Oscuramento

D’improvviso un vento inatteso
raggelò ogni cosa,
sollevò polveri
che in un turbinio
rapido e snervante
ci aggredì come brigante
che depreda gli averi;
tolse il sorriso,
oscurò il sole
che brillava nell’anima
tutto diventò monocromatico e spento.
Ci si rifugiò nel silenzio,
unico amico nell’attesa
rassegnata e indolente
di un cielo più sereno.

Daniela Cerrato,2015

 

vecchia quercia

Sotto il peso delle stagioni
chino è il capo verso la madre terra
aggrappo saldo delle mie radici;
accarezzo l’erba tenera compagna
di anni scanditi da intemperie
e riposo un tempo infinitesimo
dopo  resistenza al battente maestrale.
Daniela C.,2015

Artwork by Carlo Cordua ,”Lui è stanco” pastello su tavola.

per info :https://www.facebook.com/pages/carlo-cordua-pittore-contemporaneo/111815982185962

Carlo Cordua,Lui è stanco pastello su tavola

Poesia di Georges Rodenbach “Dentro il tuo amore”

Georges Rodenbach, fu un poeta simbolista belga nato nel 1855 a Tournay da una famiglia borghese. Il giovane Georges trascorse la sua infanzia a Gand, dove la sua famiglia si stabilì nel 1855.
Pubblicò la sua prima raccolta di versi nel 1877 intitolata “Le foyer et les Champs”.

Nel 1887 si trasferì a Parigi come corrispondente del giornale di Bruxelles; il suo romanzo “Bruges la Morte” pubblicato nel 1892 apparve anche nelle colonne del Figaro. Questo capolavoro del simbolismo ebbe da subito un grande successo, e portò notorietà alla bella città di Bruges.
Georges Rodenbach strinse amicizia con Alphonse Daudet, Marcel Proust, che lo ha tenuto in grande ammirazione, Stéphane Mallarmé e Auguste Rodin.
Ho scoperto questo valido scrittore seguendo un suggerimento di Alessandro, un amico francese che mi ha parlato di lui, mi ha fornito lo spunto , la fotografia sottostante e che naturalmente ringrazio.

Dentro il tuo amore

Dentro al tuo amore entro come in una chiesa
Vi aleggia un velo azzurro di silenzio e d’incenso
Non so se gli occhi miei s’ingannano, ma sento
Celesti visioni che il cuore mi angelizzano.
È te che amo oppure amo l’amore?
È la cattedrale o piuttosto la madonna?
Che importa! Se commosso il mio cuore s’abbandona
E vibra al rintocco sulla cima della torre!
Che importano gli altari e che importano le vergini,
Se là dentro, scesa la pace della sera, sento
Un po’ di te che all’organo dello jubè canta
Qualcosa di me che dentro ai ceri brucia.

( la traduzione  è di Paola Decina Lombardi che ha pubblicato una monografia sull’opera “Bruges la morta” di Rodenbach )

Un ritratto di Georges Rodenbach

georges-rodenbach

Eleonora Barmasc: un estratto dal libro “Poesie brevi”

Ho letto alcune poesie di Eleonora Barmasc alias Milena Audenino, versi densi di emozioni scaturite dalla propria terra,dalla natura,pensieri legati all’esistenza che racchiudono nella loro bellezza spunti di riflessione.Io le trovo deliziosamente belle.Per chi è interessato ad altri libri dell’autrice rimando alla sua pagina: http://www.eleonorabarmasc.it/wordpress/

Plenilunio:
dentro occhi lucenti,
scaldi l’anima.
Nella luce ardente
si placa la paura.

Pietra di vento,
pietra di pioggia greve,
pietra di fuoco.
Qui nelle mie mani
stringo la tua forza.

Incantatrice,
Signora dell’amore
senza limiti.
Ti scorgo nell’aria
di questa sacra notte.

Sarà la luna
congiunta al sole
dentro di noi.
Altri occhi vedranno,
altre voci diranno.

Foglie smeraldo
ricoprono i rami
colmi d’attesa.
In un bosco di faggi
colgo la primavera.

Terra e cielo
in me si uniscono
nel sacro sonno.
M’appartiene la notte,
il giorno splende in me.

Poco battuto,
s’inoltra il sentiero,
s’interrompe.
Spande il suo profumo
un cespo di melissa.

Disse il lupo:
Vaga nella foresta,
ti troverai.
Rispose la bambina:
Andrò sognando!

Malinconica
la sera, nella piazza
deserta, tace.
Raccolgo il silenzio,
per ucciderlo piano.

T’amo mia vela,
su mari infiniti
ho navigato.
Ora riposo stanca
e mi trasporta l’onda.

Come la luna,
sei bellezza antica,
sei mutevole.
Sei donna senza tempo:
tuo il magico cerchio.

Una cascata,
un ruscello che sgorga,
lucide pietre.
Rincorro la musica
nell’acqua che m’ascolta.

Con un sorriso
da pagliaccio rivendo
arcobaleni.
Compro cuori d’argento
e lievi ali d’oro.

Grande silenzio
dove parlano voci
inudibili.
Oltre l’umano ardi,
dentro l’umano posi.

Viole mammole
del sangue di Cibele
spargon la terra.
Risuscita Adone
per amore della Dea.

Noi viaggiatori
d’infinito, noi siamo
eterni pellegrini.
Ruscelli che corrono
tra scenari selvaggi.

Verrà tenero
il chiarore dell’alba,
supremo dono.
Spalancherà la porta
sulla nuda anima.

 

La fotografia di Marc Riboud

Marc Riboud nato a Lione nel 1923 ha iniziato la professione di fotografo nel 1950.Solo due anni dopo è stato chiamato a far parte dell’agenzia Magnum da R.Capa e Cartier-Bresson. I suoi viaggi hanno toccato soprattutto l’Oriente e nel 1957 è stato uno dei primi fotografi occidentali che hanno avuto accesso in Cina.E’anche autore di diversi libri fotografici.
Prima di essere fotografo è un’uomo libero con il gusto e la passione per il viaggio e per la gente. Ama l’imprevedibile e rispecchia la libertà anche nella fotografia,infatti non cerca nessun effetto,non prende la posa e si sente anche un po’ in imbarazzo quando gli viene chiesto di commentare qualche suo scatto. Come per altri fotografi è difficile scegliere le fotografie da postare,c’è davvero l’imbarazzo della scelta,però bisogna stare per forza nei limiti di un numero ristretto.Godiamoci queste.

“Which of the two matrons will seduce the beautiful Apollo” Museum of Prado, Madrid, 1988

marc riboud Which of the two matrons will seduce the beautiful Apollo  Museum of Prado, Madrid, 1988

“In front of diptych Adam and Eve of Albrecht Durer” ,Museum of Prado, Madrid, 1988

marc riboud In front of diptych Adam and Eve (1507) of Albrecht Durer ,Museum of Prado, Madrid, 1988

“Greek dialogue between a horse came from the Parthenon and a very worthy subject of his majesty”, London,The British Museum 1954

Marc riboud The British Museum, Greek dialogue between a horse came from the Parthenon and a very worthy subject of his majesty London, 1954

Kenya, 1961

marc riboud Kenya, 1961

“Strange reflections at the edge of a Dutch canal”, Holland, 1994

Strange reflections at the edge of a Dutch canal  Holland, 1994

“Salvador Dali”, Espagne, 1963,

DALI

Le sculture di Jacques Le Nantec

Jacques Le Nantec ,(vero nome Jacques Métayer) è uno scultore francese nato a Nantes nel 1940. Quasi come in una fiaba,all’età di tredici anni, ripristinò una statuetta rotta e scoprì la passione per la scultura.
Nell’ottobre del 1957, ad Annecy espose le sue prime quindici opere, tra cui due a grandezza naturale.
Per vivere e finanziare le sue sculture, si è adattato ad esser decoratore, designer e disegnatore di fumetti per la rivista Spirou, e modellatore di statue di cera. Autodidatta, ha persistito e affiancato il suo lavoro e la sua passione per la scultura allo studio dell’anatomia.
Ha eseguito numerosi busti, per clienti privati, che gli hanno permesso una certa tranquillità con l’aiuto e l’appoggio del suocero, Jean-Roger Kauffmann, che fu suo protettore nei primi anni.
Le sue sculture,quasi tutte in bronzo,sono armoniche rappresentazioni di emozioni vive, in un dinamismo che le rende affascinanti e ricche di attrattiva.Jacques_Le_Nantec_sculptures _ artodyssey (1)

Jacques_Le_Nantec

Jacques_Le_Nantec

Jacques_Le_Nantec

Jacques_Le_Nantec

Jacques Le Nantec. Busto di Catherine 1959

Acrostico: Fiore di ortica

Fra cespi di rigogliosi prati
Innumerevoli son le erbe.
Oltre i fossi sparso ovunque
Risalti poco in verdognoli grappoli
Evitato per le foglie che ti avvolgono
Disturbanti e urticanti
Invero altresì
Osannato per i benefici,
Raccolto accuratamente per
Tisane e decotti,
Immolato sei per tradizione
Come insignificante Cenerentola
Amore e odio di vegetale natura.
Daniela 2015.

Il fascino del cinema muto

Quando il cinema era muto,pioniere di se stesso,la fotografia era l’impalcatura di una trama raccontata da primi piani a tempi lunghi, da sguardi languidi,infuocati, maliziosi,impauriti,da gestualità volutamente enfatizzate a marcare ora il dramma ora la comicità.
Una teatralità in cui anche il corpo aveva il suo preciso ruolo nel linguaggio. Oltre all’assenza di sonoro,non c’erano effetti speciali e tutto era ancora a dimensione e a bravura umana,senza l’apporto di eleaborazioni computerizzate,anzi molto spesso con ben pochi mezzi sia per mancanza di strutture che di grandi somme di denaro destinate alle riprese.
Con mimica sorprendente attori e attrici, ancora poco divi ma con un carisma magnetico e una bellezza genuina, narravano storie senza voce destinate a quel tempo solo a una elite di persone.
Erano gli albori di quello che sarebbe poi diventato nei decenni a venire il cinema dei nostri giorni.
La qualità dei corto-lungometraggi dell’epoca che talvolta mi capita di vedere mi affascina enormemente,e le immagini di alcuni artisti la cui gloria è aumentata in alcuni casi solo dopo la loro scomparsa, esercitano una particolare attrattiva per quell’alone di sensualità eleganza e fascino che portano con sè.Ne è un’esempio quella scattata a  Pola Negri dal fotografo Edward Steichen.
Babajaga,2015

Edward Steichen. Pola Negri 1925

Edward Steichen. Pola Negri 1925