A Piera e le altre *

All’alba della vita tra rifugi e lavoro
nove gigli bianchi respiravano guerra,
anime arse,  ora voci in eterno coro
nel camposanto sotto coltre di terra.
Sfuggite alla trincea, per natura  madonne,
e a bombe incombenti sganciate distanti,
di altro dramma, forgiando innocue penne,
morirono abbracciate tra urla strazianti.
Divampato il fuoco, solo Alda in strada
si salvò dall’incendio che bloccò l’uscita,
comune fu il lutto nella centrale contrada
che si unì alle ceneri di ciascuna vita.
A settantatrè anni da sì atroce morte
si tramanda di loro innocenza il profumo,
poco più che bambine private d’una sorte
che un ferro rovente tramutò in tetro fumo.

Daniela Cerrato, 2017

* Questi versi sono dedicati alle nove giovani astigiane conosciute come ” Le Brusaje” che persero la vita nel 1944 mentre stavano lavorando in una fabbrica che produceva penne stilografiche. Al rientro in ditta dal rifugio antiaereo, cessato l’ allarme, a causa di un ferro rovente sfuggito di mano, che cadendo finì tra materiale altamente infiammabile come la celluloide, si sviluppò l’incendio che causò la tragedia. La più giovane vittima, Piera, aveva 14 anni; Alda fu quella che si salvò precipitandosi in strada. Un monumento le ricorda nel cimitero cittadino.

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Al di là, il mare.

C’è profumo  di remota estate,
sulla foto virata dal tempo,
nella scatola di latta color crema.
I bisnonni sapevano del mare
per sentito dire, era al di là,
da qualche parte, oltre le colline,
i loro figli qualche volta
l’han poi veduto, coi nipoti,
nelle poche uscite chilometrate.
La vacanza loro era la gita al fiume,
allora meno inquinato, generoso
di morbida portante, pescoso
con rive ancora ricche d’ombrosi
cappelli di salici, sotto i quali
s’affondava il morso nell’anguria,
e l’acqua scorreva alle ginocchia
inzuppando orli di succinte gonne
sollevate sulle gambe rinfrescate.
Per giovani focosi innamorati
le estati erano fughe meditate
tra terreni incolti e folte messi,
con steli duri puntuti e irriverenti
sulle schiene distese, fertili
come quella terra scura ;
sere di feste paesane, balere,
balli a palchetto, ove le danze
morigerate per pubblica mostra,
eran sospiri e maliziose intese
con la pagliuzza ancora in tasca
e l’innocenza arrossita sotto le tese.

Daniela Cerrato, 2017

(particolare da una immagine da me rielaborata)particolare

 

Di rosa antico

La stanza aveva pareti tappezzate di rosa antico, a fiori di grandezza naturale
intercalati con fasce monocrome che adornavano le piacevolezze di un’estate senza fine; tanto che, anche se fuori era inverno, le giornate profumavano di letizia fanciullesca.
Particolare irrilevante che è dell’infanzia solo virgola, apparente frivolezza, come un nastro di raso fra i capelli. Forse a quel particolare è legato un canto allegro che non fa più eco; o un gioco puerile, mai completato, come quello di contare i fiori compresi nel perimetro totale.
Chissà perchè, ma certe tracce mentali assurdamente compaiono a tradimento, quando già pensavi di averle perse per sempre, e invece eccole ritornare, come se qualcuno, da un lontano altrove, ti avesse suggerito quel pensiero, ora vispo come un grillo salterino.
Dunque son qui, a sorprendermi pensando, senza un preciso motivo, a quelle rose che non colsi ma che seccarono ugualmente tra le pagine della memoria.

Daniela Cerrato, 2017

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Quel niente

Ho visitato i luoghi del passato
come si fa con i vecchi amici
a cui sorridendo dici “eccomi qui,
dopo anni son tornata a salutarvi”,
uno sguardo in valle, l’ampio respiro,
ed è subito prevalsa la memoria
col ricordo di voci volti e suoni;
dietro il velo incontenibile e nostalgico
gli occhi han cercato le  presenze
e i colori dell’infanzia, divenuti ormai
opacità di piacevoli  ricordanze.

Poi ho colto gli enormi mutamenti
forgiati dal tempo e dall’assenza,
anche negli alberi cresciuti pur ridenti
è mancata l’attesa corrispondenza,
fronde più ampie mi hanno accolta
e altre sacrificate han lasciato spazio
al nero asfalto di una rotonda;
del tutto naturale, a conti fatti anch’io
sono cambiata in corpo e mente,
e se la torre centenaria avesse voce
me lo avrebbe sbottato seccamente.

Eppure sono rimasta interdetta
di fronte al totale cambiamento,
il tempo è scorso così in fretta
come alta cascata scende a getto,
che tante son le mani  che io strinsi
divenute ormai gelide ossa, nulla è
come allora, solo il rintocco cupo
del vecchio campanile sulla cima
non ha mutato l’eco antico, il più
è tutto stravolto, in parte disintegrate
le principali tracce di quel che fu.

M’ ero illusa di trovare qualche ruga
sul volto del paese, rispetto alla visione
fotografata nella mente, ma di fattezza
riflessa è rimasto poco, quasi niente,
il mio desiderio s’è rivelato chimera
assurdo sogno, risposta deludente.
Però la sera quel borgo l’ho abbracciato
col pensiero e col cuore, un qualcosa
mi suggeriva che quel niente era lì,
invisibile e silenzioso, a cercare una bimba
mora, taciturna e un po’ scontrosa.

Daniela Cerrato, 2017

___________Dipinto di Salvador Dalì_____________________________

Mysterious Mouth Appearing in the Back of My Nurse via Salvador Dali.jpg

Ricordi afachici

Reticoli di memoria
ormai labile
mi ricollegano
a istanti sfumati
colori suoni
profumi e luoghi
si intersecano.
Nella nebbia del tempo
solo la tua voce
il tuo sorriso
oh madre mia
il tuo viso
mi par di toccare
se allungo le dita
verso la tua ombra
che mi par di vedere.

Daniela,settembre 2016

Immagine di Ernst Haas, “Drops in Coral

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Penombra

Nell’avvolgente penombra
e nel profondo silenzio
si dilata il tempo
mostrandosi amico
offrendo un nido ideale
ove s’allietano
i miei pensieri
falene sfuggenti
che trattengo con premura
già che le prime luci
potrebbero esser letali
e le labili impressioni
fuggir via
in un buco nero di memorie.
Daniela,luglio 2016

 

Immagine: Natalia Drepina, “Wistful Soul”

Natalia Drepina, Wistful Soul

Memoria azzerata

Una riflessione sulla memoria,una ricchezza alla quale attingiamo gioie o tristezze passate,nomi,volti,luoghi e tutto ciò che ha arricchito la nostra vita;dunque estremamente importante per creare collegamenti col presente. Ebbene da quando mia madre dopo una seria ipossia perse gran parte della memoria mi son sempre chiesta cosa in realtà ricordasse della sua vita, perchè nei due mesi che ha trascorso in tale condizione prima di andarsene, noi famigliari abbiamo avuto  la sensazione che si ricordasse soltanto cose legate alla sua infanzia-giovinezza. Parlava con noi ma non abbiamo mai avuto la certezza che le sue risposte peraltro vaghe fossero date con la consapevolezza di chi avesse davanti a sè. So che non c’è risposta a queste domande,ma nel calvario che le abbiamo visto trascorrere c’era sicuramente un mio malessere profondo nel non poter sapere come veramente si sentisse,cosa stesse provando ,se avesse ogni tanto qualche barlume in più,qualche spiraglio di memoria riacceso dalle nostre voci che le ricordavano particolari della nostra vita insieme.E’ incredibile come a distanza di anni mi ritorni sempre in mente questa cosa,questa impossibilità di comunicare come avevo sempre fatto con lei in uno splendida confidenza che andava oltre quello di semplice madre/figlia.
La funzionalità del “corpo macchina perfetta” è assai labile,bastano pochi istanti in più senza l’assoluta rapidità di soccorso perchè si inceppi un meccanismo così complicato e delicato. Ed è una tragedia nella tragedia,perchè pur sapendo che non si sarebbe ristabilita,avrei voluto avere almeno la possibilità di parlarle come sempre,di sentirle pronunciare ancora una volta il mio nome e non solo quello dei suoi genitori e  nonni,di poter fare qualcosa in più per lei,di rendermi conto di cosa percepisse e anche della sofferenza che provava.
Anche se è noto che il decorso di un brutto infarto può causare totali o parziali vuoti di memoria, mi capita spesso di avere ancora questi pensieri,quasi come se fossi stata io a smarrire la chiave per la combinazione che avrebbe potuto aprire la porta dei suoi ricordi.
Daniela,marzo 2016

Artwork by Agostino Arrivabene

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Sostanza dei sogni

Volti e luoghi
in sogno si confondono,
si mescolano intrecciandosi
marcano a tratti la memoria
o svaniscono al risveglio.
A volte tornano misteriosi
lasciando interdetti increduli
col loro opaco alone .
Si percorre la notte
fra delizie e paure,
il corpo riposa,
la mente è in viaggio
attraversa emozioni
spesso slegate dalla realtà
e ci si trova talvolta spossati
al difficoltoso risveglio.

(Daniela settembre 2014)

Giuseppe Galletta

Dipinto di Giuseppe Galletta
Della stessa sostanza dei sogni…
Padova, 2005 – 70 x 50 cm – Olio su tela