Haiku 27.9

Quasi lunare
Corteccia di betulla
Pallore mostra

Daniela Cerrato, 2017

Immagine da web libera da copyright

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Haiga su foto di Tiferett

Triste cordoglio
quel ligneo scheletro
a me effonde

pur se comprendo
che nulla in natura
è immortale

quel vecchio ramo
fu maestoso verde,
ora, braccio morto.

Daniela Cerrato, 2017

“La vita non abita più qui, emozione pura” foto di ©Tiferett https://tiferett.wordpress.com/2017/08/26/la-vita-non-abita-piu-qui-emozione-pura/

La vita non abita più qui, emozione pura

Note di swing

Nella sala adibita al ballo
brillavano gli occhi degli amanti
tra le note di un vecchio swing,
confluenze di sguardi
impassibili ad altre presenze
erano poesie d’amore,
le migliori che avessero
mai letto. Tutti osservavano
la loro squisita eleganza,
le lunghe collane di perle
sull’aderente vestito rosa,
i gemelli luccicanti
su impeccabili polsini
dal contrastante candore
su un gessato nero corvino,
i loro movimenti precisi
aggraziati dai luminosi sorrisi.
Eppure la cosa più bella
da scorgere in loro
era proprio quell’intesa,
di occhi puntati sugli occhi,
stelle di un altro cielo
in una galassia nel cosmo sospesa.
Chissà dove brilleranno ora.

Daniela Cerrato, 2017     (Immagine da web)

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Grattacielo

Grigio e ritto
alzi il capo
tra caos nervoso
di ferrosi mezzi
fumanti veleni
e malsani suoni
matita spuntata
ma indelebile
disarmonico impatto
tra più umili coppi
dubbio vanto
di chi ingabbia umani
al centesimo metro
da cui si domina
tutto e niente,
grigiore mesto
dalle nebbie avvolto
già di mattino presto
appari stanco e smunto
quale tristezza provo
nel saper lontana
altra miglior giungla
rigogliosa e vivace
con verdi chiome
che fan da cappello
quando piove
al variegato andazzo
di zampe ali e code
alcune ormai avviate
a forzata estinzione
per far posto
all’umana espansione.

Daniela,2016

Nelle immagini:

  1. grattacielo  Sanpaolo Torino,foto da web rielaborata in versione pittura a olio
  2.  Henri rosseau, “Tiger in a tropical storm surprised”, 1891

Silente s.o.s.

Premessa:
E’ frequente vedere nelle immagini in rete e anche nella realtà delle nostre città architetture fatiscenti che mostrano ancora la loro originale importanza strutturale sebbene fortemente intaccata.Spesso sono ubicate anche in centro città o comunque in luoghi ove è un vero peccato vederle sfiorire accanto a costruzioni nuove ma sicuramente meno ricercate e ricche da un punto di vista architettonico. E allora nasce spontanea una domanda,perchè lasciarle abbandonate al loro triste destino quando le si potrebbe ancora salvare?
L’ immagine che allego sotto è solo un’esempio di quanto ceduto alla corrosione del tempo.

Segni del tempo
e dell’incuria
ormai devastano
il nobile volto
vetri infranti
parti sgretolate
dissestate
fan di bellezza
un’eco lontana
di decadenza
palese sintomo
ma occhi esperti
riescono ancora
a comprendere
la gloria perduta
del mio apetto…
chissà se saranno
sì generosi
da restituirmela.

Daniela,2016

Palazzo abbandonato a Guzow, Polonia.

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Questo nostro abito

A tutti viene consegnato dalla nascita l’abito della vita,unico e personale, tanto leggero che all’inizio neppur ci si accorge d’averlo indosso.
Col tempo s’impara a conoscerlo, ad apprezzarne l’originalità e  valorizzarla adornandolo con qualcosa di più o meno vezzoso per sentirlo ancor più a singolar misura, oppure si preferisce conservarlo senza intaccarne assolutamente il confezionamento naturale.
La spensieratezza lo rende via via più sgargiante,ma non sempre mostra il meglio di sè poichè lo scorrere degli anni inizia a sfrangiarlo,i dolori a sfittirne la trama e qualche noia a renderlo grigiastro.
Per forza di cose,trascorsi i periodi tristi col tempo s’inizia a proteggerlo ad averne cura, a rammendarlo,  smacchiarlo,si tenta di riportarlo all’iniziale aspetto: talvolta sembra quasi un’operazione riuscita. Ma strada facendo ci si accorge che fa difetto,inizia a non esser più così leggero e cucito a misura,se ne percepisce in alcuni giorni quasi una semi estraneità; a volte pare stretto, scivoloso, urticante, scomodo, addirittura ci sono giorni che proprio si disconoscerebbe.
Ma è nuovamente questione di tempo e queste intolleranze tendono a svanire; la sua preziosità e unicità non la si deve e non la si può dimenticare, anzi la si rivaluta ogni volta che si compara il proprio ad abiti più lisi e malconci, impossibili da rinnovare o addirittura definitivamente perduti.
Dunque saggiamente e pazientemente teniamocelo stretto sempre, anche quando ci pare urticare i nervi, poichè non c’è ricambio, impariamo ad amarne anche i difetti che spesso son davvero minimi, e se osserviamo bene c’è sempre nella sua trama un filo dorato che ce ne rammenta la provenienza.

Daniela,giugno 2016

Art by Galya Bukova (Bulgaria)

by Galya Bukova in Bulgaria