Yo Yo Mundi (feat. Eugenio Finardi)

LA BALLATA DEL TEMPO DEL SOGNO

Nebbia e un castello rovesciato
Acqua che brucia, nuvole di tufo
Candidi solchi che il pennello ha lasciato
Racconti d’amore, occhi di gufo
Era iniziato il tempo del sogno
Intinsi la mia punta nella luce
Avevo già imparato dal buio
Come si acceca, come si cuce

Sono un vagabondo che cura
La vite arrampicata sulla schiena della storia
Ed è con le carezze che sciolgo la corda
Che stringe i ricordi, limpidi o torbidi
Traditi, riemersi, dimenticati o persi della mia memoria

Terra delicata e ribelle
Divisa dalla lingua e dall’aratro
Amore nato in un groviglio di stelle
Uno sbaglio che profuma di bucato
Era già il tempo del risveglio
Quando mi fidai del coro di regine
Il miele scivolò sulla pelle del caglio
Si diffuse oro tra le colline

Fu quello il momento in cui il lampo
Ha reso gemelli gli amanti, in un campo
L’aria di mare ed i sensi abbracciati
E gli occhi di quel bimbo cerbiatti appena nati
Finisce la festa, i diavoli affamati, ecco la tempesta

La spada spezzò il tamburo del tuono
Il cuoco Aleramo, Alasia la ricamatrice
Ottone li perdonò, propose il suo dono
Ogni ferita divenne cicatrice
Un cavallo di vento e di piuma
Sul profilo mutevole del bosco
Era ormai il tempo dell’uva
Io un pennello ubriaco di mosto

Non più di tre al buio non più di tre alla luce
Clessidra che folle mi acceca
Ma cuce il gran fiume alle colline
A colpi di zoccolo, sabbia e mattone
Questa terra avrà un nome, è così che è nato il Monferrato

Io sono sguardo acerbo che intinge
La punta delle ciglia nel cielo ed attinge
Il verbo dalle foglie in cui s’impiglia
Intreccio e poi traccio le trame, vi consolo
Raddrizzo la curva di ogni parola
È così che volo

album: Accadueo, Eugenio Finardi, 1998

COSTANTINOPOLI

Ho alle spalle giorni e mesi di deserto
Leggendo stelle ad occhi chiusi e cielo aperto
Cercando doni, incontrando predoni che affrontai
Lei mi parlava di una nuova società
Rinata sulle ceneri di una città
C’è un posto dove il sole muore,
Risplende e nasce già

La cercherò, la troverò, sentendo
Gioia e infelicità
Gioia e infelicità

Dopo la guerra non avevo visto più
Una città senza soldati ne tribù
Dio ha cento nomi, tra bordelli, ostelli e università
Lei non si trova ma mi appello ad una prova
Mi ha detto un saggio di una donna e un tatuaggio
Un segno tribale, nero e opale, duale avversità

Io lo toccai, lo decifrai, diceva
Gioia e infelicità
Gioia e infelicità

Vedo Costantinopoli
Sento Costantinopoli
Vedo Costantinopoli
All’orizzonte c’è

Il vento parla per le anime e il deserto
Lascio le mura e mi riparo nell’incerto
Lei è la colpa innocente,
Il sole che non muore ad occidente

La cercherò, camminerò
Sentendo
Gioia e infelicità
Gioia e infelicità
Gioia e infelicità
Gioia e infelicità

Vedo Costantinopoli
Sento Costantinopoli
Vedo Costantinopoli…