Strada viva

La chiamavano da sempre strada viva
quel sentiero di mezza collina
che iniziava a scendere all’angolo
di una casa da poco abbandonata,
fiori perenni nel giardino cintato
mostravano ancora il gusto
di chi l’aveva abitata.
La percorsi, tutta, d’improvviso,
un dì che pioveva a secchiate
ebbra di rabbia trattenuta,
sfogai la foga con passi decisi
a tratti scivolosi, in un sottile
giacchino a cappuccio che dopo poco
iniziò a stingere il vivo colore.
Rivoli fucsia gocciolavano rigando
le mani fradice, incapaci di asciugare
il viso, grondante lacrime e pioggia,
la vista annebbiata non fermava
il cammino che proseguiva
con un’ energia cinetica potente,
non so quanto fango calpestai
ma dopo un restringimento della strada
mi trovai di fronte a un campo limitato
dall’asfalto di una provinciale.
Ripercorsi a ritroso, stavolta in salita,
il sentiero divenuto rigagnolo notando
qualche sprazzo di luce che apriva
il fronte di nubi cupe, la pioggia
s’era fatta quieta, i passi più lenti
non più a testa bassa, osservavo
che la terra, i prati erano zuppi
quanto me, vidi le casette delle api
dipinte coi colori dei fiori di campo,
ormai schiacciati e uniformati al verde
e più avanti scorsi  nel fossato  a lato
le raganelle che guizzavano  allegre.
Forse era quello il vero senso
del nome curioso della stradina,
non viva perchè nuda e a vista
ma simbolo di energia, di natura pregna.
Con animo buio ma alleggerito
raggiunsi i vestiti asciutti
e un sole che faceva capolino.

Daniela Cerrato, 2017
Heftiger Regen hat eingesetzt

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Forza di natura

Ascolta da viva voce
la cascata secolare
odi lo scroscio a getto
dell’acqua spumosa e fredda
lontano dalla riva puoi
senza sforzo immaginare
sua presenza nell’udire
il fragore di quel canto
in continuo divenire
che copioso pare pianto
ascolta attentamente
e pensa a quanta
magnetica energia
ad ognun trasmette
biosfera e meraviglia
natura in opera riflette;
il suo discorso si fa muto
la sua voce non echeggia
se il gelo l’attraversa
intirizzite lacrime s’allungano
lingue di gelido cristallo
immobili attendono pazienti
mite sole e  rapido disgelo
e da lacrime prima scarse
riparte il ruzzolare.
Ascolta, ascolta e guarda
questo bianco muro d’acqua
risveglia i sensi dal torpore
la natura è assai gagliarda

Daniela Cerrato,2017 ______ Immagine da web

cascata-campanaro

Calypso

Sgorgate o lacrime
sull’intristito volto
che d’eterna bellezza
è superfluo emblema
sfogate la rabbia
la profonda tristezza
per sì amaro destino
bruciate con umido sale
le ferite riaperte
ogni qualvolta
che un fiero sguardo
si abbandona nel mio
continuo è lo strazio
di veder ripartire
dal suolo di Ogigia
un paladino del cuore.
La sorte ha tessuto
per volontà divina
trama nefasta
per il mio povero cuore
occhi miei piangete!
nessuno potrà esaudire
il desìo d’eterno amore
del mio animo affranto
l’ amor che da lontano giunse
s’è mutato in dolente pianto
e se mia preghiera non valse
raggiungetelo almeno voi
calde lacrime sparse
nell’ostile mare agitato.

Daniela,2016

George Hitchcock, “Calypso” , 1906

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Sotto una luna triestina

Cogliemmo dai nostri rami
le ciliegie più succose
danzammo sul filo
della sana incoscienza
leggera e frizzante
incuranti del tempo
di luogo e di spazio
fummo spontaneo anelare
d’essere un sol corpo
in simultaneo fremito
senza ricordi di un passato
nè speranze di futuro
pieni del nostro vigore
in un’esondare di baci
di mani audaci
di labbra voraci
in smisurata passione
che ci coivolse
sino alle lacrime
grondanti
per un’addio già previsto.

Daniela,2016

Gustaw Gwozdecki, “Moon”

gustaw-gwozdecki-moon

In un luglio remoto

Dopo sua scelta
ardua e ponderata
si era ritrovata sola
a visionar fotogrammi
di quegli anni condivisi
difficili da somatizzare.
Il dolore e la rabbia
devastavano l’anima,
salivano dalle viscere
e passando dal cuore
si alimentavano
di rinnovato astio.
L’odio e i residui d’amore
si alternavano veloci
non lasciando pace
nelle torride giornate
di un luglio odioso,
col cocente sole
che essicava lagrime
appena sgorgate.
Occhi infuocati e gonfi
per canicola e pianto
su un volto ormai disfatto
si quietavano un poco
al germogliar di un pensiero:
anche se il futuro
era ancora incerta chimera
con dignità e amor proprio
aveva ritrovato se stessa.
Daniela,novembre 2015

 

 

Appartenenza

Quanta strada percorsa
e altra mi attende
tra passi grevi e lenti
in questo esodo costretto
sofferto quanto ingiusto.
Il bagaglio è poca cosa
rispetto al fardello del tempo,
che inesorabile passa
marcando le rughe del cuore
senza riscattar giustizia.
La meta è sconosciuta,
mi guida il cielo
in questa parte di mondo
spesso dimenticata,inappetibile
a chi è affamato di denaro.
Ma ho in me la ricchezza
che nessun tesoro pareggia
l’amore per la terra
in cui ho pianto bambina.
Lacrime che si protraggono.
Daniela C. ,2015

Foto di F.Milanese,”Tibet”

Ilford HP5 400
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