Versi liberi

Sei nelle capocchie dei teneri germogli
che bucano e smuovono la terra scura,
nel volo sparso di mongolfiere e aquiloni,
sei nel vagito di un cucciolo cui la vita
ha dato il suo primo schiaffo per natura,
diventi melodia muta in un’opera d’arte
e tenerezza d’abbraccio tra un clochard e
il suo cane, cetra del cuore che canta
il supplizio di sofferenza e amore;
sei nei ricordi che non ci lasceranno
perchè al sicuro nel nostro cassetto.
Colmi le insonnie e i lassi di tempo
altrimenti insipidi, vuoti le tasche
dei nostri sogni e li sperperi al vento,
tu sei il volo di un animo insofferente,
che vorrebbe fuggire ma di restare acconsente.
Tutto questo sei tu, inossidabile poesia
e con minima dose di vergognosa superbia
vorrei che tu fossi sempre un po’anche mia.

Daniela Cerrato, 2017

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La scultura di Rogerio Timoteo

Lo scultore Rogerio Timoteo è nato a Ancos, Sintra nel 1967 e si è introdotto molto presto nel campo delle arti, grazie all’incontro con lo scultore Pedro Teixeira Anjos, di cui è stato allievo per cinque anni, che gli ha aperto le prospettive verso la scultura. Nato e cresciuto in una regione prevalentemente legata all’estrazione e lavorazione del marmo,  predilige proprio questo materiale  per le sue opere, non escludendo tuttavia approcci a nuovi materiali e tecniche, come il bronzo e più recentemente le resine .
Durante l’infanzia e l’adolescenza ha assimilato le nozioni principali del marmo, la sua durezza, la sua forza, la sua nobiltà e ha studiato le sue caratteristiche nella sua formazione geologica. Ha cercato di visualizzare le varie fasi del processo di creazione di un blocco duro e pesante, da cui si ricava un’opera d’arte.
Successivamente ne ha imparato i segreti , le peculiarità delle tecniche, soprattutto l’umiltà primaria di una materia così nobile.
Nel corso degli anni, si è dedicato a una scultura che potesse in qualche modo trasmettere le sue paure, le gioie, i desideri, l’essenza del suo essere uomo; per arrivare a questo ha impiegato anni di duro lavoro, immerso in dialoghi solitari con la materia, chiuso nel suo laboratorio.
Ha partecipato a 31 mostre personali in Portogallo e all’estero, e a più di 200 mostre collettive. Ha sviluppato e realizzato una trentina di sculture per spazi pubblici, otto delle quali in scala monumentale. Le sue opere sono presenti in diversi musei e in numerose collezioni private in Portogallo e all’estero. Attualmente vive e lavora a Sintra.
La sua rappresentazione di un classicismo rivisitato mi affascina quanto  l’originalità scultorea del compianto Igor Mitoraj.

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Desidero

Desidero che a cullarmi
stanotte sia la luna,
sorella muta, dea lucente,
seminascosta tra coni d’ombra
di nuvole che s’intersecano
nella volta spenta.
Desidero osservare con lei
dall’alto del suo alloggio
sospeso, quello che da quaggiù
si defila, quell’oltre sconosciuto
che per alcuni è un niente
per altri è immensità in cui
si anela fuggire. Esausti.

– Daniela Cerrato, 2017

Scultura di Rogerio Timoteo

Rogério Timóteo

Anila Quayyum Agha, “Intersezioni”

Anila Quayyum Agha è un’artista, nata nel 1965 a Lahore, che ha ideato un delicato, seppur complesso, gioco di forme e ombre ed è  stata vincitore, sia per pubblico che per giuria, di Artprize 2014.
La sua installazione “Intersezioni” è nata partendo dall’osservazione dei disegni geometrico floreali presenti negli spazi sacri islamici e combinandoli con altre esperienze artistiche vissute in Pakistan.
Così, creando un modello a cubo in legno intagliato a laser, riproduzione di uno schema a disegni arabescati, illuminato dall’interno e appeso al centro dello spazio espositivo, è riuscita a realizzare un gioco dinamico di ombre, spazio e luci, divenuto per i visitatori una magica immersione in una rete di ombre intricate e suggestive.
Le geometrie sapientemente illuminate si espandono e vengono proiettate sulle pareti circostanti, sulla volta e sul pavimento, creando pizzi giganti. E’ dunque una combinazione fra disegno scultura e architettura che ricorda visioni dell’Alhambra. Come la stessa artista spiega: “Il modello in legno emula un modello dall’alhambra, che è stato un progetto intelligente all’intersezione della storia, della cultura e dell’arte ed è stato un luogo dove discorsi islamici e occidentali si incontrarono per coesistere in armonia e servirono come testamento alla simbiosi della differenza. La familiarità dello spazio visitato al palazzo dell’Alhambra e le memorie di un mio passato si sono uniti per creare questo progetto».
L’installazione di Agha è nata soprattutto con l’intento di creare uno spazio in cui i visitatori di qualsiasi razza e religione, opinione o convinzione, potessero sentirsi benvenuti e partecipare emotivamente allo straordinario richiamo della bellezza.

Intersections Exhibition Documentation

Anila Quayyum Agha, All the Flowers Are for Me, 2017. Courtesy of Peabody Essex Museum
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alcuni dettagli dei disegni di Anila Quayyum Agha, dal suo sito web

 

Igor Morski

Eccoci giunti  al fine settimana: voglia di immersione nella natura, di vagare con la mente per luoghi di pace ove la fantasia ha grande spazio e si riesce a staccare con la routine del quotidiano. Certamente qualche bella passeggiata ristoratrice nella frescura di un bosco è l’ideale; per chi ha la fortuna di risiedere o raggiungere una città di mare non ci sono problemi per immergersi tra le rilassanti onde estive.
Anche le pagine del blog hanno bisogno di respiro, dunque nulla di meglio delle opere di Igor Morski, nato in Polonia nel 1960, illustratore di riviste , designer, pittore surrealista, i cui lavori sono in parte frutto di una personalissima visione della natura ispirata alla composizione-collage dell’Arcimboldo, in parte intrise di inquietudine e paura secondo una visione più vicina a quella di Magritte.
Tra gli anni ’80 e primi anni ’90 ha creato scenografie per il teatro e televisione per la pubblica tv polacca.
Lavora su supporti in grafica mista, basata principalmente sulla manipolazione di foto o disegno, anche in 3D. Non so a voi ma questo mix tra realtà e fantasia a me piace molto.  Per chi è interessato ad altri suoi lavori lascio il link del sito:

http://www.igor.morski.pl/work/
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Le sculture sfiziose di Franz Xaver Bergmann

Franz Xaver Bergmann (1861–1936) ereditò dal padre una fonderia a Vienna e nel 1900 ne aprì una nuova che produceva numerose figure di richiamo egizio – orientale in bronzo patinato e verniciato a freddo, di un’ erotismo animato,  sfiziosamente malizioso, oltre ad  altri divertenti oggetti d’arte.
Il suo lavoro  era talvolta firmato con una lettera “B” oppure come ‘Nam Greb’, che sarebbe l’inverso del cognome, per nascondere la sua vera identità sulle opere erotiche.
In realtà lui non fu un vero scultore, ma alcuni degli  autentici, come Bruno Zach si appoggiarono al suo artigianato per eseguire alcuni lavori erotici firmati con pseudonimi ( quello di Zach era ” Prof. Tuch “)
Le pose provocanti di giovani donne in stile Art Nouveau erano celate da un rifinito rivestimento che poteva essere rimosso grazie a un pulsante, e spesso anche diversi animali scolpiti  erano in realtà un involucro che una volta aperto mostrava l’erotismo al suo interno, a prova di quanto sosteneva La Rochefoucauld nelle sue Massime del 1665 che “ Il più delle volte, le nostre virtù sono soltanto vizi camuffati “.
La fonderia di Franz Xaver Bergmann chiuse nel 1930 a causa della grande depressione; il figlio Robert la riaprì alcuni anni dopo e conservò l’attività fino al 1954, anno della sua morte; i rimanenti magazzini e gli stampi sono stati venduti poi a Karl Fuhrmann & Co.

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204575-3.jpgFranz Xaver Bergmann (1861–1936)

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Franz Xaver Bergmann872105a24bed9f41f1b0317fc62a644c.jpg Franz Xaver Bergmann2500x2500_557b02c31146a.jpg Franz Xaver Bergmann

La Sicilia vista da John Picking

Condivido l’interessante articolo de l’ Inchiestasicilia sulla pittura di John Picking, artista britannico il cui sito personale è a quest’altro indirizzo: http://www.johnpicking.com/versione%20italiana/Introduzione.htm

http://www.inchiestasicilia.com/2017/05/05/la-sicilia-di-john-picking-dallalto-visioni-e-mito/

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Senryu 06.06

Inchiostri sciolti.
Nell’acqua prendon corpo
vive fantasie.

Daniela Cerrato, 2017

Nell’immagine un’opera di Chris Slabber, l’artista sudafricano che mi ha ispirato questo senryu, e che utilizza la manipolazione fotografica per formare figure  tra  turbini di vernice disciolta in acqua. (https://www.artpeoplegallery.com/destructioncreation-by-chris-slabber/ )

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Le sculture di Joseph e Georgia Pozycinski

Gli  artisti del Pozycinski Studios non hanno avuto una formazione scolastica artistica , infatti all’Università dell’Illinois Joe Pozycinski ha studiato ingegneria e tecnologia , mentre Georgia si è invece specializzata in biologia marina e zoologia. Nel 1975 si son trasferiti a Sparta, nel Missouri, dove hanno sviluppato le loro innate abilità nel legno e nella ceramica.
I vasi lignei laccati di Joe evocavano l’arte artigianale cinese con uno sguardo attento alla forma, semplice ma elegante. Georgia creava invece dall’argilla forme di vita marina e terrestre attingendo dai suoi studi. Il 1993 è stato l’anno di svolta verso la scultura in metallo e hanno trovato il bronzo come materiale ideale per far fruttare la loro collaborazione. Dal momento che lavorare il bronzo è tecnicamente più complesso che lavorare il legno o l’argilla, si sono perfezionati utilizzando metodi antichi: la lavorazione di stampi, la fusione di cera persa, la formazione di metalli e la patinazione; e nel 2007 hanno unito il bronzo al vetro, dando origine a sculture che con l’uso dei singoli materiali non avrebbero potuto ottenere.
Il vetro è sinonimo di aria e luce e unito al peso del bronzo forma un connubio esteticamente gradevole; e se i materiali suggeriscono un contrasto, così fanno le forme, che sono semplici e al contempo complesse, moderne ma con influenze derivanti dalla cultura antica.
Forme che rappresentano la semplice fragilità della vita catturata in modelli simmetrici e ricorrenti in perfetta e raffinata armonia estetica.

 

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Dale Chihuly, artista del vetro

Dale Chihuly, è uno scultore americano e anche uno dei più noti al mondo per la lavorazione del vetro; era studente in Architettura d’interni quando scoprì la magia delle bolle di materiale incandescente da cui nascono, per la  bravura liberata in  un soffio, oggetti preziosissimi artisticamente strepitosi.
“Sono pochissimi i materiali che fanno filtrare la luce: plastica, acqua, ghiaccio e vetro”, spiega Chihuly che ancora adesso, pur essendo tra i nomi più conosciuti in questa arte, continua attraverso il vetro a esprimere la sua creatività. Una tecnica artistica che per secoli è stata saldamente associata agli artigiani veneziani, ma che ora ha trovato un importante polo di riferimento a Seattle. Proprio lì ha il suo laboratorio e per anni ha insegnato la lavorazione del vetro alla Pilchuck School of Glass. Non è un caso, però, che l’artista si sia formato proprio a Venezia, presso la Fabbrica Venini, nel 1968.
“Prendi della sabbia, ci aggiungi il fuoco e l’insieme diventa un liquido che si rapprende come miele» dice Chihuly, descrivendo la magia del soffio umano che trasforma il vetro in un numero infinito di forme: «La storia del vetro è una storia che va indietro di oltre duemila anni”.
Sul suo sito internet (http://www.chihuly.com) si possono ammirare molte sue opere, una carrellata di fragili bellezze dalle forme più curiose ispirate alla natura, ai vasi della belle epoque, al mare, alle composizioni ikebana. Qui ne pubblico alcune che incontrano il mio gusto personale, per le altre date un’occhiata al suo sito.

Chichuly at the Victoria and Albert Museum, London558030873Through-the-Looking-Glass-3-Dale-Chihuly-May Green Ikebana with Royal Lily Stem, 1992Rose Seaform Set with Onyx Lip Wraps, 2014Chihuli Silvered Cadmium Lemon Venetian with Coils and Leaves, 1993Chihuli Gold Venetian with Rose Spotted Ruby Flowers, 2010Chihuli Blue Topaz Venetian, 2011Dale ChihulyDale Chihuly_Sky_Chandelier_77387_No_Frame