Aria di temporale

Le vie del cielo questa sera
sono cupe, simili all’asfalto
del terreno, e dai borbottii
che si avvertono in remoto,
voci cavernose e lugubri,
pare presagio di finimondo.
Anche i cani irrequieti
guaiscono senza motivo, o forse
col loro istinto avvertono l’arrivo
di fulmini e saette; anche il pino
del giardino ha l’aria mesta
e dondola la cima indispettito
dall’aria fredda e umida ch’è desta.
Serata da coprifuoco, quasi autunnale
e che dire di questo maggio…
pare proprio sia messo male!

Daniela Cerrato, 2017

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Margherite

Fra le macchie del prato
v’è una candida semplicità
di minuti e pallidi volti,
numerosi e fitti, bianche onde
tra il verde tenero e precoce,
sottile manto tremante
al freddo di una pigra primavera.

Mi sembrano oltremodo infreddoliti
quei piccoli astri un po’ sbiaditi,
incollati a un ritto stelo ancorato
alla bruna terra, e i loro petali
allungati e stretti a corona,
incurvano le punte per porre riparo
al pungente pizzicore del mattino.

Daniela Cerrato, 2017

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Gelo

L’aria
della buon’ora
pare riccio spinoso
i cui minuscoli gelidi aghi
sforacchiano il viso
punge sulle palpebre
protese verso il basso
deboli difese
per occhi stupiti
e arrossati dall’insolenza
dell’inverno birichino
che dissolve
l’ultimo velo di torpore
e muta in corsa lenta
la normale andatura.

Daniela Cerrato,2017

gelo

immagine da web

Nebbia

Nebbia bassa fitta
pare interminabile
si distinguono
solo sagome
da indovinare
come in un quiz
senza premio
sensazione del nulla
e al contempo smisurato
invito alla pigrizia
che si stralcia
alla prima idea
di meglio da fare,
un fischio di treno
giunge sordo
nel silenzio innaturale.
Coltre spessa
stamane come iersera
occorre spezzare indugio
immaginare la giornata
nei colori che non mostra
e veder come gira
anche oggi la giostra.
Daniela,2016

immagine da web

nebbia

Paese muto

Sui deboli colori del cielo
contrastano scure e sinistre
fotogeniche sagome scheletriche
nella fredda domenica
per metà uggiosa,
mentre la foschia
confonde in lontananza
paesi che all’orizzonte
paiono copie ripetute
di collina in collina.

Solitario cammina sul sagrato
un’anziano parroco
col brevario tra le mani
corvino nell’abito
come nello sguardo,
che in un’attimo scompare
infilando un’ingresso,
altra anima non s’intravede
neppure dai velati vetri
di finestre basse sulla via.

Sorprende l’inatteso coprifuoco
ma immagino per contro
una vita scoppiettante
dietro i vecchi muri
di case centenarie
dalle ringhiere merlettate
dove anche i gatti
si sono rintanati
alla ricerca di un calore
che fuori non appare.

Dopo percorsi indisturbati
intervallati da pochi scatti
tra dettagli e panorami
la curiosità viene meno
per questo borgo spento,
saluto il simpatico meticcio
che allertato dalla mia presenza
abbaia per dovere,
ricopro l’obbiettivo
e mi rintano anch’io.

Daniela,gennaio 2016

Foto personale

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Sotto un cielo turchino

Sotto un cielo turchino
sibila il gelo
in un vento pungente,
il ghiaccio addensato
si fa greve
sui rami secchi e gracili
che come dita avvizzite
paiono ritrarsi
per il freddo
e diventa per loro carezza
anche un tiepido raggio
che scioglie la solitudine
nel lungo inverno.
Eppur straordinaria
è la natura
anche nella stagione
più silente
quando il ritmo rallenta,
i colori si diradano,
quando in volo si alzano
pochi pennuti temerari
e  fumi di sparsi comignoli
che segnalano densa presenza
di vita raccolta
in calde ovattate dimore,
che come madri
avvolgono i figli
in  confortevole abbraccio.
Daniela,gennaio 2016

Foto di Paul Militaru,”White and blue”

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