Il colore blu, suoi significati , sue varianti e curiosità

Il blu: un colore divino
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Il colore è la percezione visiva generata dai segnali nervosi che i fotorecettori della retina inviano al cervello quando assorbono le radiazioni elettromagnetiche di determinate lunghezze d’onda e intensità nel cosiddetto spettro visibile o luce. Tutti i colori che noi percepiamo sono dati dalla mescolanza dei tre colori primari: giallo rosso e blu. In questo articolo prenderemo in considerazione il blu.
La cultura occidentale precristiana era molto attenta alla forma ma poverissima di colore: le sculture e le pitture erano compiute con colori eccessivamente sgargianti ai nostri occhi, ma sotto-percepiti come normali dagli antichi greci. E’ nel medioevo i colori iniziarono ad avere anche un significato simbolico. Nello spazio divino il colore rivelava la presenza di Dio, i colori sono infatti il frutto dell’interazione fra la luce e oscurità. Nel medioevo si pensava che la luce filtrando tra le vetrate colorate delle chiese avesse proprietà curative.
Tra i colori il blu è il più nobile, e non solo in pittura, dove è metafora di spiritualità e trascendenza. Ancora ai giorni nostri il blu, nei trattati di cromoterapia, viene considerato il colore del silenzio e della tranquillità, della tenerezza della gioia di vivere. È il colore della contemplazione. Infatti in pittura fin dal XIII secolo con la diffusione del culto della madonna diventa il colore del mantello della Vergine realizzato con la tinta densa e satura ottenuta dalla polvere dei preziosi lapislazzuli.
Anche l’abito del Cristo, sia in Duccio (storie della maestà) che in Giotto (cappella degli Scrovegni), è di colore blu. Se si va a studiare l’etimologia delle parole che definiscono il colore blu troviamo che il celeste viene dal latino CAELUM, cielo, l’azzurro dal persiano LAZWARD, il nome dato ai lapislazzuli. Mentre il blu dal germanico BLAU. I pigmenti blu erano nell’antichità classica ottenuti da materie prime naturali e si ottenevano principalmente da due minerali finemente polverizzati: il lapislazzuli per ottenere l’oltremare, e l’azzurrite. Nella pittura murale il blu veniva generalmente usato per gli sfondi, con lo stesso valore simbolico che aveva l’oro sulla tavola.
Il blu fece il suo ingresso a Corte quando, tra la meraviglia generale, cominciarono a vestirsi di blu sia Luigi IX, definito come il “Santo di Francia”, sia Enrico III d’Inghilterra.Grande sponsor del blu fu anche la riforma protestante. I luterani rifiutarono la sgargiante pompa di San Pietro, salvando solo due colori, il nero e il blu, che divennero entrambi – nella vita quotidiana come nelle tele dei grandi pittori nordici – gli unici colori degni di un buon cristiano, l’emblema stesso della serietà, della profondità e della moralitàin terra.
E’ anche il colore più usato per abbellire le moschee, e anche lo splendido Tempio del Cielo di Pechino, in Cina, ha il tetto ricoperto di tegole smaltate di questo colore.
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Il Blu degli egizi.
Presso gli antichi Egizi era il colore simbolo del cielo e delle divinità celesti. Ad esempio a volte veniva colorato di blu il volto di Amon. L’azzurro o le varianti di blu chiaro sono invece utilizzate per rappresentare l’acqua.La sintesi chimica per ottenere il blu egiziano era un procedimento conosciuto almeno fin dalla V dinastia, poichè i più antichi manufatti finora scoperti risalgono al 2500 avanti Cristo, dutante l’Antico Regno. L’ottenimento del pigmento azzurro da parte della civiltà egiziana non è stato un fatto accidentale, ma è il risultato di un lavoro intenzionale, ponendo una miscela composta da una parte di calce (ossido di calcio), una parte di ossido di rame e quattro parti di quarzo (la silice ricavata dalla sabbia del deserto) in condizioni chimiche riduttive, cioè senza apporto di ossigeno.
I minerali venivano cotti in una fornace con temperature comprese tra gli 800 e i 900 gradi centigradi. Poichè le condizioni di temperatura sono fondamentali in questo processo, gli Egiziani sapevano controllarle con molta precisione.
Il prodotto di fusione era un composto fragile, di colore blu opaco che veniva frantumato e macinato fino a ridurlo in polvere, ottenendo il pigmento blu, il più antico colore sintetico finora conosciuto.
Poichè il procedimento si à via via perfezionato nel tempo, dall’analisi di un frammento colorato si può risalire ad una datazione approssimativa.
L’uso del pigmento blu era anche molto diffuso nella lavorazione dei vetri e delle ceramiche egizie.

Varie tonalità di blu e loro impiego
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L’Oltremare
Il blu oltremare è una tonalità molto intensa di blu, e uno dei colori più famosi della storia dell’arte;è ottenuto dalla polvere di lapislazzuli costituito da una elevata concentrazione di lazurite associata alla calcite e con inclusioni di pirite.
Si pensi che la polvere di lapislazzuli entra nella composizione delle porte di Ishtar nell’antica Babilonia.
Il nome oltremare conferma che il pigmento arriva da molto lontano e la distanza e il difficile procedimento di lavorazione lo resero molto costoso, per cui fu considerato uno dei colori più ricchi e preziosi associato al rosso porpora e al ‘oro specialmente per iconografia della Vergine. L’uso fatto da Giotto per dipingere la cappella degli Scrovegni fu dovuto al fatto che la famiglia Scrovegni era ricchissima in quanto praticava l’usura.
Anche l’azzurrite costava parecchio ed era ricavata, dal minerale azzurrite un carbonato basico di rame estratto in Europa.

Il blu di Persia
È il colore delle ceramiche persiane e delle piastrelle utilizzate nelle moschee orientali. Derivato anch’esso dal lapislazzuli è ricordato per la prima volta nel 1669. Ne esiste anche una versione media e una scura un po’ violacea.La Moschea Blu di Istanbul è rivestita con oltre 20.000 maioliche di questo caratteristico blu.

Il celeste: è un blu chiarissimo, una tinta definita “pastello”.Il nome deriva dal cielo che infatti è indicato come “volta celeste”. Vine detta celestiale quindi la musica degli angeli.

Il blu cobalto è un colore simile ad un azzurro intenso. Si ottiene chimicamente combinando l’ossido di cobalto con sali di alluminio.Probabilmente è con il cobalto che veniva ottenuto il famoso blu di Chartres, una tonalità particolare del vetro presente nelle magnifiche vetrate gotiche della cattedrale francese la cui composizione è stata per secoli considerata un mistero…

Il blu di Prussia è un blu scuro tendente al nero; uno dei più antichi colori sintetici ottenuto nel 1706 da un chimico berlinese (e per questo associato alla Prussia) dall’ossidazione di sali di ferrocianide.La presenza di questo colore serve spesso a stabilire l’autenticità e la datazione di un’opera.Cézanne lo usava spesso nelle sue opere dedicate alle bagnanti mentre Hokusai lo aveva già utilizzato per la famosa Onda. È il blu dei cieli notturni di Van Gogh e delle figure dolenti del periodo blu di Picasso.

Il blu reale è una tonalità intermedia tra l’azzurro e il blu. Sarebbe stato inventato per le divise della Corona inglese anche se era già presente nello stemma araldico di alcune dinastie francesi.È noto pure come “azzurro Francia” anche perché è il colore nazionale dell’automobilismo per questo paese.È una tinta molto in uso presso artisti delle avanguardie come Kandinsky e Mirò.

Il blu notte è il blu più scuro. Ricorda il colore del cielo notturno, un colore intenso ma non ancora nero. Sotto alcuni tipi di luce, tuttavia, può apparire decisamente nero.

BLU KLEIN: Forse il blu più narcisista. Il nome infatti gli è stato dato da Yves Klein, un artista francese di metà Novecento che decise di brevettare una tinta basata sul blu oltremare e contenente una particolare resina che ne enfatizzava la luminosità.Klein utilizzò praticamente solo questo colore per tele, performance, body painting, sculture e qualsiasi altra forma di espressione artistica.Già usato dai romani, largo uso ne fece il Durer. La differenza di costo favoriva le frodi e qualche pittore venne frodato: si dice che il Durer usò qualche volta

l’azzurrite credendo fosse oltremare. I due pigmenti hanno aspetto simile: per distinguerli bisogna scaldarli finchè non diventava incandescente, l’azzurrite diventa nera mentre il lapislazzulo no. Purtroppo l’azzurrite negli affreschi tende a polverizzarsi e cadere. Per cui molte opere perdono l’azzurro. Altri azzurri del periodo medioevale sono l’indaco e il guado. Puri hanno un colore che tende al nero o al verdastro, non gradevole, ma mescolato col bianco diventano più piacevoli.
Per colorare i tessuti si usava invece il distillato di due arbusti: l’indigofera diffusa in India (di qui il nome indaco), nell’Americhe ed in Africa, oppure il guado o isatis tintoria, che cresceva nell’Europa del nord.
Solo nel 1200 grazie ad una serie di innovazioni tecniche, l’indaco diede vita ad una fiorente industria, specie in Francia. La capacità di produrre industrialmente l’indaco artificiale (con il quale oggi si tingono i blue- jeans) fu messa a punto in Germania alla fine dell’800.
Ma l’apoteosi del blu si celebrò nel 1700, quando l’invenzione di un pigmento artificiale – il blu di prussia- arricchì la tavolozza dei pittori e quando gli scienziati, grazie alle scoperte di Newton sullo spettro solare, attribuirono al blu lo status di colore fondamentale.
Intorno al blu si definì più tardi il nuovo simbolismo del Romanticismo;simbolo del progresso, dell’ideale, della libertà e poi del sogno, del sentimento e della malinconia, il blu divenne il colore più presente in pittura e più citato in letteratura e in poesia.
Il colore azzurro è legato anche alle famose piastrelle portoghesi dette Azulejos ,blu e bianche decorate a mano. A Lisbona, gli incantevoli Azulejos, incantano i turisti e sono presenti in numerosi edifici pubblici della città ed in particolare all’interno del chiostro dell’Igreja de Sao Vicente de Fora. Potrete trovare incantevoli azulejos in numerose stazioni metropolitane e sopratutto al Museu Nacional de Azulejo, uno dei più straordinari musei di Lisbona. Da non perdere assolutamente gli spettacolari azulejos di una delle sale del ristorante Casa do Alentejo in Rua das Portas de Santo Antão o della birreria più famosa di Lisbona, Trindade che vanta gli azulejos più spettacolari del quartiere Chiado.

Vassilly Kandinski nei suoi scritti sul colore scrive: “l’azzurro è simile ad un flauto, il blu scuro assomiglia ad un violoncello e, diventando sempre più cupo, ai suoni meravigliosi del contrabbasso; nella sua forma profonda, solenne, il suono del blu è paragonabile ai toni gravi dell’organo.”
Marc Chagall è riuscito a fare del blu un colore sconfinato attraverso i suoi quadri enigmatici.
Il blu è un colore metafisico e al contrario del rosso, di cui è l’antitesi, è legato alla distensione e agli stati riflessivi, meditativi. Sognare il colore blu rimanda quindi alle profondità inconsce ed al contatto interiore. E da queste profondità ci si può librare verso il cielo e quindi pensare all’immensità all’infinito, all’eternità, al divino. Il blu ci porta nella spiritualità più alta e nei regni sovrannaturali e a contatto con potenze protettrici. Nei mandala tibetani Il blu simboleggia la condizione in cui si è superato il turbinio delle passioni e la coscienza può esaminare ogni cosa con chiarezza; secondo Jang il blu significa altezza e profondità.
Picasso, nel suo “periodo blu” ha scelto questo colore non solo per la sua forza espressiva, ma soprattutto per la valenza psicologica che gli permetteva di andare oltre alla naturalistica descrizione. Per Picasso il colore Blu è come una dimensione sacra e sentimentale: l’artista guarda in faccia alla realtà, alla miseria e alla sofferenza, oltre che alla morte. Il tutto è caratterizzato da un’ evidente matrice patetica e compassionevole. I soggetti erano soprattutto poveri ed emarginati cui Picasso ha rivolto un’attenzione particolare; mendicanti, ciechi e girovaghi lo hanno ispirato in ogni angolo delle strade di Barcellona. Picasso li ritraeva preferibilmente in posizioni isolate e con aria mesta e triste. Somo immagini cariche di tristezza, accentuata dai toni freddi (blu, turchino, grigio) con cui i quadri erano realizzati. In particolare, l’allegoria del cieco lo accompagnò per tutta la vita. Molte delle opere con questi soggetti sono profondamente commoventi.
Del blu Renoir diceva: “Una mattina, siccome uno di noi era senza nero, si servì del blu: era nato l’Impressionismo”.Infatti gli impressionisti non utilizzavano il nero per le ombre ma tonalità di blu e verde.

Curiosità varie sul blu e azzurro

– Azzurro è la tinta nazionale della Repubblica Italiana (e della maglia calcistica)

– Azzurro è il colore tipico di porte e finestre tunisine.

_ Azzurro è il lungo pomeriggio cantato da Paolo Conte

– Celesti sono i confetti che si offrono quando nasce un maschietto.

_ Celeste è la nostalgia secondo Riccardo Cocciante

– Indossare qualcosa di blu, per il proprio matrimonio, è di buon auspicio perché rispecchia il colore dell’anima, della purezza e della lealtà

– In Tunisia c’è un’interessante città, SIDI BOU SAID ,che dista da Tunisi una ventina di Km ed è abbastanza vicina alle rovine di Cartagine; è una perfetta riproduzione di un borgo arabo andaluso e ha la particolare caratteristica di avere solo due colori per le sue case, il bianco e il blu.Ha ospitato artisti famosi, Paul Klee, Andrè Gide, Simon de Beauvoir, e artisti che fanno parte de l’Ecole de Tunis, è raggiungibile da Tunisi con una linea ferroviaria.

– Secondo un proverbio fiammingo “Mettere un manto azzurro sul marito” significa essere una moglie infedele e per questo rendere famoso sua malgrado il marito ( ossia tradirlo)

( Babajaga 12 -10-2014)

Lapislazzuli

lapislazzuli

Azzurrite

azzurrite

Yves KleinYves Klein

Cupola Moschea Rustem Pasa

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Sidi Bou Said, Tunisia

Sidi Bou Said, Tunisia

Dea egizia Nut

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Ushabti. Ceramica blu. Epoca tarda, 712-332 a. C. Parigi, Museo del Louvre

Ushabti. Ceramica blu. Epoca tarda, 712-332 a. C. Parigi, Museo del Louvre

Azulejos_Parque_Eduardo_VII

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Porto, Chiesa di Santa Caterina

Picasso ,Madre e figlio

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Kandinsky

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Giotto,cappella degli Scrovegni

giotto cappella degli scrovegni

Chagall, Blue Lovers

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Venezia, vetrata nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo

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Porta di Isthar

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Il meraviglioso drakon azzurro ritrovato nel 2012 nel corso degli scavi nella città magno-greca di Kaulon, a Monasterace Marina (Reggio Calabria)

Il meraviglioso drakon azzurro ritrovato nel 2012 nel corso degli scavi nella città magno-greca di Kaulon, a Monasterace Marina (Reggio Calabria)

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Le sculture di Michael Wilkinson

Michael Wilkinson è lo scultore figurativo utilizzatore di materiale acrilico attualmente più importante.Ha creato uno stile apprezzato per bellezza e fascino universale.
La sua arte pur rimanendo nela tradizione romantica e classica è influenzata dall’estetica giapponese ed è indubbiamente contemporanea. I suoi tempi sono senza tempo e sono improntati da una visione espressiva originale.
Wilkinson ritrae la bellezza fisica e spirituale maschile e femminile e i  momenti significativi della vita.

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Dalle rime di Cino Da Pistoia

 

Veduto han gli occhi miei si bella cosa,

che dentro dal mio cor dipinta l’hanno

e se per veder lei tuttor no stanno,

infin che non la trovan non han posa;

e fatt’han l’alma mia sì amorosa,

che tutto corro in amoroso affanno,

e quando col suo sguardo scontro fanno,

toccan lo cor che sovra’l ciel gir osa.

Fanno li occhi a lo mio core scorta,

fermandol ne la fè d’amor più forte,

quando riguardan lo su’ novo viso;

e tanto passa in su’ desiar fiso,

che’l dolce imaginar li darìa morte,

sed’ e’ non fosse Amor che lo conforta.

Scultura di Eva Antonini

Eva Antonini

 

 

Le sculture di Malvina Hoffman (1885-1966)

Malvina Hoffman è stata una scultrice statunitense, figlia del pianista Richard Hoffman. Fin da piccola si dedicò alla scultura. Nel 1910 si trasferì a Parigi e divienne allieva di Auguste Rodin.
La sua bravura la mostrò nelle  sculture-rappresentazioni della leggendaria ballerina russa Anna Pavlova (1881-1931). L’ispirazione della Hoffman per creare questi raffinati pannelli nacque dopo aver assistito ad una performance dei ballerini russi Anna Pavlova e Mikhail Mordkin nel balletto ‘Baccanale Autunnale’ Op. 67 di Alexander Glazunov a Londra. Dopo il ritorno a Parigi, la Hoffman convinse il suo mentore di permetterle di lavorare sulla serie, piuttosto che concentrarsi sulle commissioni ritratto più ordinarie.

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Giulio Aristide Sartorio , Wise virgins and foolish virgins.

Giulio Aristide Sartorio (1860-1932)

Giovanissimo si dedica a dipinti di tipo commerciale  nel gusto di Fortuny. Tuttavia raggiunge la notorietà col dipinto “Malaria” che espone all’Esposizione Internazionale di Arte Antica a Roma nel 1883, con cui si accosta a tematiche veriste grazie alla frequentazione con Francesco Paolo Michetti. Inizia a viaggiare e frequentare circoli letterari della capitale dove incontra Carducci, Scarfoglio e Serao. Nascono le prime illustrazioni per “Cronaca Bizantina” di Angelo Sommaruga, dove compaiono scritti di Carducci, Verga , Capuana e D’annunzio. Fortemente suggestionato dalla poetica dannunziana, evidenzia successivamente il suo interesse per le tematiche preraffaellite, per forme bizantineggianti e per un grafismo elegante e raffinato.

Wise virgins and foolish virgins, 1890-1891 (dettaglio)

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Suzanne Valadon, la vita difficile di una donna artista

Suzanne (Marie-Clémentine) Valadon naque il 23 settembre del 1865, ebbe un’infanzia difficile, priva di figura paterna e, a causa di ristrettezze economiche della madre, crebbe con l’aiuto dei parenti  finchè non si traferirono Parigi.
Madre e figlia si stabilirono a Montmartre, fervente luogo di incontro tra numerose etnie, le quali contribuirono a creare una comunità che aveva trasformato la collina parigina in un luogo trasgressivo e originale .

Anche Suzanne Valadon,crescendo nella vivacità di Montmarte fu spirito ribelle, tanto che si fece espellere per cattiva condotta dal convento dove stava portando a termine gli studi.
Giovanissima affrontò le necessità della realtà quotidiana e iniziò ad impegnarsi in umili lavori e a quindici anni iniziò a fare l’acrobata cavallerizza in un circo. Lasciò quest’ultimo lavoro a causa di una brutta caduta, ma trovò un nuovo lavoro in grado di appassionarla: posò per gli allora giovani artisti Pierre Auguste Renoir e Henry de Toulouse-Lautrec. Con la sua statura media e le perfette proporzioni del corpo , affascinante e sensuale, divenne presto una delle modelle preferite e venne ritratta da Puvis de Chavannes (per il quale posò per sette anni), Jean-Jacques Henner, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Gustave Wertheimer e Hector Leroux.
Divenne anche l’amante di Renoir e Touluse-Lautrec, i quali, insieme ad altri artisti, la incoraggiarono a intraprendere la propria passione creativa.
Ebbe in Edgar Degas il suo più grande estimatore, che non smise mai di incoraggiarla e di offrirle suggerimenti e consigli. Degas manifestò fin da subito nei confronti di Suzanne un profondo rispetto ed accettò di svelarle i segreti delle diverse tecniche pittoriche, comprando egli stesso i dipinti di Suzanne. Per lei  Degas fu probabilmente l’unico vero amico e in qualchje modo sostituì la figura paterna che gli era mancata.
Suzanne iniziò a dipingere animali come gatti, cani e cavalli, che disegnò sin da giovanissima quando lavorava al circo; con l’apprendimento, i consigli, il suo talento innato e l’esperienza arrivò ad un buon livello espressivo, tanto che nel 1883 dipinse un notevole autoritratto.
Nello stesso anno divenne madre del piccolo Maurice; il padre era ignoto ma venne poi riconosciuto dal giornalista spagnolo Miguel Utrillo nel 1891 e Maurice divenne quel
noto paesaggista che con la sua fama oscurò la figura artistica materna; lei fu sempre vigile sul debole carattere di Maurice, che tentò anche il suicidio, e per lui e per il suo mantenimento sposò Paul Mousis, staccato dall’ambiente artistico ma ricco agente di cambio.
Suzanne, nelle sue opere rappresentò paesaggi ma soprattutto la vita quotidiana e gli affetti familiari, in primo luogo il figlio Maurice (Portrait de Maurice Utrillo devant son chevalet – 1921), e dal giovane pittore suo amico Andrè Utter (Portrait de la famille Utter – 1923), con il quale Suzanne divorziata da Paul Mousis, si risposò nel 1914 dando origine così al trio di artisti soprannominato “Trinità infernale”.
Famosi sono senza dubbio i nudi femminili di Suzanne che pur mostrando la pienezza delle forme floride e sensuali, non esaltano l’eterna giovinezza.
Nel corso della sua vita Suzanne riscosse grandi successi e riconoscimenti, partecipò a numerosi saloni ed organizzò esposizioni personali; morì dipingendo all’età di settantatré anni. Al suo funerale parteciparono le più importanti figure del mondo artistico, come Picasso, Braque e Derain.Suzanne

Suzanne_Valadon_-_Nus1024px-Suzanne_Valadon-Le_Lancement_du_filet-Musée_des_beaux-arts_de_Nancy

Suzanne Valadon, Autoportrait (1898Femme dans un hamac - Suzanne Valadon

Suzanne Valadon, Reclining Nude, 1928