Quel notturno foco

Ardono come eretici
i corpi degli amanti
nel blu della notte,
s’alzano libere
lambendo il cielo
le lingue infuocate.
Ma è pira vitale,
non dispensa morte
nè gravi ustioni,
non genera ceneri
se non quelle di chi,
essendosi illuso,
si ritrova deluso;
é per sì immensa vitale passione
che si smania tal combustione.

Daniela Cerrato, 2017

Walpurgis by Chandelours ( Joanna Maeyens) on Deviantart

Walpurgis by Chandelours on Deviantart ( joanna.maeyens)

Tra i ricordi non sei

Meno buie le notti
illuminate dalla tua voce distante
narrante innumerevoli albe
nei tuoi viaggi obbligati,
quanti ritagli del giorno
sorrisero dei tuoi sorrisi
da est a ovest si mossero
le anime nostre e poi i corpi
strumenti di potente passione
amanti coscienti del tempo
che sarebbe arrivato inclemente
a scoccare l’ultima ora
…prima o poi…
non v’era stanchezza in quelle notti
in cui  si accarezzava l’amore
tra tenui sfumature di voci
quanti ritagli del giorno segnati
dal bisogno di cose da dire
tra i sussurri del cuore pulsante,
così continuò il trasversale incanto
senza intoppi per varie stagioni
tra un vedersi e un sentirsi,
poi d’improvviso il distacco
come doccia gelata sul cuore
svanì la magia che ci tenne legati.

Molti anni trascorsi, tra i ricordi non sei
ma sulla pelle tra le tracce dei miei nei.

Daniela Cerrato,2017

Hans Erni ( 1909-2015),”Lovers”, 1964

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Sotto una luna triestina

Cogliemmo dai nostri rami
le ciliegie più succose
danzammo sul filo
della sana incoscienza
leggera e frizzante
incuranti del tempo
di luogo e di spazio
fummo spontaneo anelare
d’essere un sol corpo
in simultaneo fremito
senza ricordi di un passato
nè speranze di futuro
pieni del nostro vigore
in un’esondare di baci
di mani audaci
di labbra voraci
in smisurata passione
che ci coivolse
sino alle lacrime
grondanti
per un’addio già previsto.

Daniela,2016

Gustaw Gwozdecki, “Moon”

gustaw-gwozdecki-moon

Incontro notturno

Nella notte maggese
i nostri sogni a convegno
si sono intrecciati
in un perfetto incastro,
hanno preso forma
in un’antico casolare isolato
di nuda pietra grigia,
cinto di chiome arboree
dagli svariati toni di verde
che infittivano la penombra della sera;
gelsi querce e castagni
hanno protetto la nostra intimità
e quel luogo antico e quieto,
teatro di chissà quali storie
di altri trascorsi amori,
è diventato un dolce rifugio.
Le nostre anime ivi ritrovate
hanno generato una vitale unione
dove i corpi visti dall’alto
han creato voluttuose spire,
movimenti carnali ritmici
danzando nel più dolce
dei rituali d’amore,
e tutto il nostro essere era lì
in quello spazio proiettato
dall’infuocato condiviso desiderio
di sentirci uniti sino al risveglio.
Daniela Cerrato, 2015