Il fascino del cinema muto

Quando il cinema era muto,pioniere di se stesso,la fotografia era l’impalcatura di una trama raccontata da primi piani a tempi lunghi, da sguardi languidi,infuocati, maliziosi,impauriti,da gestualità volutamente enfatizzate a marcare ora il dramma ora la comicità.
Una teatralità in cui anche il corpo aveva il suo preciso ruolo nel linguaggio. Oltre all’assenza di sonoro,non c’erano effetti speciali e tutto era ancora a dimensione e a bravura umana,senza l’apporto di eleaborazioni computerizzate,anzi molto spesso con ben pochi mezzi sia per mancanza di strutture che di grandi somme di denaro destinate alle riprese.
Con mimica sorprendente attori e attrici, ancora poco divi ma con un carisma magnetico e una bellezza genuina, narravano storie senza voce destinate a quel tempo solo a una elite di persone.
Erano gli albori di quello che sarebbe poi diventato nei decenni a venire il cinema dei nostri giorni.
La qualità dei corto-lungometraggi dell’epoca che talvolta mi capita di vedere mi affascina enormemente,e le immagini di alcuni artisti la cui gloria è aumentata in alcuni casi solo dopo la loro scomparsa, esercitano una particolare attrattiva per quell’alone di sensualità eleganza e fascino che portano con sè.Ne è un’esempio quella scattata a  Pola Negri dal fotografo Edward Steichen.
Babajaga,2015

Edward Steichen. Pola Negri 1925

Edward Steichen. Pola Negri 1925

vetrina fotografica: Vivian Maier, fotografa riscoperta

Vivian Maier, ritenuta uno dei più grandi fotografi del ventesimo secolo è divenuta famosa solo alla fine della sua vita e quindi immediatamente fece scalpore in tutto il mondo. Vivian Maier (NewYork, 1926-2009) ha condotto sempre una vita normale ,piuttosto anonima,persona anche definita piuttosto chiusa da chi l’ha conosciuta, ha lavorato come bambinaia per tutta la sua vita; ma nel suo tempo libero, ha documentato la vita di strada con migliaia di scatti in città come New York e Chicago, anche se nessuno della sua cerchia di conoscenze aveva mai visto i risultati. Alla sua morte ha lasciato dietro sé un’immensa mole di lavoro, composto da una miriade di negativi. Le sue qualità possono essere comparate a quelle del famosi fotografi contemporanei come Joel Sternfeld, Joel Meyerowitz, Elliot Erwitt e Garry Winogrand. Oltre a foto, ha anche fatto filmati e registrazioni audio. La Maier era una vagabonda incallita e fotografa autodidatta che usava una reflex a doppia lente Rolleiflex con una straordinaria capacità di avvicinarsi a persone di tutti i ceti sociali.vivian maier b5a0 vivian-maier-6 vivian-maier-new-york7 FINDING VIVIAN MAIER still 18 VivianMaier01 August 22, 1956 Undated, New York, NY vivian_maier_street_photographer_photo_14 vivian-maier-self-portait-b vivian-maier-007 vivian-maier-spotlight-02b VivianMaier-01

vetrina fotografica: Frederic Lagrange

Frederic Lagrange fotografo francese nato a Versailles , e residente a Brooklyn ha iniziato la sua carriera fotografica nel 2001, dopo aver lavorato per tre anni con il fotografo di moda Nathaniel Goldberg . all’inizio Frédéric ha focalizzato il suo lavoro sulla fotografia di viaggio , ampliando poi i l suo genere includendo anche moda e ritrattistica .
I suoi scatti sono stati pubblicati su diverse riviste come Louis Vuitton , Harper Bazaar , Vogue , The New Yorker , Condé Nast Traveller , Vanity Fair e varie altre.La sua fotografia è stata anche protagonista di campagne pubblicitarie internazionali per Louis Vuitton e Hermès .
E ‘uno dei 30 fotografi sponsorizzato da Kodak in tutto il mondo,e da quando ha iniziato i suoi reportage ha documentato il mondo viaggiando attraverso più di 80 paesi con immagini che sono piene di emozioni e fanno viaggiare con la mente e pensare alle storie dei personaggi ritratti e della terra in cui vivono.

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Uno spicchio di ametista

L’ametista è una varietà di quarzo già molto apprezzata e rara nel medioevo, quando costava più dei diamanti. E’ detta anche “pietra di Venere” e in cristalloterapia si ritiene che porti all’introspezione e alla saggezza. Aiuta a ristabilire l’equilibrio mentale e a superare gravi perdite.
Questa è una foto che ho scattato ad Annecy, dove i miei occhi attratti da una bellissima vetrina, si son posati su questa particolare “fetta di anguria” 🙂  (suggerisco di ingrandirla).
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La fotografia artistica di Ferdinando Scianna

“Mi considero un reporter, qualunque cosa abbia fatto nella vita, ma sono piuttosto diffidente nei confronti dei generi e delle etichette. Guardo il mondo attraverso il prisma del linguaggio fotografico, tra le componenti del quale è fondamentale il rapporto col tempo e la memoria”….“Ricordare è lo stesso di immaginare; così raccontando un proprio tempo, uno lo trasfigura, lo immagina: letteralmente “lo racconta”. E poiché il racconto è fatto di cose che si eliminano inconsciamente e di cose che si valorizzano, è sempre molto arbitrario, come lo è ogni gesto letterario. E ancora sulla fotografia e la “memoria”: le fotografie non restituiscono “ciò che è stato”, piuttosto ripropongono in una sorta di lancinante presente ciò che non è più”.
( Ferdinando Scianna, fotografo)

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Grandi fotografi: Sebastiao Salgado

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Sebastiao Salgado, famoso fotografo brasiliano, dopo una formazione universitaria di economista in seguito ad una missione in Africa diede una svolta alla sua vita.

Sensibile agli aspetti umanitari e sociali ,grande viaggiatore, per sei anni è stato in America Latina per documentarsi sulla vita delle campagne; su questa esperienza ha pubblicato il libro “Other Americas”.
Dal 1993 al 1999 Salgado lavora sul tema delle migrazioni umane e i suoi servizi fotografici sono pubblicati da molte riviste internazionali.
Le sue immagini sono di una bellezza senza tempo, intense,  giocano sui contrasti del bianco & nero; parlano di natura, animali ed esseri viventi , di foreste tropicali amazzoniche, di ghiacciai dell’Antartide, di deserti dell’America e dell’Africa e le montagne dell’America, del Cile e della Siberia.
Tra il 1986 e il 2001 si documenta sulla fine della manodopera industriale su larga scala nel libro “La mano dell’uomo”; poi documenta l’umanità in movimento, non solo profughi e rifugiati, ma anche i migranti verso le immense megalopoli del Terzo mondo, in due libri di grande successo:” In cammino” e “Ritratti di bambini in cammino” . Grandi mostre itineranti accompagnano sempre l’uscita dei suoi libri.

Fotografia d’autore: Eric Valli

Eric Valli ,straordinario fotografo originario di Digione,ma giramondo dall’età di 19 anni ,scatta da una vita immagini incredibili di persone emarginate o comunque al di fuori del sistema. Il suo lavoro lo ha portato nei luoghi più remoti del mondo, dandogli l’opportunità di sbirciare nella vita delle diverse comunità in Thailandia, Tibet , Nepal e Stati Uniti. Egli documenta il modo in cui le persone vivono ancora; una vita senza tecnologia, moda, supermercati, Facebook , marchi o loghi.
Persone che hanno rassegnato le dimissioni dalla modernità e ora vivono una esistenza frugale, più leggera , svincolata dal consumismo. Gente che caccia o coltiva per poter sopravvivere. Le sue foto suggeriscono come la gente possa vivere in completa armonia con la natura, lasciando tutto il resto alle spalle.Fotografie che sono dei veri e propri stimoli per la mente, e fanno pensare a come abbiamo perduto la vera libertà.

9782732427430Derriere l’objectif d’Eric Valli”, photos et propos. Editions Hoëbeke, 20102

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