E basta con sta retorica!

Reblog dal sito di Demonio

Blog di Demonio

Non so voi ma io pur guardando poco e nulla la tv o meglio i cosiddetti programmi di approfondimento (che non hanno mai approfondito nulla!) e pur non avendo account presso i principali social dove bazzicano le menti più illuminate come Facebook, Twitter ed Instagram, nonostante questo distacco, avverto comunque una narrazione delle vicende “drogata” da una retorica esasperante che a me ricorda o quei filmati dell’Istituto Luce ai tempi del ventennio o quella fantastica parodia fatta da Corrado Guzzanti in fascisti su Marte. Avete presente cosa intendo?Quel modo di parlare, di raccontare?

Quel tono enfatico di descrivere qualcosa di normale o anche straordinario dandogli quella connotazione eroica, quell’enfasi che poi è finta se non addirittura ipocrita visto che di solito questo tipo di narrazione è sempre funzionale ad un risultato immediato come l’audience oppure è funzionale alla glorificazione di un sistema di potere politico. Insomma non so a…

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sulla beat generation

John Clellon Holmes spiegò con queste parole cosa significava  essere beat descrivendo il contesto storico sociale in cui si trovarono a vivere quegli scrittori:
“Chi è sopravvissuto a una guerra, qualunque tipo di guerra, sa che essere beat non significa tanto esser morti di stanchezza quanto avere i nervi a fior di pelle, non tanto «essere pieni fino a qui» quanto sentirsi svuotati. Beat descrive uno stato d’animo spoglio di ogni sovrastruttura, sensibile alle vicende del mondo esterno, ma insofferente della banalità. Essere beat significa essersi calati nell’abisso della personalità, vedere le cose dal profondo, essere esistenzialisti nel senso di Kierkegaard piuttosto che di Jean-Paul Sartre. […] la beat generation […] nella storia americana […] è la prima generazione cresciuta in un’epoca nella quale l’addestramento militare in tempo di pace rappresenti un dato di fatto della vita nazionale. È la prima generazione per la quale le formule magiche della psicanalisi siano divenute nutrimento quotidiano dell’intelletto, a tal punto che essa rifiuta coraggiosamente di accettarle come misura ultima delle vicende dell’animo umano. È la prima generazione alla quale il genocidio, il lavaggio del cervello, la cibernetica, le ricerche motivazionali – e il loro inevitabile risultato, ossia la limitazione del concetto di libero arbitrio – siano familiari come la propria faccia. Ed è infine la prima generazione che sia cresciuta in un mondo nel quale la soluzione finale di tutti i problemi sembra essere una sola: la distruzione nucleare”.

(John Clellon Holmes, La filosofia della beat generation, in I Beats, a c. di Seymour Krim, Paperbacks Lerici, Milano 1966)

nota:  Fu Jack Kerouac a coniare il termine Beat Generation quando, rivolgendosi all’amico, esclamò: “You know, this is really a beat generation” (lo sai, questa è davvero una beat generation).
L’espressione venne ripresa, poi, da Holmes in un suo articolo, dal titolo Questa è la Beat Generation, pubblicato il 16 novembre del 1952 sul New York Times.    Nell’articolo egli attribuiva la paternità del termine beat a Kerouac, il quale, a sua volta, la attribuì a Herbert Huncke.

 

edera infestante

È narcosi da overdose di notizie
contiamo i giorni, lente lancette
su incertezze. Una carneficina
vigliacca sta decimando l’umanità,
nessun tempo per un saluto,
anche ultimo. Si espande
il feroce incubo, dilaga
tra veglia e sonno globale,
edera che non s’arresta
continua ad avvinghiarsi,
si propaga implacabile
infestando muri grigi di dolore.
E c’è chi farnetica o polemizza
anche di fronte al rigor mortis.

Daniela Cerrato

edera

Urbi et Orbi – poesia di Franz

FRANZ

Urbi et Orbi

Il crocifisso è all’angolo di strada.

Urbi et Orbi

La piaga è lo sguardo offeso

d’un palmo nudo al vuoto steso.

Urbi et Orbi

La pietà non conosce il seno della madre

né genuflesso dolore,

ma solo il rattrappito corpo

d’un povero cristo che muore.

Urbi et Orbi

L’acqua non è santa

ma è pioggia sotto i portici al gelo

Urbi et Orbi

se lì c’è casa io lo so chi sarà assunto in cielo.

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MAGNOLIA, poesia di Massimo Botturi

massimobotturi

Da bambino
coglievo i fiori appena cascati
li pulivo,
e poi aspettavo insieme alle api il giusto corso.
Colore che declina da vivo
a quel, per sempre
che avrei succhiato in bocca con l’erba di domani.
La vulva e la pazienza degli alberi
la fede, nel vento e il sole arancio da est.
E’ stato questo, il primo insegnamento di sempre
prima ancora
che luce illuminasse la donna del peccato.
Prima dei grandi poeti, e i loro nasi
le schiene prone al canto d’amore;
prima ancora, del padre e le sue carte col vino.
Prima ancora, di madre e il suo grembiule di sassi
degli inverni, le file per il pane
tra sangue e indifferenza.
La vulva, e la pazienza degli alberi
il bel suono
frugato tra le foglie come avrei fatto altrove
coi tuoi capelli neri di creta, coi tuoi seni.
Il suono antico, del corpo mentre tocca la…

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Reblog: Concerto dalla Città Proibita su Rai 5

Appuntamento musicale

Wanderer's Blog

Stasera su Rai 5 andrà in onda un concerto eseguito nell’ottobre 2018 nella Città Proibita e già conosciuto in quanto pubblicato in DVD dalla DGG.

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L’Orchestra Sinfonica di Shanghai è diretta da Long Yu. In programma il Secondo Concerto di Rachmaninov con Daniil Trifonov solista, i CarminaBurana di Orff con Aida Garifullina, Ludovic Tézier, Toby Spence solisti e la Wiener Singakademie, November di Max Richter. I Carmina Burana sono stati pubblicati anche in CD.

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Reblog – Sky Arte: gratis per tutti il meglio del suo palinsesto — Michelangelo Buonarroti è tornato

Da oggi 25 di marzo Sky Arte consentirà a tutti di accedere al meglio del suo palinsesto in maniera del tutto gratuita. Un grande regalo per chi come me non ha la possibilità di accedere a canali a pagamento. Consapevoli che mai come nei momenti di difficoltà l’arte può davvero fare la differenza, Sky Arte […]

via Sky Arte: gratis per tutti il meglio del suo palinsesto — Michelangelo Buonarroti è tornato

Reblog: Comunicazione. Addio alle parole impazzite, torna la voglia di parole vere

RIFLESSIONI

Gian Antonio Stella

«Nell’oscurità le parole pesano il doppio», ha scritto Elias Canetti. E mai prima ce ne eravamo accorti quanto in questi giorni. Giorni in cui tutti potremmo riconoscerci in un altro degli appunti del grande scrittore raccolti nel libro «La provincia dell’uomo». Appunti dove invocava: «Voglio parole che non si degradano, parole che non sfioriscono. Voglio spine e radici e di rado, molto di rado, che traspaia una foglia, ma le altre parole non le voglio…» Basta, con le parole che volano via…

Chiarezza. Di questo gli italiani avvertono il bisogno. Vogliono capire. Devono capire. E finalmente, piuttosto che sentirsi fornire parole rassicuranti destinate a essere presto smentite come è successo con la battuta della virologa Maria Rita Gismondo («C’è stato un lavaggio del cervello collettivo… Quando tutto questo sarà finito, mi farò fare a forma di coronavirus un ciondolo d’oro») preferiscono l’onesta prudenza di scienziati come Alberto…

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The Garden of England (Seeds of Love) di Sam Lee

Una musica che si rifà a tradizioni popolari con arrangiamenti moderni accattivanti per incontrare i gusti delle nuove generazioni; una musica pacata che tranquillizza rapisce e tocca profondamente nell’intimo. Fa parte di Old Wow, ultimo album di Sam Lee, cantante che si autodefinisce folk, e già il titolo dell’album apre la visione su antiche meraviglie sonore. Buon ascolto e buona domenica