Il vitale fluire degli eventi

Oltre quel terzo ponte, così distante
che all’occhio appare quale miniatura,
il fiume si stringe e piega stretto il braccio
tanto che scompare alla vista ogni natante
compreso il tuo, e pur se non v’è sciagura
a un poco d’apprensione già mi allaccio
ingrigendo i pensieri come cielo in imbrunire.
Per fortuna la tristezza rapidamente sfuma
presa dal viavai della folla in frenesìa
che ingloba ogni sorta d’ansia e la frantuma
rammentando che la vita è getto , è un fluire
un po’ cinico, nonostante tutto, comunque sia
segue il corso del tempo unidirezionale,
lungo i boulevards brulicanti di stasi proibita,
piena d’imprevisti alternati tra bene e male,
e tenera non è per chi indugia o s’arrende
poichè a fermarsi si perderebbe la partita
di un’evoluzione che già nuovo moto attende.
Pregusto il tuo ritorno mentre allungo il passo
ed avanzo nell’attesa confondendomi nel chiasso.

Daniela Cerrato, 2017

Gustav Klimt, “L’albero della vita”, 1905-1909

L'albero della vita (Gustav Klimt, 1905-1909

Quasi un incubo

Infilo una porta
poi un’altra
e un’altra ancora,
il caldo è torrido
le porte si susseguono
molte son già aperte
il silenzio assorda
l’ansia sale
odo una voce, sarà la tua?
non so dove mi trovo
ma mi pare un labirinto
chissà come son finita qui
dove tutto è assenza
e risuonano solo i miei passi
nel vuoto che amplifica
anche il mio affanno,
ti chiamo ad alta voce
insomma basta! basta!
che scherzo è mai questo…
………………………
Accidenti era un maledetto sogno
per fortuna terminato
mi alzo e cerco acqua
la tensione sta scemando
bevo e intanto penso
al sogno privo di senso
…però a dire il vero
il risveglio l’ha interrotto
chissà come sarebbe finito…
in fondo non ha importanza,
temo piuttosto di non poter dormire
dopo le mie strampalate congetture.

Daniela Cerrato,2017

(foto dal web)

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Paure da sfatare

Le nostre paure
sono ospiti ingombranti
che ci seguon dall’infanzia
ereditate o maturate col tempo
risibili inezie
o cicatrici importanti
di episodi passati.
Ricorrenti o saltuarie
si manifestano in cupe ombre
al buio,in loco angusto
tra la folla,in solitudine
di fronte a ragni serpi
topi anfibi vermi
pipistrelli o bacarozzi
rifiutati dall’inconscio,
e poi timori incontrollabili
di volare, dell’altitudine
del vuoto foss’anche un buco.
Batticuori ed ansie
si alimentano ogni volta
che si affronta l’ignoto,
la paura del futuro
e delle sue incognite.
Frequente è l’angoscia
dell’immaginario Argante
che coglie un po’ tutti
quando per psicosi o empatia
raccogliamo mali altrui
facendoli nostri
ed esasperiamo disturbi
banali e transitori.
Difficile è disfarsene,
dovremmo scrollarci di dosso
le tante insicurezze
come fa il cane
quando s’asciuga il manto,
ma siamo umani
con le nostre debolezze
e qualcuna di esse
come spilla appuntata all’abito
simpaticamente ci diversifica
anche se agli occhi
di chi meno ci conosce
sembriamo rocce.

Daniela,febbraio 2016

Nell’mmagine: Sanro Vacchetti,”Figura di donna spaventata da un topolino” -anni ’30

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Momenti e tormenti

Sporadiche attese
che la tensione dilata
e rende infinite,
mutano la quiete
in angosce ed ansie
miste a interrogativi
di cui s’ignora risposta.
Concitati istanti, sia solitari
che condivisi in mal comune,
son tormenti che si spengono
in un fine più o meno lieto
e lasciano spazio ristoratore
ad un’abissale respiro
o pianto liberatorio,
sfogo che ci si concede
quasi fosse dono dal cielo.
Daniela,28 settembre 2015