Aleppo, una mostra di Domenico Quirico ad Asti

Oggi ho visitato la mostra curata dal giornalista Domenico Quirico, giornalista e inviato di guerra de La Stampa, dedicata ad  Aleppo. La cronaca degli avvenimenti la si conosce, ma immergersi in una ricostruzione interattiva di ciò che è accaduto ad Aleppo ci fa sentire più vicini alla tragedia che ha colpito soprattutto i più piccoli, quei bambini strappati barbaramente dai banchi di scuola, privati della loro libertà e delle loro case; stando ai dati di Save the Children due bambini su tre hanno perso un familiare, subito il bombardamento della propria abitazione o sono rimasti feriti. Il 50% dei bambini non può più andare a scuola e un bambino su quattro è a rischio di disturbi mentali che potrebbero avere un impatto devastante per il resto della vita.
La guerra durata cinque anni  ha raso al suolo una città simbolo della Siria, trasformando in un cumulo di macerie il cuore storico della città, l’antico mercato coperto, la Grande Moschea, la cittadella antica, le chiese bizantine e molti edifici dichiarati patrimonio  Unesco. Le gigantografie che raffrontano il prima e il dopo di ciò che la devastazione ha stravolto parlano al cuore e raggelano già il sangue di chi era ed è a km di distanza dalla Siria; se capitate ad Asti in questo periodo vi consiglio la visita di questa mostra interattiva (aperta sino al  20 maggio 2018) che vi calerà nell’orrore che ha reso questa città il fantasma di se stessa.

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https://www.palazzomazzetti.eu/2018/01/12/mostra-aleppo-come-e-stata-uccisa-una-citta-a-cura-di-domenico-quirico/

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A Piera e le altre *

All’alba della vita tra rifugi e lavoro
nove gigli bianchi respiravano guerra,
anime arse,  ora voci in eterno coro
nel camposanto sotto coltre di terra.
Sfuggite alla trincea, per natura  madonne,
e a bombe incombenti sganciate distanti,
di altro dramma, forgiando innocue penne,
morirono abbracciate tra urla strazianti.
Divampato il fuoco, solo Alda in strada
si salvò dall’incendio che bloccò l’uscita,
comune fu il lutto nella centrale contrada
che si unì alle ceneri di ciascuna vita.
A settantatrè anni da sì atroce morte
si tramanda di loro innocenza il profumo,
poco più che bambine private d’una sorte
che un ferro rovente tramutò in tetro fumo.

Daniela Cerrato, 2017

* Questi versi sono dedicati alle nove giovani astigiane conosciute come ” Le Brusaje” che persero la vita nel 1944 mentre stavano lavorando in una fabbrica che produceva penne stilografiche. Al rientro in ditta dal rifugio antiaereo, cessato l’ allarme, a causa di un ferro rovente sfuggito di mano, che cadendo finì tra materiale altamente infiammabile come la celluloide, si sviluppò l’incendio che causò la tragedia. La più giovane vittima, Piera, aveva 14 anni; Alda fu quella che si salvò precipitandosi in strada. Un monumento le ricorda nel cimitero cittadino.

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Alle umane follie


Credo che rimarrò fermamente decisa a restar aggrappata alle speranze, pur se a tratti appaiono stinte, sbiancate come eburnea materia da venti di umane follie, mi rifiuto di immaginare il tutto perduto, l’ecatombe spaventosa che seguirebbe alla violenta
risposta che inneggia a stragi evocanti un nefasto passato; il mio braccio non sventolerà
altro se non il drappo di pace, trattengo la rabbia sottopelle, reiniettata da poco, per  gesti assurdi frutto di insanità mentali,  proverei ribrezzo ad assomigliare anche da lontano a chi ha sete di rinnovata guerra e gioca pesante ad annientar la Terra.

Daniela Cerrato, 2017

Scultura di Alfred Boucher (1850 – 1934)

Alfred Boucher