Preziose sorelle

Mi ci perdo a contar le stelle
in questa notte che vanta
un nitore quasi sfacciato,
sì che pare più vicino a noi
il loro volto argenteo mai stanco.
E quanto mi incanta quel folto brulicare
che contemplo, mi entusiasma  toccarle,
seppur idealmente, una ad una,
saltellando come farebbe un grillo
su quei fiori cresciuti a testa in giù.
Le chiamerei per nome se le conoscessi
senza far torto ad alcuna,

ma che importa…
le chiamerò banalmente sorelle,
come quelle che avrei voluto, belle
quanto le anime dei nostri cari angeli
che osservano con brillanti occhi
le nostre pene, i nostri atti farlocchi.
D’altro canto, spesso in piena coscienza
credo sia immeritata per l’umana gente
quella volta blu, eterno capolavoro dipinto,
dimenticato da troppi, come se fosse un niente.

Daniela Cerrato, 2017

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Anime perdute

Solo con te tornerei a peccare
chè il Paradiso non è nostro
della mia anima rimani incastro
e rogo ardente in cui spirare.

Già vedo l’alma come stornello
in volo inseguire la tua scia
nell’ eterno andar a mulinello
senza beneficiare d’altra via.

Per salvezza d’altronde dubbi avrei
che alcun si sottragga dagli eccessi
di folle amore e carnali amplessi.
E se perduti sfidassimo gli dei

per mostrare che amor non è peccato,
speranza d’assoluzione non pensi
si possa aver se è loro palesato
il soave bene degli umani sensi?

Daniela Cerrato, 2017

Art by Marcel Ayme

Marcel Ayme

Tra musica e parole (a F.D.A.)

E’ancora un grande sogno
essere il mare che amavi
o riva di terra caparbia
di roccia e di greggi
che accolse l’anima schiva
cresciuta fra caruggi
e mai intaccò  amore
che per lei nutrivi
pur se ti graffiò il cuore.

Con punta di dura matita
e tratti essenziali
premesti sulle coscienze
liberandole da torpore
da un’oblio senza cura
denunciando ingiustizie
rabbie e paura
di derelitti sfortunati
deboli umani contriti
nel loro esser diversi
anime tribolate smarrite
riconosciute riscattate
dai crudi tuoi versi.

Ed è sogno mio muto
desio vivo anche oggi
d’esser stata un neurone
perso nell’ultima onda
della tua mente feconda
che compose ogni canzone
in vece di coro arguto
che ha preferito dar voce
al tuo cantare di maggi
ai disperati posti in croce
al collante forte e sottile
che unì poesia a protesta
tra solchi di scuro vinile.

Loro eran traccia tu mente
libero nel tuo esser parte
di malcontento fervente
slegato dal preconcetto
che borghese sia sinonimo
di egoismo perfetto
la tua voce risuona
sempre calda nel petto
come edera buona s’aggrappa
a un presente negletto
ove nessuno più tuona
ed il lamento fa cappa.

Le tue parole han tracciato
solchi profondi sul cuore
di chi negli anni ha serbato
il loro intenso valore
riferimento e disegno
di coscienza reattiva
e col tuo timido dire
al moscio presente arriva
un rinnovato risveglio
forse da poche anime udito
ma sacrosanta è speranza
e desiderio più ardito
di tendere con orgoglio
all’umana uguaglianza.

Daniela,2016

Fabrizio Mitologico (Fabrizio De André VI) di Stephen Alcorn– The Alcorn Studio & Gallery (da Pinterest)

fabrizio-mitologico-fabrizio-de-andre-vi-the-alcorn-studio-gallery

Scorre storia

Scorre storia liquida
sotto i ponti del mondo
trascinando con sè
lacrime e sangue
vittorie e sconfitte
risate ed amori,
diverse le epoche
ma identiche emozioni
sentimenti ripetuti
come la  fluida corrente
che scorre sotto archi
antichi restaurati
abbattuti ricostruiti
percorsi da migliaia
d’instancabili anime
ognuna con una storia
e con un proprio destino.

Daniela settembre 2016

“Scorrere via” Foto di Tiferett  che ringrazio

scorrere-via

Auree fibre

Avrò cura
di quel fili invisibili
ma saldi
che originati dai cuori
ci uniscono
preziosi più dell’oro
del quale serbano la luce
sprazzi caldi
che ci avvolgono
creati dai nostri sogni,
proiezioni di urgenze
che mantengono desti
nel petto i palpiti
e come  primavera
ridona vigore
all’intera natura
con rinnovata linfa
così le auree fibre
risollevano dal torpore
soffi vitali
che per reciproco scambio
divengono inscindibili
e compenetrati
tendono a giungere
all’ambita letizia
sull’albero della vita.
Daniela,settembre 2016

Dipinto di Miguel Araoz Cartagena,artista peruviano (b.1977)

Miguel Araoz Cartagena,artista peruviano (b.1977)

Maschere stanche

Le maschere stanche
di celare anime vigliacche
sfinite di prestarsi
al continuo inganno
presto o tardi crolleranno,
dopo clamorose recite
e inutili finzioni.
E quando calerà il sipario
dell’ultimo spettacolo,
chi si credeva primo attore
nei titoli di coda
non leggerà il suo nome;
di misera consolazione
gli resterà solamente
la sua maschera sgualcita.
Così va la vita…
Daniela,11 settembre 2015

Artwork by Darren Hopes

Darren Hopes

Incontro notturno

Nella notte maggese
i nostri sogni a convegno
si sono intrecciati
in un perfetto incastro,
hanno preso forma
in un’antico casolare isolato
di nuda pietra grigia,
cinto di chiome arboree
dagli svariati toni di verde
che infittivano la penombra della sera;
gelsi querce e castagni
hanno protetto la nostra intimità
e quel luogo antico e quieto,
teatro di chissà quali storie
di altri trascorsi amori,
è diventato un dolce rifugio.
Le nostre anime ivi ritrovate
hanno generato una vitale unione
dove i corpi visti dall’alto
han creato voluttuose spire,
movimenti carnali ritmici
danzando nel più dolce
dei rituali d’amore,
e tutto il nostro essere era lì
in quello spazio proiettato
dall’infuocato condiviso desiderio
di sentirci uniti sino al risveglio.
Daniela Cerrato, 2015

immagine da web

uno

Gabriele D’Annunzio, Voglio un amore doloroso…

Voglio un amore doloroso, lento,
che lento sia come una lenta morte,
e senza fine (voglio che più forte
sie della morte) e senza mutamento.

Voglio che senza tregua in un tormento
occulto sien le nostre anime assorte;
e un mare sia presso a le nostre porte,
solo, che pianga in un silenzio intento.

Voglio che sia la torre alta granito,
ed alta sia così che nel sereno
sembri attingere il grande astro polare.

Voglio un letto di porpora, e trovare
in quell’ombra giacendo su quel seno,
come in fondo a un sepolcro, l’Infinito.

gabriele-dannunzio