Gioielli Rubati 78: Giulia Martini – Donatella Giancaspero – Silvana Dal Cero – Paolo Caianiello – Daniela Cerrato – mimi – Biagina Danieli – Enrico Marià. — almerighi

Marta non m’ama ed io non l’amo. Pure cosa rimane nella nostra vita da quando disse – Tra di noi è finita – è un’apocalisse con figure michelangiolesche, botticelliane. Le primavere botticelliane – che sembra lei quella chiamata Flora – potessi almeno rivederla ancora al plenilunio, tra le ipecacuane. Ma se la rivedessi, che direi? […]

via Gioielli Rubati 78: Giulia Martini – Donatella Giancaspero – Silvana Dal Cero – Paolo Caianiello – Daniela Cerrato – mimi – Biagina Danieli – Enrico Marià. — almerighi

I put a spell on you

I Put a Spell on You è una canzone del 1956, di Screamin’Jay Hawkins, pseudonimo di Jalacy Hawkins, che non ebbe il successo ottenuto invece dalle covers interpretate da altri artisti tra cui Nina Simone, Tim Curry, Marilyn Manson, Joe Cocker, Bryan Ferry, Annie Lennox per citarne solo alcuni. Qui la superba versione con David Gilmour alla chitarra e la splendida voce di Mica Paris.

apriti cuore

Nel distillare sospesi
un’aritmìa del cuore
attanaglia la carne.
Restare in silenzio
quando un dire pavido
ti scoppia dentro
corrode l’animo.
Deglutire le parole
è crudeltà autoinflitta,
l’indifferenza dell’aria
scivola su strade senza ritorno.
Attendevo un’arcobaleno
ma non c’è stata pioggia
e il sole veste nero.

– Daniela Cerrato

 

giochi e traslochi

Sette spanne d’altezza, dobloni di cioccolato
schiacciati in tasca, in mano una pistola ad acqua
giocava a schizzare i gatti del rione
un piccolo bullo dalle orecchie grandi.
Lei alta una spanna in meno, mani impastate di pongo
su torte di plastica e terra, poche parole, nervosa
gli urlava inseguendolo per evitare fughe feline.
Due bimbi scontrosi dirimpettai di città
crescevano masticando stagioni e fichi neri
d’un grande albero nel vecchio cortile.
Li ritrovò il caso un giorno, estranee fisionomie
faticarono a riconoscersi, i nomi, l’unica garanzia
di essersi trovati un tempo nella stessa via.

– Daniela Cerrato

Roger Waters, the tide is turning

un  testo importante, un monito per tutti noi,  per invertire la tendenza all’apatia , per non restare solo e sempre nell’attesa di un mondo migliore che senza il nostro impegno mai ci sarà

 

I used to think the world was flat
Rarely threw my hat into the crowd
I felt I had used up my quota of yearning
Used to look in on the children at night
In the glow of their Donald Duck light
And frighten myself with the thought of my little ones burning
But, oh, oh, oh, the tide is turning
The tide is turning
Satellite buzzing through the endless night
Exclusive to moonshots and world title fights
Jesus Christ imagine what it must be earning
Who is the strongest
Who is the best
Who holds the aces
The East
Or the West
This is the crap our children are learning
But oh, oh, oh, the tide is turning
The tide is turning
Oh, oh, oh, the tide is turning
Now the satellite’s confused
‘Cause on Saturday night
The airwaves were full of compassion and light
And his silicon heart warmed
To the sight of a billion candles burning
Oo, oo, oo, the tide is turning
Oo, oo, oo, the tide is turning
The tide is turning Billy
I’m not saying that the battle is won
But on Saturday night all those kids in the sun
Wrested technology’s sword from the hand of the war lords
Oh, oh, oh, the tide is turning
The tide is turning Sylvester
The tide is turning
“That’s it!
Now the past is over but you are not alone
Together we’ll fight Sylvester Stallone
We will not be dragged down in his South China Sea
Of macho bullshit and mediocrity”

 

Pensavo che il mondo fosse piatto
Raramente ho gettato il mio cappello tra la folla
Sentivo di aver esaurito la mia quota di desiderio
Di solito guardavo i bambini di notte

Nel bagliore della loro luce Paperino
E mi spavento con il pensiero che i miei piccoli brucino
Ma, oh, oh, oh, la marea sta cambiando
La marea sta cambiando

Satellite che ronza nella notte senza fine
Esclusivo di colpi di luna e combattimenti per il titolo mondiale
Gesù Cristo immagina cosa deve guadagnare
Chi è il più forte

Chi è il migliore
Chi detiene gli assi
L’Oriente
O l’Occidente

Questa è la merda che i nostri figli stanno imparando
Ma oh, oh, oh, la marea sta cambiando
La marea sta cambiando
Oh, oh, oh, la marea sta cambiando

Ora il satellite è confuso
Perché sabato sera
Le onde radio erano piene di compassione e luce
E il suo cuore di silicone si riscaldò

Alla vista di un miliardo di candele accese
Oo, oo, oo, la marea sta cambiando
Oo, oo, oo, la marea sta cambiando
La marea sta cambiando Billy

Non sto dicendo che la battaglia sia vinta
Ma sabato sera tutti quei bambini al sole
La spada della tecnologia strappata dalla mano dei signori della guerra
Oh, oh, oh, la marea sta cambiando

La marea sta cambiando Sylvester
La marea sta cambiando
“Questo è tutto!
Ora il passato è finito ma non sei solo

Combatteremo insieme Sylvester Stallone
Non saremo trascinati giù nel suo Mar Cinese Meridionale
Di cazzate macho e mediocrità “

nausea

Ho nausea di realtà capovolte
di verità assolute, di finti sordi,
di simpatiche antipatie
di parole alla rinfusa
dei “non c’è problema”
dei keep calm and…
di silenzi convenienti
dei vissero felici e contenti
chè le favole han mutato finale
dal lieto tradizionale.
Ho nausea dei soliti noti
che mercimoniano voti
d’insaziabili vampiri sudici
sanguisughe di soldi pubblici,
di pseudo-guru d’ogni dottrina,
dell’ipocrita che s’inchina
con in testa un insulto palese,
di un alieno burocratese
per buona parte intraducibile.
Ho nausea di ogni apparato
senza un responsabile vero,
di lavoro nero, d’eterno precariato
di accuse a buon mercato,
d’indulgenze plenarie perpetue
a chi già gode d’altra immunità,
e non c’è farmaco che possa curare
la gastrite che ritorna a fastidiare
.

– Daniela Cerrato

poesie di Gary Snyder

Gary Snyder è nato a San Francisco nel 1930. Laureato in antropologia, ha viaggiato a lungo in oriente, soprattutto in Giappone, dove ha trascorso un periodo  di studio e di meditazione in un monastero zen. La sua poesia, tra i prodotti più significativi della beat-generation, riflette la tensione tra cultura occidentale e cultura orientale. Lo studio appassionato del mondo dei pellirosse ha contribuito alla sua concezione magica del ruolo del poeta. Le sue predilezioni per l’haiku giapponese e la poesia oggettuale degli imagisti, e una vigile interrogazione della natura sono nella sua prima raccolta di versi, Riprap (1959).     In Myths and texts del  1959 cerca di risalire dalla rappresentazione del puro processo naturale al «mito» che ne è stato fatto dagli uomini e dalla loro cultura. Nel 1966 Snyder ha pubblicato Una serie di poesie (A range of poems). Seguiti da Il territorio interno (The back country, 1968), e da L’isola della Tartaruga  nel 1975 con cui ha vinto il premio pulitzer. Ha diretto per alcuni anni il Ministero della Cultura dello Stato della California. È stato professore di Letteratura all’Università della California a Davis. Vive alle pendici della Sierra Nevada californiana.

ROCCIA

Laghetto nevoso granito caldo
ci accampiamo,
nessun pensiero di cercare ancora.
Sonnecchiamo
abbandoniamo le nostre menti al vento.

Sulla roccia, gentilmente inclinati,
il cielo e la pietra,

insegnami ad essere tenero.

Il tocco che quasi non tocca –
l’incrocio fuggevole di sguardi –
passi minuscoli –
che infine ricoprono mondi
dal duro terreno.
Batuffoli di nuvole e nebbie
raccolti nelle pozze blu ardesia
delle piogge estive.

Gary Snyder, da L’isola della Tartaruga (Turtle Island, 1975), traduzione italiana di Julio Monteiro Martins

QUANTO AI POETI

I Poeti della Terra
Che scrivono piccole poesie,
Non hanno bisogno dell’aiuto dell’uomo.

I Poeti dell’Aria
Recitano fino in fondo gli zefiri più impetuosi
E ciondolano talvolta nei mulinelli.
Poesia dopo poesia,
Si arricciano a spirale nella medesima spinta motrice.

A cinquanta sottozero
Il combustibile fossile non scorre
E il propano resta nella cisterna.
I Poeti del Fuoco
Bruciano allo zero assoluto
L’amore fossile risucchiato in superficie.

Il primo
Poeta dell’Acqua
È restato sul fondo per sei anni.
Ricoperto di alghe.
La vita nella sua poesia
Ha lasciato milioni di minuscole,
Molteplici tracce
Intrecciate nel fango.

Con il Sole e la Luna
In pancia,
Il Poeta dello Spazio
Dorme.
Senza fine il cielo –
Ma le sue poesie,
Come oche selvatiche
Volano oltre il confine.

Un poeta della Mente
Rimane in casa.
La casa è vuota
E non ha pareti.
La poesia
È vista da ogni lato,
Dovunque,
In un unico momento.

Gary Snyder (San Francisco, 1940), da L’isola della tartaruga, 1975, traduzione di Chiara D’Ottavi

 

MADRE TERRA: LE SUE BALENE

Un gufo strizza l’occhio nell’ombra
Una lucertola si alza sulle zampe, la gola palpitante
Un giovane passero allunga il collo,
testa grossa, osserva –

Le erbe al lavoro sotto il sole. Fate che sia verde.
Fate che sia dolce. Perché possiamo mangiare.
Crescere la nostra carne.

Il Brasile dice “utilizzo esclusivo delle Risorse Naturali”
Trentamila specie di piante sconosciute.
Il popolo vivo e vero della giungla
venduto e torturato –
E un robot incravattato che smercia un’illusione chiamata “Brasile”
può parlare per loro?

Le balene si girano lucenti, si immergono
si lasciano andare e riemergono,
Sospese sopra profondità indefinite sempre più scure
Fluenti come pianeti che respirano
in vortici brillanti di
luce viva –

E il Giappone lì a cavillare su
quali specie di balene è lecito ammazzare?
Una nazione dal luminoso passato Buddhista
lì a sbrodolare metilmercurio
come gonorrea
in mare.

Il Cervo di Père David, l’Elaphure,
Viveva nei giuncheti fangosi del Fiume Giallo
Duemila anni fa – e fu sfrattato dal riso –
Le foreste di Lo-yang tagliate, limo e
Sabbia fluiti a valle, tutto già sparito, dal 1200 d.C. –
Le Oche Selvatiche nate in Siberia
vanno a sud sorvolando il bacino dello Yang, dello Huang,
quella che chiamano “Cina”
Su rotte usate da un milione di anni.
Oh Cina, dove sono le tigri, i cinghiali,
le scimmie,
come le nevi d’altri tempi
Spariti nella nebbia, in un lampo, e la terra secca e dura
Fa da parcheggio a cinquantamila camion.
È l’uomo la più preziosa fra tutte le cose?
– e allora amiamolo, con i suoi fratelli, tutti quegli
Esseri viventi che scompaiono ? –

Nord America, Isola della Tartaruga, conquistata da invasori
guerrafondai del mondo.
Che insorgano formiche, abaloni, lontre, lupi e cervi!
E tolgano i loro doni
alle nazioni robot.

Solidarietà. Il popolo.
Il Popolo Ritto degli Alberi!
Il Popolo che Vola degli Uccelli!
Il Popolo che Nuota del Mare!
Il popolo a quattro gambe, a due gambe!

Come possono scienza-politici mangia-potere teste-di-piombo
Governo due-mondi Capitalista-Imperialista
Terzo-mondo Comunista maschio ammucchia-carte
Non-contadino jet-set burocrati
Parlare per il verde della foglia? Parlare per la terra?

(Ah Margaret Mead… sogni qualche volta Samoa?)

I robot discutono su come lottizzare nostra Madre Terra
Farla durare un po’ più a lungo
come avvoltoi che starnazzano
Ruttando, gorgogliando,
vicino a una Daina morente.
“Laggiù nel prato giace un cavaliere ucciso –
Voliamo su di lui e mangiamo i suoi occhi
trallallero trallallà.”

Un gufo strizza l’occhio nell’ombra
Una lucertola si alza sulle zampe
la gola palpitante
Le balene si girano lucenti
si immergono
Si lasciano andare e riemergono
Fluenti come pianeti che respirano

In vortici brillanti

Di luce viva.

(tratto da The Gary Snyder Reader © Gary Snyder 1999,Traduzioni: Etain Addey, Elena Avanzini, Maurizio Castellucci, Alessandro Curti, Jacqueline Fassero, Giuseppe Moretti, Stefano Panzarasa)

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(Camminando nel bosco un giorno asciutto d’inizio

primavera, sui pendii dietro la Fattoria di Landing Lanes

sul fiume Kentucky, con Tanya e Wendell)

Sotto le foglie morte Tanya trova una tartaruga

che si confonde con le foglie – le zampe dentro –

E guardiamo le tane delle marmotte che affondano

sotto le sporgenze di roccia

strati in fondo al mare,

chi vive lì si lascia dietro il pelo

su conchiglie e coralli,

Quasi tutte le tane con foglie e rametti all’ingresso,

nessuno dentro.

Wendell, accucciato,

infila la faccia in una tana di marmotta

“Hei, annusa qua, è una volpe!”

Mi piego sulle ginocchia,

metto l’apertura sul viso

come una maschera. Nessuna luce;

tutto odore: acre – caldo –

Ossa in pezzi, sterco? piume?

Corpi intrecciati – selvatico –

Una specie di casa.

poesia tratta da “Axe Handles (1983)” – a cura di Nicola Licciardello

 

 

SUL PERCHÉ I CAMIONISTI CHE TRASPORTANO LEGNAME
SI ALZANO PRIMA DEGLI STUDENTI ZEN

Nell’alto sedile, prima dell’alba, oscurità,
I mozzi tirati a lucido brillano
E la splendente marmitta diesel
Produce calore e vibra
Su per Tyler Road, in salita,
fino ai tagliaboschi di Poorman creek.
Trenta miglia di polvere.

Non esiste un’altra vita.

 

Gary Snyder- da L’isola della tartaruga, trad. it. Chiara D’Ottavi, Stampa Alternativa, 2004

 

a semaforo verde

Amanti senza appuntamento
si incontrano nelle distrazioni
del tempo, di straforo,
quando il semaforo è verde
e nessuno bada a loro.
Gatti solitari con estri improvvisi
si arrampicano silenziosi su alberi
spogli di luna. Ciascuno felice
di sentire l’altro accanto,
l’intimo ritaglio d’infinito
pur breve sazia il cuore.
Tu stammi accanto.

-Daniela Cerrato