da Tutti morimmo a stento, 1968

Se verrà la guerra, Marcondiro’ndero
se verrà la guerra, Marcondiro’ndà
sul mare e sulla terra, Marcondiro’ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?
Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.
La guerra è già scoppiata, Marcondiro’ndero
la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà.
Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro’ndera
ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà.
Buon Dio è già scappato, dove non si sa
buon Dio se n’è andato, chissà quando ritornerà.
L’aeroplano vola, Marcondiro’ndera
l’aeroplano vola, Marcondiro’ndà.
Se getterà la bomba, Marcondiro’ndero
se getterà la bomba chi ci salverà?
Ci salva l’aviatore che non lo farà
ci salva l’aviatore che la bomba non getterà.
La bomba è già caduta, Marcondiro’ndero
la bomba è già caduta, chi la prenderà?
La prenderanno tutti, Marcondiro’ndera
siam belli o siam brutti, Marcondiro’ndà
Siam grandi o siam piccini li distruggerà
siam furbi o siam cretini li fulminerà.
Ci sono troppe buche, Marcondiro’ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?
Non potremo più giocare al Marcondiro’ndera
non potremo più giocare al Marcondiro’ndà.
E voi a divertirvi andate un po’ più in là
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.
La guerra è dappertutto, Marcondiro’ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?
Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
i boschi e le stagioni con i mille colori.
Di gente, bestie e fiori no, non ce n’è più
viventi siam rimasti noi e nulla più.
La terra è tutta nostra, Marcondiro’ndera
ne faremo una gran giostra, Marcondiro’ndà.
Abbiam tutta la terra Marcondiro’ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro’ndà…

due testi in bozza di Fabrizio De Andrè

Sui testi di De Andrè ci si torna sempre per la qualità indiscussa della sua poesia legata alla musica; bazzico spesso sui siti a lui dedicati, per cui mi è capitato di trovare su viadelcampo.com due delle bozze di testo che riguardano un album su cui stava lavorando prima della morte.
Il progetto dell’opera era dedicata alla vita e alla morte di un amico sardo, composta da quattro notturni con la collaborazione di Oliviero Malaspina.
“La prima “suite” -rivela Malaspina- era incentrata sulla notte intesa come paura del giorno. Il punto di partenza è stata la passione per la notte per ricordare l’amico di Fabrizio scomparso, che aveva la fobia del giorno. Il secondo notturno era dedicato alla notte intesa come cecità del potere, vista come una malattia contagiosa.
La terza come momento per la morte e per l’uomo votato alle estreme conseguenze del male. La più incredibile era l’ultima, la notte vista come fenomeno fisico e atmosferico.
Ci eravamo ispirati al De Rerum Natura di Tito Lucrezio Caro. De Andrè era affascinato dalla simmetria che si creava con “Nuvole”, che era stata tratta dall’omonima opera di Aristofane. Sul piano generale l’idea era quella di spaziare in lungo e in largo sul concetto di notte vista come momento di ritrovo di sè stessi , come momento d’amore, di perdizione e di riscatto. Per Fabrizio la prostituta che lavora di notte, ma si riscatta sempre, era uno dei simboli possibili. Nella notte nasce il male, che riesce anche a trasformarsi in bene.”

La paura dura più dell’amore

La paura dura più dell’amore
è cenere di gramigna
è cenere fredda.
E’ brina di primo mattino
che mi morde la scarpe
e deposita uova di vipera
a rovinare il letame e le erbe.
La mia grande finestra racchiude
un trionfo di colori
e paesaggi che fiaccano il cuore
mare di luna terra di sangue

***


Un’ombra inquieta

Sono un’ombra inquieta
dentro la tua ombra
dove mi è lento
trovare ancora asilo
dove trovo
lucide tracce di diamante
nella luna
dissennata di carbone.
Bambino cammina sull’acqua
le stelle sono rotaie
bambino corri sull’acqua
che la vela
segue un’ombra
che sa di nostalgia.

(Fabrizio de Andrè – Oliviero Malaspina)

da una parte miele dall’altra cera

Mastica e sputa
da una parte il miele
mastica e sputa
dall’altra la cera mastica e sputa
prima che venga neve
luce luce lontana
più bassa delle stelle quale sarà la mano
che ti accende e ti spegne
ho visto Nina volare
tra le corde dell’altalena un giorno la prenderò
come fa il vento alla schiena
e se lo sa mio padre
dovrò cambiar paese
se mio padre lo sa
mi imbarcherò sul mare

Mastica e sputa
da una parte il miele
mastica e sputa
dall’altra la cera mastica e sputa
prima che faccia neve
stanotte è venuta l’ombra
l’ombra che mi fa il verso le ho mostrato il coltello
e la mia maschera di gelso
e se lo sa mio padre
mi metterò in cammino
se mio padre lo sa
mi imbarcherò lontano

Mastica e sputa
da una parte il miele
mastica e sputa
dall’altra la cera mastica e sputa
prima che metta neve
ho visto Nina volare
tra le corde dell’altalena un giorno la prenderò
come fa il vento alla schiena
luce luce lontana
che si accende e si spegne quale sarà la mano
che illumina le stelle
mastica e sputa
prima che venga neve

(Fabrizio De Andrè / Ivano Fossati)

Zirichiltaggia

Una canzone apparentemente frivola, ma anche in questo caso De Andrè mostra grande conoscenza della cultura gallurese e sarda. La canzone è un botta e risposta tra due fratelli che litigano per l’eredità. I riferimenti strutturali sono al cantu a chiterra (canto con chitarra), e ai muttos (botta e risposta, solitamente a tema amoroso o scherzoso) molto diffusi in Gallura, sub-regione storica e geografica della Sardegna nord-orientale.

Ecco la traduzione:

Di quello che babbo ci ha lasciato ti sei preso la parte migliore

La collina rosa con il sughero le vacche sorcine e il toro grande

E m’hai lasciato pietre, cisto e lucertole (zirichèlti da cui il titolo)

Ma tu ti sei tenuto il ruscello e la casa e tutto quello che c’era dentro

Le pere butirre e l’orto coltivato e dopo sei mesi che me n’ero andato

Sembrava un cimitero bombardato

Te ne sei andato a vivere coi signori, facendoti comandare da tua moglie

E i soldi di babbo li hai spesi tutti in dolciumi, medicine e giornali

Che tuo figlio a quattro anni aveva già gli occhiali.

Mia moglie vive da signora e mio figlio conosce più di mille parole

La tua munge da mattina a sera e le tue figlie sono sporche di terra

e di letame e andranno a sposarsi a qualche servo pastore

E tu quando sei partito soldato piangevi come un bambino

e dai padri delle tue amanti t’ha salvato tuo fratello

e se il coraggio che ti è rimasto è sempre quello

ce la vedremo in piazza chi ha il muso più duro

e nel frattempo mettimi la faccia in culo

(grazie a Stefano Brandano per la traduzione)

Le acciughe fanno il pallone – Fabrizio De André

Le acciughe fanno il pallone
Che sotto c’è l’alalunga
Se non butti la rete
Non te ne lascia una

E alla riva sbarcherò
Alla riva verrà la gente
Questi pesci sorpresi
Li venderò per niente

Se sbarcherò alla foce
E alla foce non c’è nessuno
La faccia mi laverò
Nell’acqua del torrente

Ogni tre ami
C’è una stella marina
Amo per amo
C’è una stella che trema
Ogni tre lacrime
Batte la campana

Passano le villeggianti
Con gli occhi di vetro scuro
Passan sotto le reti
Che asciugano sul muro

E in mare c’è una fortuna
Che viene dall’oriente
Che tutti l’hanno vista
E nessuno la prende

Ogni tre ami
C’è una stella marina
Ogni tre stelle
C’è un aereo che vola
Ogni tre notti
Un sogno che mi consola

Bottiglia legata stretta
Come un’esca da trascinare
Sorso di vena dolce
Che liberi dal male

Se prendo il pesce d’oro
Ve la farò vedere
Se prendo il pesce d’oro
Mi sposerò all’altare

Ogni tre ami
C’è una stella marina
Ogni tre stelle
C’è un aereo che vola
Ogni balcone
Una bocca che m’innamora

Ogni tre ami
C’è una stella marina
Ogni tre stelle
C’è un aereo che vola
Ogni balcone
Una bocca che m’innamora

Le acciughe fanno il pallone
Che sotto c’è l’alalunga
Se non butti la rete
Non te ne resta una
Non te ne lascia una
Non te ne lascia

Coda di Lupo, Fabrizio De Andrè

Quando ero piccolo m’innamoravo di tutto correvo dietro ai cani
e da marzo a febbraio mio nonno vegliava
sulla corrente di cavalli di buoi
sui fatti miei sui fatti suoi

E al Dio degli inglesi non credere mai

E quando avevo duecento lune e forse qualcuna è di troppo
rubai il primo cavallo e mi fecero uomo
cambiai il mio nome in “Coda di lupo”
cambiai il mio pony con un cavallo muto

E al loro Dio perdente non credere mai

E fu nella notte della lunga stella con la coda
che trovammo mio nonno crocifisso sulla chiesa
crocifisso con forchette che si usano a cena
era sporco e pulito di sangue e di crema

E al loro Dio goloso non credere mai

E forse avevo 18 anni e non puzzavo più di serpente
possedevo una spranga un cappello e una fionda
e una notte di gala con un sasso a punta
uccisi uno smoking e glielo rubai

E al Dio della Scala non credere mai.

Poi tornammo in Brianza per l’apertura della caccia al bisonte
ci fecero l’esame dell’alito e delle urine
ci spiegò il meccanismo un poeta andaluso
“per la caccia al bisonte disse il numero è chiuso”

E a un Dio a lieto fine non credere mai.

Ed ero già vecchio quando vicino a Roma a Little-Big-Horn
capelli corti generale ci parlò all’università
dei fratelli tute blu che seppellirono le asce
ma non fumammo con lui non era venuto in pace

E a un Dio fatti il culo non credere mai.

E adesso che ho bruciato venti figli sul mio letto di sposo
che ho scaricato la mia rabbia in un teatro di posa
che ho imparato a pescare con le bombe a mano
che mi hanno scolpito in lacrime sull’arco di Traiano
con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia
ma colpisco un po’ a casaccio perché non ho più memoria

E a un Dio, e a un Dio
e a un Dio, e a un Dio
senza fiato non credere mai.

Un chimico, Fabrizio De André

Solo la morte m’ha portato in collina
Un corpo fra i tanti a dar fosforo all’aria
Per bivacchi di fuochi che dicono fatui
Che non lasciano cenere, non sciolgon la brina
Solo la morte m’ha portato in collina
Da chimico un giorno avevo il potere
Di sposar gli elementi e farli reagire
Ma gli uomini mai mi riuscì di capire
Perché si combinassero attraverso l’amore
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore
Guardate il sorriso guardate il colore
Come giocan sul viso di chi cerca l’amore
Ma lo stesso sorriso lo stesso colore
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore
È strano andarsene senza soffrire
Senza un volto di donna da dover ricordare
Ma è forse diverso il vostro morire
Voi che uscite all’amore che cedete all’aprile
Cosa c’è di diverso nel vostro morire
Primavera non bussa, lei entra sicura
Come il fumo lei penetra in ogni fessura
Ha le labbra di carne, i capelli di grano
Che paura, che voglia che ti prenda per mano
Che paura, che voglia che ti porti lontano
Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare
Guardate l’ossigeno al suo fianco dormire
Soltanto una legge che io riesco a capire
Ha potuto sposarli senza farli scoppiare
Soltanto la legge che io riesco a capire
Fui chimico e, no, non mi volli sposare
Non sapevo con chi e chi avrei generato
Son morto in un esperimento sbagliato
Proprio come gli idioti che muoion d’amore
E qualcuno dirà che c’è un modo migliore

di Fabrizio de Andre / Nicola Piovani
da “Non al denaro non all’amore né al cielo”

NOTA:
«Avrò avuto diciott’anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo.»
Fabrizio De André intervistato da Fernanda Pivano, parole riportate sul retro di copertina dell’album)

Smisurata preghiera. Fabrizio De Andrè

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità
Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità
per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere
di Alvaro Mutis / Fabrizio De Andre’ / Ivano Fossati

Cose Che Dimentico ( Fabrizio e Cristiano De Andrè)

C’é un amore nella sabbia
un amore che vorrei
un amore che non cerco
perché poi lo perderei

C’e un amore alla finestra
tra le stelle e il marciapiede
non é in cerca di promesse
e ti da quello che chiede

Cose che dimentico
cose che dimentico
sono cose che dimentico

C’e un amore che si incendia
quando appena lo conosci
un’ identica fortuna
da gridare a due voci

C’e un termometro dei cuore
che non rispettiamo mai
un avviso di dolore
un sentiero in mezzo ai guai

Cose che dimentico
sono cose che dimentico

Qui nel reparto intoccabili
dove la vita ci sembra enorme
perché non cerca più e non chiede
perché non crede più e non dorme

Qui nel girone invisibili
per un capriccio del cielo
viviamo come destini
e tutti ne sentiamo il gelo
il gelo
e tutti ne sentiamo il gelo

C’e un amore che ci stringe
e quando stringe ci fa male
un amore avanti e indietro
da una bolgia di ospedale

Un amore che mi ha chiesto
un dolore uguale al mio
a un amore così intero
non vorrei mai dire addio

Cose che dimentico
sono cose che dimentico

Qui nel reparto intoccabili
dove la vita ci sembra enorme
perché non cerca più e non chiede
perché non crede più e non dorme
non dorme

Qui nel girone invisibili
per un capriccio dei cielo
viviamo come destini
e tutti ne sentiamo il gelo, il gelo

Viviamo come destini
e tutti ne sentiamo il gelo, il gelo

Sono cose che dimentico
sono cose che dimentico
cose che dimentico
sono cose che dimentico.