Paure da sfatare

Le nostre paure
sono ospiti ingombranti
che ci seguon dall’infanzia
ereditate o maturate col tempo
risibili inezie
o cicatrici importanti
di episodi passati.
Ricorrenti o saltuarie
si manifestano in cupe ombre
al buio,in loco angusto
tra la folla,in solitudine
di fronte a ragni serpi
topi anfibi vermi
pipistrelli o bacarozzi
rifiutati dall’inconscio,
e poi timori incontrollabili
di volare, dell’altitudine
del vuoto foss’anche un buco.
Batticuori ed ansie
si alimentano ogni volta
che si affronta l’ignoto,
la paura del futuro
e delle sue incognite.
Frequente è l’angoscia
dell’immaginario Argante
che coglie un po’ tutti
quando per psicosi o empatia
raccogliamo mali altrui
facendoli nostri
ed esasperiamo disturbi
banali e transitori.
Difficile è disfarsene,
dovremmo scrollarci di dosso
le tante insicurezze
come fa il cane
quando s’asciuga il manto,
ma siamo umani
con le nostre debolezze
e qualcuna di esse
come spilla appuntata all’abito
simpaticamente ci diversifica
anche se agli occhi
di chi meno ci conosce
sembriamo rocce.

Daniela,febbraio 2016

Nell’mmagine: Sanro Vacchetti,”Figura di donna spaventata da un topolino” -anni ’30

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Ivan Generalic (1914-1992),quando la terra è magia

Ivan Generalic,adamo ed evaSono decisamete ammirevoli e di grande impatto le opere naif di Ivan Generalic (1914-1992) artista croato autodidatta.Iniziò ad esprimere la sua vena artistica con semplici immagini impresse a matita su sacchi di carta,poi nell’estate del 1930 Krsto Hegedusic noto pittore accademico e professore all’Accademia delle belle Arti a Zagabria,mentre passava le vacanze a Hlebine, conobbe per caso il giovane contadino Ivan e si accorse subito del suo talento straordinario.I suoi disegni erano già da allora un dialogo delicato e profondo tra uomo e natura. Appena un anno dopo il giovane Ivan diventò un pittore straordinario apprezzato alla mostra “Terra” a Zagabria del 1931.
Generalic non si è mai allontanato dal suo luogo di nascita vicino a Hlebine,tranne che per una breve trasferta di qualche mese a Parigi. E’ stato sempre questo piccolo paese ad ispirarlo più volte e tramite le opere ad esso ispirate l’artista ha evocato la sacralità della terra.
Varie son state le tecniche pittoriche ,dalla pittura su vetro a quella su tela,con acquerelli su carta, e poi a olio su tela e legno. Ha sempre utilizzato una tavolozza a tinte forti sia per i tramonti che per le albe, i coralli le foglie e le colline innevate. Nel bellissimo dipinto Adamo ed Eva, il concetto di paradiso terrestre è espresso attraverso un semplice contrasto di stagione. La coppia nuda infatti è sulla neve mentre il paesaggio sullo sfondo è estivo.Il suo pensiero è malleabile come la vita che può essere raccontata in una miriade di modi e tonalità, prospettive e sfumature. Fedele al suo stile pittorico non ha mai seguito una tendenza particolare.
Alcuni critici d’arte hanno insistito sul fatto che stava copiando scene contadine di Bruegel. “Ma chi è questo Bruegel?” Quando seppe chi era Bruegel,Generalic rispose loro: “E ‘possibile che il mio mondo sia uguale al suo, ma i nostri modi di rappresentarlo sono completamente differenti. Le forme e le persone non sono le stesse, ma il mondo che viene fuori attraverso loro è molto simile,poichè le loro vite sono simili,nascono ,lavorano,s’innamorano e muoiono.” Per Ivan Generalic, come per il suo grande predecessore olandese del XVI secolo, la Madre Terra che abbraccia le semplici cose della vita è magia in se stessa.

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Paese muto

Sui deboli colori del cielo
contrastano scure e sinistre
fotogeniche sagome scheletriche
nella fredda domenica
per metà uggiosa,
mentre la foschia
confonde in lontananza
paesi che all’orizzonte
paiono copie ripetute
di collina in collina.

Solitario cammina sul sagrato
un’anziano parroco
col brevario tra le mani
corvino nell’abito
come nello sguardo,
che in un’attimo scompare
infilando un’ingresso,
altra anima non s’intravede
neppure dai velati vetri
di finestre basse sulla via.

Sorprende l’inatteso coprifuoco
ma immagino per contro
una vita scoppiettante
dietro i vecchi muri
di case centenarie
dalle ringhiere merlettate
dove anche i gatti
si sono rintanati
alla ricerca di un calore
che fuori non appare.

Dopo percorsi indisturbati
intervallati da pochi scatti
tra dettagli e panorami
la curiosità viene meno
per questo borgo spento,
saluto il simpatico meticcio
che allertato dalla mia presenza
abbaia per dovere,
ricopro l’obbiettivo
e mi rintano anch’io.

Daniela,gennaio 2016

Foto personale

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A briglia sciolta

Sbriglio i sogni
e lascio che fuggano
dalla prigionìa della mente,
come mustangs al galoppo
che recano in groppa
parte dell’anima mia ribelle
indomabile e fremente
agognante evasione
da ristrettezza
spazio-temporale.
Li lascerò correre
all’impazzata
senza esitazioni nè soste,
dritti verso la libertà
senza una meta, verso l’infinito.

Daniela,gennaio 2016

Immagine da web rielaborata

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Discorso alla gioventù – [da “Il più e il meno”, Erri De Luca]

Quando leggo De Luca mi sento inevitabilmente trascinata dalla sua scrittura incisiva e scorrevole,ma soprattutto dalla sua capacità di trasmettere ricordi sensazioni visioni in modo da far sentire il lettore parte integrante del racconto…scrive col cuore ,si sente e mi piace proprio per questo.

Adorazione dei Magi

questi splendidi capolavori ricordano come alcuni maestri della pittura italiana hanno rappresentato l’Epifania.Grazie al blog di Michelangelobuonarrotietornato.

Michelangelo Buonarroti è tornato

Fra un discorso e l’altro siamo giunti alla vigilia dell’Epifania. Per festeggiare il giorno dedicato all’arrivo dei tre Re Magi alla grotta di Gesù Bambino vi propongo alcune delle più famose adorazioni realizzate dai più grandi artisti di tutti i tempi.

Io non dipinsi né scolpii questo soggetto. chissà, forse mi sarà mancata la voglia o la commissione, fatto sta che adesso vi propongo le opere di altri. Dato che oggi mi sento buon e in vena di far festa, includo nella lista anche quella che iniziò a realizzare quell’antipatico e superbo di Leonardo. Sì, proprio quel tale che denigrava la scultura elevando a arte suprema la pittura! Eh, a lui scalpello e martello non andavano a genio: mica poteva impolverarsi tutto lavorando. Voleva far la bella vita il signor Leonardo, abbigliato come un sovrano e se avesse potuto imbellettato come una gentil dama.

Metto subito da parte le divagazioni…

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Tutto vola via…

Vola via un pensiero un progetto
la speranza un’idea un sospetto
embrioni di un cervello mai spento
cui sfuggono idee, bollicine nel vento

Vola lesto il tempo guerriero vincente,
non c’è via di scampo lui corre indecente
sfumando un palpito che tener si vorrebbe
emozione vibrante, rara e lenta già crebbe.

Vola via tra le stelle la brevità della notte
seducente e ribelle i bei sogni s’inghiotte
liberandoli in nuvole dalle forme più strane
perle bianche che di cielo  diventano collane

volan alti gli stormi di uccelli migranti
io pure vorrei trasferirmi con ali fruscianti
verso terre più amene,ove del sole l’ardore
allontana le pene,anche quelle d’amore.

Vola via un sorriso raccolto per strada
come fiore di campo che all’animo aggrada
ripensato in istanti per orgoglio dell’io
sino a che solitario si dilegua in oblìo.

S’invola  il palloncino giallo di un bimbo
all’insù lo insegue verso il placido nembo
mongolfiera piccina sfuggita presto di mano
viaggia ora leggera verso un punto lontano.

Vola via fanciullezza ingenua e innocente
per far posto a scaltrezza di canuto sapiente
che melanconico cede ai rigori più seri
rievocando soddisfatto il monello di ieri.

Così pure è volato sino alla quarta stagione
l’anno vecchio dileguandosi e per congiunzione
lascia gioie e dolori sulla via del passaggio
ma fa spazio al novello,  ce lo auguriamo saggio.

Daniela,gennaio 2016

Foto di Tiferett, “vola via”

vola via Tiferett