Dentro la notte

Dentro la notte, oltre i suoi occhi neri e il manto blu
ho ritrovato un sogno dai capelli legati e calzini corti
aveva i colori delle fragole e delle angurie mature
del sole caldo di luglio che regala tinte più forti
profumi fragranti di verdi tipici di estive alture
e un’ombra non lasciava mai la mia mano, so ch’eri tu

col tuo sorriso spoglio di qualsiasi soffio di malinconia
la maglia a righe in cui cielo a terra si frammezzava
e i calzoncini corti che dichiaravano come una spia
le ginocchia sbucciate per qualche caduta o lotta brava
c’era luce, molta luce intorno e dentro il nostro cuore,
sganciati da ogni ombra, ogni inquietudine disastrosa,

da spazi angusti e doveri rispettosi alle scandite ore,
avevamo dalla nostra l’allegria, quella nei pori intrisa
e la vastità del tempo universale, senza inizio nè fine.
Tutta per noi, solo per noi è stata la notte madrina
di scaramucce mantenute dentro il cuore e il suo confine
tra i sorrisi e qualche broncio che s’è spento stamattina.

Daniela Cerrato, 2018

Donald Sultan, “Blue poppy”

Donald Sultan blue poppy

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Foglie cadenti

Dondoliamo come altalene, anche in assenza di vento, volteggiamo sospese
coi nostri abiti dorati, striati di residua clorofilla, minuscoli alianti sganciati, aereoplani di qualche formica laboriosa o altro insetto che si ritrova a sua insaputa al punto di partenza; se vestiamo il giallo più intenso, come lucciole silenziose del suolo ravviviamo il prato rimasto sfiorito, e nei lunghi viali alberati,  in giornate grigiastre, offriamo alla vista un enorme raggio di sole che i passi sollevano e schiacciano con noncuranza, mentre le poche rimaste sui rami s’aggrappano con forza temendo la pioggia. Dopotutto è si lieve, ma così breve la nostra danza…

Daniela Cerrato, 2017

immagine da web libera da copyright

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Danza di colori

Le setole guizzavano sulla tela vergine,
sollecitate da una musica
di geniale ispirazione diedero inizio

a un’incredibile danza,
una coreografia di tratti
di luce raccolta, di colori
combinati con grazia
di chi osservava il mondo
con occhi devoti alla Terra.
Si sprigionò così la forza
immensa dei pigmenti,
energiche particelle stese
ad omaggiare lo spettacolo
che si ripete senza sosta
su palcoscenico d’acclamate estati.
Maestrìa che applaudiamo ancora
pur trovandoci fuori stagione
nel rinnovare l’allegro calore,
poichè proprio nel rigore d’inverno
si ricorda con più gioia il sole.

Daniela Cerrato, 2017

Dettaglio de “i girasoli” di Vincent Van Gogh

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Di qui passarono alcuni maestri della pittura

Sennelier

Questa è una foto d’epoca, dei primi ‘900, dello storico negozio di colori parigino Sennelier,attivo ancor oggi in Quai Voltaire.
I pittori europei fino alla metà del ‘700 si procuravano i pigmenti in farmacie ben fornite dove trovavano anche spezie resine e minerali importati dall’Oriente e dall’Africa. Poi iniziarono ad esserci a Parigi negozi specializzati solo in colori, definiti appunto Marchands de Couleurs, che rapidamente si moltiplicarono a diventare circa 600 a fine ‘800. Nel 1887 Gustave Sennelier ne aprì uno in cui inizialmente vendeva vernici pronte; poi passò a creare la propria gamma di colori, macinando e miscelando i pigmenti nel suo laboratorio, creando sfumature a richiesta per pittori che iniziarono a rifornirsi nel negozio di Quai Voltaire n°3, come Gauguin, Soutine e Bonnard, per citarne alcuni dei più importanti.
Pare che Degas entrato nel negozio per acquistare dei pastelli nelle varie tonalità del marrone suggerì al proprietario di creare altre svariate sfumature della stessa tinta; così salirono a una trentina le tonalità di marrone utilizzate dal pittore. Nel 1948 Henri Sennelier fu contattato da Picasso che gli chiese di creare un colore già pronto da utilizzare su qualsiasi superficie; e Henri creò i pastelli ad olio, dal pigmento prevalente di cera che Picasso poi iniziò ad utilizzare.E come lui Modigliani, Kandinsky, Chagall e Dalì. La fortuna di questo negozio perdura tuttora,la sua storia si tramanda da quattro generazioni.

magazin2interno del negozio a inizio ‘900marque de fabrique déposée le 29 décembre 1890 par Gustave Sennelie  EPOQUE3EPOQUE4

Albori

Il sole pare esploso
deflagrando oro ovunque,
un bagliore espanso incombe
lambendo lo scenario,
creando una cartolina
di surreale beltà.
L’occhio sollecitato dalla luce
non distingue alcun dettaglio
si intravedono sagome,
difficile capire se statiche
o in movimento impercettibile,
se animali, piante o cos’altro
sotto nuvole anch’esse fosche,
che si diradano strada facendo
mutando la combinazione.
La visione acquisirà nitidezza
quando il crepuscolo mattutino
sfumerà come d’abitudine
e salutando la levata dell’astro
lascerà spazio ad altri colori.
Intanto si goda di questi albori.

Daniela Cerrato, 2017

“In a mist cloud” Photo by Herman Van Bon Photography  https://elementaryposters.com/2017/08/06/the-different-colors-of-one-sunrise-part-5/

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Gioie istantanee

Non si possono narrare i colori di un cielo terso, di azzurrità turchesi del mare, dei colori saturi di campi di colza che abbagliano quanto la luce diretta del sole, o le molteplici sfumature striate dei petali di un iris ; sono impressioni che viaggiano nel cromatismo percepito all’istante dall’occhio che legge, accorto e iper sensibile alle sfumature lievi; si può solo tentare di farlo, avvicinandosi con confronti approssimati e poco veritieri, col risultato di accomunare lo scenario a molti altri.
Ugualmente è impossibile descrivere ciò che in animo certe emozioni imprimono, di esse si gioisce al momento, ed essendo a null’altro comparabili, le assorbiamo lentamente, lasciando loro libertà di attraversare il nostro corpo interamente, come se ci possedessero attraverso un rapporto carnale;  e più ci abbandoniamo al loro influsso, maggiore sarà la preziosità ricevuta da tale osmosi epidermica e vitale.
Daniela Cerrato, 2017

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Colori in laguna

Verso sera in laguna
si riflettono sull’acqua
tinte forti che paiono
striature dei preziosi
cristalli soffiati di Murano,
il multilingue vociare diurno
si placa per le calli
incassate tra i palazzi
che raccontano storie
millenarie e al soffio
del grecale aumenta il rollìo
delle barche ormeggiate,
dondolano alcune gondole,
cullandosi al romantico
eco di amorevoli sospiri
e altre sfilano ancora,
sotto i ponti dei canali,
affascinate dalla luna
che richiama la notte.

Daniela Cerrato, 2017

Carlo Carrà ( 1881-1966), Venezia, 1907.

Carlo Carrà (Italian, 1881-1966), Venezia, 1907.

Di vita e di profumi

Luogo di profumo e candore
di muschio bianco e sole
che si mescola agli effluvi
delle zagare inebrianti.

In una via pietrosa e stretta
agghindata da file di gerani,
d’un rosso che pare ancor più vivo
accanto al bianco del bisso steso

che cala, appeso e ritto
a qualche metro dai passanti,
agitandosi di tanto in tanto
in chiacchiericcio col vento

tiepido e discreto, come l’occhio
di chi di sbieco da un’infisso,
scruta il viavai curioso e lento
che allieta il borgo, c’ è il brusìo

di un turismo dall’aspetto variegato,
che con dialetti e idiomi provenienti
dai quattro punti cardinali, riesce
ad animare di vita e di mestiere.

Mentre un gatto accovacciato
su un gradone a catturare il sole
si stufa del vociare che lo disturba
e rientra da una porta a coda bassa,

un’anziana seduta in strada non trascura
il suo ricamo, curva sulla schiena
e attenta alla bottega ed ai merletti
appesi al fianco dell’uscio stretto

che accede ad un buio sconcertante
raffrontato al bagliore dell’esterno;
ma non oserebbe neanche il Padreterno
contraddire le usanze dell’astante,

tradizioni ed abitudini vanno mantenute
quale fascino semplice d’ogni luogo.
Cielo e mare son le cose che ho taciute
ma ne godrete, se farete un sopralluogo.

Daniela Cerrato, 2017

___   Foto di © Anna Montuori

© Anna Montuori