Discorso alla gioventù – [da “Il più e il meno”, Erri De Luca]

Quando leggo De Luca mi sento inevitabilmente trascinata dalla sua scrittura incisiva e scorrevole,ma soprattutto dalla sua capacità di trasmettere ricordi sensazioni visioni in modo da far sentire il lettore parte integrante del racconto…scrive col cuore ,si sente e mi piace proprio per questo.

Adorazione dei Magi

questi splendidi capolavori ricordano come alcuni maestri della pittura italiana hanno rappresentato l’Epifania.Grazie al blog di Michelangelobuonarrotietornato.

Michelangelo Buonarroti è tornato

Fra un discorso e l’altro siamo giunti alla vigilia dell’Epifania. Per festeggiare il giorno dedicato all’arrivo dei tre Re Magi alla grotta di Gesù Bambino vi propongo alcune delle più famose adorazioni realizzate dai più grandi artisti di tutti i tempi.

Io non dipinsi né scolpii questo soggetto. chissà, forse mi sarà mancata la voglia o la commissione, fatto sta che adesso vi propongo le opere di altri. Dato che oggi mi sento buon e in vena di far festa, includo nella lista anche quella che iniziò a realizzare quell’antipatico e superbo di Leonardo. Sì, proprio quel tale che denigrava la scultura elevando a arte suprema la pittura! Eh, a lui scalpello e martello non andavano a genio: mica poteva impolverarsi tutto lavorando. Voleva far la bella vita il signor Leonardo, abbigliato come un sovrano e se avesse potuto imbellettato come una gentil dama.

Metto subito da parte le divagazioni…

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Tutto vola via…

Volan  via un pensiero un progetto
la speranza,un’idea,un bigio sospetto
embrioni sbocciati dal cervello mai spento
cui sfuggono idee, bollicine nel vento

Vola lesto il tempo guerriero vincente,
non c’è via di scampo lui corre indecente
sfumando un palpito che tener si vorrebbe
emozione vibrante, rara e lenta già crebbe.

Vola via tra le stelle la brevità della notte
seducente e ribelle i bei sogni s’inghiotte
liberandoli in nuvole dalle forme più strane
perle bianche che del cielo poi diventan collane

volan alti gli stormi di uccelli migranti
e vorrei anch’io condurmi con ali fruscianti
verso terre più amene,ove del sole l’ardore
allontana le pene,anche quelle d’amore.

Vola via un sorriso raccolto per strada
come fiore di campo che all’animo aggrada
ripensato in istanti per orgoglio dell’io
sino a che solitario si dilegua in oblìo.

S’invola nel blu il palloncino giallo di un bimbo
col naso all’insù lo insegue verso il placido nembo
mongolfiera piccina sfuggita presto di mano
viaggia ora leggera verso un punto lontano.

Vola via fanciullezza ingenua e innocente
per far posto a scaltrezza di canuto sapiente
che melanconico cede ai rigori più seri
rievocando soddisfatto il monello di ieri.

Così pure è volato sino alla quarta stagione
l’anno vecchio dileguandosi, e per congiunzione
lascia gioie e dolori sulla via del passaggio
ma fa spazio al novello che ci auguriamo più saggio.

Daniela,gennaio 2016

Foto di Tiferett, “vola via”

vola via Tiferett

Prontuario per il brindisi di capodanno (Erri de Luca)

Con questa poesia di Erri de Luca saluto tutti voi amici del blog, augurando un sereno anno nuovo con la speranza che sia costruttivo per una migliore convivenza tra i popoli e una più equa qualità di vita per tutti.
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Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

Prontuario per il brindisi di capodanno è tratta da L’ospite incallito, Einaudi 2008.

 

Seppellite il mio cuore a Wounded Knee

Proprio perchè son troppo pochi coloro che denunciano e richiamano vergogna e giustizia su questa carneficina rebloggo l’articolo per mantener vivo il ricordo di una etnia che aveva molto da insegnare e che è stata sterminata con una crudeltà e una barbarie disumana.E ricordiamo anche che dopo così tanti anni sono ancora oggi oggetto di maltrattamenti discriminazioni e soprusi. Grazie per il post,grazie a coloro che lo condivideranno.

A tal proposito invito a leggere anche l’interessante articolo di Indianalakota al seguente indirizzo: https://phehinothatemiyeyelo.wordpress.com/2015/12/29/29-dicembre-1890/comment-page-1/#comment-3659

 

Lev Tchistovsky (1902-1969) pittore russo

Tra la folta schiera di  artisti russi mi sono imbattuta in questi giorni in un’opera di Lev Tchistovsky che mi ha incuriosita così ho cercato notizie su questo pittore del primo novecento prima a me sconosciuto.
Lev Tchistovsky nacque nel 1902 a Pskov,in Russia. Nel 1924 terminò gli studi all’Accademia di Belle Arti di Leningrado.
Lasciò l’Unione Sovietica nel 1925 e per due anni studiò presso la Reale Accademia di Belle Arti di Roma dove incontrò Irene Klestova, che divenne  sua compagna fino alla morte.
Nel 1926 la coppia si stabilì a Parigi e apri uno studio. Tchistovsky evitò però di lasciarsi coinvolgere dalle tendenze pittoriche che erano comparse negli anni venti tra Montparnasse e Montmartre, concentrandosi invece sulla pittura classica;per questo motivo lo storico dell’arte Lukomskij lo definì “un’autentico resistente”.
Con i suoi nudi sensuali raggiunse una perfezione notevole, ma aveva
anche una predilezione per ritratti di celebrità,nature morte e scene
mitologiche.
Per dipingere i fiori si ispirò al  bellissimo giardino con serra
nella sua residenza estiva di Cenevieres nel sud della Francia dove
coltivò splendide orchidee.
I dipinti di Tchistovsky hanno raccolto una forte richiesta da gallerie francesi, inglesi e americane e il suo talento gli è valso ottimi riconoscimenti : uno dei suoi grandi acquerelli e due dei suoi dipinti sono stati accettati dal Museo russo di Leningrado,e un’altro dalla Galleria Tretiakoff a Mosca.
Un suo acquerello che ritrae Suzy Solidor è esposto nel Castello di
Cagnes sur Mer e alcuni altri dipinti presso il Museo di Villefranche de Rouergue vicino Cenevieres,luogo in cui morì nel 1969.

Lev TCHISTOVSKY ~ flowers

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Lev Tchistovsky

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LEV TCHISTOVSKY (RUSSIAN 1902-1969)_4

Bottoni bianchi

Mi arrendo ai piedi dolenti
e sfinita dopo tanto cammino
mi lascio cadere prona
sulla coltre di fiori bianchi,
col naso sui petali
d’innocenti margherite.
Il profumo è il solito
dell’erba fitta
che incornicia e contrasta
questa magica pennellata
di bianchi bottoni
sobri e carezzevoli,
oltre i quali lo sguardo
indaga sulla continuità
del verde disteso.
Le numerose sfumature
s’incrociano con poche tinte
sotto un cielo grigiastro
apparentemente monotono,
e mentre seguo con gli occhi
la strada sinuosa
che si perde a vista,
apprezzo la solitudine del luogo
trasformata in quiete.
Non conosco il percorso
che porta al traguardo
ma credo sia meglio
terminare la sosta;
con la mano aperta
carezzo una scia di pratoline
e mi riavvio
prima che giunga il buio.

Daniela,dicembre 2015

 

 

 

Saffo–Ode della gelosia (FR 2 D.)

Sisohpromatem (Marco Vignolo Gargini)

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ἔμμεν’ ὤνηρ, ὄττις ἐνάντιός τοι

ἰσδάνει καὶ πλάσιον ἆδυ φονεί-

σας ὐπακούει

καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ’ ἦ μὰν

καρδίαν ἐν στήθεσιν ἐπτόαισεν·

ὠς γὰρ ἔς σ’ ἴδω βρόχε’, ὤς με φώναί-

σ’ οὐδ’ ἒν ἔτ’ εἴκει,

ἀλλά κὰμ μὲν γλῶσσα <μ’> †ἔαγε†, λέπτον

δ’ αὔτικα χρῷ πῦρ ὐπαδεδρόμηκεν,

ὀππάτεσσι δ’ οὐδ’ ἒν ὄρημμ’, ἐπιρρόμ-

βεισι δ’ ἄκουαι,

κὰδ’ δέ ἴδρως κακχέεται, τρόμος δὲ

παῖσαν ἄγρει, χλωροτέρα δὲ ποίας

ἔμμι, τεθνάκην δ’ ὀλίγω ‘πιδεύης

φαίνομ’ ἔμ’ αὔτᾳ.

traduzione di Marco Vignolo Gargini

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quattro poesie di Guido Oldani

rebloggo questi versi che denunciano il mutar di questo mondo con le sue contraddizioni e il suo degrado

gusci di noce - blog di poesia (di Sergio Pasquandrea)

Cravatte

come cravatte rosse verso il cielo
si affacciano le fiamme al davanzale
incartando i gerani con il fumo.
e un camion grosso con la pancia d’acqua
alza la gamba posteriore e spegne
e hanno salvato il gatto per fortuna
la vecchia no, faceva grida indegne.

* * *

Le guardie

si mormora che alcune forestali,
un po’ come caino con abele,
se l’incendino i boschi ai litorali.
invece in mezzo ai valichi di neve
portava grappa appesa al sottogola
il sanbernardo bianco per soccorso,
ma era solo un cane e non fa scuola.

* * *

Il sorpasso

il lambro fiume senza un coccodrillo
dove tranquillo m’immergevo intero,
sull’acqua si può quasi camminare.
vogano in questa come se in volata
venendo ognuno giù da chi sa dove
e un fiasco in curva supera un coperchio
e un terzo affonda, capita se piove.

* * *

La lavatrice

la centrifuga…

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