E ora la quiete

Mare finalmente calmo
come l’animo dopo una tormenta
in uno stadio di ritrovata quiete
anche se in cielo si scorge ancora
qualche nuvola grigia sospesa
e lentamente i ricordi si allontanano
galleggiando sull’acqua che tutto trascina
come barche vuote mosse verso la deriva.
Ecco, già si intravedono grandi squarci di sereno.
Daniela,2015

 

 

Annunci

L’incanto di una rosa

Questi versi sono nati  osservando uno scatto fotografico di  Paul Militaru , sempre alla ricerca di splendidi dettagli che la natura offre ai nostri occhi.

Nivee o dorate
rosate o aranciate
delicate sfumature
sui vellutati petali
morbidamente curvati
ormai schiusi
dal compatto bocciolo
scrigno di profumo
inconfondibile.
Quando arrossiscono
o di corallo si vestono
son chiaro simbolo
del più romantico amore
premurose ritraggono
i pungenti aculei
annullando ogni difesa.
Daniela,2015

Photo by : Paul Militaru http://photopaulm.com/

orange-rose

Abbas Kiarostami (Teheran, 1940)

Abbas Kiarostami (Teheran,  1940) è un regista, sceneggiatore, montatore, poeta, fotografo, pittore e scultore iraniano.Nato a Tehran, in Iran, dopo aver vinto un premio di pittura all’età di diciotto anni, si laurea all’università di Belle Arti della sua città e prima di intraprendere la carriera di regista, lavora come graphic designer nella pubblicità e nell’illustrazione di libri per bambini. Proprio quest’ultimi diventeranno infatti protagonisti pressoché costanti di molte sue pellicole e la delicatezza e il rispetto usato da Kiarostami nel dirigerli, diverrà quasi un suo marchio di fabbrica. Da grafico pubblicitario gira, nella metà degli anni sessanta, più di 150 spot per la televisione di Stato. Nonostante le varie vicissitudini vissute dal suo paese, compresa la Rivoluzione del ’79, decide ugualmente di rimanere in Teheran e superata la trentina decide di intraprendere la carriera cinematografica. I suoi esordi riguardano per lo più cortometraggi ispirati al cinema Neorealista italiano. Il suo primo lungometraggio di rilievo s’intitola Il viaggiatore, girato nel 1974, dove il protagonista, un piccolo adolescente, cerca in tutti i modi di procurarsi un biglietto per vedere allo stadio la partita della nazionale a Teheran. Una costante, nella sua carriera sarà sempre la direzione di documentari, spesso a sfondo didattico, negli anni ottanta girerà infatti numerosi cortometraggi a sfondo educativo. Nel 1997 ha vinto la Palma d’oro per il miglior film con Il sapore della ciliegia. Nel 2005 ha diretto un episodio di Tickets assieme ad Ermanno Olmi e Ken Loach.Ha anche pubblicato dei libri di poesie che richiamano nella struttura gli haiku giapponesi, si tratta di poesie di pochi versi e senza rima. In essi spesso rappresenta la vita quotidiana, piccoli frammenti di normalità guardati con lo stupore di un bambino. Sue raccolte sono “Con il vento” (2001) e “Un lupo in agguato” (2003).(BY WIKI)

“Nessuno odora
i fiori del deserto
nessuno li coglie
nessuno li vende
nessuno li compra”

— Abbas Kiarostami

 

 

Louis Anquetin (Étrépagny, 26 gennaio 1861 – Parigi, 19 agosto 1932)

Louis Anquetin (Étrépagny, 26 gennaio 1861 – Parigi, 19 agosto 1932)
Visse e operò nel periodo delle grandi innovazioni in una Parigi in fermento,dove si trovò a finaco di artisti come Lautrec, Van Gogh ed Emile Bernard di cui divenne grande amico.Nel 1882, arrivò a Parigi dove iniziò a studiare arte presso lo studio di Léon Bonnat e fu qui che incontrò Henri de Toulouse-Lautrec con cui si trovò
subito in sintonia.Poi si trasferì nello studio di Fernand Cormon, dove fece amicizia con Émile Bernard e Vincent van Gogh.Intorno al 1887, insieme a Bernard sviluppò uno stile di pittura che utilizza spazi di colore piatto e denso e contorni neri. Questo stile, chiamato “cloisonnisme” è stato ispirato da due vetrate e giapponesi ukiyo-e.
Un esempio di questo particolare stile si può osservare in “Avenue de Clichy: alle cinque di sera”, che si dice abbia ispirato Van Gogh nel suo famoso dipinto “Café Terrace di notte”.Verso la fine della sua carriera si deicò a studiare i metodi dei vecchi classici come Rubens su cui scrisse un libro pubblicato nel 1924.
Illustrò anche per giornali,per il teatro ,si occupò di design e di arti decorative,compresa una progettazione per la tessitura di un’arazzo per Gobelins e Beauvais.

Louis Anquetin (1861-1932), Albert Grenier, 1889

Louis Anquetin (1861-1932), Albert Grenier, 1889 10922454_10203004867829020_5979921062087997655_n

Louis Anquetin – Femme Nue Assise

10363607_10203004869069051_8806074515957197300_n

Anquetin In the Street, c. 1890

10934061_10203004898789794_658053407114934650_n

Anquetin woman with Hat, 1890

Leggo e mi emoziono…

La lettura è un toccasana
distrae da personali monotonie
porta oltre i propri confini
fa sognare,immaginare,
tiene compagnia in un mistico silenzio
carico di riflessioni e viaggi della mente
ci spinge ad interagire inciositi
coi protagonisti delle storie.
Senza limiti di tempo di spazio
come in una macchina del tempo
attraversiamo le loro storie
avvincenti,eccitanti,
tristi o gioiose
di profondo pathos che ci avvolge,
ne diventiamo schiavi
fino all’ultimo rigo.
E quasi di sorpresa
dopo diverso tempo
riprendiamo il libro dallo scaffale
e ci tuffiamo nuovamente
in quella storia così toccante
per rinnovarne le insite emozioni
o cercare altre chiavi di lettura
che ci erano sfuggite.
Le emozioni sono infinite.
Daniela 2015

 

 

Breve storia del vetro

I più antichi reperti archeologici di paste vitree risalgono approssimativamente al IV millennio a.C. e sono stati rinvenuti in un’area geografica che va dal bacino mesopotamico all’Egitto.Tali reperti sono costituiti da anelli, perline, sigilli, intarsi e placche, e ciò sta a dimostrare che le più antiche tecniche di lavorazione permettevano solamente la produzione di oggetti di piccole dimensioni, per lo più destinati ad usi rituali o creati per scopo ornamentale.
A quanto sembra, nei primi tempi della lavorazione, la rarità dovuta alla difficoltà della produzione, faceva considerare il vetro come un materiale prezioso al pari di gemme e pietre dure, con le quali si realizzavano i gioielli.
In generale nell’età del bronzo, il vetro rimase un materiale raro e costoso e probabilmente la produzione era solo ed esclusivamente sotto il patrocinio del re o della classe aristocratica e l’arte vetraria era considerata frutto dell’abilità ma anche della magia e del potere occulto.
Attorno al 1200 a.C., molti dei principali centri di produzione furono distrutti da guerre, carestie ed invasioni barbariche.La ripresa avvenne nel X secolo a.C., con una vigorosa fioritura di arti e mestieri, compresa l’arte vetraria.I centri di produzione rimasero sempre quelli della Mesopotamia, dell’Egitto e della Siria, ma le tecniche subirono innovazioni tali da permettere la produzione di nuovi oggetti anche cavi. Inoltre le migrazioni verso ovest, degli operai del Mediterraneo orientale, diffusero le tecniche di produzione presso le culture dell’età del ferro della Jugoslavia, dell’ Austria meridionale e dell’Italia, ma nonostante i centri vetrari fossero aumentati, il numero di oggetti prodotti si mantenne basso.Le ampolle, in particolare, fabbricate con la tecnica del nucleo friabile, furono gli oggetti caratteristici di questo periodo.
Durante l’età ellenistica vi fu un nuovo incremento dei commerci a lungo raggio e le industrie iniziarono a produrre, su larga scala, oggetti di lusso e di uso comune. La manifattura del vetro visse un periodo di prosperità, diffondendosi in tutto il Mediterraneo.
Nell’ età augustea la manifattura del vetro, insieme alle altre arti, sperimentò profondi cambiamenti.In tutta Europa (Francia, Svizzera, Austria, Germania e Spagna) sono stati rinvenuti manufatti in vetro risalenti al periodo augusteo: si tratta di oggetti che venivano inviati ai soldati appartenenti alle legioni di Augusto.
In quest’epoca l’industria vetraria possedeva una grande inventiva e produttività, tale da riuscire ad immettere sul mercato anche materiale molto economico.
Nei primi decenni prima di Cristo venne introdotta la tecnica della soffiatura che sostituì laboriosi e costosi procedimenti di colatura e formatura a caldo. In questo periodo iniziò anche ad essere prodotto vetro incolore, ricercato per realizzare oggetti di migliore qualità.
Nacquero importanti centri di produzione, grazie agli artigiani ambulanti pronti a portare la loro abilità dovunque vi fosse richiesta di vetri e facile rifornimento di combustibile e materie prime. In breve tempo il vetro si trasformò da bene di lusso a merce comunissima per i romani, tanto che si diffusero oggetti semplici e prodotti da manifatture regionali.Nel II e III secolo d.C. le tecniche di soffiatura e a stampo vennero perfezionate, ma il possesso di vasellame ed oggetti di vetro perse la sua attrattiva quando divenne alla portata di tutte le classi sociali della Roma imperiale.
Tra il III e il IV secolo d.C., quando la capitale si trasferì da Roma a Costantinopoli, l’arte vetraria subì numerose trasformazioni per quanto riguarda decorazioni, forme e colori.L’attività dell’Italia e dell’Africa continuò ad essere fiorente, ma nelle province a nord delle Alpi, molte industrie cessarono del tutto la loro produzione. I livelli qualitativi scesero e soprattutto dopo le vittorie arabe, venne introdotto un nuovo stile islamico, che segnò la fine delle antiche tradizioni vetrarie.
(Fonte :instoria.it)

Brocca in vetro con applicata la figura di Baccante, fattura presumibilmente italiana
The Museum’s Glass Collection

brocca in vetro_1280

Estratto da “Gli amanti” di Julio Cortàzar

Gli amanti si guardano e si toccano
una volta di più prima di fiutare il giorno.
E già sono vestiti, già se ne vanno per la strada.
Ed è solo allora quando sono vestiti,
che la città li recupera ipocrita
e gli impone i doveri quotidiani.
— Liberamente estratto da “Gli amanti”- Julio Cortàzar

 

 

La violenza delle parole

Le parole volano facili
ne proferiamo troppe,
eccessive, osannanti, sprezzanti
alcune non vengono ascoltate,
tanto che si perdono nel vento.
Possono essere dolci, taglienti
lame a doppio taglio
che aprono a volte ferite
difficili da rimarginare;
come graffi sulla pelle
rigano l’anima, la bruciano,
la segnano per rabbia o vendetta.
Parole, veicoli di pensieri
sorelle del silenzio,
impulsive o meditate,
ma pur sempre frecce
di un funesto arco teso
a centrare il bersaglio
spesso il più debole,
quello del cuore.

Daniela ,2015