Reblog – Sky Arte: gratis per tutti il meglio del suo palinsesto — Michelangelo Buonarroti è tornato

Da oggi 25 di marzo Sky Arte consentirà a tutti di accedere al meglio del suo palinsesto in maniera del tutto gratuita. Un grande regalo per chi come me non ha la possibilità di accedere a canali a pagamento. Consapevoli che mai come nei momenti di difficoltà l’arte può davvero fare la differenza, Sky Arte […]

via Sky Arte: gratis per tutti il meglio del suo palinsesto — Michelangelo Buonarroti è tornato

quasi mezzo secolo ma non li dimostra

“A Case of You” un brano di Joni Mitchell del 1971 dall’album “Blue”

Just before our love got lost, you said
“I am as constant as a northern star, ” and I said
“Constantly in the darkness
Where’s that at?
If you want me, I’ll be in the bar”
On the back of a cartoon coaster
In the blue TV screen light
I drew a map of Canada
Oh, Canada
With your face sketched on it twice
Oh, you are in my blood like holy wine
You taste so bitter
And so sweet, oh
I could drink a case of you darling, and I would
Still be on my feet
Oh, I would still be on my feet
Oh, I am a lonely painter
I live in a box of paints
I’m frightened by the devil
And I’m drawn to those ones that ain’t afraid
I remember that time you told me, you said
“Love is touching souls”
Surely you touched mine, ‘cause
Part of you pours out of me
In these lines from time to time
Oh, you’re in my blood like holy wine
You taste so bitter
And so sweet, oh
I could drink a case of you, darling
Still, I’d be on my feet
I would still be on my feet
I met a woman
She had a mouth like yours, she knew your life
She knew your devils and your deeds, and she said
“Go to him
Stay with him if you can
But be prepared to bleed”
Oh, but you are in my blood, you’re my holy wine
You’re so bitter
Bitter and so sweet, oh
I could drink a case of you, darling
Still, I’d be on my feet
I would still be on my feet
Hmm

(by Joni Mitchell)

come un gufo assonnato

Niente da celebrare con parole aulenti
spiriti insolenti devastarono la notte
sfilacciando il sonno.
Ritrovarsi ambulanti del nulla
nottambuli in fissa dimora
dimenticati da una culla
che accoglie un guidato torpore
e accarezza le guance dei sogni.
Accecante luce svampirizza
il timido assaggio alla finestra.

Daniela Cerrato

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Demétre H. Chiparus, una ventata di art decò

Demétre H. Chiparus, alias Dumitru Chiparus, (16 settembre 1886 – 22 gennaio 1947)
nacque a Dorohoi in Romania . Nel 1909  in Italia  frequentò le lezioni dello scultore italiano Raffaello Romanelli poi nel 1912 si spostò a Parigi dove frequentò l’Ecole des Beaux Arts nelle classi di Antonin Mercie e Jean Boucher.
Impiegò con successo la combinazione di bronzo e avorio, chiamata criselephantine, tecnica che rende le sue sculture notevoli per il loro effetto decorativo luminoso ed eccezionale. la maggior parte delle sue famose opere furono realizzate tra il 1914 e il 1933.
I ballerini del balletto russo, il teatro francese e i primi film furono tra le sue principali ispirazioni e caratterizzarono le sue figure sottili e stilizzate. Il suo lavoro è stato influenzato anche da un interesse per l’Egitto, in special modo per la tomba del faraone Tutankhamon; diverse sculture di Dimitri  rappresentano la regina Cleopatra e ballerine egiziane. Provenienti dalla più antica tradizione francese di arti decorative le sculture di  Chiparus combinano eleganza e lusso, incarnando lo spirito dell’epoca Art Déco.
Creò uno dei bronzi più iconici nel 1928 chiamato ‘Danseuse au cerceau’ ispirato alla famosa e prodigiosa ballerina Zoula de Boncza delle ‘Folies Bergere’, lavorò  con Edmond Etling a Parigi e  con la fonderia di J. Lehmann . Ha basato molte delle sue opere sui balletti Russi da cui furono ispirate le opere ‘Danza persiana’ che rivela le somiglianze di Vaslav Nijinsky e Ida Rubenstein nelle vesti di Schéhérazade e poi ‘Starfish Girl’  che riproduce esattamente il disegno dell’abito di Goldfish dal balletto ‘Regno sottomarino’ di Lev Annensky.
Durante il periodo della persecuzione nazista e della seconda guerra mondiale, le fonderie hanno interrotto la produzione delle sue opere. La situazione economica di quel tempo non fu favorevole allo sviluppo delle arti decorative e le circostanze per molti scultori peggiorarono.
Per un certo periodo nei primi anni ’40 quasi nessuna opera di Chiparus fu venduta, ma continuò a scolpire per il proprio piacere, raffigurando animali in stile Art Deco. Al Salon di Parigi del 1942 furono esposte le sculture in gesso “Orso polare” e “Bisonte americano” e nel 1943 espose un “Orso polare” in marmo e un “Pelican” in gesso.
L’interesse dei collezionisti per Chiparus iniziò negli anni ’70 raggiungendo il culmine negli anni ’90. Una grande collezione di opere è esposta nella collezione permanente di Casa Lis, il museo in stile liberty e art deco a Salamanca, in Spagna.
Demétre Chiparus morì nel 1947, per un ictus al ritorno dallo studio degli animali allo zoo di Vincennes. Fu sepolto nel cimitero di Bagneux, a sud di Parigi.

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coi colori del momento

vitalità insofferente, indolente,  zoppicante,
si vabbè ma con attenuanti generiche.
In questo ritaglio di cementificato urbano
anche i colombi sono meno infestanti
si brucia il tempo a scavare in fosse
di entusiasmi accantonati, recuperati.
Intanto il cielo mostra febbrili scosse
un vento freddo da nord est incombe.

– Daniela Cerrato

Fritz Scholder, Lilith n°3, 1992

Fritz Scholder Lilith n°3, 1992

Carole King – You’ve Got a Friend

You’ve Got A Friend

When you’re down and troubled
And you need some loving care
And nothin’, nothin’ is goin’ right
Close your eyes and think of me
And soon I will be there
To brighten up even your darkest night

You just call out my name
And you know wherever I am
I’ll come runnin’ to see you again
Winter, spring, summer or fall
All you have to do is call
And I’ll be there
You’ve got a friend

If the sky above you
Grows dark and full of clouds
And that ol’ north wind begins to blow
Keep your head together
And call my name out loud
Soon you’ll hear me knockin’ at your door

You just call out my name
And you know wherever I am
I’ll come runnin’ to see you again
Winter, spring, summer or fall
All you have to do is call
And I’ll be there

Ain’t it good to know that you’ve got a friend
When people can be so cold
They’ll hurt you, yes, and desert you
And take your soul if you let them
Oh, but don’t you let them

You just call out my name
And you know wherever I am
I’ll come runnin’ to see you again
Winter, spring, summer or fall
All you have to do is call
And I’ll be there
You’ve got a friend

giro di vite

Scemato il delirio d’onnipotenza
rassegnamoci ai limiti umani
epurati di sfrontate arroganze.
maledire il cielo è irriverente
anche fosse disabitato da dei,
sotterriamo ogni malevolenza
e i tossici lai a intercalare
quel che di buono resta di vita.
la partita non è finita, andremo
ai supplementari, vincerà il senno
se non fortuna. Un bocciol di rosa
avrà diversa parvenza, così mare
luna e sole e ogni dato per scontato,
più francescano ogni profilo tenuto,
fuori il superfluo , ciò che non è cuore.

– Daniela Cerrato

scampato il pericolo

superstiti ci abbufferemo di gioia
il grigio scuro virerà in verde
ravvivando occhi non più tristi.
ritroveremo abitudini perdifiato
per parchi e boschi che attendono
la nostra paziente letargia.
riempiremo le braccia per contatto
innamorati della vita
come bambini liberati dal castigo.

– Daniela Cerrato

la fatica d’un vecchio

Sgretolate le forze
come intonaco che sfalda
ogni resistenza fisica,
le sporte gravano su vertebre
fiacche e inclinate.
Canuto e gracile rincasa
col primo cielo di primavera
indeciso sui passi, come il sole
che gioca a nascondino
senza un tana liberi tutti.
Quel vecchio solo in strada
è partigiano d’anomala guerra
scatenata da qualche belzebù,
lo guardo e mi secca non aiutarlo
anch’io ho doppia spesa a carico.

– Daniela Cerrato