Madre natura

Ondeggian gli steli,
le azzurre coppe
si increspano
al destare del vento,
l’aria scortese scompiglia
le fragili consistenze
mentre il cielo
muta il celeste volto
in un grigio pallore.
Nell’osservare questi fiori
delicati e vulnerabili
nasce il pensiero
che anche la natura
al pari di altra madre
può essere dolce o severa
verso le proprie creature
a cui non resta che obbedire
rispettosamente.

Daniela,dicembre 2015

 

 

Poesia di Alessandro Monticelli: Tocco il tuo corpo

Tocco il tuo corpo come fosse un braille
La pelle e i muscoli si stendono
Come fili d’erba nei campi quando il peso
Della neve si scioglie e va via.
Uniti in questa di-stanza
Le parole sono fulmini deboli
Gli sguardi quelli di figli bastardi
Nati dal seme di genitori
In viaggio su treni merci.
Con gentile indifferenza
Aspiriamo ad un certo tatto
Incassando i colpi da professionisti
E vivendo anche oggi un tipo
Di morte leggera che poi passa.
Mi siedo all’estremità del letto
Tra il mio corpo nudo e l’eleganza dei tuoi piedi.
Sicuro che l’amore è il segreto che mentre dormi
Una delle tue mani chiuse nasconde.
– Alessandro Monticelli

Citazione #Cervo Zoppo

Un uomo Sacro ama il silenzio, ci si avvolge come in una coperta: un silenzio che parla, con una voce forte come il tuono, che gli insegna tante cose. Uno sciamano desidera essere in un luogo dove si senta solo il ronzio degli insetti. Se ne sta seduto, con il viso rivolto a ovest, e chiede aiuto. Parla con le piante, ed esse rispondono. Ascolta con attenzione le voci degli animali. Diventa uno di loro. Da ogni creatura affluisce qualcosa dentro di lui. Anche lui emana qualcosa: come e che cosa io non lo so, ma è così. Io l’ho vissuto. Uno sciamano deve appartenere alla terra: deve leggere la natura come un uomo bianco sa leggere un libro. Cervo Zoppo – Sioux

Lame Deer (Cervo Zoppo), traduzione inglese del suo nome in lakota che è Tahca Ushte

 

 

Pensai che l’unico modo che hanno gli oggetti per fare l’amore, era quello di rompersi insieme.

ANDREA GRUCCIA

Sapete quelle tazzine da tè o caffè, che si tengono chiuse nelle vetrinette degli armadi, quelle per gli ospiti. Di solito stanno lì per decenni.  Non si buttano perché ormai fanno parte della famiglia. Mi ero accorto che una di queste, quella con il bordo nero, si era innamorata di una bottiglia blu, ugualmente inutile, che avevo sul frigo. La tazzina in questione si spostava verso il vetro fumé della vetrina, con passi lenti da tazzina. E la bottiglia, una dal collo lungo, il numero tre di una collezione firmata da Dalì, era più luminosa delle altre due sorelle. Così un giorno decisi di organizzare una cena a due. Misi la tazzina e la bottiglia sul tavolo, a lume di candela, preparai del tè e una brocca di vino e le lasciai sole per tutta la notte. Il mattino, avevano bevuto tutto il vino, dormivano abbracciate al bordo del tavolo…

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Quasi una filastrocca

Ad ali spiegate
su un bianco cavallo
tra verdi vallate
chiuse ad anello
esploro un mondo
divertente e magico,
nel sogno vagabondo
rimango in bilico
sulla groppa volante
tra un veloce decollo
e un volo radente
raggiungo il castello;
tra nuvole amiche
e vento a favore
come in favole antiche
sfreccio verso l’amore.
Daniela,novembre 2015

 

 

Angelo in rosa #acrostico

Apparve d’improvviso
nel cuore della notte un’angelo
grazia dolcezza serenità
emanava dal volto ignoto, e svanendo
lasciò scie di gigli dietro sè;
onde di profumo al risveglio nella stanza
immantinente mi fecero pensare
non può essere,è solo un sogno!
Riavvolsi l’onirica pellicola,ma
olfattivamente era ancora nell’aria
sentore floreale delicato…
Anche sul cuscino.

Daniela,novembre 2015

 

 

Il dilemma (Giorgio Gaber)

un video da ascoltare in cui scorre soltanto il testo,e anche se un testo lungo e senza immagini di contorno,è di una tale profondità che non ci si stupisce di volerlo riascoltare subito più volte.Un grande Gaber con parole che toccano il cuore e lasciano gli occhi velati da qualche lacrima…

In una spiaggia poco serena
Camminavano un uomo e una donna
E su di loro la vasta ombra del dilemma;
L’uomo era forse più audace,
Più stupido e conquistatore,
La donna aveva perdonato, non senza dolore.
Il dilemma era quello di sempre,
Un dilemma elementare:
Se aveva o non aveva senso il loro amore.

In una casa a picco sul mare
Vivevano un uomo e una donna,
E su di loro l’ombra del dilemma;
L’uomo è un animale quieto
Se vive nella sua tana,
La donna non si sa se è ingannevole, o divina;
Il dilemma rappresenta
L’equilibrio delle forze in campo
Perché l’amore e il litigio sono le forme del nostro tempo.

E il loro amore moriva,
Come quello di tutti,
Come una cosa normale e ricorrente;
Perché morire e far morire
È un’antica usanza che suole aver la gente.

Lui parlava quasi sempre
Di speranza e di paura
Come l’essenza della sua immagine futura;
E coltivava la sua smania,
E cercava la verità,
Lei lo ascoltava in silenzio, o forse ce l’aveva già;
Anche lui, curiosamente,
Come tutti, era nato da un ventre
Ma purtroppo non se lo ricorda, o forse non lo sa.

E in un giorno di primavera
Mentre lei non lo guardava
Lui rincorse lo sguardo di una fanciulla nuova;
E ancora oggi non si sa
Se era innocente come un animale
O se era come istupidito dalla vanità;
Ma stranamente lei si chiese
Se non fosse un’altra volta il caso
Di amarlo, di restare fedele al proprio sposo.

E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Con le parole che ognuno sa a memoria;
Sapevan piangere e soffrire
Ma senza dar la colpa
All’epoca, o alla storia…

Questa voglia di non lasciarsi
Era difficile da giudicare,
Non si sa se è una cosa vecchia, o se fa piacere;
Ai momenti di abbandono
Alternavano le fatiche
Con la gran tenacia che è propria delle cose antiche;
E questo è il succo di questa storia,
Peraltro senza importanza
Che si potrebbe chiamare appunto: Resistenza.

Forse il ricordo di quel maggio
Insegnò anche nel fallire
ll senso del rigore, il culto del coraggio;
E rifiutarono decisamente
Le nostre idee di libertà in amore,
A quella scelta non si seppero adattare;
Non so se dire a questa nostra scelta
O a questa nostra nuova sorte,
So soltanto che loro si diedero la morte.

E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Non per una cosa astratta, come la famiglia,
Loro scelsero la morte
Per una cosa vera,
Come la famiglia…

Io ci vorrei vedere più chiaro,
Rivisitare il loro percorso,
Le coraggiose battaglie che avevano vinto o perso;
Vorrei riuscire a penetrare
Nel mistero di un uomo e di una donna,
Nell’immenso labirinto di quel dilemma.
Forse quel gesto disperato
Potrebbe anche rivelare
Il segno di qualcosa che stiamo per capire.

E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Come una cosa normale e ricorrente;
Perché morire e far morire
È un’antica usanza
Che suole aver la gente.