Alle umane follie


Credo che rimarrò fermamente decisa a restar aggrappata alle speranze, pur se a tratti appaiono stinte, sbiancate come eburnea materia da venti di umane follie, mi rifiuto di immaginare il tutto perduto, l’ecatombe spaventosa che seguirebbe alla violenta
risposta che inneggia a stragi evocanti un nefasto passato; il mio braccio non sventolerà
altro se non il drappo di pace, trattengo la rabbia sottopelle, reiniettata da poco, per  gesti assurdi frutto di insanità mentali,  proverei ribrezzo ad assomigliare anche da lontano a chi ha sete di rinnovata guerra e gioca pesante ad annientar la Terra.

Daniela Cerrato, 2017

Scultura di Alfred Boucher (1850 – 1934)

Alfred Boucher

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Volteggio liberatorio

Ed infine
quando ogni voce
ha oltrepassato le pareti
e s’è dissolta ogni eco mentale
riesco ad udire quei pensieri
solo miei che affiorano
chiari come i battiti
del cuore che s’acquieta,
come mare che le acque placa
dopo passata burrasca,
e in questa pacifica sfera
fin dove si spingono
i sogni non più trattenuti
divaga la mente mia
e di leggerezza s’infonde
come farfalla che le ali dispiega
e volitante gode del suo volteggio
liberatorio.

Daniela Cerrato,2017

Artwork by Esther Sarto

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Senza bollicine

Se si potesse
radere al suolo
l’umana crudeltà
dar fuoco alla tristezza
bruciare capo e coda
alla malinconia
fare confluire
nel mare
l’ultima lacrima
e tamponare
l’ultima stilla
di esangue vittima
potremmo allora
brindare festosi
alla vera allegria
bello a dirsi
difficile a farsi
volontà manca
al comune benessere
pur tuttavia
auguro a tutti
la pace interiore
e che sia la via
per un’anno migliore.

Daniela Cerrato,2016

Art by Bayram Salamov

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Tutto era lieve

Lieve si diffondeva
il suono della cetra
come le fioche voci
che sussurravano
preziose confidenze
sul finir della sera
il mare placido
e l’assenza di vento
cullavano il  cuore
e l’odore dei mirti
era unico antagonista
al salmastro profumo
di quell’aria settembrina
in cui amoreggiare
era dolce e unico pensiero.

Daniela,2016 ____ Dipinto di Alphonse Osbert ,” Ancient Evenings ”

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Giardino Zen

Nella pace suadente
del roccioso giardino
rimuovo le insidiate
inalazioni di ansia,
il cuore rallenta
i nocivi affanni
incentro attenzione
sul respiro su un fiore
su un sasso striato
levigato dall’acqua
che scorre perpetua
con gradevole scroscio.
Si inebria l’olfatto
nel profumo di muschio
che ormai si distingue
dal resinoso secreto
d’incenso ora estinto,
rododendri e camelie
ravvivano a macchie
l’omogeneità delle felci
e diversificate verzure.
Nell’armonia che regna
tra pochi elementi
s’innalza l’anima
rifuggendo dal Caos
è un piccolo spazio
un rifugio prezioso
un mondo di grazia
ov’ogni tedio è corroso.
Daniela settembre 2016

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