Brooklyn Duo, Hallelujah (Leonard Cohen)

 

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Nature morte in disfacimento

Accadimenti amorfi
d’insolito nonsenso
giochi puerili tra adulti
densa opacità di intenti
come il bussare senza motivo
a una porta sconosciuta
giusto per vedere il viso
di chi compare, vane apparenze
di stelle filanti trasparenti
in un chiasso di colori,
mozziconi di matite spuntate
cui non si rifà la punta,
sigarette accese
lasciate in autocombustione,
acqua che scorre ma non lascia
neppure umida la pelle,
cose accadute, cose scadute
senza il tempo di deteriorarsi
cibo gettato pur non avariato,
cose cadute in un “mai intervenute”
nessun pensiero di riesumarle
lasciate decomporsi
tra lo stantìo dei ricordi.

Daniela Cerrato, 2018

Arslan Ahmedov, A white flower on a black table, 2014

Arslan Ahmedov  A white flower on a black table, 2014.jpg

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Seguendo natura

Tronchi piegati dal vento
genuflessi alla terra
in obbedienza muta
protendono braccia
verso un orizzonte incerto
il peso della neve
e del gelo affatica
il loro respiro deviato,
rassegnati pensano
a quel gancio nel cielo
mai giunto in aiuto.

Daniela Cerrato, 2018

Photo by  ®Michael Kenna

Photography by michael kenna

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Il vasaio – di Pablo Neruda

Tutto il tuo corpo ha
coppa o dolcezza destinata a me.

Quando ascendo la mano
trovo in ogni luogo la colomba
che mi cercava, come
se ti avessero, amore, fatta d’argilla
per le mie mani di vasaio.

Le tue ginocchia, i tuoi seni,
la tua cintura
mancano in me come nel vuoto
di una terra assetata
da cui staccarono
una forma,
e uniti,
siamo completi come un solo fiume,
come una sola arena

Pablo Neruda, Il vasaio (da Canzoni del capitano)

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Tra sbotti ed insulti

poche righe per riflettere su quanto leggo spesso su alcuni blogs, ove c’è l’abitudine di strumentalizzare come in tv qualsiasi iniziativa passata o presente, sia essa legata al lavoro, alla salute o ad aiuti umanitari a persone in difficoltà. Quel che trovo poco intelligente è che ci sia sempre e soltanto dell’astio distruttivo nei confronti di avversari politici anche in questioni che dovrebbero essere affidate solo ed esclusivamente al buon senso; invece si etichetta tutto con simboli e bandiere, si politicizza anche una morte, un funerale e questo la dice lunga sullo sfacelo cui tutto sommato contribuiamo anche da semplici cittadini, abituati ormai a riempirci la bocca con polemiche inutili, scimmiottando quegli stessi che poi vengono criticati in televisione, pronti a scannarsi di parole invece di proporre, di cercare intese con le quali lavorare per il bene comune. Questo è il modo per far allontanare sempre più gente dalla politica e lasciare così che le cose ci cadano addosso per poi lamentarci alla prima occasione. Ma forse ai più piace solo polemizzare e non interessa costruire, si preferisce insultare la controparte in una sorta di turpiloquio da stadio, piuttosto che confrontarsi e questo non porterà mai da nessuna parte. E sorge anche la quasi certezza che si preferisca mantenere tutto così, perchè intanto nel pantano certa gente ci sguazza…in fondo abbiamo ciò che meritiamo.

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Dopo la pioggia

Lassù è rimasta qualche nuvola
ad asciugarsi lo sfogo dagli occhi
mentre giù nelle pozzanghere
si specchia viva bellezza
del nitore ritrovato
privo di volatili impurità
sciolte nel pianto,
gocciolano tronchi, steli
foglie e petali aperti,
un po’ brividosi e mossi
da un friccico d’aria,
che li ha scossi
dopo impassibile stasi.
Manca il tipico petricore
d’altre stagioni sentore,
in un cantuccio una tortora
agita vigorosa le sue piume,
forse per scrollarsi di dosso
briciole di noia o di vecchiume,
anche la pioggia è dono sacro
a lei dedicarono danze tribali
per ottenere benefico lavacro
e purificare corpo e animo dai mali

Daniela Cerrato, 2018

Photo by Paul Militaru :  https://photopaulm.com/2018/01/01/after-rain-10/

after-rain.jpg

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“Ed era una tribù” di Gianni Milano

Ed era una tribù di scarafaggi, neolitici ancora, appena nati
dall’ombre delle grotte e labirinti e contorte visioni
d’un’Anima sortita dal Mistero, senza parole, senza storia alcuna,
senza difesa, senza nostalgia, attenta al flusso, stupita nel respiro:
quasi un affresco della Mente arcaica ch’illumina gli Antichi dell’Australia.

Fratelli inconsapevoli del Mondo, al pari delle larve
di farfalle, nudi senza riparo, avvolti nell’estatico richiamo
d’una musica azzurra, spezzoni dei miei sogni, dei miei gorghi,
nei quali vado a perdermi ogni notte, Pellegrino in attesa
del richiamo, d’uno zufolo udito in terre d’oro e poi la Bomba
che tutti ci disperse – i pesci con le pance offerte al cielo,
gli umani senza lacrime e canzoni, le prolifiche selve d’Amazzonia
ridotte in truciolati e quella storia che entrava nella testa lentamente,
tradotta in Torquemada, in frustrazione.

Nel fuoco un chiacchiericcio, un alfa, un suono d’enigmatica origine
eppur dolce, come un ricordo di calore caro – frantumato in falene,
in squarci amari di visioni perdute. Ora governa l’Automa del Potere,
con l’indice allenato a giudicare – gli Inermi della Terra inabissati,
ai margini del mondo, a sussurrare, come spiriti ctoni, come i boschi,
quando la nebbia sale e il Tempo cessa: il lamento dell’asino è battaglia,
a fianco della vita, del ritmico narrare delle foglie.

2002 Gianni Milano

Gianni Milano (Mombercelli,Asti, 1938 – ) è un pedagogista italiano, pacifista e uno dei pochi poeti Beat italiani ancora in attività

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Un ronzìo incessante

Si crogiola il cuore
in pulsazioni lente
sul cuscino monocolore,
chiede ammenda il corpo
per gli sfiancanti eccessi.
D’incessanti iperboli
in sproposito o difetto
è stanca pure l’anima
chè di dossi e fossi
la vita non offrì guida
nè annunciò il cospetto.
Unica a non riposare
resta l’indomita mente
ligia per arcano mistero
a vegliare il sonno beato
e la ricerca ostinata
dell’incastro preciso,
la meravigliosa amalgama
di carni e menti plasmate
da illuminata imprevista armonia
che muove i sensi in univoca onda.
Se completezza talvolta si sfiora
di tangibile pienezza è solo aurora
e sin che sarà desto un solo neurone
desìo ronzerà come instancabile moscone

Daniela Cerrato, 2017

__________ dipinto di David Hettinger __________
David Hettinger

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Francesco Leonetti (1924-2017) e il suo desiderio estremo

Il meglio nel mondo.
Non ci sia, o ci sia, il dio nel cielo,
in terra è l’albero l’ente supremo
risana l’aria col suo proprio ossigeno
senza di lui, moriremmo noi tutti
diritto, con la chioma volta all’alto,
sui piedi saldo sta, solo o nel bosco…
Vengono poi e gli animali e l’uomo,
che era scimmia una volta, e ora è assassino:
disbosca, sfrutta, spreca, prende o butta
mangia gli altri animali fatti a pezzi
tutto è per lui denaro oppure chiesa;
senza obbedire a lui si va in prigione.
L’albero provvede e vive nei secoli
e ficcatemi dentro, quando io crepo,
in un suo squarcio, io fondo gli ossi miei
con le sue fibre, vivo altrettanto e miro
l’alto, il sublime, il vero, il mondo intero.

(Francesco Leonetti, Poesie estreme cit. p. 42)

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Toma, la voce profonda di un poeta

Zonadidisagio

Salvatore-Toma

Salvatore Toma è una voce singolare e appartata della poesia italiana, passata su questa terra e troppo presto andata via. Un vero poeta del sud, salentino per l’esattezza, che ha squarciato il cuore maledetto delle parole e in un corpo a corpo quotidiano con la morte se ne è andato lasciando in eredità alla letteratura tutta la ribellione che si può trovare tra le pagine di una poesia estrema e maledetta.

Salvatore Toma in un certo senso è stato un poeta maledetto, uno scrittore di versi che era in assoluta disarmonia con la propria epoca.

Nell’imperfezione della solitudine, il poeta tranciava le parole, le soffocava sulla pagine agognando una grande esplosione che mandasse in frantumi ogni cosa.

La sua scrittura è tragicamente anarchica e anche quando si lascia ossessionare dal pensiero della morte, che per lui è l’unico modo di sentirsi vivo, è consapevole che le sue parole non hanno…

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