Miquel Barceló

Miquel Barceló (Felanitx, Maiorca, Spagna, 1957) è uno degli artisti spagnoli più importanti della scena contemporanea internazionale. Il suo lavoro spazia da grandi tele e murales a ceramiche, sculture, disegni e arte grafica.

Negli anni Settanta Barceló si distingue per i suoi dipinti di animali di grande formato. In questa fase è influenzato da movimenti artistici come l’espressionismo, l’arte concettuale così come da artisti come Joan Miró, Jackson Pollock e Antoni Tàpies. Il suo lavoro è una riflessione sulla natura, la traccia del tempo e della storia e le origini di alcune culture e modelli di vita, come la cultura mediterranea e quella africana. Sente un profondo interesse per l’Africa, per questo fa un viaggio in Mali; viaggio che si rivela fruttuoso perché compare sui temi principali del suo successivo lavoro.


Grande ammiratore dell’artigianato, questo artista ha lavorato molto con i Dogon in Africa. Attraverso la pittura, la scultura, il disegno, la ceramica, esplora il misterioso legame che unisce lo spirito e la mano dell’uomo fin dalla preistoria per dare vita alle opere d’arte.
Il cambiamento geografico e culturale innescato dai suoi viaggi si riflette nel lavoro di Barceló sotto forma di un profondo rinnovamento della sua materia e delle sue tecniche, e anche in un cambiamento di prospettiva. Pep Subirós, curatore di una mostra di Barcelò ha scritto: “ L’universo africano rivela la natura relativa dei riferimenti eurocentrici che avevano dominato il suo lavoro fino a quel momento. Non lo incitava a far tabula rasa della sua precedente eredità, ma a tornare alle origini profonde; non al nulla, ma a ciò che è essenziale nell’arte, nella vita e nell’opera dell’artista. Lo invitava a liberarsi della corteccia e delle vernici, a liberarsi da pressioni e mode… Lo portava a riscoprire non l’importanza del substrato naturale – che non ha mai perso di vista – ma l’artificiosità, i limiti, la precarietà di ogni cultura”.

Nel 1983 Miquel si trasferisce per cinque mesi in un laboratorio alle pendici del Vesuvio. A questo periodo risale l’opera che realizza per la collezione Terrae Motus: L’ombra che trema, una sorta di autoritratto “metafora della situazione che vive Napoli, una città la cui esistenza è costantemente minacciata dall’imminenza di un terremoto.

Nell’ultimo decennio, Barceló ha ricevuto importanti incarichi istituzionali, ad esempio la decorazione della cappella di San Pietro per la Cattedrale di Maiorca (2001 – 2007) o la decorazione della cupola della Sala dei diritti umani e dell’alleanza delle civiltà nel Palazzo delle Nazioni a Ginevra (2007 – 2008). L’opera d’arte è un’imponente installazione scultorea situata sul soffitto a cupola e consiste in forme simili a stalattiti multicolori che sembrano gocciolare dal soffitto.

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Le sue opere sono presenti in musei e collezioni in tutto il mondo, come il Banco de España (Madrid, Spagna), CAPC Musée d´Art Contemporain (Bordeaux, Francia), Centre Georges Pompidou ( Parigi, Francia), Fondazione Bancaja (Valencia, Spagna), Fondazione Sindika Dokolo (Luanda, Angola), Museo Botero (Colombia, Bogotà), Museo delle Belle Arti di Bilbao (Bilbao, Spagna), Marugame Genichiro – Museo di Arte Contemporanea Inokuma ( Marugame, Giappone), MACBA Museu d’Art Contemporani de Barcelona , MNCARS Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía (Madrid, Spagna) o Museum of Fine Arts (Boston, USA).

Miquel Barceló (Spanish, b. 1957), Floquet de neu
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Barcelò, particolare del soffitto al palazzo dell’Onu a Ginevra