Daniela Cerrato – La tua voce tra il silenzio

Ringrazio per l’inatteso regalo il caro amico Luigi Maria Corsanico la cui voce avvalora questi miei versi che gli dedico con particolare attenzione all’ultima strofa.

Letture/Lecturas

Daniela Cerrato
La tua voce tra il silenzio © 2018
da qui: https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2018/10/17/la-tua-voce-tra-il-silenzio/

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Immagine: Tina Modotti, Glendale.
Photograph by Edward Weston, 1921

Alexander Scriabin, Canone in fa minore
Soyeon Kate Lee, piano

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È una carezza amica
la tua voce calda,
se assente la immagino
schiarita da perifrasi,
spore che danno vita
e fertilizzano boschi
di silenzi uggiosi.
E se dal timbro
s’accende un lamento
che a strazio si mesce,
il fungo che nasce
non per cuore è alimento
ma velenosa materia
di certo riconducibile
a momentanea miseria
di uno spirito nobile
sfiancato dal tempo.
Ma sia sempre acuta,
mai venga a mancare
anche quando intona
canzoni tristi o amare.

Daniela Cerrato © 2018

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Reblog: W. H. Auden – Un altro tempo — Letture/Lecturas

Un altro tempo. Wystan Hugh Auden Titolo originale: ANOTHER TIME © 1940 W.H. AUDEN © 1997 ADELPHI EDIZIONI S.P.A. MILANO I. PEOPLE AND PLACES PERSONE E POSTI XVIII. “Lay your sleeping head, my love” “Appoggia, amore, il tuo capo assonnato” Lettura di Luigi Maria Corsanico Max Richter, On The Nature Of Daylight Orchestre Gabriel Fauré […]

via W. H. Auden – Un altro tempo — Letture/Lecturas

premi fedeltà

Dati personali, prego inserire
nome cognome indirizzo, 
telefono, anche cellulare,
giusto per tartassare
il cliente fidelizzato.
No senta, ho già dato, 
pure il codice fiscale
è dato noto, voglio acquistare
dove mi pare e quando mi serve
non inviate mail di offerte,
da quel lato non ci sento
neppure se urlate forte.
Ho un budget un po’ ristretto
molto vicino a una caporetto.

– Daniela Cerrato

Reblog: da Almerighi e Poesie Stralciate

rebloggo due poesie molto belle che sono legate da un filo conduttore, quello del bisogno umano di evadere dai pensieri bui che spesso sono ingestibili e pesanti da trascinare. La ricerca di  escamotage per eludere quel malessere che rode nel profondo e non molla la presa. Ma non sempre riesce.

Amnesia

è tutto lieve
nel momento precedente il sonno,
nemmeno è chiaro il tempo di domani
i cui notiziari
porteranno storie, nessuna nuova

troppe, imprecisate volte
torna la parola fine
da non saperla più pronunciare.
in fondo è amnesia
successiva alle tante promesse

Di Flavio Almerighi: https://almerighi.wordpress.com/2020/01/15/amnesia/

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Estasi Arcana
(20 settembre 1982 – n° 675)

Vorrei fuggire dal mondo ostile,
troppo opprimente,
solo una porta rimane da aprire
prima di spiccare il grande salto
che mi porterà lontano.

Estasi arcana che mi attendi
stirato hai già il mio lenzuolo,
hai messo fiori nuovi,
freschi nel vaso.

Hai tirato le tende
e messo pesanti drappi scuri
affinchè la luce rimanga fuori.

Estasi arcana che mi reclami
hai visto i miei occhi chiudersi felici
di essere chiusi e le labbra distendersi
e rilassarsi in un ultimo falso sorriso.

Ora che sono parte di te posso
riaprire le finestre e cambiare il lenzuolo,
portare fiori nuovi e respirare.

Ora che sono l’estasi arcana vi attenderò,
uomini stolti e privi di senso, privi
di umanità, e riderò nel vedere le vostre
gelide lacrime calarvi sul volto, ed urlerò
di gioia quando i vostri occhi si chiuderanno
imploranti, quando il vostro falso amore
si ridurrà in solitudine e le vostre
amicizie in compassione.

Riderò di voi, uomini ignobili quando
ripercorrerete le vostre vite e ricorderete
tutti i torti e le non ascoltate parole
che vi chiederanno aiuto, un po’ di comprensione.

Io sono l’estasi arcana e voi soltanto il mio divertimento.

di Carlo Becattini: https://poesiestralciate.wordpress.com/2020/01/15/estasi-arcana/

Il contagio

Rebloggo questo articolo che mi ha portato a cercare in streaming il film in questione. Fortunatamente essendo domenica e avendo in mattinata un paio di ore a disposizione, l’ho visionato approfittando del fatto che ero sola in casa, dunque distrazioni azzerate. A parte il fatto che mi aspettavo una storia dura, il cast, che a parte Vincenzo Salemme non  conoscevo affatto,  ero molto curiosa di vedere quale effetto poteva esercitare su me. Bene, devo dire che mi hanno sorpreso tutti, dalla regia alla scenografia, agli attori ben calati ognuno nella propria parte importante; un collage di vite accomunate dalla miseria e dalla ricerca di espedienti per tirare a campare ( e pure male…) Un film che consiglio di vedere, ma avviso che è come un pugno nello stomaco per chi come me si cala profondamente nel racconto. Ma vale la pena., anche per vedere un Salemme diverso, in un ruolo drammatico in cui non stona affatto. Grazie a spiritoblog che ne ha fatto una splendida recensione.

Spirito Blog

L’esclusiva intervista ai registi Matteo Botrugno e Daniele Coluccini

Il contagio è un film diretto da Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, adattamento cinematografico di una pièce teatrale di Nuccio Siano, a sua volta tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore italiano Walter Siti. Il film è stato distribuito da Notorious Pictures nelle sale italiane il 28 settembre dello stesso anno, dopo esser stato presentato in anteprima durante le Giornate degli Autori al Festival di Venezia del 2017.

Il film è ambientato nell’odierna periferia di Roma e segue il complesso intrecciarsi dei drammi quotidiani degli inquilini di una palazzina: Chiara, una donna delusa maltrattata dal marito Marcello, ex culturista e cocainomane che la tradisce con Walter, un sessantenne scrittore napoletano; Simona e Mauro, una coppia in crisi che collabora con la criminalità organizzata della capitale; Flaminia, picchiata dal…

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REBLOG da vitaminevaganti.com: In direzione ostinata e contraria. Il mondo femminile di Fabrizio De André e l’amicizia con Fernanda Pivano

Da tempo avrei voluto scrivere un contributo alla memoria di uno dei miei tanto cari poeti, il laico più credente di tutti i bigotti credenti che esistano, il cantore degli ultimi e delle ultime, l’anticonformista dalla voce colta e arguta, lo sferzatore di coscienze scomode in Italia negli anni tra i Sessanta e i Novanta. Un nome e cognome che da anni sostengo andrebbe studiato tra i banchi di scuola – molti/e magari già ne hanno l’ardire: Fabrizio De André, che ci lasciava l’11 gennaio 1999. Ma cosa aggiungere di nuovo in un articolo che non si pone l’ambizione di essere esaustivo (e come si potrebbe con un’opera intellettuale di tale levatura?), ma solo il desiderio di omaggiare con affetto un uomo che accompagna la mia vita sin dall’adolescenza? Faber, appellativo che gli aveva dato l’amico Paolo Villaggio, data la sua predilezione per i pastelli e le matite della Faber-Castell…

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senza cattiveria

premessa: ritengo che, sia faccia a faccia che per telefono, un dialogo si debba aprire se si ha qualcosa da trasmettere e nello stesso tempo si sia disposti ad ascoltare la voce interlocutrice che raccoglie elabora e risponde al motivo della chiacchierata. Dalla comparsa del cellulare, oltre al fatto che ci si sente liberi di provare a chiamare per delle sciocchezze a qualunque ora, magari mentre ci si rilassa sul sofà che ha persino dimenticato la forma delle tue natiche, c’è chi lo usa pensando di utilizzare quel concentrato di elettronica come fosse un microfono per sola trasmissione. E capita che dopo sorga una amletica domanda: perchè mai mi avrà chiamato?

se penso a quel tondo fantasma in rame
per chiamate in cabine ormai in pensione
un poco di nostalgia cresce,
si utilizzava con parsimonia e ragione
in casi d’urgenza, per aiuto e informazione.
A che serve ora l’abbondanza di telefonate
per blaterare in odor di chiacchiericcio
in un monologo lanciato senza freno,
monorotaia sfrontata e senza spazio
per un fiato di rimando?
Scelgo Marconi e spengo Cooper,
mi sintonizzo su onde radio a più voci
lascio a far mie veci miss segreteria,
orecchio instancabile che sa ascoltare
ore di rosario senza defunto. Oppure
manda segnali di fumo se trovi argomento,
sempre che a favore tiri il vento.

  • Daniela Cerrato

i diritti del popolo Sarayaku

Un popolo che non si lascia intimorire e continua a lottare per la conservazione del  territorio che lo ospita dalle origini. Seguiamolo e appoggiamolo; per quanto siamo materialmente lontani dalla loro cultura, dobbiamo renderci conto una volta per tutte che se non ci assumiamo singolarmente la responsabilità di quanto accade nel mondo saremo responsabili della loro fine, e successivamente della nostra. Perchè la natura cui essi sono legati profondamente e ancestralmente è patrimonio di tutti e non delle multinazionali che vorrebbero continuare stravolgerla per i loro affari; la natura, come dice giustamente il loro portavoce, non è solo una  risorsa cui attingere, ma un essere vivente che dobbiamo curare e rispettare per il bene delle generazioni future. Io sto e starò dalla loro parte, anche perchè il diritto di conservare casa, radici e tradizioni è sacro e inviolabile.

Reblog: La tristezza, la malinconia e ‘a pucundria

indifferentemente

laviearose: cindy crawford by Ellen von Unwerth 1991

La tristezza è una tazza di latte senza l’impugnatura per cui bisogna prenderla con le due

mani e aspettare che si raffreddi un po’: scotta troppo e il calore se ne va come il sogno.

‘A pucundria  è come na stanza a ore ‘e n’albergo ca tene ‘e feneste sempe aperte.

‘A pucundria è sponta da tutte le parti come tasche vuote è n’ammore perduto.

‘A pucundria è ‘o core appiso a un filo di cotone ca tene ‘a capa tosta fino a murì.

‘A pucundria tene penzieri magri e secchi come chiodi finchè ll’ammore è luntano.

‘A pucundria  è quanno non ci sei e te cerco senza conoscerti pe mare, cielo e terra.

‘A pucundria è na musica che siente p’a primma volta e t’arrobba ‘o core e ll’anema.

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