La fotografia artistica di Ferdinando Scianna

“Mi considero un reporter, qualunque cosa abbia fatto nella vita, ma sono piuttosto diffidente nei confronti dei generi e delle etichette. Guardo il mondo attraverso il prisma del linguaggio fotografico, tra le componenti del quale è fondamentale il rapporto col tempo e la memoria”….“Ricordare è lo stesso di immaginare; così raccontando un proprio tempo, uno lo trasfigura, lo immagina: letteralmente “lo racconta”. E poiché il racconto è fatto di cose che si eliminano inconsciamente e di cose che si valorizzano, è sempre molto arbitrario, come lo è ogni gesto letterario. E ancora sulla fotografia e la “memoria”: le fotografie non restituiscono “ciò che è stato”, piuttosto ripropongono in una sorta di lancinante presente ciò che non è più”.
( Ferdinando Scianna, fotografo)

email mascheroni - mascheroni - hat-in-a-1977-issey-miyake-show-photograph-by-ferdinando-sciannamagnum scianna_porto_antico_ok_mini Marpessa DeG ss 1988 ferd.scianna.marpessa sicilia MARTIN SCORSESE NEW YORK 1989 472032_3836005188602_1532137921_33170862_99837137_o capizzi1982

Il Salice ( di Anna Achmatova )

Il Salice ( di Anna Achmatova )

Sono cresciuta in un silenzio ricamato,
nell’ asilo freddo del giovane secolo.
Il parlar degli uomini non mi era caro,
ma chiaro era per me del vento il fiato.
Amavo le ortiche, i fiori di bardana,
ma più di tutti il salice argentato.
Viveva egli con me, generosamente,
di anno in anno, e i rami suoi piangenti
con tanti sogni, mi sventolavano insonne.
A lui son sopravvissuta, stranamente!
Là resta un ceppo diritto, e con diverse voci
sotto il cielo nostro, sempre quello,
altri salici tra loro ora vociano.
Ed io taccio…. come fosse morto un fratello.

18 gennaio 1940
Leningrado

salice-piangente-sul-lago

Grandi fotografi: Sebastiao Salgado

sebastiao-salgado-terra SSalgado3 04-3-291-62-1024x736 6 7 188-av-sebastiao-salgado-3 765DFB15EF1549418D0FCE957C69E23223653587-23653589-large  salgado4 salgado_covers sebastiao_salgado_coal_mine_india_high_resolution_desktop_3543x2351_wallpaper-1024358-1024x679 sebastiao-salgado-4

Sebastiao Salgado, famoso fotografo brasiliano, dopo una formazione universitaria di economista in seguito ad una missione in Africa diede una svolta alla sua vita.

Sensibile agli aspetti umanitari e sociali ,grande viaggiatore, per sei anni è stato in America Latina per documentarsi sulla vita delle campagne; su questa esperienza ha pubblicato il libro “Other Americas”.
Dal 1993 al 1999 Salgado lavora sul tema delle migrazioni umane e i suoi servizi fotografici sono pubblicati da molte riviste internazionali.
Le sue immagini sono di una bellezza senza tempo, intense,  giocano sui contrasti del bianco & nero; parlano di natura, animali ed esseri viventi , di foreste tropicali amazzoniche, di ghiacciai dell’Antartide, di deserti dell’America e dell’Africa e le montagne dell’America, del Cile e della Siberia.
Tra il 1986 e il 2001 si documenta sulla fine della manodopera industriale su larga scala nel libro “La mano dell’uomo”; poi documenta l’umanità in movimento, non solo profughi e rifugiati, ma anche i migranti verso le immense megalopoli del Terzo mondo, in due libri di grande successo:” In cammino” e “Ritratti di bambini in cammino” . Grandi mostre itineranti accompagnano sempre l’uscita dei suoi libri.

Fotografia d’autore: Eric Valli

Eric Valli ,straordinario fotografo originario di Digione,ma giramondo dall’età di 19 anni ,scatta da una vita immagini incredibili di persone emarginate o comunque al di fuori del sistema. Il suo lavoro lo ha portato nei luoghi più remoti del mondo, dandogli l’opportunità di sbirciare nella vita delle diverse comunità in Thailandia, Tibet , Nepal e Stati Uniti. Egli documenta il modo in cui le persone vivono ancora; una vita senza tecnologia, moda, supermercati, Facebook , marchi o loghi.
Persone che hanno rassegnato le dimissioni dalla modernità e ora vivono una esistenza frugale, più leggera , svincolata dal consumismo. Gente che caccia o coltiva per poter sopravvivere. Le sue foto suggeriscono come la gente possa vivere in completa armonia con la natura, lasciando tutto il resto alle spalle.Fotografie che sono dei veri e propri stimoli per la mente, e fanno pensare a come abbiamo perduto la vera libertà.

9782732427430Derriere l’objectif d’Eric Valli”, photos et propos. Editions Hoëbeke, 20102

6_000046-103-honey-hunters-of-nepal-by-eric-valli

tumblr_n0ix6c8HKb1slw4b5o1_1280images

himalaya_linfanzia_di_un_capo_thilen_lhoudup_eric_valli_003_jpg_tqxq4_evcar-10

Rafael Alberti ,Coprimi amore il cielo della bocca

Rafael Alberti , spagnolo (Puerto de Santa Maria 1902 – ivi 1999). Simbolo di una poesia incentrata sull’impegno politico e civile, fu costretto a trascorrere buona parte della sua vita in esilio. Partecipò attivamente alla vita politica del paese e con l’avvento del regime franchista dovette lasciare esule la Spagna, trovando ospitalità in Francia, Messico, Argentina e dal 1964 a Roma, fino al suo ritorno in patria nel 1977.

 

Coprimi, amore, il cielo della bocca
con codesta rapita spuma estrema,
che è gelsomino sapido ed ardente,
germogliato in corallo della roccia.

Amore rendi folle il suo sapore,
il lancinante tuo supremo fiore,
in diadema piegando il suo furore
slabbrato dal garofano mordente.

Oh misurato fluire, amore, oh bel
gorgogliar temperato della neve
in tanto angusta grotta in carne viva,

per rimirar come il tuo fine collo
fa scivolare, amore, grande pioggia
di gelsomini e stelle di saliva!

 

 

Gabriele D’Annunzio, quando la passione tocca i vertici più alti del cuore

Avere un pensiero unico, assiduo, di tutte le ore, di tutti gli attimi; non concepire altra felicità che quella, sovrumana, irraggiata dalla sola tua presenza sull’essere mio; vivere tutto il giorno nell’aspettazione inquieta, furiosa, terribile, del momento in cui ti rivedrò; nutrire l’immagine delle tue carezze, quando sei partita, e di nuovo possederti in un’ombra quasi creata; sentirti sul mio cuore, viva, reale, palpabile, mescolata al mio sangue, mescolata alla mia vita; e credere in te soltanto, riporre in te soltanto la mia fede, la mia forza, il mio orgoglio, tutto il mio mondo, tutto quel che sogno, e tutto quel che spero…

Rimani! Riposati accanto a me. Non te n’andare. Io ti veglierò. Io ti proteggerò. Ti pentirai di tutto fuorché d’essere venuta a me, liberamente, fieramente. Ti amo. Non ho nessun pensiero che non sia tuo; non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te. Lo sai. Non vedo nella mia vita altra compagna, non vedo altra gioia… Rimani. Riposati. Non temere di nulla. Dormi stanotte sul mio cuore…

“Perché ella voleva partire ? Perché ella voleva spezzare l’incanto ? I loro destini ormai non erano legati per sempre ? Egli aveva bisogno di lei per vivere, degli occhi, della voce, del pensiero di lei… Egli era tutto penetrato da quell’amore; aveva tutto il sangue alterato come da un veleno, senza rimedio. Perché ella voleva fuggire ?

Egli si sarebbe avviticchiato a lei, l’avrebbe prima soffocata sul suo petto. No, non poteva essere. Mai! Mai!” Egli si sentiva circonfusa dell’amore della donna come dall’aria e dalla luce; respirava in quell’anima come in un elemento, e ne riceveva una pienezza ineffabile di vita come se da lei e dalle profondità del giorno nascesse un medesimo fiume di cose misteriose e gli si versasse nel cuore traboccante. Il bisogno di rendere la felicità che gli era data lo sollevava a un grado di grazie e di laude che avrebbe proferite se fosse stato chino dinanzi a lei nell’ombra. Ma lo splendore del cielo e delle acque s’era fatto così grande intorno, ch’egli tacque com’ella taceva. E fu per entrambi un minuto di meraviglia e di comunione nella luce, fu un viaggio breve e pure immenso, in cui varcarono le vertiginose distanze ch’essi avevano dentro di loro.

Una strana eccitazione sentimentale l’aveva vinto; tutte le sommità liriche del suo spirito s’erano accese e fiammeggiavano; l’ora, la luce, il luogo, tutte le cose intorno gli suggerivano l’amore; dagli estremi limiti del mare insino all’umile capelvenere delle fonti, per lui si disegnava un sol circolo magico; ed egli sentiva che il centro era quella donna. ” Voi non saprete mai – soggiunse, con la voce sommessa, quasi temendo di offenderla – non saprete mai fino a qual punto la mia anima è vostra.”

 

 

Inno a Venere (Lucrezio, De rerum natura )

“O genitrice degli Eneadi, godimento degli uomini e degli dei,

divina Venere, che sotto i segni mutevoli del cielo

il mare che sostiene le navi e le terre che producono i raccolti

vivifichi, perché grazie a te ogni genere di viventi

viene concepito e giunge a visitare, una volta nato, i lumi del sole:

te, dea, te fuggono i venti, te le nubi del cielo

e il tuo arrivo, sotto di te la terra operosa soavi

fiori distende, a te sorridono le distese del mare

e, rasserenato, il cielo risplende di luce diffusa.

Infatti non appena si è manifestato l’aspetto primaverile del giorno

e, dischiusasi, prende vigore l’aura generatrice di favonio,

prima di tutto gli uccelli dell’aria te, o dea, e il tuo

ingresso segnalano, risvegliati nei cuori dalla tua forza.

Quindi fiere le greggi balzano attraverso i pascoli rigogliosi

e attraversano a nuoto i fiumi vorticosi: a tal punto, colto dalla bellezza,

ciascuno ti segue con desiderio dove ti accingi a condurlo.

Infine per mari e monti e fiumi impetuosi

e frondose case di uccelli e campagne verdeggianti

in tutti infondendo nei petti un dolce amore

fai sì che con desiderio, genere per genere, propaghino le specie.

E poiché tu sola governi la natura delle cose

né senza te alle luminose sponde della luce alcunché

sorge né si produce alcunché di lieto né di amabile,

desidero che tu sia collaboratrice per scrivere i versi

che io sulla natura delle cose tento di comporre

per il nostro Memmiade, che tu, o dea, in ogni occasione

hai voluto si distinguesse dotato di tutte le qualità.

Per cui a maggior ragione dà, o divina, eterna bellezza alle parole.

Fai in modo che frattanto i feroci effetti della milizia

per i mari e le terre tutte riposino assopiti.

Infatti tu sola puoi con la tranquilla pace aiutare

i mortali, poiché i feroci effetti della guerra Marte

signore delle armi gestisce, lui che spesso nel tuo grembo si

getta sconfitto dall’eterna ferita di amore,

e così guardando in alto con il tenero collo ripiegato

soddisfa gli sguardi avidi di amore stando a bocca aperta verso di te, dea,

e dal tuo volto non si stacca il respiro di lui che giace.

Tu, o dea, col tuo corpo santo sopra di lui che giace

stando abbracciata, soavi parole dalla bocca

effondi chiedendo per i Romani, o divina, una pace serena.

Infatti né noi in questo momento turbolento della patria

possiamo vivere con animo sereno né la gloriosa discendenza di Memmio

in tali situazioni può mancare al bene comune.”

La Venere callipigia, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

DIA 041

Gli autori classici hanno scritto versi di una bellezza sconvolgente; spesso accantonati, dopo il periodo scolastico vengono riscoperti con occhi nuovi dopo diversi anni.

E regalano intense emozioni.

Fernando Pessoa, Le chiamano carnali…

“Le chiamano carnali
quelle persone
che emotivamente ti danno tutto:
anima, cuore, cervello.
Quelle che una volta entrate nella nostra vita,
ci sconvolgono il tutto,
quelle che le senti oltre la pelle
fin dentro nelle ossa,
quelle che della passionalità
ne fanno ragione di vita
quelle che se te ne innamori
beh, bisogna prima trovarne !
Solo poi mi capirai.—

Fernando Pessoa