Ertè, un nome leggendario

“L’immaginazione è la cosa principale nel mio lavoro. Tutto ciò che ho fatto nell’arte è un gioco di immaginazione. E ho sempre avuto un ideale, un modello, un movimento di danza “. Sono  parole dell’artista russo divenuto leggenda con lo pseudonimo di Ertè.

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Roman Tirtov, a 18 e 97 anni

Roman Petrovich Tyrtov , in arte Ertè, nacque a San Pietroburgo nel 1892; figlio di un ammiraglio non indossò anche lui la divisa, come avrebbe desiderato il padre. Nel 1912 andò a Parigi per inseguire il suo sogno d’artista diventando corrispondente per la rivista Ladies Fashion di San Pietroburgo; lavorò nell’atelier di Paul Poiret, poi dal 1917 divenne illustratore per le copertine di Harper’s Bazaar, Cosmopolitan e Vogue. Da subito si distinse per il tratto originale, essenziale, corpo e abito in un unica silhouette dalla grazia molto femminile e voluttuosa, tipiche caratteristiche dell’Art nouveau e deco di cui fu pioniere. Questa sua originalità si trasferì dalla semplice illustrazione ai gioielli alle sculture e agli abiti di scena teatrali. Dal 1925 lavorò come costumista al cinema, sotto contratto con lo studio di Hollywood “Metro Goldwin Meyer”.
Come couturier sviluppò modelli di vestiti e disegni per tessuti; tra le riforme in costume proposte da lui negli anni ’20, il principio “unisex”, la modellizzazione uniforme degli abiti per uomo e donna, con cui in seguito ottenne una popolarità speciale.
Nel 1962 a 70 anni era ancora pieno di idee creative, e fu durante questi anni che iniziò a replicare i suoi disegni degli anni 1920-1930 nella tecnica della litografia e della serigrafia. Il primo album, pubblicato nel 1968, era dedicato ai numeri. Seguirono poi “Four Aces” e il famoso “Alphabet”, dedicati alle carte da gioco e alle lettere dell’alfabeto da lui illustrate e create negli anni ’20.
Quando Ertè passò alla serigrafia, non esisteva ancora una tecnica in grado di trasmettere la ricchezza delle soluzioni cromatiche delle sue opere originali. Pertanto si può dire che abbia inventato nuovi effetti visivi, innovazioni tecniche che hanno permesso buoni risultati nella creazione della grafica di produzione.
Nel 1967, il Metropolitan Museum acquistò 170 delle sue opere in una galleria di New York. Secondo quanto disse Ertè stesso, “è stato un caso senza precedenti comprare un’esposizione completa di un artista vivente”.
Eccentrico e amante delle arti si circondò di oggetti preziosi e la sua casa era un vero e proprio museo; diventato la leggenda di un’intera epoca, morì all’età di 98 anni alla luce di una fama mai tramontata.

 

 

 

 

 

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Il lato oscuro di Chris Kuksi

Lo scultore americano Chris Kuksi, nato nel 1973 nel Missouri sin da piccolo ha avuto la passione per il disegno e una particolare ammirazione per le copertine degli album degli Iron Maiden. Col tempo si è appassionato alla scultura diventando autore di opere insolite, un po’ inquietanti ma affascinanti, in stile gotico. In esse lo sguardo si posa inizialmente sull’abbondanza di dettagli raffinati e curati perchè è ciò che attira l’attenzione, e normalmente tale complessità fa da cornice elaborata a  figure centrali di varie dimensioni.  Tutte le stranezze da lui create con meticolosità  sono realizzate con materiali improvvisati e di varia natura, pezzi di giocattoli, parti di kit per modellismo, statuette, soprammobili, gioielli rotti, ciottoli, decorazioni per torte nuziali, resine e paste modellanti, il tutto miscelato e assemblato secondo un disegno mentale preciso. Il suo studio è in una vecchia chiesa vicina a una ferrovia,costruita nel 1897  dagli afroamericani, che ha avuto una lunga storia di inondazioni e di atti di vandalismo nel periodo caldo in cui si manifestava per i diritti civili.
Il lavoro di Kris ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti ed è stato presentato in oltre 100 mostre in gallerie e musei in tutto il mondo, tra cui la National Portrait Gallery dello Smithsonian; è anche presente in numerose riviste d’arte internazionali, copertine di libri e manifesti teatrali. A me piacciono molto anche i suoi disegni, perciò nelle immagini scelte che seguono ci sono entrambe le forme espressive, e per chi desidera visionare altri suoi lavori lascio l’indirizzo del suo sito: https://www.kuksi.com/

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La scultura di Rogerio Timoteo

Lo scultore Rogerio Timoteo è nato a Ancos, Sintra nel 1967 e si è introdotto molto presto nel campo delle arti, grazie all’incontro con lo scultore Pedro Teixeira Anjos, di cui è stato allievo per cinque anni, che gli ha aperto le prospettive verso la scultura. Nato e cresciuto in una regione prevalentemente legata all’estrazione e lavorazione del marmo,  predilige proprio questo materiale  per le sue opere, non escludendo tuttavia approcci a nuovi materiali e tecniche, come il bronzo e più recentemente le resine .
Durante l’infanzia e l’adolescenza ha assimilato le nozioni principali del marmo, la sua durezza, la sua forza, la sua nobiltà e ha studiato le sue caratteristiche nella sua formazione geologica. Ha cercato di visualizzare le varie fasi del processo di creazione di un blocco duro e pesante, da cui si ricava un’opera d’arte.
Successivamente ne ha imparato i segreti , le peculiarità delle tecniche, soprattutto l’umiltà primaria di una materia così nobile.
Nel corso degli anni, si è dedicato a una scultura che potesse in qualche modo trasmettere le sue paure, le gioie, i desideri, l’essenza del suo essere uomo; per arrivare a questo ha impiegato anni di duro lavoro, immerso in dialoghi solitari con la materia, chiuso nel suo laboratorio.
Ha partecipato a 31 mostre personali in Portogallo e all’estero, e a più di 200 mostre collettive. Ha sviluppato e realizzato una trentina di sculture per spazi pubblici, otto delle quali in scala monumentale. Le sue opere sono presenti in diversi musei e in numerose collezioni private in Portogallo e all’estero. Attualmente vive e lavora a Sintra.
La sua rappresentazione di un classicismo rivisitato mi affascina quanto  l’originalità scultorea del compianto Igor Mitoraj.

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Desidero

Desidero che a cullarmi
stanotte sia la luna,
sorella muta, dea lucente,
seminascosta tra coni d’ombra
di nuvole che s’intersecano
nella volta spenta.
Desidero osservare con lei
dall’alto del suo alloggio
sospeso, quello che da quaggiù
si defila, quell’oltre sconosciuto
che per alcuni è un niente
per altri è immensità in cui
si anela fuggire. Esausti.

– Daniela Cerrato, 2017

Scultura di Rogerio Timoteo

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Anila Quayyum Agha, “Intersezioni”

Anila Quayyum Agha è un’artista, nata nel 1965 a Lahore, che ha ideato un delicato, seppur complesso, gioco di forme e ombre ed è  stata vincitore, sia per pubblico che per giuria, di Artprize 2014.
La sua installazione “Intersezioni” è nata partendo dall’osservazione dei disegni geometrico floreali presenti negli spazi sacri islamici e combinandoli con altre esperienze artistiche vissute in Pakistan.
Così, creando un modello a cubo in legno intagliato a laser, riproduzione di uno schema a disegni arabescati, illuminato dall’interno e appeso al centro dello spazio espositivo, è riuscita a realizzare un gioco dinamico di ombre, spazio e luci, divenuto per i visitatori una magica immersione in una rete di ombre intricate e suggestive.
Le geometrie sapientemente illuminate si espandono e vengono proiettate sulle pareti circostanti, sulla volta e sul pavimento, creando pizzi giganti. E’ dunque una combinazione fra disegno scultura e architettura che ricorda visioni dell’Alhambra. Come la stessa artista spiega: “Il modello in legno emula un modello dall’alhambra, che è stato un progetto intelligente all’intersezione della storia, della cultura e dell’arte ed è stato un luogo dove discorsi islamici e occidentali si incontrarono per coesistere in armonia e servirono come testamento alla simbiosi della differenza. La familiarità dello spazio visitato al palazzo dell’Alhambra e le memorie di un mio passato si sono uniti per creare questo progetto».
L’installazione di Agha è nata soprattutto con l’intento di creare uno spazio in cui i visitatori di qualsiasi razza e religione, opinione o convinzione, potessero sentirsi benvenuti e partecipare emotivamente allo straordinario richiamo della bellezza.

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Anila Quayyum Agha, All the Flowers Are for Me, 2017. Courtesy of Peabody Essex Museum
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alcuni dettagli dei disegni di Anila Quayyum Agha, dal suo sito web

 

Le sculture sfiziose di Franz Xaver Bergmann

Franz Xaver Bergmann (1861–1936) ereditò dal padre una fonderia a Vienna e nel 1900 ne aprì una nuova che produceva numerose figure di richiamo egizio – orientale in bronzo patinato e verniciato a freddo, di un’ erotismo animato,  sfiziosamente malizioso, oltre ad  altri divertenti oggetti d’arte.
Il suo lavoro  era talvolta firmato con una lettera “B” oppure come ‘Nam Greb’, che sarebbe l’inverso del cognome, per nascondere la sua vera identità sulle opere erotiche.
In realtà lui non fu un vero scultore, ma alcuni degli  autentici, come Bruno Zach si appoggiarono al suo artigianato per eseguire alcuni lavori erotici firmati con pseudonimi ( quello di Zach era ” Prof. Tuch “)
Le pose provocanti di giovani donne in stile Art Nouveau erano celate da un rifinito rivestimento che poteva essere rimosso grazie a un pulsante, e spesso anche diversi animali scolpiti  erano in realtà un involucro che una volta aperto mostrava l’erotismo al suo interno, a prova di quanto sosteneva La Rochefoucauld nelle sue Massime del 1665 che “ Il più delle volte, le nostre virtù sono soltanto vizi camuffati “.
La fonderia di Franz Xaver Bergmann chiuse nel 1930 a causa della grande depressione; il figlio Robert la riaprì alcuni anni dopo e conservò l’attività fino al 1954, anno della sua morte; i rimanenti magazzini e gli stampi sono stati venduti poi a Karl Fuhrmann & Co.

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Le sculture di Joseph e Georgia Pozycinski

Gli  artisti del Pozycinski Studios non hanno avuto una formazione scolastica artistica , infatti all’Università dell’Illinois Joe Pozycinski ha studiato ingegneria e tecnologia , mentre Georgia si è invece specializzata in biologia marina e zoologia. Nel 1975 si son trasferiti a Sparta, nel Missouri, dove hanno sviluppato le loro innate abilità nel legno e nella ceramica.
I vasi lignei laccati di Joe evocavano l’arte artigianale cinese con uno sguardo attento alla forma, semplice ma elegante. Georgia creava invece dall’argilla forme di vita marina e terrestre attingendo dai suoi studi. Il 1993 è stato l’anno di svolta verso la scultura in metallo e hanno trovato il bronzo come materiale ideale per far fruttare la loro collaborazione. Dal momento che lavorare il bronzo è tecnicamente più complesso che lavorare il legno o l’argilla, si sono perfezionati utilizzando metodi antichi: la lavorazione di stampi, la fusione di cera persa, la formazione di metalli e la patinazione; e nel 2007 hanno unito il bronzo al vetro, dando origine a sculture che con l’uso dei singoli materiali non avrebbero potuto ottenere.
Il vetro è sinonimo di aria e luce e unito al peso del bronzo forma un connubio esteticamente gradevole; e se i materiali suggeriscono un contrasto, così fanno le forme, che sono semplici e al contempo complesse, moderne ma con influenze derivanti dalla cultura antica.
Forme che rappresentano la semplice fragilità della vita catturata in modelli simmetrici e ricorrenti in perfetta e raffinata armonia estetica.

 

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Dale Chihuly, artista del vetro

Dale Chihuly, è uno scultore americano e anche uno dei più noti al mondo per la lavorazione del vetro; era studente in Architettura d’interni quando scoprì la magia delle bolle di materiale incandescente da cui nascono, per la  bravura liberata in  un soffio, oggetti preziosissimi artisticamente strepitosi.
“Sono pochissimi i materiali che fanno filtrare la luce: plastica, acqua, ghiaccio e vetro”, spiega Chihuly che ancora adesso, pur essendo tra i nomi più conosciuti in questa arte, continua attraverso il vetro a esprimere la sua creatività. Una tecnica artistica che per secoli è stata saldamente associata agli artigiani veneziani, ma che ora ha trovato un importante polo di riferimento a Seattle. Proprio lì ha il suo laboratorio e per anni ha insegnato la lavorazione del vetro alla Pilchuck School of Glass. Non è un caso, però, che l’artista si sia formato proprio a Venezia, presso la Fabbrica Venini, nel 1968.
“Prendi della sabbia, ci aggiungi il fuoco e l’insieme diventa un liquido che si rapprende come miele» dice Chihuly, descrivendo la magia del soffio umano che trasforma il vetro in un numero infinito di forme: «La storia del vetro è una storia che va indietro di oltre duemila anni”.
Sul suo sito internet (http://www.chihuly.com) si possono ammirare molte sue opere, una carrellata di fragili bellezze dalle forme più curiose ispirate alla natura, ai vasi della belle epoque, al mare, alle composizioni ikebana. Qui ne pubblico alcune che incontrano il mio gusto personale, per le altre date un’occhiata al suo sito.

Chichuly at the Victoria and Albert Museum, London558030873Through-the-Looking-Glass-3-Dale-Chihuly-May Green Ikebana with Royal Lily Stem, 1992Rose Seaform Set with Onyx Lip Wraps, 2014Chihuli Silvered Cadmium Lemon Venetian with Coils and Leaves, 1993Chihuli Gold Venetian with Rose Spotted Ruby Flowers, 2010Chihuli Blue Topaz Venetian, 2011Dale ChihulyDale Chihuly_Sky_Chandelier_77387_No_Frame

La scultura di Johnson Cheung-shing Tsang

Johnson Cheung-shing Tsang è un artista nato nel 1960 che opera ad Hong Kong e per le sue sculture combina principalmente la porcellana all’acciaio; le sue opere surreali sono il prodotto di influenze occidentali e orientali in cui si mescolano sembianze umane ad oggetti. I suoi lavori sono noti in Cina Corea,Taiwan,Spagna e Svizzera dove sono collocate in musei e in collezioni private.
Qui di seguito per gradire qualche foto di alcuni suoi lavori,altri si possono vedere a questo link:  https://www.artgalaxie.com/index.php/johnson-tsang

by Johnson Tsang

sculpture-liquide-acier-ceramique-chine-4Stretched and Contorted Porcelain Face Sculptures by Johnson Tsangby Christopher Jobson on October 3, 2016

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