Lontananze

La lontananza
Questa parola riporta alla memoria una bella e melodiosa seppur triste canzone di Modugno di tanti anni fa. Il suo testo è una poesia senza tempo,che spiega in modo impeccabile il distacco da una persona cara.
Volenti o nolenti prima o poi siamo tutti vittime di questa circostanza.
Talvolta la lontananza è volutamente cercata, un banco di prova per capire meglio un rapporto logorato dal tempo e dall’abitudine; in tal caso siamo responsabili di questa scelta e se il nostro cuore non prova strazio, allora ci rendiamo conto che deve essere definitiva.
Ma ci sono distacchi forzati.
Quello di una persona che è venuta a mancare,è la più dolorosa da accettare che solo il tempo e la rassegnazione potranno curare.
Poi c’è la lontananza temporanea per motivi esterni, più o meno lunga, e qui la pensiamo facile da superare all’inizio, proprio perchè consci che avrà termine.
Ma ecco che invece, dopo appena pochi giorni,ci accorgiamo del profondo vuoto che lascia in noi,anche se siamo immuni alla solitudine; nel trascorrere delle ore non possiamo fare a meno di cercare e desiderare la fine del tormento,non ne vediamo la fine,invochiamo il ritorno e ci sentiamo meno forti di quanto pensavamo di essere.
L’insofferenza a tutto e a tutti si espande soprattutto se le possibilità di contatti con la persona in questione vengono ad essere scarsi. Una cosa positiva però nasce da questa tristezza irrequieta: la consapevolezza di quanto importante possa essere una persona per il nostro equilibrio psico-fisico e quanto sia grande l’amore che proviamo nei suoi confronti.
E questa coscienza la riverseremo positivamente non appena tutto ritornerà nella normalità.
Infine non meno importante la lontananza da un luogo, senza banalità, la nostra cara città natale.
Per quanto possiamo essere giramondo e rimanere affascinati dalla bellezza e magia di luoghi incantevoli,il nostro cuore rimane ancorato alle radici e ai ricordi che non sbiadiranno mai. E qui ritornano in mente le parole di un’altra canzone,di Rita Pavone,anche questa di tanti anni fa:
“Mi piace ritornare a casa mia,e ritrovarmi fra le cose mie,fra quelle cose che son la casa.Casa mia, per piccina che tu sia,tu mi sembri una badia…”
Era una semplice meditazione,su vari momenti della mia vita vissuta, purtroppo ho vissuti tutti i vari stati di lontananza,e uno lo sto vivendo ora ,ma è quello a lieto fine stavolta, per fortuna mia.

Natalia Bronnikov- Volare con Nontiscordardime.

Illustrazione di Natalia Bronnikov- “Volare con Nontiscordardime”

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Per te (Pierangelo Bertoli)

Ho scritto mille canzoni di uomini
ho costruito castelli di musica
ho raccontato decine di favole,
versi dolcissimi, rabbie incredibili,
ma non ho fatto mai la musica per te.
Ho respirato amore
che usciva da te
ed ho capito cose
perchè tu vivevi i tuoi giorni con me.

Vorrei offrirti dei giorni impossibili
dove la guerra è vinta dai popoli
dove non crescono alberi inutili,
miseri esseri, privi di scrupoli
che non permettono la tua felicit?.
Ma il tempo ci è alleato
e giorno verrà,
chi ti ha rubato tanto
un giorno lo so, io lo so, pagherà.

Non posso darti che questa mia musica
tutto l’amore che sento pensandoti,
dirti le cose che provo stringendoti
le bocche tacciono, …e non ci sei che tu.

Lettera da Gabriele D’Annunzio a Jouvence (Mezzanotte, 24 Aprile 1923 Frate Grillo)

Desidero proporre questa lettera che mi è capitato di leggere oggi; è di una bellezza tale da destare grande stupore. Si tratta di un messaggio d’amore scritto da Gabriele D’Annunzio alla sua amante ed è pura e alta poesia.

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In questa notte nera, la corona delle tue braccia m’è come una costellazione indelebile.
Perché oggi, in quei pochi attimi di sogno, ho avuto dalle tue giovani braccia una sensazione luminosa, come se tu avessi cinto d’un fuoco bianco la mia tenerezza e la mia tristezza?
Esiste un fuoco fresco ?
Non saprò mai dirti quel che provo, quel che tu mi dai.
Tra l’ebbrezza di ieri e quella d’oggi, non v’è stato per me che supplizio corporale e inquietudine interiore. Tu hai ascoltato, con l’indulgenza più delicata, le mie confessioni.
La grazia del tuo volto attento sembrava modellarsi sulla mia sofferenza.
Poco a poco, credevo di sentire la sostanza del tuo corpo cambiarsi in una specie d’amore caritatevole. Credevo di assistere a un miracolo inaudito: il frutto voluttuoso che si muta in fiore sensibile! Puoi capire ?
Mai tu m’avevi preso fra le tue braccia con tanta dolcezza.
Io ti parlavo delle mie voluttà tormentose e menzognere; e, senza parlare, tu calmavi il mio dispiacere, rinfrescavi la mia bruciatura, consolavi i miei rimpianti e i miei rimorsi.
E, come tu non m’avevi mai coronato con braccia cosi tenere e cosi chiare, tu non avevi mai avuto labbra cosi musicali. La tua carezza era come una melodia infinita.
Ogni moto delle tue labbra era un accordo che, ogni volta, sembrava compiere la perfezione della mia estasi.
Eri una dolce piccola anima con delle labbra. Eri la bocca stessa dell’Amore che guarisce.
Ed eccomi solo, nella notte ! Tu eri seduta là. Qualche filo d’oro riluce nella tua testa bruna…
Come l’altro giorno, quando il mio desiderio ti chiamava, sei riapparsa?
M’hai lasciato di te una sensazione luminosa.
Mi sembra d’avere della luce sulla punta delle mie dita, come se avessi toccato il fosforo.
Dormi ? Tu circondi forse con le tue braccia il sogno dell’amico insonne.
Il tuo seno sinistro mi chiama e si offre…
Vorrei che il mio grido giungesse fino a te; vorrei che il mio desiderio traversasse il lago scuro fino al tuo giardino umido… Tenterò di farti giungere questa lettera notturna.
Sarai forse contenta di stringerla sul petto o di farne il tuo guanciale.
Le tue braccia chiare e tenere sono l’unica aureola della martire Notte.

Auguste Raynaud, La nuit

Auguste Reynaud The Night

Sir Edward John Poynter, The Visions Of Endymion

La mitologia greca ha tramandato varie versioni della favola che racconta le vicende del bellissimo pastore Endimione amato dalle dee.
Non dunque a una sola leggenda si ispirano le molte opere letterarie che recano il titolo Endimione, ma piuttosto a una figura assunta di volta in volta quale simbolo, generalmente, della perfetta bellezza o dell’amore.

The Visions Of Endymion
Sir Edward John Poynter – 1901
Manchester Art Gallery (England)
oil on canvas

endimion

Uno spicchio di ametista

L’ametista è una varietà di quarzo già molto apprezzata e rara nel medioevo, quando costava più dei diamanti. E’ detta anche “pietra di Venere” e in cristalloterapia si ritiene che porti all’introspezione e alla saggezza. Aiuta a ristabilire l’equilibrio mentale e a superare gravi perdite.
Questa è una foto che ho scattato ad Annecy, dove i miei occhi attratti da una bellissima vetrina, si son posati su questa particolare “fetta di anguria” 🙂  (suggerisco di ingrandirla).
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Suzanne Valadon, la vita difficile di una donna artista

Suzanne (Marie-Clémentine) Valadon naque il 23 settembre del 1865, ebbe un’infanzia difficile, priva di figura paterna e, a causa di ristrettezze economiche della madre, crebbe con l’aiuto dei parenti  finchè non si traferirono Parigi.
Madre e figlia si stabilirono a Montmartre, fervente luogo di incontro tra numerose etnie, le quali contribuirono a creare una comunità che aveva trasformato la collina parigina in un luogo trasgressivo e originale .

Anche Suzanne Valadon,crescendo nella vivacità di Montmarte fu spirito ribelle, tanto che si fece espellere per cattiva condotta dal convento dove stava portando a termine gli studi.
Giovanissima affrontò le necessità della realtà quotidiana e iniziò ad impegnarsi in umili lavori e a quindici anni iniziò a fare l’acrobata cavallerizza in un circo. Lasciò quest’ultimo lavoro a causa di una brutta caduta, ma trovò un nuovo lavoro in grado di appassionarla: posò per gli allora giovani artisti Pierre Auguste Renoir e Henry de Toulouse-Lautrec. Con la sua statura media e le perfette proporzioni del corpo , affascinante e sensuale, divenne presto una delle modelle preferite e venne ritratta da Puvis de Chavannes (per il quale posò per sette anni), Jean-Jacques Henner, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Gustave Wertheimer e Hector Leroux.
Divenne anche l’amante di Renoir e Touluse-Lautrec, i quali, insieme ad altri artisti, la incoraggiarono a intraprendere la propria passione creativa.
Ebbe in Edgar Degas il suo più grande estimatore, che non smise mai di incoraggiarla e di offrirle suggerimenti e consigli. Degas manifestò fin da subito nei confronti di Suzanne un profondo rispetto ed accettò di svelarle i segreti delle diverse tecniche pittoriche, comprando egli stesso i dipinti di Suzanne. Per lei  Degas fu probabilmente l’unico vero amico e in qualchje modo sostituì la figura paterna che gli era mancata.
Suzanne iniziò a dipingere animali come gatti, cani e cavalli, che disegnò sin da giovanissima quando lavorava al circo; con l’apprendimento, i consigli, il suo talento innato e l’esperienza arrivò ad un buon livello espressivo, tanto che nel 1883 dipinse un notevole autoritratto.
Nello stesso anno divenne madre del piccolo Maurice; il padre era ignoto ma venne poi riconosciuto dal giornalista spagnolo Miguel Utrillo nel 1891 e Maurice divenne quel
noto paesaggista che con la sua fama oscurò la figura artistica materna; lei fu sempre vigile sul debole carattere di Maurice, che tentò anche il suicidio, e per lui e per il suo mantenimento sposò Paul Mousis, staccato dall’ambiente artistico ma ricco agente di cambio.
Suzanne, nelle sue opere rappresentò paesaggi ma soprattutto la vita quotidiana e gli affetti familiari, in primo luogo il figlio Maurice (Portrait de Maurice Utrillo devant son chevalet – 1921), e dal giovane pittore suo amico Andrè Utter (Portrait de la famille Utter – 1923), con il quale Suzanne divorziata da Paul Mousis, si risposò nel 1914 dando origine così al trio di artisti soprannominato “Trinità infernale”.
Famosi sono senza dubbio i nudi femminili di Suzanne che pur mostrando la pienezza delle forme floride e sensuali, non esaltano l’eterna giovinezza.
Nel corso della sua vita Suzanne riscosse grandi successi e riconoscimenti, partecipò a numerosi saloni ed organizzò esposizioni personali; morì dipingendo all’età di settantatré anni. Al suo funerale parteciparono le più importanti figure del mondo artistico, come Picasso, Braque e Derain.Suzanne

Suzanne_Valadon_-_Nus1024px-Suzanne_Valadon-Le_Lancement_du_filet-Musée_des_beaux-arts_de_Nancy

Suzanne Valadon, Autoportrait (1898Femme dans un hamac - Suzanne Valadon

Suzanne Valadon, Reclining Nude, 1928

La fotografia artistica di Ferdinando Scianna

“Mi considero un reporter, qualunque cosa abbia fatto nella vita, ma sono piuttosto diffidente nei confronti dei generi e delle etichette. Guardo il mondo attraverso il prisma del linguaggio fotografico, tra le componenti del quale è fondamentale il rapporto col tempo e la memoria”….“Ricordare è lo stesso di immaginare; così raccontando un proprio tempo, uno lo trasfigura, lo immagina: letteralmente “lo racconta”. E poiché il racconto è fatto di cose che si eliminano inconsciamente e di cose che si valorizzano, è sempre molto arbitrario, come lo è ogni gesto letterario. E ancora sulla fotografia e la “memoria”: le fotografie non restituiscono “ciò che è stato”, piuttosto ripropongono in una sorta di lancinante presente ciò che non è più”.
( Ferdinando Scianna, fotografo)

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