parole e ciliegie

Pochi frutti eccessive parole,
pre e postfazioni senza succo
che il vento opportuno disperde,
la previsione dei grandi numeri
termina nei giorni pari. Una vignetta
vuota per il fumetto colonna dispari
sarà coincidenza oppure no, intanto
scorro immagini di duracine e vignole
- gli scarti non si contano -
arrivasse mai parola che sorprende
e spegne il senso di disagio
di un carnevale fuoritempo
dove costumi di retorica cercano
la verticalità nei loro selfie.
Nemmeno da sputare il nocciolo
la pattumiera virtuale è già piena.

Daniela Cerrato
Salvador Dalì

vetrina fotografica: Teresa Carnuccio

Teresa Carnuccio è una fotografa con studio a Napoli e con un master in architettura all’Università Federico II ; nel suo portfolio immagini di grande respiro dove il contrasto non gioca ruoli importanti ma la delicatezza della luce accompagna la visione e la eleva spesso verso la sublimazione del soggetto. Sono visioni di approfondimento sensoriale sulla vita, sulla donna dea e madre, sulla natura, sulla morte e sulla rinascita. Per me un’autentica rivelazione.

visitate il suo sito per continuare la visione dei suoi splendidi lavori:

https://teresacarnuccio.com/

noci e luci

Spaccare una noce
separare gheriglio da guscio,
rompere un equilibrio perfetto.
Così svelta la luce
a penetrare nell’ombra
in cui i pensieri fluttuano
nella vitalità più elastica.
La sacralità di certi rifugi
non andrebbe mai interrotta.

Daniela Cerrato

poesie di Malcom Lowry

IL PASSATO IN FIORE

Non c'è alcuna poesia mentre vivi
le pietre son tue, i rumori la tua mente
i tram stridenti e ansanti, le strade che ti legano
al bar sognato dove ti disperavi,
sono tram e strade: la poesia è altrove.
Le facciate dei cinema, i negozi del passato pianti
non li piangi più. Stranamente indifferenti
appaiono i fenomeni del qui ed ora.
Ma solo che tu vada in Nuova Zelanda o al Polo
le pietre avranno fiori, canteranno i rumori,
i tram coccoleranno il bambino dormiente
che non riposa mai, la cui nave rullerà sempre
senza poter tornare: ma pur dovrà portare
strani e pazzi trofei da Ilio ardente.

FELICITÀ

Azzurre montagne innevate, fredde acque azzurre di torrente,
un cielo selvaggio brulicante di stelle nascenti 
e Venere e la luna gibbosa dell’alba,
gabbiani seguono controvento un motoscafo,  
alberi coi rami radicati in aria 
sedendo al sole di mezzogiorno, con l’ombra 
del camino furiosamente fumante della baracca 
le aquile seguono unite la strada del vento,
le rondini marine virano all’indietro,
alle undici un’altra presa di tabacco, 
e il mio amore tornato con l’autobus delle quattro 
–  Mio Dio, perché proprio a noi donasti tutto questo?

IL VULCANO È SCURO

Il vulcano è scuro e subito il tuono inonda le fattorie.
In questo buio, penso a uomini intenti a procreare,
librati, chini, in ginocchio, accosciati, riti, supini,
milioni di miliardi di persone che gemono,
la mano della donna eterna abbandonatata sul fianco.
Vedo i membri induriti in una enorme roccia ora squassata...
E grida che potrebbero essere gemiti di morenti
o gemiti d'amore...

EPITAFFIO

Malcolm Lowry
La fine della Bowery
La sua prosa era fiorita
E spesso accigliato
Viveva ogni notte, beveva ogni giorno
E morì suonando l'ukulele.

LA NAVE PUNTA VERSO CASA

Finalmente la nave punta verso casa.
Il nostromo cerca di leggere ma sogna casa,
il vecchio lampista dorme, il motore vibra.
I suoi fari sono rivolti dal passato a illuminare
un futuro senza mistero, come quest'albero
di ferro,di quel ferro che sa quello che sa.
Ferro paziente! Ma oltre quel pennone c'è la muta
oscurità, o il tremolìo di stelle vorticanti
alla deriva, in un bianco oceano di dubbi.
Forse questa carretta rotola verso un domani
che incombe sull'oceano meno che sul fiele
dei marinai. È quella stella, assenzio
fra stelle d'amore? Questa nave l'eterno?
E dove andiamo? Che la vita ci salvi tutti.

GLI UBRIACHI

La voce della morte è in questo bar desolato
dove la calma è prona sulla propria preghiera
e la musica sguscia il sogno dell'amante.
Se non ci sono monete a darci questa disperazione
nella più solitaria delle case
per la più solitaria di tutte le condanne,
se il suono del juke box non interrompe il battito
dei cuori,per due volte fratturati e poi fissati
dal medico della pace alla stecca del dolore,
penetra più profondo del suono della tromba
il moto del pensiero, avvinto in quella rete
da disordini semplici quasi fossero tombe,
dove siede,ragno della vita, il sonno.

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Malcom Lowry (1909-1957 ) studiò all’ Università di Cambridge , dove si laureò nel 1931. A Oslo, una delle mete dei suoi tanti viaggi, incontrò il poeta Nordahl Grieg da cui prese ispirazione per Ultramarine . Sui viaggi per nave verso oriente, l’amico Conrad Aiken ne farà un ritratto nascondendolo dietro il nome Hambro nella propria autobiografia ( Ushant , 1952). Nel 1934 sposò a Parigi la scrittrice Jan Gabrial con la quale visse in Messico e negli Stati Uniti , ma presto divorziarono. Lui scriverà di lei nell’autobiografico Inside the Volcano , 2000. Le opere di Lowry sono autobiografiche a cominciare da Sotto il vulcano , pubblicato nel 1947; dopo la fortuna di quel libro trascorse gli anni che seguirono progettando un ciclo di romanzi legati a Sotto il vulcano che avrebbe voluto intitolare The Voyage That Never Ends .

Visse dal 1940 al 1954 a Dollarton, nell’area nord di Vancouver , nel Canada , dopo essersi sposato con l’attrice Margarie Bonner (1905-98). Tra le altre opere di Lowry: “Ascoltaci Signore” (1963), “Caustico lunare” ( 1963), “Scuro come la tomba dove giace il mio amico” (, 1968), oltre a diverse poesie pubblicate postume a cura della vedova.

Tornò in Europa nel 1954 e viaggiò spesso in Italia . I suoi disturbi mentali, accentuati dall’abuso di alcool ovviamente influenzarono molto la sua carriera di scrittore; passò molto tempo dentro gli ospedali, e morì nel Sussex nel 1957 , per un’intossicazione causata da un mix letale di barbiturici e alcol.

Opere

  • Ultramarine (1933), trad. di Valerio Riva , Ultramarina Milano: Feltrinelli, 1963
  • Under the Volcano (1947, 1994), trad. Sotto il vulcano , di Giorgio Monicelli , Milano: Feltrinelli, 1961; trad. Marco Rossari, Milano: Feltrinelli, 2018
  • Hear Us O Lord from Heaven Thy Dwelling Place (1961), trad. di Attilio Veraldi, Ascoltaci, Signore , Milano: Feltrinelli, 1969
  • Poesie scelte di Malcolm Lowry , a cura di Earle Birney, 1962
  • Lettere selezionate , a cura di Harvey Breit e Margerie Bonner Lowry, 1967
  • Lunar Caustic , a cura di Earle Birney e Margerie Lowry, 1968, trad. di Vincenzo Mantovani , Caustico lunare , Milano: Mondadori, 1973
  • Dark as the Grave wherein my Friend is Laid , a cura di Douglas Day e Margerie Lowry, 1968, trad. di A. Veraldi, Buio come la tomba dove giace il mio amico , Milano: Mondadori, 1971
  • October Ferry to Gabriola , a cura di Margerie Lowry, 1970, trad. di Vincenzo Mantovani, Il traghetto per Gabriola , Milano: Mondadori, 1974
  • L’urlo del mare e il buio , a cura di Francesco Vizioli, Parma: Guanda, 1972
  • Vegliafantasmi , trad. di Edoardo Nesi , presentazione di Eraldo Affinati , Roma-Napoli: Theoria, 1990
  • La raccolta di poesie , a cura di Kathleen Scherf, 1992
  • La Mordida , a cura di Patrick A. McCarthy, 1996
  • Sursum Corda!: The Collected Letters , 2 voll., a cura di Sherrill E. Grace, 1995-1996
  • Malcolm Lowry: salmi e canti , a cura di Margerie Lowry, trad. di Bruno Amato e V. Mantovani, Milano: Feltrinelli, 2004 [saggi sparsi e testimonianze altrui]
  • Il viaggio che non finisce mai: finzioni, poesie, frammenti, lettere , miscellanea a cura di Michael Hofmann , 2007
  • Verso il Mar Bianco, In Ballast to the White Sea, trad. di Marco Rossari, pubblicato solo nel 2014. Si tratta di una bozza di un manoscritto di mille pagine, creduta persa nell’ incendio della stessa baracca nella quale per poco veniva distrutta la copia di Sotto il volcano.

senza dettami


La saggezza non dispensa consigli
ha la modestia del timido clochard
che fatica ad aprire la mano.
E pure dissimulata arriva a scuotere
torpori mentali ambigui
è senza dettami, incenso che disperso
resta impresso nei tessuti cerebrali
a illuminare un nuovo binario.
Attende l’opportuna fermata
per scendere dove non c’è stazione,
evitando saluti indesiderati.

Daniela Cerrato

poesie di Rodolfo Wilcock (1919- 1978)

La canzone degli impostori

Noi siamo gli impostori mimetici

che girano nell’ombra dei casolari

per sostituire i volti familiari

con altri volti simili ma ermetici.

Con la scusa di viaggi e di gite

c’introduciamo nelle altre vite

trasformando le loro relazioni

in un inferno di confusioni.

Poi seminato il germe del rancore

ce ne andiamo, soddisfatti e clementi

noi siamo i roditori dell’amore

i pervertitori dei sentimenti.

***

Abbi fiducia nella vita

e non nelle ideologie:

non ascoltare i missionari

di quest’illusione o quell’altra.

Ricorda che c’è una sola cosa

affermativa, l’invenzione:

il sistema invece è caratteristico

della mancanza d’immaginazione.

Ricorda che tutto accade

a caso e che niente dura,

il che non ti vieta di fare

un disegno sul vetro appannato,

nè di cantare qualche nota

semplice quando sei contento;

può darsi che sia un bel disegno,

che la canzone sia bella:

ma questo non ha certo importanza,

basta che piacciano a te.

Un giorno morirai; non fa niente

poichè saranno gli altri ad accorgersene.

***

Amanti

L’amore che fa dolce chi aspro era
non si concede ai gregari.
L’amore che ordina le varie percezioni
non resiste alle musiche volgari.
L’amore che fa azzurri l’acqua e l’aria
non può tutto transustanziare.
L’amore che dà senso al mondo esterno
ama il silenzio, la solitudine, il mare

Tu fuso di fuoco interno,
casta rosa radioattiva,
che il transitorio in eterno
muti nella fiamma viva,
effluvio della materia
per te spirito rifatta,
e della nostra miseria
singola ricchezza astratta,
tu brace di ghiaccio emani
la tua immortalità
solo a chi ha pure le mani
dalla comune viltà.

***

Voglio paragonarti solo al vento

Voglio paragonarti soltanto al vento
che vola per l’aria e rallegra le foglie,
e dirò che la mia anima nel vento si stende
mentre i tuoi gesti aprono fiumi diversi di luce

È lo stesso rumore con cui il sole attraversa
soavemente le nuvole e le sfere azzurre
il tuo nome, ed è il nome ch’io do al silenzio
notturno, mentre girano le stelle del cielo
con passi maestosi.

***

Notte tranquilla


La punta delicata delle tue dita, il finissimo
silenzio delle mie labbra che su di esse
trova il brillìo delle acque, la luna
che sorge da uno stagno di larghe foglie
più in alto passa il vento, per gli alberi,
e nel cielo la notte.
                           Adesso guarda
come è dolce la vita, come si allontanano
le orbite eteree abbandonando
una luce sulla nostra fronte.
                                     Io ti amo
e le ore salgono; ascolta il fruscìo
sconosciuto della notte e infinito
Lentamente, nelle mie braccia, senza turbare
l’eternità che l’aria sta formando
con i suoi cerchi immobili, contempla
il pallido riflesso che ondeggia tra le foglie,
questo istante che siamo sulla terra
sospeso.
           Lassù, per gli spazi azzurri
vagano suoni leggeri, e le stelle.


JUAN RODOLFO WILCOCK nasce a Buenos Aires il 17 aprile del 1919, da padre inglese e madre argentina (di origine italiana e svizzera) e studia alla facoltà di Ingegneria Civile nell’Università di Buenos Aires. Nel marzo del 1940, la sua prima raccolta di poesie, Libro de poemas y cancione; tra il 1941 e il 1942 ha inizio l’amicizia con Silvina Ocampo, Adolfo Bioy Casares e Jorge Luis Borges. Dal 1942 al 1944 dirige la rivista letteraria Verde Memoria, e poi, dal 1945 al 1947, la rivista Disco. All’inizio del 1943 si laurea in Ingegneria Civile ed entra come ingegnere nelle Ferrovie dello Stato. Partecipa alla ricostruzione della ferrovia Transandina e alla costruzione della linea ferroviaria San Rafael-Malargue. Si dimette verso la metà del 1944. Nel 1945 pubblica, a proprie spese, due libri di poesie: Ensayos de poesía lírica e Persecución de la musas menores. Nel 1946 pubblica Paseo sentimental, che ottiene la Fascia d’Onore 1946 dalla Società Argentina degli Scrittori. Verso la fine dello stessto anno pubblica Los hermosos días. Nel 1951 intraprende un lungo viaggio in Europa in compagnia di Silvina Ocampo e di Bioy Casares, e arriva per la prima volta in Italia. Nel 1953 esce il suo sesto libro di poesie Sexto. Tra il 1953 e il 1954 risiede a Londra dove lavora come traduttore dell’Ufficio Centrale di Informazioni, e come critico letterario musicale e artistico del Servizio Latino Americano della B.B.C. Nel 1955 si trasferisce a Roma, dove insegna letteratura francese e inglese e collabora all’edizione argentina dell’Osservatore Romano. Ha tradotto in spagnolo più di trenta libri dall’inglese, francese, italiano e tedesco. Pubblica articoli vari, saggi, racconti, poesie sulla rivista Tempo Presente, e poi sul settimanale Il Mondo, di Mario Pannunzio. In questo primo periodo diventa amico, oltre che di Nicola Chiaromonte, di Elsa Morante, di Alberto Moravia, di Ennio Flaiano, di Elémire Zolla, di Roberto Calasso, di Ginevra Bompiani e di Luciano Foà. In seguito scriverà anche per il giornale La Nazione di Firenze, per L’Espresso, e per i quotidiani romani La Voce Repubblicana, Il Messaggero, Il Tempo e altre riviste letterarie. Nel 1975, Wilcock chiede la cittadinanza italiana; gli viene concessa post mortem il 4 aprile 1979. Wilcock muore il 16 marzo del 1978 nella sua casa di campagna, nel Comune di Lubriano, in provincia di Viterbo, nell’Alto Lazio. È sepolto a Roma, nel cimitero acattolico vicino alla Piramide.

 Opere in Italiano:

Il caos, 1960
Parsifal, 1974
Fatti inquietanti, 1961, 1992
Luoghi comuni, 1961
Teatro in prosa e versi, 1962    
Poesie spagnole, 1963
La parola morte, 1968 (Poesie)
Lo stereoscopio dei solitari, 1972, 1990
La sinagoga degli iconoclasti 1972, 1990
Il tempio etrusco, 1973    
I due allegri indiani, 1973
Italienisches Liederbuch 34 poesie d’amore, 1974
L’ingegnere, 1975
Frau Teleprocu (In collaborazione con Francesco Fantasia), 1976
Il libro dei mostri, 1978

Poesie 
Tutte le poesie in italiano, 1980, 1993, 1996
L’abominevole donna delle nevi e altre commedie, 1982
Le  nozze  di  Hitler  e  Maria  Antonietta  nell’inferno (In  collaborazione  con Francesco Fantasia), 1985