una musica che sorprende

e capita così,  che passeggi per le vie di Torino e mentre ti appressi a Piazza Castello ti arriva una melodia che riconosci e man mano che ti avvicini al punto in cui viene eseguita ti stupisci della bravura dell’esecuzione e rimani incantata davanti a una ragazza che nel cuore della piazza usa dita e sentimento per intrattenere i passanti in cambio di qualche offerta. Sarei rimasta ancora ad ascoltarla sia per il repertorio  che per la sua interpretazione ma dovevo andare…
Non conosco il suo nome ma la sua musica e il suo sorriso timido che rispondeva agli applausi mi hanno commossa perciò le auguro tanta fortuna per esaudire i suoi desideri, perchè merita davvero di avere più ampi applausi… uno dei pezzi che ha eseguito con maestria era questo, l’ho ancora in testa…

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e ti distendi prona a tastare terra e prato

A calpestare la vita non basta una fiaba
un nome, una voce, dal sogno ci si desta
con la funesta memoria dell’appartenenza
e anche se di te potrebbero far senza
ti richiamano alle regole che detesti
e ti fan notare che non vivresti
se non t’avessero generato e curato.
Ma  quando da tempo non sei più  bambina
le canute teste non considerano i tuoi anni
i tuoi privati dolori, i tuoi affanni,
le tue passioni represse e fanno danni
con l’invariato registro e medesimo appello
come se un fiocco ti ornasse ancora il capello.
Deglutisci caramelle amare d’un solo fiato
attendendo il quotidiano serale commiato
ma piangi fuori e dentro come un infante
cui è sfuggito il palloncino in un istante.
E ti distendi prona a tastare terra e prato
gli unici genitori che ti hanno sempre capito.

– Daniela Cerrato

illustrazione di Adrienne Segur (1901-1981)

( Adrienne Segur, 1901 -1981).jpg

Fonìe di un cuore

L’attenzione si posa
sulle fonìe di un cuore
e odo ipotetici tocchi

d’accompagnamento al pianoforte,
uno spartito di sottili confidenze
trasmissioni osmotiche tra anime
di eguale sintonia,
il pensiero si trasforma
in condivisa emozione,
medicina per palpiti
febbricitanti di passione
che sale o si smorza
se più o men dura è la scorza.
Di tal vulcanica dote
che par dono divino
tu non disperdere l’uso,
anzi fa che il tuo verbo
tra modulate varianti
si trasformi in abuso
di calde note suadenti,
e tra gioie e dolori, l’inciso
narri il desiderio mai perso
d’esser d’amore sommerso.
Nel marasma di rumori
che assordano cardiache ritmìe
necessitano voci più cortesi
che bilancino gli orrori
di sciagurate fetenzìe
e spingano verso emozioni la cinesi.

Daniela Cerrato, 2017

Dipinto di Rima Salamoun

pintura de Rima Salamoun

Di antica sostanza

Pochi particolari immutati
da quando altri occhi s’affacciavano
alla finestra che oggi, aperta, offre
medesimo fronte, ma il cielo…
sembra, ma non è più lo stesso e in medesimo divenire
alberi cresciuti,  taluni mancanti, abbattuti,
fragili corpi trapassati con sogni, ideali, pulsioni
innamoramenti,  passioni intense,  sensualità,
amorevoli sussurri,  gioie e sospiri anch’essi estinti.
Tutto sepolto sotto strati d’un tempo remoto,
in buona parte sconosciuto che provo ad inventare
da qualche ritratto appeso che pare suggerire

e mentre anche l’oggi rapido si defila,
catturo ogni intensità e inspiro aria
da questo luogo intriso d’antica sostanza.
Nella stanza il profumo di storia non stantìa,

di mobilia che racconta quanto preziosi libri centenari,
trapelano umori ancor vivi da spesse pareti
attraversate da leggende, da presunti fantasmi,
da uno scricchiare che pare lamento
si amplifica l’emozione, si rinnova il cimento
di fantasticare con pieno favore dei sensi
sui dettagli carichi di un passato lontano,
che desidero a volte fosse anche il mio.

– Daniela Cerrato, 2017

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Intensità

Incandescenti intensità
dita che affondano,
nella carnale creta,
recettore plasmabile
di tattili creazioni,
sensibile e resistente
al passionale abuso,
epidermide che sigilla
un inconsolabile tormento
quando manca di tuo spirto
pur la minima espressione,
una parola che scivola
su pelle quale unguento,
uno sguardo, una piega del viso,
la passante soave carezza
sulle ali d’un messaggio inatteso
che spezza il vuoto più indecente.

Daniela Cerrato, 2017

Photo by © Connie Imboden Untitled , 1990

Connie Imboden Untitled , 1990

Gioie istantanee

Non si possono narrare i colori di un cielo terso, di azzurrità turchesi del mare, dei colori saturi di campi di colza che abbagliano quanto la luce diretta del sole, o le molteplici sfumature striate dei petali di un iris ; sono impressioni che viaggiano nel cromatismo percepito all’istante dall’occhio che legge, accorto e iper sensibile alle sfumature lievi; si può solo tentare di farlo, avvicinandosi con confronti approssimati e poco veritieri, col risultato di accomunare lo scenario a molti altri.
Ugualmente è impossibile descrivere ciò che in animo certe emozioni imprimono, di esse si gioisce al momento, ed essendo a null’altro comparabili, le assorbiamo lentamente, lasciando loro libertà di attraversare il nostro corpo interamente, come se ci possedessero attraverso un rapporto carnale;  e più ci abbandoniamo al loro influsso, maggiore sarà la preziosità ricevuta da tale osmosi epidermica e vitale.
Daniela Cerrato, 2017

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Vecchia corrispondenza

Parlo di quella trama a fitte righe di penna intinta per informare, con elegante grafia, di vita, accadimenti e sogni, confidenze e palpiti del cuore sulla carta color avorio che attendeva impassibile lo scorrere delle parole. Chi la ricorda, chi ne fa ancora uso, ora che i moderni mezzi l’hanno soppiantata? Asciutta piegata in quattro, protetta da un foglio gemello lasciato in bianco per occultare il privato contenuto a indelicati ficcanaso, iniziava il suo viaggio.
Quel filo sottile discontinuo d’inchiostro, che mostrava del polso emozionali tremori, congiungeva le materiali distanze recando felicità o tristezza; e a lettura ultimata, per la commozione la fibra inumidita da qualche lacrima scesa creava la sbavatura; anche quello un ricordo, in cui si fondeva il salso umore al sigillo di saliva e colla di chi aveva urtato il cuore.

Daniela Cerrato, 2017

Quel niente

Ho visitato i luoghi del passato
come si fa con i vecchi amici
a cui sorridendo dici “eccomi qui,
dopo anni son tornata a salutarvi”,
uno sguardo in valle, l’ampio respiro,
ed è subito prevalsa la memoria
col ricordo di voci volti e suoni;
dietro il velo incontenibile e nostalgico
gli occhi han cercato le  presenze
e i colori dell’infanzia, divenuti ormai
opacità di piacevoli  ricordanze.

Poi ho colto gli enormi mutamenti
forgiati dal tempo e dall’assenza,
anche negli alberi cresciuti pur ridenti
è mancata l’attesa corrispondenza,
fronde più ampie mi hanno accolta
e altre sacrificate han lasciato spazio
al nero asfalto di una rotonda;
del tutto naturale, a conti fatti anch’io
sono cambiata in corpo e mente,
e se la torre centenaria avesse voce
me lo avrebbe sbottato seccamente.

Eppure sono rimasta interdetta
di fronte al totale cambiamento,
il tempo è scorso così in fretta
come alta cascata scende a getto,
che tante son le mani  che io strinsi
divenute ormai gelide ossa, nulla è
come allora, solo il rintocco cupo
del vecchio campanile sulla cima
non ha mutato l’eco antico, il più
è tutto stravolto, in parte disintegrate
le principali tracce di quel che fu.

M’ ero illusa di trovare qualche ruga
sul volto del paese, rispetto alla visione
fotografata nella mente, ma di fattezza
riflessa è rimasto poco, quasi niente,
il mio desiderio s’è rivelato chimera
assurdo sogno, risposta deludente.
Però la sera quel borgo l’ho abbracciato
col pensiero e col cuore, un qualcosa
mi suggeriva che quel niente era lì,
invisibile e silenzioso, a cercare una bimba
mora, taciturna e un po’ scontrosa.

Daniela Cerrato, 2017

___________Dipinto di Salvador Dalì_____________________________

Mysterious Mouth Appearing in the Back of My Nurse via Salvador Dali.jpg

Inseparabili

Restano inseparabili
certe poesie centenarie
raccolte in preziosi testi
pari a laiche bibbie
consultate alla bisogna,
come sacre tartarughe
longeve, con la loro lentezza
penetrano soavemente sottopelle,
solleticano col loro canto
la sensualità più profonda,
graffiano come artigli felini
con la forza delle parole
sferzanti e pressanti,
coinvolgono l’anima, trainanti
come flusso d’abisso marino
e si quietano come farfalle
posate su teneri virgulti
con la grazia loro infusa.
Dal primo all’ultimo verso
offrono passaggi emozionali
che aleggiano e creano visioni
d’incomparabile bellezza, mi perdo
tra le righe idealmente consumate
dalla mia passione per esse,
tanto che ad ogni commiato
pongo a dorso una carezza
ringraziandole per la loro
benevola continua folgorazione.

Daniela Cerrato, 2017

Gustav Klimt (1862-1918), “Fish Blood”, 1898

Gustav Klimt (1862-1918), 'Fischblut' (Fish Blood), 1898

Recupero respiro

Recupero respiro
nell’ansioso dialogo
col tempo, costanza in difetto
per tutto ciò che mi è caro
e sacro, sebbene possa ad altri
apparire inutile, opzionale;
ma come può essere eludibile
osservare, riflettere, ammirare,
ampliare i sensi per fagocitare
come cornucopia tutto il bello
che trattiene all’inverosimile,
meravigliarsi ancora e di nuovo,
ascoltare in estasi la stessa musica
e alla centunesima volta rinnovare
ancora le emozioni acquisite,
scoprire una nuvola più barocca
nel cielo verso il quale
molti non sollevano più gli occhi,
schiavi di se stessi e di fredde
tintinnanti illusorie prigionìe.
Vorrei sbottare a un’orologio
al suo pungolo insistente
e dirgli chiaro e tondo:
no, tu non mi fotti più!
non sei tu a dover scandire
il mio fare più prezioso…
Ma non ha orecchi per sentire
ciò che resta è ignorare
il suo meccanismo brontolone
e se proprio mi vorrò  sfogare
lo riporrò ovattato, in fondo al cassettone.
Daniela Cerrato, 2017

Dipinto di Tony KIng ,”Cercando di fermare il tempo”

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