Scie di meraviglia

Evoluzioni della mente,
sinapsi vorticose
percorrono spire di spazio
in caleidoscopici colori,
luci ed ombre in sequenza
creano quantità d’immagini
d’iridescente bellezza
in veloci successioni
da cogliere in un baleno.
Realtà e fantasia
miscelate in fretta,
forme cangianti
che mutano d’aspetto
e sfrecciano via
lasciando scie di meraviglia.
Daniela,2015

Astrazione, foto di Kalosf , che ringrazio

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Melodie vagabonde

Non dà voce a storie
nè a personali traversìe,
siede or qua or là
con una tastiera vagabonda
sua leale voce amica.

Volto rude,sguardo burbero
non si sa da dove viene
nè il suo domani quale sarà,
inquilino delle strade
in cui spezza frenesie.

Tra la folla indifferente
un cenno di consenso,qualche moneta,
finchè stanco di stanziare
trasferisce melodie
in altro borgo, e così via.

Riprendendo a pigiar tasti
accenna una smorfia malcelata;
quanta strada in quelle suole,
a loro spetta raccontare
la sua storia,il suo pensiero…

Daniela,2015

Photo by Michal Koralewski

Michal Koralewski

Viaggiando nel tempo con le foto di Captain Linnaeus Tripe

Al Victoria and Albert Museum di Londra è in corso una mostra di fotografie scattate da Captain Linnaeus Tripe (1822 – 1902) britannico,conosciuto per le sue fotografie di India e Birmania, scattate nel 1850. Questo nome mi ha incuriosita ,così con una piccola ricerca ho scoperto delle vere meraviglie, che anche se in bicromia,hanno un’interesse e un fascino accattivante.Per chi volesse conoscere la biografia di questo artista dell’immagine può visitare il sito: https://en.wikipedia.org/wiki/Linnaeus_Tripe
Io mi limito a postare alcune delle sue foto che danno un’idea precisa della sua bravura.
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Linnaeus Tripe, ‘The East Gopuram of the Great Pagoda’, 1858. © Victoria and Albert Museum, London

2007BL8865_linnaeus_tripe_court

Linnaeus Tripe, ‘The Sessions Court’, 1858. © Victoria and Albert Museum, London

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‘The Octagon at the Taj Mahal’, by John Murray, 1875.© Victoria and Albert Museum, London

tripe

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Appartenenza

Quanta strada percorsa
e altra mi attende
tra passi grevi e lenti
in questo esodo costretto
sofferto quanto ingiusto.
Il bagaglio è poca cosa
rispetto al fardello del tempo,
che inesorabile passa
marcando le rughe del cuore
senza riscattar giustizia.
La meta è sconosciuta,
mi guida il cielo
in questa parte di mondo
spesso dimenticata,inappetibile
a chi è affamato di denaro.
Ma ho in me la ricchezza
che nessun tesoro pareggia
l’amore per la terra
in cui ho pianto bambina.
Lacrime che si protraggono.
Daniela C. ,2015

Foto di F.Milanese,”Tibet”

Ilford HP5 400
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