Le illustrazioni di Annie Stegg

Annie Stegg nelle sue illustrazioni ricche di dettagli e curate nei minimi particolari si ispira molto ai pittori del periodo rococò (XVIII secolo) ; dipinge atmosfere cariche di elementi immaginari e fantastici e come i pittori di quel periodo sa trasportarci in mondi diversi e luoghi fantastici.
Illustra racconti in cui è protagonista la magia e il mistero dell’infanzia. E anche gli adulti possono apprezzare il suo sforzo artistico nel saper portare l’osservatore in mondi sconosciuti che sanno meravigliare grandi e piccini.
Il suo è un mondo fatto di personaggi del mondo delle storie, frutto della fantasia, dove tutto è possibile: animali, fate, gnomi, sirene ecc.che assumono pose e aspetti del tutto insoliti.

“Thumbelina in the Marsh”

Thumbelina in the Marsh

The Swallow

The Swallow

The Faerie Queen

The Faerie Queen

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Odysseus

Annie-Stegg-Odysseus

Annie Stegg

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Francesco Ciusa e la Brigata Sassari

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Francesco_ciusaNel 1919, cessata la Prima Guerra Mondiale, i cittadini veneti residenti in Sardegna promossero la realizzazione di una targa commemorativa dedicata alla Brigata Sassari che aveva contribuito in modo fondamentale alla liberazione delle terre venete.
La targa venne realizzata dallo scultore nuorese Francesco Ciusa e fu accompagnata da una lapide che riportava una frase di Antonio Fradelleto, Ministro per le terre liberate, dove si esaltavano le “eroiche virtù” dei sardi della Brigata Sassari.
La targa e la lapide, che erano state collocate sulla parete della scalinata del cortile d’onore del municipio di Cagliari, purtroppo, sono state distrutte dai bombardamenti americani del 1943 e se ne sono perse le tracce. Rimane solo il ricordo nelle cronache dell’epoca pubblicate sul Gazzettino e sull’Unione Sarda (si veda in proposito la ricerca condotta da Dario Dessì per Tottus in pari ).

medaglia ciusa 009Ma Ciusa si era già occupato della Brigata Sassari quando nel 1916 realizzò…

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Breve storia del vetro

I più antichi reperti archeologici di paste vitree risalgono approssimativamente al IV millennio a.C. e sono stati rinvenuti in un’area geografica che va dal bacino mesopotamico all’Egitto.Tali reperti sono costituiti da anelli, perline, sigilli, intarsi e placche, e ciò sta a dimostrare che le più antiche tecniche di lavorazione permettevano solamente la produzione di oggetti di piccole dimensioni, per lo più destinati ad usi rituali o creati per scopo ornamentale.
A quanto sembra, nei primi tempi della lavorazione, la rarità dovuta alla difficoltà della produzione, faceva considerare il vetro come un materiale prezioso al pari di gemme e pietre dure, con le quali si realizzavano i gioielli.
In generale nell’età del bronzo, il vetro rimase un materiale raro e costoso e probabilmente la produzione era solo ed esclusivamente sotto il patrocinio del re o della classe aristocratica e l’arte vetraria era considerata frutto dell’abilità ma anche della magia e del potere occulto.
Attorno al 1200 a.C., molti dei principali centri di produzione furono distrutti da guerre, carestie ed invasioni barbariche.La ripresa avvenne nel X secolo a.C., con una vigorosa fioritura di arti e mestieri, compresa l’arte vetraria.I centri di produzione rimasero sempre quelli della Mesopotamia, dell’Egitto e della Siria, ma le tecniche subirono innovazioni tali da permettere la produzione di nuovi oggetti anche cavi. Inoltre le migrazioni verso ovest, degli operai del Mediterraneo orientale, diffusero le tecniche di produzione presso le culture dell’età del ferro della Jugoslavia, dell’ Austria meridionale e dell’Italia, ma nonostante i centri vetrari fossero aumentati, il numero di oggetti prodotti si mantenne basso.Le ampolle, in particolare, fabbricate con la tecnica del nucleo friabile, furono gli oggetti caratteristici di questo periodo.
Durante l’età ellenistica vi fu un nuovo incremento dei commerci a lungo raggio e le industrie iniziarono a produrre, su larga scala, oggetti di lusso e di uso comune. La manifattura del vetro visse un periodo di prosperità, diffondendosi in tutto il Mediterraneo.
Nell’ età augustea la manifattura del vetro, insieme alle altre arti, sperimentò profondi cambiamenti.In tutta Europa (Francia, Svizzera, Austria, Germania e Spagna) sono stati rinvenuti manufatti in vetro risalenti al periodo augusteo: si tratta di oggetti che venivano inviati ai soldati appartenenti alle legioni di Augusto.
In quest’epoca l’industria vetraria possedeva una grande inventiva e produttività, tale da riuscire ad immettere sul mercato anche materiale molto economico.
Nei primi decenni prima di Cristo venne introdotta la tecnica della soffiatura che sostituì laboriosi e costosi procedimenti di colatura e formatura a caldo. In questo periodo iniziò anche ad essere prodotto vetro incolore, ricercato per realizzare oggetti di migliore qualità.
Nacquero importanti centri di produzione, grazie agli artigiani ambulanti pronti a portare la loro abilità dovunque vi fosse richiesta di vetri e facile rifornimento di combustibile e materie prime. In breve tempo il vetro si trasformò da bene di lusso a merce comunissima per i romani, tanto che si diffusero oggetti semplici e prodotti da manifatture regionali.Nel II e III secolo d.C. le tecniche di soffiatura e a stampo vennero perfezionate, ma il possesso di vasellame ed oggetti di vetro perse la sua attrattiva quando divenne alla portata di tutte le classi sociali della Roma imperiale.
Tra il III e il IV secolo d.C., quando la capitale si trasferì da Roma a Costantinopoli, l’arte vetraria subì numerose trasformazioni per quanto riguarda decorazioni, forme e colori.L’attività dell’Italia e dell’Africa continuò ad essere fiorente, ma nelle province a nord delle Alpi, molte industrie cessarono del tutto la loro produzione. I livelli qualitativi scesero e soprattutto dopo le vittorie arabe, venne introdotto un nuovo stile islamico, che segnò la fine delle antiche tradizioni vetrarie.
(Fonte :instoria.it)

Brocca in vetro con applicata la figura di Baccante, fattura presumibilmente italiana
The Museum’s Glass Collection

brocca in vetro_1280

Estratto da “Gli amanti” di Julio Cortàzar

Gli amanti si guardano e si toccano
una volta di più prima di fiutare il giorno.
E già sono vestiti, già se ne vanno per la strada.
Ed è solo allora quando sono vestiti,
che la città li recupera ipocrita
e gli impone i doveri quotidiani.
— Liberamente estratto da “Gli amanti”- Julio Cortàzar

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Riza Abbasi, “Two Lovers”, 1630 AD,Iran
Metropolitan Museum of Art

La violenza delle parole

Le parole volano facili
ne proferiamo troppe,
eccessive, osannanti, sprezzanti
alcune non vengono ascoltate,
tanto che si perdono nel vento.
Possono essere dolci, taglienti
lame a doppio taglio
che aprono a volte ferite
difficili da rimarginare;
come graffi sulla pelle
rigano l’anima, la bruciano,
la segnano per rabbia o vendetta.
Parole, veicoli di pensieri
sorelle del silenzio,
impulsive o meditate,
ma pur sempre frecce
di un funesto arco teso
a centrare il bersaglio
spesso il più debole,
quello del cuore.

Daniela ,2015

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immagine dal web

Todos ustedes parecen felices…

Controvento

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Voi tutti sembrate felici…
…e sorridete a volte quando parlate
e scambiate perfino parole d’amore.
Ma vi amate l’uno per l’altro,
odiandovi nella moltitudine.
Conservate tonnellate di nausea
per ogni millimetro di gioia
e sembrate – soltanto in apparenza – felici.
E parlate
con il fine di nascondere questa inevitabile amarezza,
e quante volte non ci riuscite,
come io stesso non posso occultarla per molto tempo;
questa straziante, sterile, lunga, cieca
devastazione che lentamente mi trascina verso l’ignoto.

Ángel González, Oviedo 6 9 1925 / Madrid 12 1 2008
traduzione di Luigi Maria Corsanico Nastasi

Amo molto questo poeta, Ángel González, qui in questo blog altre sue poesie. In una autobiografia di una ventina di anni fa, così parlava di se stesso “…. lo scenario ed il tempo che corrispondono alla mia vita mi fecero testimone, ancor prima che attore, di innumerevoli avvenimenti violenti. Rivoluzione, guerra civile, dittature…..Lungamente e prematuramente…

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La favola del tempo

Quando si è fanciulli
si vorrebbero bruciare
le tappe della vita,
il mondo adulto appare più bello
ha il sapore di sfacciata autonomia,
godimento di libertà assoluta.
Ogni anno pare senza fine
si susseguono traguardi
per raggiungere maturità.
Ma pensando poi a quegli anni
dopo una manciata di lustri
fatti di doveri e di conquiste
di soddisfazioni e pianti
la cosa magicamente si ribalta
come in un gioco di specchi.
Ecco allora che ci si immerge
nei sogni più iridati
per scacciare il rigore
che il dovere dell’età impone.
Basta un fiore, un profumo
un suono o un colore
che ci fa ricordare
quell’età spensierata
di inconsapevole bellezza,
ove tutto era stupore
e contagiosa allegria
quando si avevano occhi
quasi solo per i balocchi.

Daniela,2015

Pierre Mornet

Artwork by Pierre Mornet

“Just Like A Woman” ( Bob Dylan)

Un bellissimo brano datato 1966 sempre godibile che fa parte dell’album “Blonde on Blonde” del 1966; qui interpretato da Charlotte Ginsbourg.Di seguito il testo,buon ascolto.

“Just Like A Woman” ( Bob Dylan)

Nobody feels any pain
Tonight as I stand inside the rain
Ev’rybody knows
That Baby’s got new clothes
But lately I see her ribbons and her bows
Have fallen from her curls.
She takes just like a woman, yes, she does
She makes love just like a woman, yes, she does
And she aches just like a woman
Buy she breaks just like a little girl.

Queen Mary, she’s my friend
Yes, I believe I’ll go see her again
Nobody has to guess
That Baby can’t be blessed
Till she sees finally that she’s like all the rest
With her fog, her amphetamine and her pearls.
She takes just like a woman, yes, she does
She makes love just like a woman, yes, she does
And she aches just like a woman
But she breaks just like a little girl.

It was raining from the first
And I was dying there of thirst
So I came in here
And your long-time curse hurts
But what’s worse
Is this pain in here
I can’t stay in here
Ain’t it clear that —

I just can’t fit
Yes, I believe it’s time for us to quit
When we meet again
Introduced as friends
Please don’t let on that you knew me when
I was hungry and it was your world.
Ah, you fake just like a woman, yes, you do
You make love just like a woman, yes, you do
Then you ache just like a woman
But you break just like a little girl.