Brano tratto da “Alle nostre deboli tracce” di Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve

” tanto nitida ora la mezzaluce delle nostre sere
complici dell’attitudine all’emozione che ingrandiva come una lente
l’incantesimo del futuro. a vederlo da qui sembra ancora
una meraviglia e ti chiamavo bellapersempre scritto così per te
nell’urgenza di vedermi ogni ora più pazzo d’amore
pur sapendo quanto mi fosse naturale. i nostri anni lo sai non sono
scomparsi e nemmeno sono morti…si sono solo addormentati sotto l’ombrello
dei pini ed anche i tuoi occhi hanno preferito restare da queste parti
con l’intento di togliermi il respiro.”
– Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve

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“La morte non è niente, niente l’inverno ” di Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve

(guardando le Pleiadi innamorate)

è lì che si amministra questa parte del cosmo.
A sud e Più a Sud Ancora così è chiamata ed è lì
che si riunisce il Gran Consiglio ogni due o tre milioni
di anni.

succede che si faccia qualche stringata considerazione
sull’andamento delle cose nel nostro piccolo pianeta.
il maestro giocoliere che sta a capotavola impartisce
sempre gli stessi ordini: inviare messaggi ambigui
e tener vivo il mito dell’evoluzione.

a ben guardare la cosa gli è sfuggita di mano se il mito
cui tiene tanto non è più che un relitto incagliato.
nemmeno i suoi messaggeri più bugiardi possono
rimetterlo in sesto…

Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve, da ” Alle nostre deboli tracce”,
Dai testi 1990-2012, Edizioni Archinto