Galoppo tardivo

Da tempo infinito
dimenticato in soffitta
tra vari oggetti dismessi
attendi quel bimbo
che un dì smontò da sella
nell’ ultima corsa
della sua infanzia monella
altri giochi scalzarono
il dondolìo cullante
del tuo legno robusto
che sotto polvere mostra
gli inalterati colori,
che strana la vita or quando
dalle stelle alle stalle
muta fulminea condizione,
tu sei sempre lo stesso
pronto a muovere il passo
eppure immobile resti
ad attendere ancora
speranzoso di udire
chissà, forse un giorno
qualche risata dintorno
una mano che rimuova
quello strato di oblìo
e ti doni aria nuova
per un galoppo tardivo.
— Daniela Cerrato,2017         _________    Immagine da web

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Haiga 04.01

Tinta di rosa
passeggia una donna
innamorata e assorta
in lievi pensieri
generanti sorrisi
a fior di labbra
e giochi mentali
riportano il cuore
quasi bambino

Daniela Cerrato,2017

“Lonesome Wandering”, 1972 by Dia Al Azzawi

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Color cielo

La vestaglia color cielo
scivola suadente
sul fianco sovraesposto
da eccessiva luce
il tuo dorso
è parco giochi
della mente
che già accarezza
e delle dita che saranno
dispettosa brezza
mentre tu divertita
dal piacevole tocco
dai capelli raccolti
sfilerai il nodo a fiocco

Daniela,2016

Egon Schiele “Standing Female Nude in a Blue Robe”

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Amicizia nell’aria

Scricchiolanti le catene
cui le mani avvinte
al suon di cantilene
e di energiche spinte
al cielo s’innalzavano
gioiose grida e risate
e gonne che si gonfiavano
tra le gote arrossate
chiara era l’aria
e fresca d’altura
una spinta con furia
e saliva la paura
libertà giocosa era l’altalena
ci si sentiva farfalle
sinchè alfin l’ora di cena
richiamava noi fanciulle.
Tra quegli ultimi giochi
di una vacanza allungata
capocchie di violacei crochi
indicavan l’estate sfumata
amiche di ludiche avventure
dal nome ormai scordato
di voi ricordo sfumature
e un pensier v’ho dedicato
a dire il vero è sì poca cosa
ma quel nostro tempo è riaffiorato
e di te bimba dal vestito rosa
una foto ho sinora conservato
Daniela,maggio 2016

altalena

La sala dei ricordi. Miniracconto

La sala della nonna la rivedo così come quando bambina ne respiravo spesso il profumo e ne assorbivo il calore. Sul tavolo grande ed antico un vaso in mosaico a tessere colorate con fiori secchi di profumata lavanda,una finestra aperta con le tende spinte dal vento che accarezzava le sanseverie appoggiate a terra ognuna col suo nastro di raso verde.
Da un quadro appeso una natura morta dai colori autunnali con melograni cedri e noci su un vassoio di rame martellato mi ha sempre fatto sgranare gli occhi per quanto sembrasse tutto così vero.
Sulla madìa intarsiata ricoperta da un telo di lino ricamato civettava nel suo abito rosa e pizzi bianchi una bambola dai capelli lunghi e morbidi e dal viso malinconico poco infantile pareva custodire quella scatola di latta accanto piena di biscotti , disegnata e recante scritte ormai dimenticate .
Il divano ordinato con cuscini variopinti in piastrelle di lana e una coperta per salvarlo dalle unghie del gatto di turno era il posto preferito su cui distribuire figurine dalle raccolte mai del tutto terminate.Di fronte un televisore,quella scatola che pareva allora assai magica e da cui noi bambini potevamo guardare solo ciò che decidevano per noi,per cui dopo qualche minuto l’attenzione si spostava su giochi più tangibili.
Un mobile con radio enorme dalle grandi manopole chiare che si accendeva poco per non disturbare il chiacchiericcio fra le donne di famiglia era il riempitivo di una parete assieme a una credenza in stile liberty dalle cui vetrinette facevano capolino i vasi di caramelle sempre riassortite. E sul pavimento,in un’angolo, neppure troppo nascoste, le ciabatte di panno infeltrito per gli ospiti,da indossare obbligatoriamente per non rovinare lo strato di cera tirata e lucidata a mano, orgoglio e mania di nonna.
Sicuramente sto omettendo altri particolari che forse colpivano poco la mia curiosità e attenzione di bimba,o forse nel frattempo li ho sempliemente scordati… Quanta infanzia passata lì,quante gioie e qualche pianto, quante merende di casalinga preparazione e quanti pranzi festivi che facevano quasi un tutt’uno con la cena…Ricordi piacevoli,alcuni nitidi altri un po’ meno ma sempre pieni d’amore.
Daniela,aprile 2016

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Vento magico

Nel polmone verde
ai bordi della città
percorro i viali
di un parco accarezzato
da un timido sole.

Il rumore della ghiaia
che sposto coi passi
rompe il silenzio,
odo in lontananza
voci di bimbi divertiti.

Si rincorrono gioiosi
tra stanziali giochi
in legno a vivaci tinte
zigzagando tra strutture
di strane forme.

Sprazzi di quiete
fanno spazio a pensieri,
un dubbio che sorge
subdolo si espande
rabbuiando alcuni istanti.

Rafforzato, il vispo vento
scompiglia la chioma
sposto le ciocche ribelli
liberando gli occhi distratti
da uno svolazzare colorato.

Una manciata di farfalle
cattura l’attenzione
seguo il loro percorso
e i pensieri svaniscono
come quelle ali variopinte.

Qualche gaio cinguettìo
alimenta un lieve sorriso
procedo tra selvatici pruni
cespi di bianche roselline
ed eleganti magnolie fiorite.

Daniela,2015

Alexandra Nedzvetckaya -vento magico

Artwork by Alexandra Nedzvetckaya

Biglie di vetro

Piccole tonde
variamente iridescenti
colorate lacrime
fuse nel vetro trasparente
mosse da pizzichi
su terrosi percorsi,
allegre protagoniste
di giochi infantili,
ludici gioielli
mai solitari
raggruppate numerose
in reti arcobaleno,
collezionate ormai
da nostalgici adulti
che in esse scrutano ancora
il lontano fanciullo.
Babajaga 2015

immagine presa dal web

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