Erri De Luca, brano tratto da “Il contrario di uno”

“Mi stese, poi si tolse i panni lasciandosi una veste bianca, lieve. Entrò nel buio delle coperte e mi coprì tutto il corpo col suo. Stavo sotto di lei a tremare di felicità e di freddo. Le nostre parti combinavano una coincidenza, mano su mano, piede su piede, capelli su capelli, ombelico su ombelico, naso a fianco di naso a respirare solo con quello a bocche unite. Non erano baci, ma combaciamento di due pezzi. Se esiste una tecnica di resurrezione lei la stava applicando. Assorbiva il mio freddo e la mia febbre, materie grezze che impastate nel suo corpo tornavano a me sotto peso di amore. Il suo teneva sotto il mio e il mio reggeva il suo, come fa una terra con la neve. Se esiste un’alleanza tra femmina e maschio, io l’ho provata allora. Durò un’ora, di più di ogni per sempre. (…) Non venne più. L’inverno ci staccava. Era venuta per lasciarmi e invece s’era stesa a guarirmi. Le cose migliori dell’amore accadono per caso, si capiscono dopo. Credevo che quella visita era inizio per noi di più vasta vita insieme, era termine invece. Credevo al dopo ed era il prima”
(da “Il contrario di uno”- Erri de Luca”)

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La natura esposta-Erri De Luca

Questo è un filmato davvero interessante che riguarda la presentazione del libro “La natura esposta” in occasione del Festivaletteratura di Mantova 2016; in realtà è una vera lezione magistrale da seguire attentamente anche e soprattutto da chi come l’autore non è credente.Come potrete ascoltare c’è molto da imparare sia dal punto di vista storico-religioso che per il modo in cui intende ed affronta la scrittura di un suo testo; e cosa anche da non trascurare De Luca si avvale di un umorismo partenopeo  personale che affascina e conquista. Non ho ancora letto il libro ma lo farò presto.

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Prontuario per il brindisi di capodanno (Erri de Luca)

Con questa poesia di Erri de Luca saluto tutti voi amici del blog, augurando un sereno anno nuovo con la speranza che sia costruttivo per una migliore convivenza tra i popoli e una più equa qualità di vita per tutti.
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Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

Prontuario per il brindisi di capodanno è tratta da L’ospite incallito, Einaudi 2008.

 

Incipit di “Tre fuochi” di Erri De Luca

Mi piace molto lo stile letterario di Erri De Luca, stringato e pulito ,che arriva dritto nell’animo senza troppi giri tortuosi.Adoro la sua modestia e il suo mettersi sempre in gioco .Dunque questo incipit che trovo meraviglioso.

“Scrittore è titolo da piedistallo, per il mio caso sciolgo volentieri la formula in: uno che scrive qualche storia. Scrittore mi squilla perentorio nelle orecchie, onnipotente come chi può scriverle tutte le storie e non invece solo quelle estratte dal proprio giacimento. Così come scanso il titolo di scrittore, così non sono cuoco, ma uno che si sa cucinare qualche pietanza. La preferita è la parmigiana di melanzane. Accosto i due esercizi per coincidenza di luogo, spesso scrivo in cucina, in ore di fuochi spenti. Qualche storia, qualche pagina scritta se ne impregna.

Venti anni fa ho ricavato un tavolo da avanzi di legname: il pieno è di pitch pine, pino canadese, che ho usato per le persiane; le gambe sono di castagno rimasto dalle travature del tetto; i fascioni sono di rovere, rimasuglio d’altro lavoro. Il tavolo di cucina è l’ombelico della casa, non va spostato mai. Il mio pesa tanto da scoraggiare sollevamenti. Ci ho dormito sopra nelle notti d’inverno, quando il solo calore della casa stava nella brace del camino in cucina. Appoggiato al suo legno scrivo, mi addormento, lego le pagine degli antichi libri sui quali mi risveglio, taglio le melanzane.”

errideluca