basta poco

Il profumo di lavande essicate raccolte a fascine
in cui si immerge il viso nei giorni inodori
è desiderio respresso di uscire per un istante fuori
da questo presente indolente e calmo flusso di vene,
così d’impulso scatta il desiderio urgente
di sciogliere i nodi alla monotonia di grigio
e dal sentore dei campi rimasto ancora suadente
trarre ricordi d’odori variopinti e goderne il contagio.

-Daniela Cerrato

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mutano i volti nei cimiteri

Ero bambina, mi dissero ricorda il luogo
ritroverai sempre la tua (bis)nonna
secondo corridoio, terzo cipresso destro,
continui per cinque file e non puoi sbagliare
trovi la pianta di rosa che lo zio ha voluto,
rossa come il cuore della madre perduta.
Era cresciuta a dismisura fu potata
pure lei resa all’osso per non oscurare
il volto di Margherita, fiore che fu.
I riferimenti cadono come segnalibri
anche dalle pagine del ricordo eterno
assoggettato alle leggi dei vivi
che non rispettano nè cipressi nè ulivi.

– Daniela Cerrato

Smisurata preghiera. Fabrizio De Andrè

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità
Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità
per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere
di Alvaro Mutis / Fabrizio De Andre’ / Ivano Fossati

torpore

Si adagia orizzontale la pesante stanchezza,
rigurgito le ore trascorse in stato di torpore
la mano destra ancora con residui di realtà
la sinistra afferra già lembi di sogno,
apro e chiudo gli occhi involontariamente,
la padronanza dei sensi ingestibile
capta sprazzi di voci e rumori,
avverto la morbidezza felina che si distribuisce
tra pelo e fusa sopra di me, resto inerte
confondendo ogni percezione in una mescolanza fosca
di luci ed ombre, e mi lascio andare così, pacificamente
nel meritato sonno che tutto spegne.
Un momentaneo passaggio di consegne
tra coscienza e incoscienza, necessariamente.

– Daniela Cerrato

la voce rauca delle foglie

Nel cielo bruno della sera vola uno stormo
formando una punta di freccia diretta verso ovest
poi vira repentino cambiando direzione,
tutti seguono un nuovo richiamo in premura
seguendo forse una regola dettata loro da natura,
del resto l’uomo difetta in più d’una percezione
come per la voce infreddolita e rauca delle foglie,
soavità che pure un orecchio fino non coglie.

– Daniela Cerrato

invidio l’immacolato istinto

Certo ha più senso la vita di una papera
con portacoda a bagno di tanto in tanto
che segue natura per immacolato istinto
senza scervellarsi da mattino a sera
curiosa nel riflesso del suo corpo
buffa nell’ondeggiante incedere
viva nel suo piumaggio tinta cenere,
terra aria e acqua contempla divertita,
io invece al fuoco infernale dell’esistenza
affidai involontariamente la mia vita
tra gironi di dottrine che fan da resistenza
alla verità sul senso di mia terrestre presenza.

– Daniela Cerrato

sottotono

Il sole non scalda e se un saluto di ritorno
unisce sorriso è incolore piega sul viso,
preoccupa l’apatia al nuovo giorno
come se conoscessi già il suo decorso,
nessuna esigenza di baldoria, anzi,
fastidiano pure gli strascichi natalizi
su strade e piazze ancora infiocchettate
come vecchie megere pesantemente truccate.
Estraniato è il mio passo tra le auto
scansa portici e merce da vetrina, cauto
procede dietro lenti scure protettive
lasciando all’animo arrovelli e invettive
verso questa psoriasi da asfissiante vita,
da inquietudine costante che pare infinita.
Non c’è squarcio di nero del cielo in cromìa
con l’umore che deambula con me per la via.

– Daniela Cerrato

Come ogni sera

almerighi

La calza di Biancaneve
piena di smagliature
l’altra fugge nei fossi:
certi miracoli di nebbia
stanno in piedi da soli,
le voci, anche quest’anno
non hanno eco.
Gobbo il significato
nel volerne attribuire
costi quel che costi.
Nessuno canta alle finestre.
Ai rari incroci
i pochi passanti curano
anzitutto l’impossibilità
di concedere gli occhi.
I fossi gelano trasparenti,
il freddo è calore in giacenza.
Tornando a casa battuto
scriverò, come ogni sera,
contro l’abolizione
del genere umano.

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“Non dire notte” di Amos Oz

“Molti anni fa presi qualche dimestichezza con la mappa celeste.
Fu durante il servizio militare, ancor prima, al gruppo giovanile. Nelle notti più limpide riconosco i carri, l’Orsa Maggiore e la Polare. Quanto ai pianeti, li localizzo ancora ma ho dimenticato quale è Giove e quale Venere e quale Marte.
Ora nel silenzio totale sembra che tutto si sia fermato, persino i pianeti che,
stanchi, hanno smesso di ruotare. Sembra che la notte sarà per sempre.
E le stelle minuscole capocchie sul pavimento del piano di sopra, gocciole di luce del firmamento incandescente viste dalla parte opposta. A rivoltarlo, la Terra s’inonderà di splendore e tutto sarà chiaro. O brucerà.”

Da “Non dire notte” di Amos Oz, Feltrinelli

applaude solo il bicarbonato

Se la realtà fosse tutta un sogno probabilmente mi rivolgerei
a creature mitiche, a streghe fattucchiere, a fiabeschi personaggi,
a forze opportune domanderei comune soccorso o a te solo direi
pensaci tu Mangiafuoco ad accendere il rogo chè qui v’è catalessi,
tutti impegnati a piangersi addosso, nessuno invita al coraggio
e di tempo ne rimane poco prima che il buco nero sbafi noi umani,
incenerisci le lingue dei tanti burattini che si credono immortali
presuntuosi e fieri delle loro bugie vestite da verità,
fermane il gioco assurdo, immobilizza la loro indegna recita
che si ripete ogni giorno e l’applaude solo il bicarbonato
preso a dosi massicce per aiutare digestione e reflusso,
carbonizzali con la potenza di un ruggito flambè senza indugiare,
adesso, mentre li ascolto blaterare e perdo la voglia di cenare.
– Daniela Cerrato