Ragazza del novecento

Col fervore del novecento appena iniziato
ti ritrovo in una foto ingiallita
che pare odorare d’impalpabile cipria,
un fronzolo vezzoso, un capriccioso ricciolo
il parasole di pizzo per conservare nivea la pelle.
Eroina del tuo tempo, fiera e cocciuta donna
la tua figura di nonna la ricordo in vesti diverse,
quando rughe invadenti solcavano
il tuo  viso invecchiato. Ma quant’eri bella…

Daniela,2015

Netsuke, piccole simpatiche sculture

Il Netsuke (si legge “netske”) etimologicamente significa “radice che fissa”, ed è probabile che in origine questo accessorio fosse soltanto un pezzo di legno sommariamente lavorato, ma accuratamente levigato per non sciupare la seta dell’obi, la fascia avvolta come una cintura sul kimono.
Molto presto però, grazie alla loro innata raffinatezza, i giapponesi trasformarono questo ciondolo in una scultura miniaturizzata. I fabbricanti di articoli religiosi furono, pare, i primi a offrire alla loro clientela delle figurine che servivano come netsuke.
Poi il tema favorito dagli scultori di netsuke divenne il mondo animale. Contrariamente all’opinione occidentale, nell’ottica giapponese non esistono bestie considerate vili e altre nobili. Per questo motivo ci sono netsuke a forma di topo di piovra, questo mollusco pare fosse considerato in Estremo Oriente come il simbolo erotico per eccellenza. Accanto alla fauna aborigena reale, raffigurata con uno stile naturalista, si trovano anche delle specie fantastiche come il “kiriu”, una sorta di dragone derivato dal folclore cinese, oppure il “shishi”, mezzo leone e mezzo cane, che tiene in bocca una sfera che la destrezza degli artigiani ha saputo rendere mobile. Più tardi infine vennero rappresentati anche gli oggetti domestici più comuni e ogni sorta di vegetali. Queste statuette, di 5 o 6 cm in media, sono lavorate per lo più in legno di bosso, cipresso, sandalo, ebano, ciliegio, oppure in avorio,corno,giada e altre pietre dure.
Quest’arte orientale è culminante tra il 1750 e il 1850. Su circa 3.000 firme finora identificate, solo alcune dozzine appartengono ad artisti autentici.
Numerosi scultori tra i più importanti e i più antichi, però, non hanno mai firmato le loro opere, mentre altri si attribuivano la paternità di lavori eseguiti in realtà dai loro stessi allievi. Perciò per i collezionisti è meglio giudicare un’opera di per se stessa e non per la firma.
In giro per il mondo ci sono varie collezioni di netsuke: al Museo Baur di Ginevra, al Musée d’Enner a Parigi,al British Museum e al Victoria and Albert Museum di Londra. In Italia c’è una importante collezione al Museo d’Arte Orientale di Ca’ Pesaro a Venezia,altre collezioni si trovano al Museo d’Arte Orientale di Genova e al Museo Poldi Pezzoli a Milano.

Alcuni esempi di netsuke in avorio

netsuke Dog

fox netsuke

netsuke a tigre

Altri esempi di netsuke in legno

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Sole d’inverno, poesia di Antonio Machado

E’ mezzogiorno. Un parco.
Inverno. Bianchi viottoli;
monticelli simmetrici
e scheletrici rami.
Dentro la serra
aranci nei vasi,
e nella botte, dipinta
di verde, la palma.
Dice un vecchietto,
fra il suo vecchio se stesso:
-Il sole, questa bellezza
di sole!…- I bimbi giocano:
l’acqua della fontana
scivola, scorre, quasi muta,
la verdognola pietra.

Antonio Machado

Photo by : Paul Militaru , “to Home”

Paul Militaru to-home

L’edificio Liberty delle Terme Corallo a Livorno

Il complesso termale “Stabilimento delle Acque della Salute” è stato edificato nei primi anni del ‘900 su progetto dall’architetto Angiolo Badaloni (Livorno 1848 – 1920) e inaugurato nel 1905;l’edificio comprensivo di albergo costituisce un tipico e raffinato esempio di architettura in stile liberty, caratterizzato dalla presenza di piastrelle in maiolica e ferri battuti, sia sulle facciate esterne che sulle murature interne dei padiglioni.Fu uno dei primi stabilimenti termali d’Italia che fece meritare a Livorno l’appellativo di “Montecatini al mare”.
Ai tempi del suo splendore era così descritto: “Questo stabilimento per la magnificenza, la ricchezza, l’eleganza ed il comfort è ritenuto uno dei più belli non soltanto d’Italia ma d’Europa”.
Si presenta a forma di anfiteatro con un fabbricato centrale e due padiglioni laterali uniti da un elegante porticato in uno stile di fusione tra quello pompejano e il liberty floreale.
Il fabbricato centrale, con antistante un’ampia terrazza chiusa da balaustra monumentale, ospitava un grande salone per riunioni e concerti caratterizzato da un raffinato lucernario a vetri colorati.
Nel padiglione destro si trovava il pozzo della Sorgente Sovrana, una sala di conversazione e la sala di mescita in cui tre raffinati archi immettevano in una stanza semicircolare dove, da cinque teste di leone in ceramica adornate da maioliche della fiorentina fabbrica Cantagalli, sgorgava l’acqua delle cinque diverse sorgenti che, qui, attraverso condutture, veniva raccolta. Dietro questo padiglione vi era il pozzo della Sorgente Vittoria.Il padiglione sinistro conteneva il pozzo della Sorgente Preziosa, le sale per i medici e il laboratorio chimico-farmacologico. Dietro il padiglione si trovava il pozzo della Sorgente Corallo.
Gli ambienti erano arricchiti da tappezzerie, specchi e mobilia pregiati, da pitture decorative di Mazzanti e Fontana e decorazioni in cemento di Gaetano Sammoggia.
All’esterno un ombreggiato parco era strutturato per le passeggiate di coloro che, per vari tipi di disturbi, dovevano fare la cura delle acque.
Acquistato dopo il 1919 dai ricchi livornesi Chayes, industriali livornesi del corallo, lo stabilimento delle Acque della Salute cessò l’attività termale nel 1940, a causa dell’affievolirsi dell’acqua delle sorgenti.
Una lapide posta sul padiglione diceva:

Scorrendo per tramite occulto
quest’acqua sorgiva
bagnò per secoli inutilmente sotterra
limo vile e infecondo
Curiosità industre commise oggi alla scienza
rilevarne i principî e l’uso benefico
onde meritamente si noma
Acqua della Salute.

Ad oggi purtroppo l’edificio è in totale abbandono.

Attraverso queste immagini dell’epoca trovate sul web si può immaginare lo splendore della costruzione.

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in quest’ultima immagine lo stato d’abbandono

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Infine ,un video trovato su youtube ,che ne testimonia la bellezza passata, con una ricostruzione grafica in 3d.

Ramon Casas Y Carbò (1866-1932)

Casas,pittore catalano rappresentante del modernismo nacque a Barcellona nel 1866. Nel 1885 si trasferì a Parigi, dove fu allievo di Carolus Duran e lo stesso anno espose al salone degli artisti francesi un autoritratto che attualmente fa parte della collezione Plandiura di Barcellona. Dopo lunghi soggiorni a Parigi e a Granata, fece diverse esposizioni a Barcellona che aprirono nuovi orizzonti all’arte catalana indirizzata da lui e da Santiago Rusiñol per le vie dell’ impressio-nismo.
Nelle sue migliori pitture rivela l’influenza di Degas, specialmente nei grigi perlacei, come nei primi disegni fa pensare a Forain. Ha anche eseguito i ritratti di molti personaggi stranieri, e ha pubblicato, in collaborazione con il critico d’arte Miquel Utrillo, le due riviste Pel i Ploma e Forma. I musei di Barcellona e di Madrid possiedono alcuni dei suoi più importanti lavori.

Retrato de Julia

Retrato de Julia. Óleo sobre tela. 93 x 73 cm. Fons d'Art de Cèdit Andorrà. Obra de Ramón Casas

A los toros. 1896. Óleo sobre lienzo. 190 x 90 cm. Colección particular. Obra de Ramón Casas

Ritratto del violoncellista Gálvez

Retrato del violonchelista Gálvez. Óleo sobre lienzo. 85 x 68 cm. Colección particular. Obra de Ramón Casas

Mujer desnudándose

Mujer desnudándose. Óleo sobre lienzo. 54 x 36 cm. Colección Pedro Masaveu. Principado de Asturias. Obra de Ramón Casas

L’effetto di un’ombra

Non sempre ombra
è sinonimo di paura
nè trattasi di materia oscura
o di passati ricordi.
Divertenti ombre cinesi
di privata festa o teatrino
sorprendevano bambini
calamitando l’attenzione.
Ma non c’è sagoma migliore
della tua che si avvicina
o acquattata che m’attende
per sorprendere il mio sorriso.
Daniela,2015

ombra

Abbas Kiarostami (Teheran, 1940)

Abbas Kiarostami (Teheran,  1940) è un regista, sceneggiatore, montatore, poeta, fotografo, pittore e scultore iraniano.Nato a Tehran, in Iran, dopo aver vinto un premio di pittura all’età di diciotto anni, si laurea all’università di Belle Arti della sua città e prima di intraprendere la carriera di regista, lavora come graphic designer nella pubblicità e nell’illustrazione di libri per bambini. Proprio quest’ultimi diventeranno infatti protagonisti pressoché costanti di molte sue pellicole e la delicatezza e il rispetto usato da Kiarostami nel dirigerli, diverrà quasi un suo marchio di fabbrica. Da grafico pubblicitario gira, nella metà degli anni sessanta, più di 150 spot per la televisione di Stato. Nonostante le varie vicissitudini vissute dal suo paese, compresa la Rivoluzione del ’79, decide ugualmente di rimanere in Teheran e superata la trentina decide di intraprendere la carriera cinematografica. I suoi esordi riguardano per lo più cortometraggi ispirati al cinema Neorealista italiano. Il suo primo lungometraggio di rilievo s’intitola Il viaggiatore, girato nel 1974, dove il protagonista, un piccolo adolescente, cerca in tutti i modi di procurarsi un biglietto per vedere allo stadio la partita della nazionale a Teheran. Una costante, nella sua carriera sarà sempre la direzione di documentari, spesso a sfondo didattico, negli anni ottanta girerà infatti numerosi cortometraggi a sfondo educativo. Nel 1997 ha vinto la Palma d’oro per il miglior film con Il sapore della ciliegia. Nel 2005 ha diretto un episodio di Tickets assieme ad Ermanno Olmi e Ken Loach.Ha anche pubblicato dei libri di poesie che richiamano nella struttura gli haiku giapponesi, si tratta di poesie di pochi versi e senza rima. In essi spesso rappresenta la vita quotidiana, piccoli frammenti di normalità guardati con lo stupore di un bambino. Sue raccolte sono “Con il vento” (2001) e “Un lupo in agguato” (2003).(BY WIKI)

“Nessuno odora
i fiori del deserto
nessuno li coglie
nessuno li vende
nessuno li compra”

— Abbas Kiarostami