Igor Morski

Eccoci giunti  al fine settimana: voglia di immersione nella natura, di vagare con la mente per luoghi di pace ove la fantasia ha grande spazio e si riesce a staccare con la routine del quotidiano. Certamente qualche bella passeggiata ristoratrice nella frescura di un bosco è l’ideale; per chi ha la fortuna di risiedere o raggiungere una città di mare non ci sono problemi per immergersi tra le rilassanti onde estive.
Anche le pagine del blog hanno bisogno di respiro, dunque nulla di meglio delle opere di Igor Morski, nato in Polonia nel 1960, illustratore di riviste , designer, pittore surrealista, i cui lavori sono in parte frutto di una personalissima visione della natura ispirata alla composizione-collage dell’Arcimboldo, in parte intrise di inquietudine e paura secondo una visione più vicina a quella di Magritte.
Tra gli anni ’80 e primi anni ’90 ha creato scenografie per il teatro e televisione per la pubblica tv polacca.
Lavora su supporti in grafica mista, basata principalmente sulla manipolazione di foto o disegno, anche in 3D. Non so a voi ma questo mix tra realtà e fantasia a me piace molto.  Per chi è interessato ad altri suoi lavori lascio il link del sito:

http://www.igor.morski.pl/work/
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Avvisaglie di temporale

Quando il cielo s’oscura
e la terra acutizza il suo verde per contrasto
s’avverte già degli umori il brontolio,
scuotono e piegano gli alberi le fronde,
le nuvole corrono veloci, si compenetrano,
in tetra raccolta infuriate s’ammassano
spinte dal vento che mulinella fogliame,
un tuono dal cielo sbotta roboando nell’aria
che muta la percezione olfattiva.
Come per ogni litigio meglio non metter voce,
si fugge, come uccelli che si disperdono a frotte
in varie direzioni, per chissà dove
evitando il violento nubifragio;
che i litiganti se la sbrighino
senza far troppi danni, alla veloce…

Daniela Cerrato, 2017
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Certezze perdute

La neve è bianca
blu il mare, rossi
i papaveri, fragili
petali a vibrare, così
spiegati i colori
al bimbo, quando muove
i primi passi, paiono
dogmi indiscutibili.
E se l’uomo non avesse
stravolto sua natura,
regola varrebbe sin
che il mondo dura,
ma le eccezioni della
norma fanno parte e,
a conti fatti, vacilla
la logica opinione se è
anomalia a farla da padrone.
Di rossa tragedia son tinti
terra e mare, anche il cielo
ha perduto azzurrità lontane,
la mente è memore ma
il cuore vede, va oltre
l’ovvietà che s’è perduta
e muto resta, affranto
nel vedere anche il suo colore
imbrattato dall’umanità peggiore.

Daniela Cerrato, 2017

“Papaveri blu” dipinto di  Odilon Redon

Odilon Redon – Blue Poppies

Fresco sorriso del cuore

Risplendono di nitore
le pendule foglie
rallegrate da pioggia
battente leggera,
paiono superfici
di laghi smeraldini,
la luce in superficie
riflette venature mai
vedute prima e l’occhio
pare scivolare su di essa
come minuscolo insetto
che vien deviato dalla corsa
di una goccia, che scorre
e cade assorbita dall’humus
odoroso di bosco e di vita.
Un fresco sorriso del cuore.

Daniela Cerrato, 2017

Photo by Paul Militaru  ( https://photopaulm.com/2017/06/10/rainy-day-3/ )

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A una rosa gialla

Desiderio nato a prima vista,
uno tra i tanti che la natura
mi suggerisce e metto in lista,
a dirlo sarà pure stravagante
ma esprimerlo costa niente;
a te s’ispira floreale creatura
chè vorrei esser tra le pieghe
delle tue lamine apicali,
in quell’arriccio di bordi
che arrotonda ancor più
i petali aperti e caduchi,
vorrei osservare dal tuo cuore,
profumato nucleo, il sole,
un’ape nel suo impollinare,
sentirmi nella leggerezza
che il vento accarezza,
sulla veste d’oro pallido
d’imbastiti veli, velluti a perdere,
e poi sfiorita perdermi nella terra
per rifiorire, nuova regina d’aiuola
con altre coronate, oppure sola.

Daniela Cerrato, 2017

“Yellow rose”, Foto di Paul Militaru ( https://photopaulm.com/2017/05/13/yellow-rose-23/ )

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Di rosea grazia

Sbavature d’azzurro tra il plumbeo
aprono a una possibile tregua
tra le bizze primaverili,
gocciolano ancora i rami fradici
dopo le profuse gocce argentee,
il fotogramma si movimenta
col volo intimidito di un merlo
che atterra su una pozza d’acqua.
Sotto i pruni ornamentali
un manto di petali al suolo
racconta di un vento dispettoso
il cui soffio ha scompigliato
la chioma fitta, che ora a terra
è tappeto di rosea grazia
che neppure l’idea calpesta.

Daniela Cerrato, 2017

Nella foto: Jung Ho Yeon by Shin Seon Hye

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Strada viva

La chiamavano da sempre strada viva
quel sentiero di mezza collina
che iniziava a scendere all’angolo
di una casa da poco abbandonata,
fiori perenni nel giardino cintato
mostravano ancora il gusto
di chi l’aveva abitata.
La percorsi, tutta, d’improvviso,
un dì che pioveva a secchiate
ebbra di rabbia trattenuta,
sfogai la foga con passi decisi
a tratti scivolosi, in un sottile
giacchino a cappuccio che dopo poco
iniziò a stingere il vivo colore.
Rivoli fucsia gocciolavano rigando
le mani fradice, incapaci di asciugare
il viso, grondante lacrime e pioggia,
la vista annebbiata non fermava
il cammino che proseguiva
con un’ energia cinetica potente,
non so quanto fango calpestai
ma dopo un restringimento della strada
mi trovai di fronte a un campo limitato
dall’asfalto di una provinciale.
Ripercorsi a ritroso, stavolta in salita,
il sentiero divenuto rigagnolo notando
qualche sprazzo di luce che apriva
il fronte di nubi cupe, la pioggia
s’era fatta quieta, i passi più lenti
non più a testa bassa, osservavo
che la terra, i prati erano zuppi
quanto me, vidi le casette delle api
dipinte coi colori dei fiori di campo,
ormai schiacciati e uniformati al verde
e più avanti scorsi  nel fossato  a lato
le raganelle che guizzavano  allegre.
Forse era quello il vero senso
del nome curioso della stradina,
non viva perchè nuda e a vista
ma simbolo di energia, di natura pregna.
Con animo buio ma alleggerito
raggiunsi i vestiti asciutti
e un sole che faceva capolino.

Daniela Cerrato, 2017
Heftiger Regen hat eingesetzt

Margherite

Fra le macchie del prato
v’è una candida semplicità
di minuti e pallidi volti,
numerosi e fitti, bianche onde
tra il verde tenero e precoce,
sottile manto tremante
al freddo di una pigra primavera.

Mi sembrano oltremodo infreddoliti
quei piccoli astri un po’ sbiaditi,
incollati a un ritto stelo ancorato
alla bruna terra, e i loro petali
allungati e stretti a corona,
incurvano le punte per porre riparo
al pungente pizzicore del mattino.

Daniela Cerrato, 2017

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Composizione

Le percezioni variano
tra intermittenze poste
tramite filo conduttore
invisibile e giocano
con lunghezze d’onda
varie e coese all’effetto
di un equilibrio armonico
che richiama selve muschiose
terre e tramonti ove il sole
colora gli ultimi ritagli
di un puzzle infinito.
Osservo e inalo essenze
di scenografiche presenze.

Daniela Cerrato, 2017

———   Paul Klee, “Redgreen and Violet-Yellow Rhythms”, 1920Paul Klee, Redgreen and Violet-Yellow Rhythms, 1920.jpg