reblog: 8 ball eyes

Born again

Parlami di una storia
purezza dello stagno
suono di fresco
giornata assetata
di ombre e di luci

della fatica dei passi
del gigante e delle sue vertigini
dell’edera e dei rovi
senza spine nè serpi

odo

Primavera capricciosa
nascono muse e ninfee
gemme adornano gli occhi
i fiori novelli e quelli non nati
sabbia tiepida al tramonto

scrollo il capo volto all’infinito
e la pioggia è passata

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dialetti

Perle di terra coltivata
retaggio di bauli aperti
a ogni corredo tramandato.
Mogli buoi e paesi tuoi,
l’almanacco lunare, il frate
nel letto, rame da lucidare,
lavanda da essicare.
L’italiano? lingua estera!
Quelli di città mica sanno
che tutto viene a taglio
anche le unghie a pelar l’aglio.
La traduzione perde colore
il dialetto ha più spessore,
ora il linguaggio è globale
ha passaporto, fa ampi voli
stravolge il devoto oli.
Triste dimenticare radici
di arcaiche voci genitrici.

-Daniela Cerrato

lo sconcio

Coniugando privati desideri

farsi palpare seni e natiche

non è oltraggio nè peccato,

sconcio è farsi toccare

nei segreti più intimi

permettere il furto di un passato

reliquia, aprire il tabernacolo

dei sogni e idolatrati affetti,

sporcare candori sepolcrali

laddove I fiori non sono

di Baudelaire e si scaldano

al calore più sacro della vita.

– Daniela Cerrato

reblog: ANNI FA COME OGGI

massimobotturi

Quanto mi dura la mano tua alla guancia
mi pare nata lì da cent’anni, così calda
sospinta da un amore improvviso.
Sono cose
che impari con l’età e il turbamento
col cuore malandato ma ancora pronto.
Cose
che a dirle non fa mica giustizia.
E allora taci, ti gonfi il petto come le rane
e benedici, ogni granello santo di vita che ti preme.
Disteso, con un’ostia da fare
sto qui in ombra.
Mi pare solo adesso di appartenere al mondo.

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Poesie di Roberto Ingle

Questo vento sulla schiena

è lo stesso dei cortili di oratorio

sopra i campanili,

bimbi a primeggiare già d’allora

mi piaceva essere l’ultimo .

Cercavo lo stupore.

Al massimo trovavo

luce negli occhi.

Oggi ho imparato a

distinguere

prosa da poesia

ma non mi sento un uomo migliore.

Aspetto ancora un abbraccio di stupore

ma lui non mi trova mai.

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Tutti quei fiori

quegli alberi

quelle montagne,

come ti stanno bene addosso.

Ci sono radici che non muoiono mai.

Tu sei quella terra.

Vorrei condurti a vedere

gli spazi infiniti

tra inverni e primavere

tra ulivi e querce in fiore.

La pace dell’erba.

Tu sei quella terra.

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Mi trovo nel mio quartiere popolare, ho dodici anni

forse non sono ancora nato.

Indosso stivaletti bianchi in vernice che so di amare una volta vivo.

Mi prenoto l’esistenza.

A sedici anni scrivo poesie sui muri.

A venti organizzo matrimoni al cimitero.

A quaranta decido

di sorprendermi,

come la luce all’uscita dalle gallerie.

Solo al buio si è felici.

La felicità è vedere le pecore volare.

Forse sono pazzo.

Essere pazzo è la mia preoccupazione minore.

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Conosco un diavolo

orfano di genitori

incline alla poesia

ambiguo,

mi sorveglia quando scrivo.

Mi elogia di oscurità

scrivo bene di morte

dice.

Mi invita al banchetto delle salme.

L’ultima cena.

Non gli basta massacrarmi,

sul cadavere vuole infierire.

È un diavolo dilettante

non sa i miei orgasmi nel morire.

poesie scelte dalla sua pagina fb https://www.facebook.com/roberto.ingle