Zirichiltaggia

Una canzone apparentemente frivola, ma anche in questo caso De Andrè mostra grande conoscenza della cultura gallurese e sarda. La canzone è un botta e risposta tra due fratelli che litigano per l’eredità. I riferimenti strutturali sono al cantu a chiterra (canto con chitarra), e ai muttos (botta e risposta, solitamente a tema amoroso o scherzoso) molto diffusi in Gallura, sub-regione storica e geografica della Sardegna nord-orientale.

Ecco la traduzione:

Di quello che babbo ci ha lasciato ti sei preso la parte migliore

La collina rosa con il sughero le vacche sorcine e il toro grande

E m’hai lasciato pietre, cisto e lucertole (zirichèlti da cui il titolo)

Ma tu ti sei tenuto il ruscello e la casa e tutto quello che c’era dentro

Le pere butirre e l’orto coltivato e dopo sei mesi che me n’ero andato

Sembrava un cimitero bombardato

Te ne sei andato a vivere coi signori, facendoti comandare da tua moglie

E i soldi di babbo li hai spesi tutti in dolciumi, medicine e giornali

Che tuo figlio a quattro anni aveva già gli occhiali.

Mia moglie vive da signora e mio figlio conosce più di mille parole

La tua munge da mattina a sera e le tue figlie sono sporche di terra

e di letame e andranno a sposarsi a qualche servo pastore

E tu quando sei partito soldato piangevi come un bambino

e dai padri delle tue amanti t’ha salvato tuo fratello

e se il coraggio che ti è rimasto è sempre quello

ce la vedremo in piazza chi ha il muso più duro

e nel frattempo mettimi la faccia in culo

(grazie a Stefano Brandano per la traduzione)

faces of stone, David Gilmour

Faces of stone that watched from the dark
As the wind swirled around and you took my arm in the park

Images framed, hung high in the trees
And you talked of your youth but the years had turned dry as the leaves
Your lover was gone, his replacement to hand
And just what the difference was, you could not understand

In darkening grey we walked back through the streets
Then you talked all night long of your childhood home by the sea
And I, my disguise a mask chosen by you

Believed every word I heard
At least I think that’s what I tried to do
We sat on the roof, the night overflowed
No more was said but I learned all I needed to know
Your Hollywood smile shone a light on the past
But it was the future that you held so tight to your heart

dall’album “Vengo a piedi con te”, 1991

E grande questa piazza piazza piena di piccioni
di donne di bambini di due o tre gradini
e ci puoi star seduto a guardare tutto questo
o anche solamente a non guardare niente

Ci sono i mendicanti ci sono gli ambulanti
ci sono gli assorbenti le parole in mezzo ai denti
cercano una voce per parlare
che non riescono a trovare e la chiamano sfortuna

Da questi tre scalini continuo ad osservare
commosso dalla fretta da questo brulicare

Voglio andare via dalle città
da questa ipocrisia
che passeggia mi circonda
e mi toglie il respiro
voglio andare via non ci sto più
non corro più
su questi marciapiedi
dove la fretta non ha tempo
per il mio passo lento.