Gioielli Rubati 42: Bianca Bi – Vicente Vives (TIN) – Chiara – Manuel Calderon (Macalder02) – Antonella Jacoli – The 50 year old poet – Bruno Navoni – Flavia Tomassini.

almerighi

Presagio

cos’è questa atmosfera che scuce
gli oggetti
e li inarca in pose spietate?
questo dislessico ammutinamento?
incombe una nuova parola.
tutto sosta silenzioso
nell’imminenza
in un centimetro del tempo
tremolante e teso.
a qualche secondo
dal fragore
netto
che farà il presagio
quando suolo toccherà
nel mio
s’finito corpo.
sopra ronza un insetto, quello di prima.
come se niente fosse
ronza.

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2019/05/21/presagio/

*

Perché siamo nati e perché moriamo?

Sono dalla morte il rifugio più profondo
e la parte che aspetta e si dispera.
E dalla vita sono ciò che vuole,
perché ho imparato a vivere per questo mondo.

Quanto costa morire e come fa male
la vita, e come grida dall’interno
E anche ciò che non fa male, fino al suo centro
non c’è morte che non arrivi o non consoli.

Tutti corriamo lo stesso rischio
essere proprio ciò che soffriamo
Quando il tempo…

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impressioni

Sabato di funebri rintocchi
per chi è giunto al limite di vita
eppure la piazza, su un lato triste,
è in gran parte festosa. Smanicate
bimbe in tutù l’attraversano saltellando
verso l’ora di danza, un cane abbaia
a colombi indifferenti, impassibili
nelle loro carni grassocce, un tizio
su rollerball fende pedoni credendosi in pista.
Coni cremosi su panchine al sole
si sciolgono in salivazioni golose,
lo schiamazzo sguaiato del passeggio
non contempla riverenza verso la morte
relegata nel suo angolo sofferente,
c’è un non so che di irriverente
nella vita che prosegue e dimentica.
– Daniela Cerrato

Il sogno, poesia di Mark Strand

La calotta del mio cranio si scoperchia
e via, ecco che esci
nella luce rosa e violetta del mattino.
Come sei spavaldo!
Ti alzi come la luna
mentre sto seduto sul bordo del letto,
e ho paura di muovermi.
Un vento leggero entra dalla finestra,
mi accarezza la guancia, e sento che rabbrividisci.
Non durerai nemmeno un giorno.
Quando ti vedranno
i cani abbaieranno,
i bambini correranno dalle mamme,
e gli uccelli ti circonderanno in cerca di ombra.
Rabbrividisci a pensarci.
Ritorna!
Porta le ragazze, il dottore, i suonatori di samba!
C’è spazio per tutti.
Io chiuderò gli occhi,
sdraiato al buio,
e ti guarderò.

( Traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan- Da “Tutte le poesie” di Mark Strand, Oscar Mondadori)

Mark Strand (1934-2014) è nato a Summerside, in Canada. Vissuto a New York ha insegnato alla Columbia University. Tra le sue pubblicazioni molti libri di poesie, ma anche racconti, libri per bambini, traduzioni e diverse antologie.
Ha ricevuto numerosi premi tra cui il Pulitzer per la raccolta di poesie “Blizzard of One”.

smarrimenti

Ovunque avvenga, lo smarrimento rende insicuri,
in alto mare si perde contatto epidermico con la terra,
nella fitta foresta o in sconfinato deserto
manchiamo di certezze e confidiamo nella buona sorte.
Così ci si sente quando ci si innamora,
disorientati  nella profondità infida e sublime
che istiga al suicidio del cuore, ammaliato
dal fascino della perdizione.

-Daniela Cerrato

buenas noches con Manu Chao

Me llaman calle
Pisando baldosa
La revoltosa y tan perdida
Me llaman calle
Calle de noche calle de día
Me llaman calle
Hoy tan cansada
Hoy tan vacía
Como maquinita
Por la gran ciudad

Me llaman calle
Me subo a tu coche
Me llaman calle
De malegria
Calle dolida
Calle cansada
De tanto amar
Voy calle abajo
Voy calle arriba
No me rebajo
Ni por la vida
Me llaman calle
Y ese es mi orgullo
Yo se que un dia llegara

Yo se que un día
Vendrá mi suerte
Un día me vendrá a buscar
A la salida un hombre bueno
Pa to la vida y sin pagar
Mi corazón no es de alquilar

Me llaman calle
Me llaman calle
Calle sufrida
Calle tristeza
De tanto amar
Me llaman calle
Calle y mas calle

Me llaman calle
La sin futuro
Me llaman calle
La sinsalida
me llaman calle
Calle y mas calle
Las que mujeres
De la vida
Suben pa bajo
bajan pa arriba
Como maquinita
Por la gran ciudad

Me llaman calle
Me llaman calle
Calle sufrida
Calle tristeza
De tanto amar
Me llaman calle
Calle y mas calle

me llaman siempre
Y a cualquier hora
me llaman guapa
Siempre a deshora
Me llaman puta
También princesa
Me llaman calle
Y es mi nobleza
Me llaman calle
Calle sufrida
Calle perdida
De tanto amar

Me llaman calle
Me llaman calle
Calle sufrida
Calle tristeza
De tanto amar

tu chiamalo se vuoi scoramento

Le sporadiche proteste intestine
sono parole e rimarranno solo parole
affogate nell’indifferenza dei più
e nella derisione di altri.
Chi ci crede davvero soccombe
condannato dall’infinitesimo valore
della propria voce controvento.
Poi si stuferà di parlare
tanto nessuno lo sta a sentire,
le parole quando servono al nulla
sono fiato destinato ad abortire.

– Daniela Cerrato

primigenia sinfonia

La marea s’alza e muove verso me,
a piedi nudi muovo verso i flutti.
Ha un magnetismo inspiegabile
quel mormorio che evoca ingigantendo
il più impercettibile suono amniotico
che cullò per mesi lo stato embrionale,
fluidi di vita cui l’orecchio tende
per natura, sintonizzandosi su varie onde
a ritrovare la primigenia sinfonia.

-Daniela Cerrato

la ragazza con le peonie

Camminava sbirciando ogni tanto la luna
con un mazzo di peonie fra le mani,
sola, senza sapere dove fosse diretta.
Smarrita temporaneamente la sua identità,
vagava perduta nell’unico pensiero
che le scampanava in testa.
Da poco era scesa da un’auto,
probabilmente nei pressi di casa,
ma i piedi la conducevano a zonzo
per trattenere in sè più che poteva
la gioia che le urlava in seno.
Il suo amore era divenuto tangibile,
non era più  un segreto desiderio,
l’inizio di una storia siglata  con un bacio
e quei fiori in  pegno, testimoni di una festa del cuore.

-Daniela Cerrato

immaginando

Ciò che non vedo lo immagino
seguendo coordinate di profumi.
A volte, immaginando,
la bellezza esonda dagli argini.
L’immaginazione non ha limiti
va oltre gli orizzonti conosciuti,
gli occhi non sanno contenere
e sfiorano beatitudini incontrollabili
caleidoscopi di pensieri quasi tangibili.
A tracce svanite, resta un vuoto
denso di colori e forme
che non appassirà, non cederà
alle regole della natura, ma intatto
nella sua magnificenza, diverrà energia.

– Daniela Cerrato

Geraniums, 1910, Odilon Redon.jpg

Geraniums, 1910, Odilon Redon