poesie di Silvano Agosti

L’inutile pianto d’amore

Sei entrata anche tu in me,

col bouquet

di tradimenti

e incertezze.


Amori, simili al nostro,

morti anzitempo,

crescono senza pleniluni.


Le promesse,

immobili tra le ombre,

si perdono nel buio.


Chi saprà ora

vestire di azzurro

le tue malinconie?

***

Il mese dell’anno che preferisco

Il mese dell’anno che preferisco

è il tredicesimo,

quello delle stagioni inesistenti,

quello in cui gli uomini,

incontrandosi, sorridono.

Il mese in cui il sole non tramonta

e gli sguardi si perdono

nell’orizzonte.

E per trenta candidi giorni

anche tu mi ami nel desiderio.

***

I bimbi e la pace

Voi che a tre anni,

siete maestri di pace

e gioite

solo d’esser vivi.


Chiedete il perché di ogni cosa

e allungate le mani a sfiorare il cielo

toccate e volete tutto.

Portate alla bocca le macchie di luce,

e gustate il mistero.


La pace nasce,

dove ogni desiderio

trova risposta

e quando ognuno

scopre la rarità del mondo.

***

Ah il mondo!

Se è vero
come dite
che il mondo è dolore e sofferenza
cosa sono i fiori di tiglio
e i nidi d’ape
e le foglie che rivelano il vento
e questo mio essere contento
solo di poter vivere e vedere

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Silvano Agosti nato a Brescia il 23 marzo 1938, è un regista, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia, filosofo, scrittore, poeta e saggista italiano. A 17 anni si diploma all’Istituto Magistrale e parte per Londra col desiderio di vedere la casa natìa di Charlie Chaplin. Rimane un anno in Inghilterra alternando i lavori più umili così pure per un anno in Francia e uno in Germania. Infine parte per un viaggio intorno al mediterraneo in autostop. Visita come un pellegrino medievale Grecia, Turchia, Siria, Libano, Gerusalemme, Egitto, Libia e Tunisia.

Nel 1962 si diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 1963 al ’65 segue un corso di perfezionamento all’Istituto di Stato del cinema di Mosca, dove si specializza in tecnica del montaggio e compie uno studio particolare sull’opera di Sergej M. Ejzenstejn dopo aver visitato le quindici repubbliche dell’Unione sovietica. Si stabilisce in seguito a Roma dove gira quasi tutti i suoi film e dove vive, gioca e lavora, dopo aver alternato viaggi in America e in India.

un brano che non ha perso smalto dal 1981

Still, by the windowpane
Pain, like the rain that’s falling
She waits in the air
Matte Kudasai
She sleeps in a chair
In her sad America

When, when was the night so long?
Long, like the notes I’m sending
She waits in the air
Matte Kudasai
She sleeps in a chair
In her sad America

She waits in the air
Matte Kudasai

She sleeps in a chair
In her sad America

la ballata della colomba, di Fazil Say

Fazıl Say (Ankara, 14 gennaio 1970) è un pianista e compositore turco.

Ha compiuto gli studi presso il Conservatorio di Ankara, in seguito si è perfezionato con David Levine all’Istituto Schumann di Düsseldorf e al Conservatorio di Berlino.
Nel 1994 ha vinto il Premio Young Concert Artists International Auditions di New York, inaugurando una brillante carriera internazionale. Suona con la New York Philharmonic, la Filarmonica di Israele, l’Orchestra Sinfonica di Baltimora, la BBC Philharmonic, l’Orchestre National de France, l’Orchestra filarmonica di San Pietroburgo.

È ospite regolare del Festival di Lucerna, del Klavierfestival Ruhr, del Rheingau Musikfestival, dei festival di Verbier, Bonn e Salisburgo. Ha tenuto recital nelle più importanti sale da concerto tra le quali il Concertgebouw di Amsterdam, la Philharmonie di Berlino, la Suntory Hall di Tokyo. Nel 2004 è stato in tournée mondiale con Maxim Vengerov. La passione per il jazz lo ha portato a fondare il Worldjazz Quartet, con il quale ha suonato a Saint-Denis, Montpellier, Montreux, Istanbul.

Fazil Say ha inoltre composto e registrato diverse opere: Black Hymns, scritti all’età di sedici anni; il Concerto per pianoforte, violino e orchestra, commissionatogli dai Berliner Symphoniker nel 1991; The Silk Road, presente in molti cartelloni della stagione 2003-2004; l’oratorio Nazim, commissionato del Ministero della Cultura Turca, su testi di Nazım Hikmet; il Concerto per pianoforte n. 3, eseguito in prima mondiale nel 2002 a Parigi con l’Orchestre National de Radio France Nel 2003 al Festival di Istanbul ha eseguito l’oratorio Requiem per Metin Altiok, davanti a oltre cinquemila persone. Attualmente è legato alla Naive con un contratto in esclusiva. Per la realizzazione di un cd con un recital bachiano e con Le Sacre du Printemps di Igor Stravinskij (in una riduzione del compositore per pianoforte a quattro mani) ha conseguito il premio Echo Klassik e lo Jahrespreis der Deutschen Schallplattenkritik.

Reblog: “Cristo fra i muratori”, o la bellissima ingenuità — dal blog Il rifugio dell’ ircocervo

Sul romanzo recuperato da Readerforblind di Pietro Di Donato e la vita degli italoamericani negli anni ’20

“Cristo fra i muratori”, o la bellissima ingenuità —

dall’album The Cure, 2004

Tomorrow I can start again
With back to earth and carry on
The same as I did yesterday
Yeah I’ll pick it up once more
And morning I’ll be onto it
From square on start and push it for a bit
Like I do everyday
I’ll get it down for sure

But tonight I climb with you
Tonight so high with you
Tonight I shine with you
Tonight I’m so alive with you

Tomorrow I’ll begin anew
With heavy head to hold it
As I do it all like yesterday
Yeah I’ll break it out again
And morning I’ll be there in time
For clock back move and make it for awhile
To get through everyday I’ll roll it out the same

But tonight I climb with you
Tonight-so high with you
Tonight-I shine with you
Tonight-I’m so alive with you

It’s always here and never there
With you it’s always here and never where
With you it’s always here and never how
With you it’s always here and always now

Tomorrow I will start again
With back to earth and carry on
The same as I did yesterday
I’ll pick it up once more
And morning I’ll be onto it
From square one start and “bit a for it push”
Like I do everyday I’ll get it down for sure

But tonight I climb with you
Tonight- so high with you
Tonight- I shine with you

Tonight

Reblog: “Madre giardino” — 𝑃𝑎𝑜𝑙𝑎𝑃𝑖𝑜𝑙𝑒𝑡𝑡𝑖❃

Mastice e sapone disegnano ali di farfalle improbabili. Chiuse mutue nei loro barattoli il sistema fa finta natura. Volano incaute e senza grazia, sbattendo la loro vita polverosa come tappeti pronti a perdere pezzi d’anima; contro il vetro che frantuma il cielo sulla terra, l’odore del muschio diventa sepolcro. Il verde è-stinto, lanugine esplosa senza […]

“Madre giardino” — 𝑃𝑎𝑜𝑙𝑎𝑃𝑖𝑜𝑙𝑒𝑡𝑡𝑖❃

visione senza drone

Il suolo è mondiale Babele 
vento di estinzioni remote,
presenze di orme assassine
sfilano a tracciare futuro.
Chiari i passi dei figli grati
riconoscibili al passaggio
con lieve impronta. Ma l'onta
spregevole d'umana razza
si smaltirà con l'autoestinzione
nessuna alternativa è prevista.
I devoti alla Terra figli di Ombre Rosse
furono il senno gettato nelle fosse
l'unico meritevole di preghiera.

Daniela Cerrato

auguri e considerazioni aliene

A dire il vero da un bel po’ di decenni c’è poco da festeggiare del contesto storico mondiale-nazionale che influenza pesantemente le vite delle piccole formichine nate con l’input ribonucleico di essere operose e obbedienti alle regole. Regole imposte ab secula seculorum su ogni aspetto dell’esistenza umana con l’unico fine di sfruttare braccia e tasche umane; anche le feste “comandate” da osservare fingendo credenze divertimento e un’attesa spasmodica di dare il botto in culo all’anno vecchio per accorgersi dopo l’epifania che nulla è cambiato se non in peggio. Ogni volta la stessa solfa, un anno in più da definire “ormai passato” che ha lasciato tutto il suo peso sul futuro collettivo (tranne i soliti noti…), con un occhio dolentissimo sulle nuove generazioni. Non mi sento di festeggiare alcunchè, non è stato migliorato alcun aspetto del benessere collettivo, anzi, sappiamo bene i disastri che ci sono capitati ( chissà quando li smaltiremo) e cosa stanno macchinando proprio in questo periodo in cui ci vogliono rincitrulliti e impegnatissimi a tagliare panettoni, rinnovare abbonamenti tv del Calciointergalattico, preparare zamponi e lenticchie e agitare atmosfere di gas in bottiglie sprecate per metà; l’usanza di tramutare magnum di spumante in estintori per i roghi di qualche idiota che ha visto troppi lanci da Cape Canaveral e ha comprato un arsenale di fuochi d’artificio da far saltare i timpani a un paio di quartieri. Che volete che vi dica, io sto coi marziani, forse cinici ma realisti. Buon pro-seguo a tutti, se saranno rose ci pungeremo! a leggerci nel 2022 👽👽

reblog: la vera rivoluzione

Pubblicato il da Ghostblog

La felicità è la vera rivoluzione. L’amore vero nasce da lei. L’unico nemico da sconfiggere è la paura, l’unico ostacolo. Ed è adesso che possiamo farlo, nel mezzo dello smarrimento, dello sbigottimento, dell’assedio del terrore sconosciuto, dell’angoscia. Adesso è l’ora, mentre la morte si aggira trionfante e le cagne raminghe frugano nei cimiteri tra le ossa, e l’upupa fa il nido nel teschio.