in particolare i cammelli.
I cammelli, facilmente infettabili, sono stati infatti il principale mezzo di diffusione della malattia lungo le vie carovaniere fino ai porti del Mediterraneo e del Mar Nero, dove il loro posto è preso dai ratti.
Articolo tratto da Le Scienze,febbraio 2015.

William Blake- Pestilence, Death of The First Born, 1805

William Blake- Pestilence, Death of The First Born, 1805