a Mario, ragazzo del ’99 (dedicata a mio nonno)

Nelle feste eri gioviale capotavola
affamato di cibo e di ricordi,
di quando il ghiaccio si comprava
a blocchi, il calore da contatto umano
si univa a quello del putagè di ghisa,
borbottante polenta castagne o fagioli
che saziavano stomaci senza colesteroli.
La tua pelle bruciava ancora di guerra,
la ferocia ancor fissa sulle retine
ti riapriva ferite inguaribili, eppure tu
povero ma bello dentro e fuori,
hai reinventato un mondo di colori
per proseguire la vita, senza scordare
fratelli dispersi chissà dove, morti
forse senza croce nè nome. E gli eterni
assenti son divenuti tormento, mancanza
di sangue, lamento continuo del cuore.
All’osteria liquefacevi nel barbera
l’assordante mitraglia dei ricordi
divenuti ossessione, ma il sorriso sobrio
si apriva sonoro alla consapevolezza
d’esser vivo e aver creato un futuro.
A te ragazzo del ’99 dedico queste righe
sono parziale sintesi dei tuoi racconti
inumiditi da lacrime bisognose di sfogo,
ti ascoltavo per metà, distrattamente
smarrita nelle spire blu del tuo toscano,
ora nell’abisso temporale di tua assenza
rivedo la tua malinconia e il tuo bicchiere
mezzo pieno o mezzo vuoto, così lo volevi avere.

– Daniela Cerrato

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aria dal primo atto delle Nozze di Figaro di Mozart- librettista Lorenzo Da Ponte

Non più andrai, farfallone amoroso,
notte e giorno d’intorno girando;
delle belle turbando il riposo
Narcisetto, Adoncino d’amor.

Non più avrai questi bei pennacchini,
quel cappello leggero e galante,
quella chioma, quell’aria brillante,
quel vermiglio donnesco color.

Tra guerrieri, poffar Bacco!
Gran mustacchi, stretto sacco.
Schioppo in spalla, sciabla al fianco,
collo dritto, muso franco,
un gran casco, o un gran turbante,
molto onor, poco contante!

Ed invece del fandango,
una marcia per il fango.
Per montagne, per valloni,
con le nevi ed i sollioni.
Al concerto di tromboni,
di bombarde, di cannoni,
che le palle in tutti i tuoni
all’orecchio fan fischiar.
Cherubino alla vittoria:
alla gloria militar!

curiosità:  nella versione praghese il recitativo di Figaro che precede immediatamente quest’aria era più lungo ed elaborato:

“Ehi, sor paggio!
Oh, perdoni: sbagliai. Sor capitano!
Ora si cangia la sua paggeria
in uffiziale di cavalleria.
Oh, che bel militar!
Gran figura vuol fare,
sbarbato, profumato e disinvolto.
Ma a quel leggiadro volto
or convien cera brusca ed occhio fiero:
non sei più ganimede, or sei guerriero!”

melagrana

Spaccare il cuore a metà
e sorprendersi
del suo essere melagrana,
rossa succosa tana
d’infiniti chicchi,
essenze d’istanti uniti
serbati in unica corazza
che non svela parti nude
d’aureo tempo che racchiude.
Frutto carnoso di vita
aspro e dolce in egual misura,
condensato di passioni passate
e di qualcuna che ancor matura.
ah! si potessero sgranare
fra le dita quelle sfere
ritrovando intatte le emozioni
d’indimenticabili atmosfere,
pagherei una cifra proibita
per rivivere alcuni acini di vita.

– Daniela Cerrato

opera di Yuroz, artista armeno
Yuroz

ogni ferita duole

Chi semina raccoglie
– si dice –
ma tremolante è la certezza
che i semi sian di buona specie,
fecondo il terreno e pioggia generosa
che il sole non bruci sane aspettative
e superstiti di fameliche formiche
diventino germogli, non pasto per lumache.
Certo, se non butti in acqua l’amo
non ci sarà pesce, ma il dubbio cresce
ogni volta che semino e non raccolgo.
E dell’umana aridità mi dolgo.

– Daniela Cerrato

Costantino Kavafis, “Aspettando i barbari”

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?

Oggi arrivano i barbari.

Perché mai tanta inerzia no Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?

Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.

Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?

Oggi arrivano i barbari
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.

Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti d’oro e argento?

Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.

Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?

Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.

Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

da Poesie, Oscar Mondadori editori, Milano, 1961. A cura di Filippo Maria Pantani

adamo ed eva

Due ciliegie e una percocca
frutti da cogliere in bocca
zucchero filante languori
di re e regina di cuori.
Pare innocente filastrocca
da bimbi assonnati e buoni
ma recitata a corpo nudo
altro messaggio ha il ludo
nasconde erotico assaggio
di sensuale intimo viaggio.
Di pomo o  mela non s’è parlato
dunque è lontano ogni peccato.

– Daniela Cerrato

Bill Bate, born in Liverpool in 1962

Bill Bate, born in Liverpool in 1962.jpg

suoni di chiarine

Rullano tamburi per le vie dei borghi
ingorghi di folla che giunge da lontano
nella timida città che s’apre al Palio
festonata di drappi per l’annuale evento.
Chi non lo conosce incuriosito assiste
al passaggio di rievocazioni antiche,
fantini e cavalli benedetti eletti
già i migliori a priori e poi la sfida,
agguerrita, da corrida senza corna,
al canapo le danze di aspettanze nervose
sulle tribune fanaticherie bellicose
sventolano urla da stadio improvvisato
verso sbandieratori gagliardi giocolieri
M’auguro solo che nessun cavallo montato
si ferisca in questa umana trebisonda.
(Intanto fendono l’aria chiassosi elicotteri)

– Daniela Cerrato

fotografo la fantasia

Sfumo un azzurro impreciso,
tratti zigzaganti di blu
e bianco già si mesciano,
grigio rosato in primo piano
confuso a ciuffi di verde
arbustivo,inizia a farsi vivo
con un cremisi qualche fiore
sparso qua e là a dar colore.
Abbozzo un parasole e un libro
poggiati su un lino stropicciato,
svelano una presenza fuori scena,
io che fotografo la mia fantasia
con poche matite , approssimando

la solitudine d’un litorale ch’è poesia.

 

-Daniela Cerrato