netsuke, sculture in miniatura

I netsuke, piccole sculture di legno o d’avorio prodotte in Giappone tra il XVII e il XX secolo, venivano fissati alla cintura del chimono maschile con la funzione di contrappeso al contenitore di tabacco o altro. Scolpiti in forme spesso di straordinaria fattura, i netsuke raffigurano un’infinità di temi e soggetti, raccontando l’arte e l’artigianato, la cultura e le credenze religiose, insomma la vita nei molteplici aspetti del Giappone nel corso di quasi quattro secoli.

Le Isole Ogasawara

Le isole Ogasawara sono un paradiso formato da oltre 30 isole tropicali e subtropicali situate a 100 km a sud di Tokyo cui appartengono amministrativamente. Poco conosciute erano chiamate anticamente Muninjima,che significa “disabitato” e questa loro libertà e purezza non intaccata da contaminazioni umane fino ad anni piuttosto recenti le ha praticamente preservate e fortunatamente il loro ecosistema non è mutato; perciò si sono meritate l’appellativo di Galapagos d’Oriente

Ad oggi gli abitanti che risiedono stanzialmente  queste splendide isole sono all’incirca 2300 e ricevono un’afflusso annuo di turisti amanti della natura che supera i 15000

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Netsuke, piccole simpatiche sculture

Il Netsuke (si legge “netske”) etimologicamente significa “radice che fissa”, ed è probabile che in origine questo accessorio fosse soltanto un pezzo di legno sommariamente lavorato, ma accuratamente levigato per non sciupare la seta dell’obi, la fascia avvolta come una cintura sul kimono.
Molto presto però, grazie alla loro innata raffinatezza, i giapponesi trasformarono questo ciondolo in una scultura miniaturizzata. I fabbricanti di articoli religiosi furono, pare, i primi a offrire alla loro clientela delle figurine che servivano come netsuke.
Poi il tema favorito dagli scultori di netsuke divenne il mondo animale. Contrariamente all’opinione occidentale, nell’ottica giapponese non esistono bestie considerate vili e altre nobili. Per questo motivo ci sono netsuke a forma di topo di piovra, questo mollusco pare fosse considerato in Estremo Oriente come il simbolo erotico per eccellenza. Accanto alla fauna aborigena reale, raffigurata con uno stile naturalista, si trovano anche delle specie fantastiche come il “kiriu”, una sorta di dragone derivato dal folclore cinese, oppure il “shishi”, mezzo leone e mezzo cane, che tiene in bocca una sfera che la destrezza degli artigiani ha saputo rendere mobile. Più tardi infine vennero rappresentati anche gli oggetti domestici più comuni e ogni sorta di vegetali. Queste statuette, di 5 o 6 cm in media, sono lavorate per lo più in legno di bosso, cipresso, sandalo, ebano, ciliegio, oppure in avorio,corno,giada e altre pietre dure.
Quest’arte orientale è culminante tra il 1750 e il 1850. Su circa 3.000 firme finora identificate, solo alcune dozzine appartengono ad artisti autentici.
Numerosi scultori tra i più importanti e i più antichi, però, non hanno mai firmato le loro opere, mentre altri si attribuivano la paternità di lavori eseguiti in realtà dai loro stessi allievi. Perciò per i collezionisti è meglio giudicare un’opera di per se stessa e non per la firma.
In giro per il mondo ci sono varie collezioni di netsuke: al Museo Baur di Ginevra, al Musée d’Enner a Parigi,al British Museum e al Victoria and Albert Museum di Londra. In Italia c’è una importante collezione al Museo d’Arte Orientale di Ca’ Pesaro a Venezia,altre collezioni si trovano al Museo d’Arte Orientale di Genova e al Museo Poldi Pezzoli a Milano.

Alcuni esempi di netsuke in avorio

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netsuke a tigre

Altri esempi di netsuke in legno

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