toccata senza fuga…

Tanto bello che pare irreale…
Quante volte capita di pensarlo
dinanzi a un fiore, un frutto,
a ciò su cui gli occhi si posano
e non vorrebbero più scollarsi.
Non convinti osiamo il tocco
chè le dita non possono mentire
e dopo quel sentire è catarsi,
apologia e poesia per rigirarsi
in quell’oasi da magnificare.
Passa il tempo ma bellezza resta
pur se sfiorisce, poi che qualcuno
ne ha fissato istante, a memoria
di un’emozione che fece aprire bocca
e perdurando altri sensi tocca.

– Daniela Cerrato

 

Photo by Paul Militaru :”Simply a beauty” da  https://photopaulm.com/2018/09/17/simply-a-beauty-3/

simply-a-beauty.jpg

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l’otturatore sulla vita ( poesia e qualche cenno sul fotografo che l’ha ispirata…)

Accarezzano il tepore del vento
le affusolate dita di seta
che  disegnate e tinte svolazzano
come piume d’uccello del paradiso,
riposano fibre stanche d’elaborato intriso
e sollevano ringraziamenti al cielo
prima di poter adornare un grazioso viso.
L’anima che colse il fruscio e perenne lo rese
volò anch’essa in alto tra le celesti intese,
chiudendo per sempre l’otturatore della vita.
E come seta bruisce la sua alma alleggerita.

– Daniela Cerrato

Note: questi versi sono nati osservando una delle fotografie  di Werner Bischof, esattamente quella intitolata  “Soie séchant au vent”  che mostro qui di seguito

Werner Bischof (1916 - 1954)

documentandomi sull’autore sono rimasta affascinata dalla vicenda umana e artistica
di Bischof, che purtroppo interruppe la sua carriera a soli 38 anni. Ecco un sunto della sua biografia:
Werner Bischof (1916 – 1954) zurighese di nascita, visse dall’età di nove anni a Waldshut, in Germania, dove suo padre gestiva una fabbrica farmaceutica.
Nel 1939 si trasferì a Zurigo-Leimbach dove aprì un laboratorio fotografico e collaborò con la rivista Graphis e con la casa editrice Amstutz e Herdeg per la quale realizzò manifesti ed immagini di moda. A parte una parentesi parigina in cui avrebbe tentato di diventare pittore, tentativo interrotto dalla richiamata nell esercito svizzero, il suo interesse si stabilizzò sulla fotografia di reportage, in particolare legata alla guerra. Tra il ’44 e il ’45 intraprese un viaggio in bicicletta attraverso la Germania meridionale e poi attraverso l’Europa. Molto famose sono le fotografie, insieme a quelle del suo compagno di viaggio Emil Schultness, scattate nelle disastrate Francia, Germania e Olanda;la sua attenzione si posò sugli aspetti drammatici della guerra conclusa evidenziando non solo la tragedia ma anche la speranza di rinascita tramite gli occhi della popolazione. Visitò inoltre paesi quali Ungheria, Romania, Cecoslovacchia, Polonia e Finlandia.
Dal 1949 entrò a far parte dell’agenzia Magnum, insieme a Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour. Documentò la carestia in Bihar attraverso scatti che lo portarono al successo internazionale.
Scoprì il Giappone, la Corea del Sud, con cui approfondì il suo stile artistico e poi divenne corrispondente di guerra in Indocina per Paris Match. Nel 1954 fu in Messico per poi andare a Lima e a Santiago del Cile. Da lì si recò a Cuzco, in Perù, e visitò il sito Inca di Machu Picchu; fu proprio in quell’anno che morì tragicamente in un incidente, la sua auto cadde finendo in un burrone a San Miguel nelle Ande, pochi giorni prima della nascita de suo secondo figlio. L’ultimo suo scatto che è divenuto l’icona della sua breve carriera è l’immagine che ritrae un ragazzo che suona il flauto.
Werner Bischof (eutica..jpg

e qui, un ritratto di Werner Bischofwerner.jpg

con gli occhi di un bambino

Che tentazione irresistibile
fare ciò che ti è proibito,
come se il desiderio raddoppiasse
il suo valore appetibile,
osi l’impossibile pur di spegnere
la vocina interna che ti urla in testa
di non rinunciare alla trasgressione,
quella voglia di sfidare la punizione
più severa d’un pericolo ingigantito…
Che impagabile sensazione, quant’è bello
quando riesci ad arrivare a quel cancello
e vedere oltre, di certo non quanto gli adulti,
molto di più… molto di più…
Con gli occhi di un bambino.

– Daniela Cerrato

Photo by ©Eva Besnyö

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attimi

Sfiorarsi
nell’infinitesima probabilità consentita,
in soffio breve
impercepibile disegno di divina architettura,
ubriacarsi
di costruzioni mentali sublimate dal cuore,
accorgersi
che siamo un nulla cosmico che si commuove,
lasciarsi morire
piano piano tra una profusione di parole.

-Daniela Cerrato

Shot by Eva Besnyö (1910–2003) Dutch-Hungarian photographer

eva besnyo.jpg

Serenità messa in posa

La serenità sta lì seduta
sulla panchina del parco
ha i capelli bianco argento
e il volto ridente, in armonia,
risente di qualche acciacco
ma non dà peso neppure
ai segni del tempo sul viso,
assapora la bellezza
che non ha età nè sesso,
respira natura mai stravolta
da artifizi e rifacimenti,
non mente alle stagioni
e lì siede spesso a ragionare
dell’oggi e d’una volta,
dell’autunno che sta per arrivare
di com’è cambiata l’aria,
più fresca dopo la pioggia
e aleggia una benefica calma,
dono per chi la sa apprezzare
e ne ritrae le forme  con grazia.
Si ringrazia natura e non solo
per questa dose di pace trasmessa
occhio e cuore di chi a fuoco l’ha messa
con la pazienza sdraiata sul suolo.

Daniela Cerrato  ( un immenso grazie a Paul Militaru )

Photo by Paul Militaru : https://photopaulm.com/2018/06/09/me-on-the-grass-they-on-the-bench/

me-on-the-grass-they-on-the-bench.jpg

 

 

Haiga su foto di Tiferett

Triste cordoglio
quel ligneo scheletro
a me effonde

pur se comprendo
che nulla in natura
è immortale

quel vecchio ramo
fu maestoso verde,
ora, braccio morto.

Daniela Cerrato, 2017

“La vita non abita più qui, emozione pura” foto di ©Tiferett https://tiferett.wordpress.com/2017/08/26/la-vita-non-abita-piu-qui-emozione-pura/

La vita non abita più qui, emozione pura