Le sculture di Malvina Hoffman (1885-1966)

Malvina Hoffman è stata una scultrice statunitense, figlia del pianista Richard Hoffman. Fin da piccola si dedicò alla scultura. Nel 1910 si trasferì a Parigi e divienne allieva di Auguste Rodin.
La sua bravura la mostrò nelle  sculture-rappresentazioni della leggendaria ballerina russa Anna Pavlova (1881-1931). L’ispirazione della Hoffman per creare questi raffinati pannelli nacque dopo aver assistito ad una performance dei ballerini russi Anna Pavlova e Mikhail Mordkin nel balletto ‘Baccanale Autunnale’ Op. 67 di Alexander Glazunov a Londra. Dopo il ritorno a Parigi, la Hoffman convinse il suo mentore di permetterle di lavorare sulla serie, piuttosto che concentrarsi sulle commissioni ritratto più ordinarie.

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Il cielo capovolto,Ultimo canto di Saffo (Roberto Vecchioni)

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
L’orlo del tuo vestito,
un’unghia di un tuo dito,
l’ora che te ne vai…
che ne sarà domani, dopodomani
e poi per sempre?
Mi tremerà la mano
passandola sul seno,
cifra degli anni miei…
A chi darai la bocca, il fiato,
le piccole ferite,
gli occhi che fanno festa,
la musica che resta
e che non canterai?
E dove guarderò la notte,
seppellita nel mare?
Mi sentirò morire
dovendo immaginare
con chi sei…

Gli uomini son come il mare:
l’azzurro capovolto
che riflette il cielo;
sognano di navigare,
ma non è vero.
Scrivimi da un altro amore,
e per le lacrime
che avrai negli occhi chiusi,
guardami: ti lascio un fiore
d’immaginari sorrisi.

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
Vorrei essere l’ombra,
l’ombra che ti guarda
e si addormenta in te;
da piccola ho sognato un uomo
che mi portava via,
e in quest’isola stretta
lo sognai così in fretta
che era passato già!

Avrei voluto avere grandi mani,
mani da soldato:
stringerti forte
da sfiorare la morte
e poi tornare qui;
avrei voluto far l’amore
come farebbe un uomo,
ma con la tenerezza,
l’incerta timidezza
che abbiamo solo noi…

gli uomini, continua attesa,
e disperata rabbia
di copiare il cielo;
rompere qualunque cosa,
se non è loro!
Scrivimi da un altro amore:
le tue parole
sembreranno nella sera
come l’ultimo bacio
dalla tua bocca leggera.

L’Autunno alle porte

la chioma camaleontica autunnale
vira tra aranciate tinte primarie,
il respiro del vento è più fresco e sospinge
foglie avvizzite e stanche verso la bruna terra.
Mentre stormi d’uccelli in transito per altri lidi
movimentano il cielo, si avvertono vari profumi
di mosto e legna bruciata, di foglie marcescenti,
di funghi che fan capolino tra ricci pungenti.
Si raccolgono pigne da seccare per abbellire
angoli di focolare invernale, erbe e fiori colorati
da inserire tra le pagine del diario più segreto.
Nei campi bimbi estasiati coi visi stupiti
illuminati dai falò di sterpaglie ,
frutta in abbondanza ribolle zuccherina
in paioli di composte e  marmellate.
L’estate ci abbandona ma l’autunno è irresistibile
col suo richiamo aromatico così amabile.

(Daniela, 13 settembre 2014)

Sabbie Mobili, di Jacques Prévert

“Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si è ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata dal vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si è ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi.”

— Sabbie Mobili, di Jacques Prévert

 

JAROSLAV SEIFERT,PRIMA CHE ASCIUGHINO QUEI DUE O TRE BACI

Prima che asciughino quei due o tre baci
sulla fronte
e qui e lì,
ti chinerai per bere
acqua d’argento dallo specchio,
e se nessuno ti starà a guardare
ti toccherai le labbra con la bocca.

C’è un tempo in cui più svelto delle dita
che lo scultore passa
il sangue impaziente ti modella sulla creta
il corpo dal di dentro.

Forse stringerai tra le mani
i tuoi giovani capelli
e li solleverai sopra le spalle
perché somiglino piuttosto ad ali
e davanti a loro prontamente correrai

dove proprio davanti agli occhi
e sul fondo estremo dell’aria
sta il grande, erto, conturbante
e dolce nulla,
che splende.

(da La colata delle campane, 1967 – Traduzione di Sergio Corduas)

Kurt Mair

Kurt Mair, classe 1954 , nato a Mengen in Germania vive e lavora ad Avigliana (Torino).
Le opere di Kurt Mair ci portano in un viaggio emozionale, al di là del tempo; le sue composizioni rispecchiano un classicismo tinto di ironia e umorismo, e si notano influenze da Durer a Schiele. L’ artista mette a nudo corpi soprattutto di donne, e con una nudità cruda, piena di sensualità ed erotismo.
La femminilità e la bellezza sono trattate con molto vigore, a volte pure con violenza. I corpi tracciati con l’acido e la penna sono mostrati in paesaggi, architetture, colori che ricordano la morbidezza e la delicatezza dell’Italia.

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Gabriele D’Annunzio , Outa Occidentale

Outa occidentale di Gabriele D’Annunzio, ovvero quando la metrica giapponese influenza la poesia italiana

Guarda la Luna
tra li alberi fioriti;
e par che inviti
ad amar sotto i miti
incanti ch’ella aduna.

Veggo da i lidi
selvagge gru passare
con lunghi gridi
in vol triangolare
su ’l grande occhio lunare.