Ecfrasis (vitale soffio)

L’anima dall’alto discese
non poteva lasciare
la corporea sostanza
in balia di se stessa
tra le fiamme perduta.

Da pietà mossa, il soffio
vitale reintrodusse col bacio
e ripresa l’umana sembianza
nuovamente di vita terrena
rivisse ogni peso e scadenza.

– Daniela Cerrato, 2018

William Blake – “The Reunion Of The Soul And The Body”

William Blake - The Reunion Of The Soul And The Body

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Quote di respiro

Piccola grande pace
in manciate di semplicità
e solitario respiro,
l’avvolgente profumo in vasca
il morbido manto del gatto
che ricambia affetto profuso,
tenera visione del letargo d’un ghiro
la vegetazione di un bosco
e le sue tremule presenze,
la penombra di una stanza
con le sue temporanee assenze,
lungo un lido deserto
all’alba di un clima autunnale.
Cerco pace tra fluttuanti movimenti
di uno scacciapensieri che oscilla
nel riflessi blu di un fluente uadi;
perdermi nel volo di rondine o farfalla
quello il senso di profonda quiete,
veste dell’anima che ha sciolto i nodi
tra i fili di entità ingarbugliate.

Daniela Cerrato, 2017

Il suono del sistro

Parole interrotte, sillabe mute
strozzate dal bacio,
domina il cuore
in un silenzio fecondo,
indugi disciolti tra chiome slegate,
spalle ignude, seni offerti,
brivido trasmesso perdura
oltre il desiderio stemperato sulle labbra
in un tempo dilatato, senza arresto.
La carne esulta, l’anima vola
in dimensioni lontane, sfiora l’eternità
e nell’inebriante sinergia dei sensi
si ode il suono del divino sistro.

Daniela Cerrato, 2017

Nefertari con in mano un sistro, Abul Simbel

Nefartari-tenant-un-sistre-a-Abou-Simbel

Le tue braccia

Allontano il cuscino
per cercar le tue braccia
in cui sognare, mare placido
ove fluttuo in serenità,
dolci catene che imprigionano
il cuore, rami d’edera di cui
cerco aggroviglio,
cintura stretta in vita
che a sè mi invita
con dolcezza o forza,
molo ove ormeggiare,
fari nell’oscurità che
vegliano sulle insicurezze,
indescrivibile allaccio,
strumenti unici da cui
mi lascio plasmare,
tenere appendici che vestono
la mia anima nuda e di sua
indomabile indole son disciplina.

Daniela Cerrato, 2017

Il tuo Es (ad un’amica)

Prova a non sopprimere per una volta
quella  parte di te che sempre fuggi
gradita o sgradita ti potrà apparire
ma non potrai di continuo oscurare
ciò che agli occhi altrui talvolta appare
non cercar pretesto, osserva l’ombra
che vive interagisce alberga in te
guarda il suo volto  ascoltane la voce
almeno per una volta non deluderla
asseconda il suo desiderio primario
chissà che tu non abbia sempre eluso
volontariamente la tua parte migliore.

Daniela Cerrato, 2017

Giovanni Zangrando  (1867-1941) ,”Modella allo specchio”

Model in the mirror - Giovanni Zangrando

“Il Pino” di Francesco Pastonchi, 1931

IL PINO

Solo al ciglio dell’abisso,

tra le folgori e lo sfacelo,

arretri il livido cielo:

stai come crocefisso.

Apri le rigide rame

come palchi di candelabri,

coi ciuffi degli aghi scabri

aderti da l’arse squame:

di una realtà così espressa,

di una forma così descritta,

che l’anima ne è trafitta

nel suo profondo, e ossessa.

O spirito del solo, avverso

al mondo, e contra te crudo,

resta desolato e ignudo,

escluso dall’universo!

(Da “I versetti”, 1931)

Francesco Pastonchi (1874 – 1953) allievo di Arturo Graf all’università di Torino insegnò letteratura italiana dal 1935; fu rinomato dicitore e commentatore di poeti, soprattutto di Dante; critico di poesia sul Corriere della sera (1898-1903) fu anche drammaturgo e critico d’arte e nel 1939 fu nominato accademico d’Italia.
La sua poesia è sensualmente protesa alla ricerca della bellezza formale tranne che nelle ultime poesie, I versetti e Endecasillabi, in cui si avverte una maggior introspezione e malinconia e dove esalta gli aspetti più semplici della natura.
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Tra i ricordi non sei

Meno buie le notti
illuminate dalla tua voce distante
narrante innumerevoli albe
nei tuoi viaggi obbligati,
quanti ritagli del giorno
sorrisero dei tuoi sorrisi
da est a ovest si mossero
le anime nostre e poi i corpi
strumenti di potente passione
amanti coscienti del tempo
che sarebbe arrivato inclemente
a scoccare l’ultima ora
…prima o poi…
non v’era stanchezza in quelle notti
in cui  si accarezzava l’amore
tra tenui sfumature di voci
quanti ritagli del giorno segnati
dal bisogno di cose da dire
tra i sussurri del cuore pulsante,
così continuò il trasversale incanto
senza intoppi per varie stagioni
tra un vedersi e un sentirsi,
poi d’improvviso il distacco
come doccia gelata sul cuore
svanì la magia che ci tenne legati.

Molti anni trascorsi, tra i ricordi non sei
ma sulla pelle tra le tracce dei miei nei.

Daniela Cerrato,2017

Hans Erni ( 1909-2015),”Lovers”, 1964

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