la scultura poetica di Giacinto Bosco

Giacinto Bosco è uno scultore siciliano nato nel 1956 ad Alcamo che si avvicina giovanissimo alle botteghe del luogo dove cresce accanto ad abili artigiani.
Quindicenne si trasferisce a Milano dove la vocazione artistica lo porta a incontrarsi con la fonderia d’arte, fonte di stimolo e ispirazione.
Spinto a intraprendere un percorso artistico personale, nel 1990 s’iscrive alla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente; di questo periodo, le prime committenze pubbliche: la statua Giovanni Paolo II ad Arese; l’opera monumentale Un Mondo di Pace a Garbagnate Milanese; il monumento dedicato ai Carabinieri Caduti a Nassirya, a Borgosesia; la statua Papa Benedetto XVI a Santa Maria di Leuca; la scultura Colgo la luna a Castelsardo.
Sviluppa le sue narrazioni con gli Aforismi alla Luna, i quali lo portano in una dimensione poetica che, come in un sogno, la sua immaginazione trasforma e plasma. A fronte di questa maturazione si propone con la sua prima personale presso la Galleria Franco Senesi di Positano. Il cammino prosegue sempre più consapevole, sino a considerare il desiderio di approdare sentimentalmente ad Alcamo, suo paese natale, a mostrare le sue espressioni creative con la mostra Rosa Fresca Aulentissima – omaggio a Ciullo d’Alcamo, poeta e drammaturgo duecentesco della Scuola Siciliana
Le opere di Bosco evocano l’isola non soltanto da un punto di vista spirituale dove la luna sta al centro di ogni composizione come sinonimo d’amore perseguito costantemente da due amanti che cercano di acchiapparla in ogni modo, ma anche da un punto di vista materiale: “Bosco ha un tocco leggero, con una superficie scabra, come quella di una lucertola tratta dall’interno delle piante essiccate del fico d’india, ubertoso ad Alcamo”, ha scritto Vittorio Sgarbi nella parte introduttiva alla mostra tenutasi ad Alcamo nel 2013.
La dimensione onirica dei suoi racconti scultorei arriva nel 2017 a Salò, in dialogo con il linguaggio della follia che, da Goya a Bacon, si esprime nel Museo della Follia; poi in Sardegna, a conquistare la piazza di Castelsardo con la collocazione permanente della scultura Colgo la luna, omaggio a Leopardi e alla sua opera poetica.
“Le sue creazioni eseguite in bronzo a cera persa dimostrano la capacità rara di conciliare la sua memoria storica con capacità esecutive del tutto originali” come sostiene il critico d’arte Paolo Levi.

 

 

a conclusione del post un bonus in musica: Rosa fresca aulentissima · Mario Modestini