se il corpo è estesa carezza

Il corpo  plasmato ad altro corpo diviene estesa carezza,
tutto si ferma tranne il respiro che pur si riduce
per udire il battito sincrono, è nucleo stellare,
nido ritovato da rondine tornata dal suo viaggio,
ponte di calore intimo riservato, unico fiato,
l’oltre è un nulla immenso già dimenticato, rinviato
sinchè frammenti d’esterno non invadono l’incanto,
intanto prosegue il contatto in percettibile lussuria
di pace, di estasi, di anime placate da fuoco e aria,
è un tavolo dopo la cena quando posi  i fiori al centro
sulla tovaglia buona, prezioso momento di fine giornata.

-Daniela Cerrato

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Luigi Maria Corsanico interpreta: «Io vulesse truvà pace»

la grandezza dei De Filippo è pari a quella di Totò, anime semplici e profondamente autentiche, esploratori e cantori di emozioni comuni, per questo amati da tutti, indistintamente, da ogni età e appartenenza. La pace, quella che tutti cerchiamo con lo stesso affanno con cui divoriamo le nostre giornate indaffarate, è quasi inarrivabile, una meta effettivamente pregustata solo con la morte che a tutti concede quella “benedetta tregua” che rimane in vita solo un grande immenso desiderio. Mi complimento Luigi per la tua sempre impeccabile scelta e interpretazione. Un grande abbraccio! ❤

Ad alta voce / En voz alta

«Io vulesse truvà pace»
di Eduardo De Filippo

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie, Gymnopedie N. 1 per due chitarre
Boris Bagger
Roman Hernitscheck


«Io vulesse truvà pace»
di Eduardo De Filippo

Io vulesse truvà pace;
ma na pace senza morte.
Una, mmiez’a tanta porte,
s’arapesse pè campà!

S’arapesse na matina,
na matin’ ‘e primavera,
e arrivasse fin’ ‘a sera
senza dì: « nzerràte llà »

Senza sentere cchiù ‘a ggente
ca te dice: « io faccio…, io dico »,
senza sentere l’amico
ca te vene a cunziglià.

Senza senter’ ‘a famiglia
ca te dice:« Ma ch’ ‘e fatto? »
Senza scennere cchiù a patto
c’ ‘a cuscienza e ‘a dignità.

Senza leggere ‘o giurnale…
‘a nutizia impressionante,
ch’è nu guaio pè tutte quante
e nun tiene che ce fà.

Senza sentere ‘o duttore
ca te spiega a malatia…
‘a ricett’ in farmacia…
l’onorario ch’ ‘e ‘a pavà.

Senza…

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e m’è dolce attendere quel giorno

M’è dolce immaginare che sarai il sorriso che m’attende
alla soglia del cielo, e le anime in eterna fusione
invaderanno giocose quella casa che ci attende da tempo
per riprendere dall’attimo in cui tutto s’è spento
e non c’è stata più luce, solo penombra nel cuore,
soffusa atmosfera invasa da eventi lasciati al caso,
pretesti per dire che vivo nonostante tutto il dolore.
Ma al cuore non la do a bere, lui sa che il tuo immenso vuoto
è spazio intatto non occupato nonostante ondivaghi percorsi,
la tua essenza unica è un urlo al miracolo per aver abbracciato
la mia vita, e già questo vale a tamponare ogni lacrima che scende
quando nostalgia si fa indecente. E m’è dolce attendere quel giorno.

-Daniela Cerrato

Hieronymus Bosch secondo Buzzati

sono attratta da tempo dalla particolarità delle opere di Bosch e questo racconto di Buzzati che ha connotati magici e incredibili è utilissimo per comprendere le infinite allegorie dipinte dal grande artista, effettivo anticipatore del simbolismo e surrealismo, una figura affascinante tuttora. Grazie, rebloggo con piacere

LibriPensieri

Hieronymus_Bosch_-_Death_and_the_Miser_-_Google_Art_Project Hieronymus Bosch – Morte di un avaro – 1494 – National Gallery of Art – Washington

Poiché mi ero sempre molto interessato del pittore Hieronymus Bosch, durante un viaggio in Olanda andai a visitare la sua città, cioè ‘s-Hertogenbosch, detta anche Bois-le-Duc, che noi chiamiamo Boscoducale. E qui l’albergatore, persona abbastanza colta, mi disse : “Se non altro per curiosità, signore, perché non va a trovare il vecchio Peter van Teller? È un tipo un po’ strambo, un orologiaio che vive di una piccola rendita dopo avere ceduto la sua bottega al nipote. Credo sia il decano di ‘s-Hertogenbosch. Per tutta la vita si è occupato di Bosch, è convinto anzi che Bosch sia un suo antenato da parte di madre. Su Bosch ha scritto anche un libretto, tanti anni fa, che a quei tempi fece un certo scandalo. Ha certe sue idee curiose. Chissà, un incontro potrebbe esserle utile…”…

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La Murgia, nel suo ultimo libro, a furia di giocare coi paradossi e sbertucciare i fascisti, finisce per mettere in luce tutte le colpe del sistema democratico — Pangea

avevo già gradito la presentazione del libro nel programma di Augias, dove mi è piaciuta molto nel difendere anche  le sfumature che le venivano contestate. Un libro che non mancherò di leggere presto anche grazie alla curiosità incrementata dalla recensione di Matteo Fais per Pangea che qui rebloggo.

 

Se c’è un errore che non si deve mai commettere è sottovalutare l’avversario. Questo dovrebbe essere per noi un maestro in negativo. La formazione delle nostre idee avviene anche, in buona parte, come antitesi al suo pensiero. Proprio per tal motivo, se si vuol imparare a pensare bene, bisogna scegliersi degli antagonisti intellettualmente validi. Fuor…

via La Murgia, nel suo ultimo libro, a furia di giocare coi paradossi e sbertucciare i fascisti, finisce per mettere in luce tutte le colpe del sistema democratico — Pangea

FERNANDO PESSOA – A VOLTE

“…E tutto è piogge che irrorano
foglie cadute che seccano”

Ad alta voce / En voz alta

FERNANDO PESSOA – A VOLTE
da:
Fernando Pessoa
IL MONDO CHE NON VEDO
POESIE ORTONIME
A cura di Piero Ceccucci
Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati
Postfazione di José Saramago
Testo portoghese a fronte

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie: Pièces Froides, Reinbert De Leeuw

Immagini di L.M.Corsanico

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A volte

Avolte fra il temporale,
quando ha già bagnato,
spunta un lembo di cielo,
di cui l’anima s’alimenta.

E a volte fra il torpore
che non è tormenta dell’anima,
spunta una specie di calma
che non conosce il languore.

E, sia nell’uno che nell’altro caso,
siccome il male fatto è fatto,
restano i versi che verso,
vino nella coppa del caso.

Perché veramente
sentire è così complicato
che solo ingannandosi
si crede che si sente.

Soffriamo? I versi peccano.
Mentiamo? I versi sbagliano.
E tutto è piogge che irrorano
foglie cadute che seccano.         …

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I tre miti – Nomadi , con la voce unica di Augusto Daolio

Quelli che son stati adolescenti insieme a me,
e di anni ne hanno almeno trentratrè,
avevano tre miti nel settanta o giù di lì:
il sesso, il socialismo ed il GT.

Magari la ragazza c’era chi l’aveva già
ma sogni rosa e petting a metà.
Il sesso quello vero era tutt’altro, era lontano,
Hugh Heffner o la storia di un mio amico.

Ma poi poco alla volta ce lo siamo conquistato,
i tabù infranti e c’è chi si è sposato.
Lavoro, figli, alcuni divorzio infine libertà
ma ormai fuori dal mito e fuori età.

E ritorniamo indietro a quei vent’anni o giù di lì,
vediamo la faccenda del GT.
Io fortunato ci son stato sopra a quell’età
perchè ad un mio amico lo comprò papà.

E dopo tanti anni ce l’ho avuto pure io,
un GT vero proprio tutto mio.
Magari certo è usato ed anche arrugginito
e soprattutto ormai fuori dal mito.

E c’è chi tra di noi ha abbandonato l’avventura
per noia, opportunismo o per paura.
E chi non l’abbandona ma non capisce cosa sia
per troppa fede o per poca ironia.

E c’è chi come me, tra sessantotto e masochismo,
è ancora lì che aspetta il socialismo.
Arriverà stiam certi, sarà euro- o dal volto umano,
speriamo che non sia di seconda mano

Autori: FRANCO CECCARELLI, MARCO DALLARI

la tua voce tra il silenzio

È una carezza amica
la tua voce calda,
se assente la immagino
schiarita da perifrasi,
spore che danno vita
e fertilizzano boschi
di silenzi uggiosi.
E se dal timbro
s’accende un lamento
che a strazio si mesce,
il fungo che nasce
non per cuore è alimento
ma velenosa materia
di certo riconducibile
a momentanea miseria
di uno spirito nobile
sfiancato dal tempo.
Ma sia sempre acuta,
mai venga a mancare
anche quando intona
canzoni tristi o amare.

– Daniela Cerrato

ho sensazione vaga che ci sia bromuro in ogni busta paga

Avanti popolo si va al lavoro per ingrassare le tasche loro,
tutti in colonna, è tassativo per mantenere lo stato attivo,
una vita senza prese d’aria soffocante come l’euphorbia
nessun aumento, guai agli errori, è un attimo esser cacciati fuori,
scioperare è bestemmia a priori, tanto non scuci un belino bucato
e pare quasi, oltretutto, che quel misero mensile sia rubato
dalle tasche di chi detiene i fili ed espatria il denaro
e va in tivù come opinionista a sgallettare tronfio nel coro
ma il filo non regge, anche il sindacato è servo baro,
il silenzio è opprimente, piegarsi  devastazione umiliante.
Tracima la rabbia e aumenta per mancanza di forza d’unione
per mutare con efficace mezzo l’ormai pietosa condizione.
Ho la sensazione vaga che ci sia bromuro in ogni busta paga.

– Daniela Cerrato