Maurits Cornelis Escher

Maurits Cornelis Escher (1898-1972) fu un artista olandese e il suo nome è indissolubilmente legato alle incisioni su legno, litografie e mezzetinte che tendono a presentare costruzioni surreali.
Il percorso di Escher nel mondo dell’arte è iniziato a scuola, a Delft, poi alla School of Architecture and Decorative Arts di Haarlem, dove ha proseguito gli studi in architettura. Scontento di questa scelta, passò alle arti decorative, imparando l’intaglio del legno sotto Samuel Jessurun de Mesquita, che purtroppo sarebbe morto ad Auschwitz due decenni dopo. De Mesquita fu determinante nella direzione di Escher, poiché fu lui a ispirare il giovane artista a guardare agli elementi matematici e razionali presenti nelle arti ebraiche e islamiche, confrontandoli con i movimenti d’avanguardia in atto in Europa all’epoca. Questi motivi astratti hanno continuato a caratterizzare le opere di Escher.
I suoi lavori iniziali dei primi anni ’20 sono relativamente semplici, la serie sugli Animali testimonia il modo in cui ha intrecciato il suo interesse per la geometria in tutti i tipi di soggetti.

Escher viaggiò molto in Italia sia nel 1922 che dopo essere tornato a vivere stabilmente nel 1923, innamorandosi del panorama alternato di paesaggio urbano e natura. L’interesse di Escher per i paesaggi iniziò a svanire dopo aver lasciato l’Italia poiché non era ispirato dagli scorci di Svizzera e Paesi Bassi. Fu così che iniziò a concentrarsi sui paesaggi interni e sui suoi mondi immaginari piuttosto che su ciò che era reale. Fu molto addolorato nello scoprire che suo figlio maggiore, nato e cresciuto in Italia, stava mostrando segni della crescente influenza del fascismo. Indossando un’uniforme balilla per adattarsi al resto dei suoi compagni di classe, il crescente interesse del giovane George per il movimento ha reso i suoi genitori determinati a lasciare il paese che avevano considerato casa per i precedenti 13 anni. Stabilitosi in Svizzera, e poi in Belgio, prima di tornare definitivamente nei Paesi Bassi, Escher non ha mai dimenticato i paesaggi italiani che hanno così fortemente ispirato il suo lavoro

Escher ripudia la visione monoculare prevista dalla tradizione artistica e propone una rappresentazione più complessa dello spazio, attirando nella dimensione illusoria dei suoi disegni realtà che tecnicamente dovrebbero essere estranee al loro spazio figurativo. Si verifica, in un certo senso, il paradosso della diplopia, nel senso che l’autore spesso riunisce due o tre punti di vista nello stesso disegno, rendendolo così tridimensionale.
Per ottenere tale spazialità Escher si serve spesso di specchi convessi e dei loro riflessi. Esemplare, in tal senso, è la litografia del 1935 intitolata Mano con sfera riflettente, dove la realtà ambigua e illusoria del dipinto viene raddoppiata e oggettivata nella mano che regge la sfera e nella superficie riflettente di quest’ultima, dove troviamo raffigurato Escher nel suo studio.

wallup.net