poesie di Erri De Luca

Leggende

Le tre caravelle erano due,
la Santa Maria era della categoria detta «caracca».
Sancho Panza non era un grassone,
soffriva di appetito smisurato, antico,
ma era tozzo, non doppio.
Giuseppe era un ragazzo quando sposò Maria,
nessun vangelo scrive ch’era anziano.
E Sansone non è l’ingenuo atleta
che straparla con Delilà e si fa depilare:
quei due si sono amati piú di Romeo e Giulietta.
Il tempo non è cenere di lava
che ricopre Pompei e la custodisce,
il tempo è un guastatore.
Allora restauro leggende.


Salgo alle montagne

Salgo alle montagne, do le spalle al resto.
Sbuffo fiato alla roccia e scaldo il vuoto.
Non mi avvicino a niente,
il cielo non si scala.
Salgo alle montagne a starmene lontano,
raggiungere un confine e ritornare,
allenamento da contrabbandiere.

Politica del sole

Ho visto il sole dentro una pozzanghera,
e ricordo di quando calava
dentro lo scavo della fognatura.
S’infilava nel fondo, nel cunicolo,
a scaldare la schiena al manovale.
L’ho visto carezzare orbite ai ciechi,
lisciare il bianco ai vecchi,
disinfettare l’ombra ai marciapiedi,
illuminare il nero delle vedove,
stare coi prigionieri all’ora d’aria,
sfondare il tetto di nuvole e di pioggia
e fare un tuffo nell’arcobaleno,
sole, compagno anarchico del mondo,
luce del giorno in corso e non dell’avvenire.

Poesie tratte da “Bizzarrie della provvidenza” di Erri De Luca, Ed.Einaudi 2014