Brillantina Bengalese, Paolo Conte

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei
Non dirmelo, non dirmelo
Infuriate chiome, tempestose cime
Leggilo, non leggerlo
Con la brillantina bengalese
In testa, presentati
Sei nelle sue brame, occhi verderame
Scrivilo, non scriverlo
Ha bisogno di letteratura inglese
Dagliene, non dargliene
Con la brillantina delle Indie
Tutto questo già lo sa
Non me lo fare mai
Non spettinarmi mai

di Paolo Conte, estratto dall’album ” 900 ” del 1992

Luna Di Marmellata, Paolo Conte

Lungo il viaggio
E anche noioso
Arriviamo affaticati
Le valigie son pesanti e i vestiti stropicciati
Meno male
Eccoci qui, in un albergo illuminato
Una stanza c’è per noi
Noi che abbiam tanto viaggiato
So tutto
Di questi posti ormai
E il freddo so
Di questa chiave in mano a me
E ti prepari ad abitare
Questa stanza come fosse
Una casa
E io che aspetto
Mentre metti nei cassetti
La tua roba e anche la mia
E al di là della finestra
C’è una luna strepitosa
Che ci guarda con tristezza
Luna di marmellata per noi due
Che abbiamo casa e figli tutti e due
Ma abbiam sorriso senza alcun pudore
All’idea di un ultimo amore

(Paolo Conte)

Paolo Conte / Fiorella Mannoia

Come mi vuoi…
cosa mi dai,
dove mi porti tu?
Dammi un sandwich e un po’d’indecenza
e una musica turca anche lei
metti forte che riempia la stanza
d’incantesimi spari e petardi
ehi… come mi vuoi?
Che si senta anche il pullman perduto
una volta lontano da qui
e l’odore di spezie che ha il buio
con quei due dentro al buio abbracciati
ehi… come mi vuoi ?

Autore: Paolo Conte

“Io rotolo, mi srotolo e mi arrotolo”

 

Gong-Oh  (Paolo Conte)

Guarda, cade una matita
Si rovescia anche il caffè
Lo sento che lui è già quì
Nei paraggi, intorno, qui c’è Gong-oh
È arrivato Gong-oh
Gong-oh, spirito lontano
Vieni nella notte blu
A far di me in mano tua un giocattolo
Sto lavorando, è tardi e adesso arrivi tu
Conversiamo, come faccio, vuoi tu dirmelo?
C’era una volta un bel linguaggio che mai più
Ho parlato, non ti spiace ricordarmelo?
Ci manca il pubblico, va bene, ma io e te
Siam due grandi artisti e insieme
Diam spettacolo
Del tutto illogico, sillabico è per me
E sensuale, invisibile, teorico
Gon-oh, suonami “Harlem Congo”
Il fantasma di Chick Webb
Io dondolo, io gongolo, giocattolo
È quasi l’alba e fuori rosa adesso è il blu
Che silenzio, un po’di sonno è un’elemosina
Ho fatto tutto quello che hai voluto tu
In un grande viaggio indietro, un incantesimo
Gong-oh, tornerai, tu, Gong-oh?
Perché quando arrivi tu
Io rotolo, mi srotolo e mi arrotolo

Dall’album 900 del 1992 Compositori: Paolo Conte
Testo di Gong-Oh © BMG Rights Management, Sugarmusic s.p.a.

Aguaplano, Paolo Conte

Un aeroplano
nell’aria bionda e calda
vola piano
lascia un bel mondo dal colore baio,
dove c’è il fiume di gennaio

Scendi, pilota,
fammi vedere, scendi
a bassa quota,
che guardi meglio
e riesca a raccontare
cos’è che luccica sul grande mare.

Strano ma vero,
è proprio un pianoforte da concerto,
dal suono avuto dal mistero,
un pianoforte a coda lunga, nero

Certo c’è stata
laggiù una storia molto complicata
ah, ci va una bella forza per lanciare
un pianoforte a coda in alto mare

E dove c’è un piano
d’intorno c’è sempre gente
che fa baccano
ci sono occhi che si cercano,
ci sono labbra che si guardano

Non mi fido,
in certi casi un pianoforte è un grido,
ci sono gambe che si sfiorano
e tentazioni che si parlano

Gira pilota,
recuperiamo il cielo ad alta quota,
torna nel mondo dal bel colore baio,
trovami il fiume di gennaio.

Boogie, Paolo Conte

Due note e il ritornello era già nella pelle di quei due
Il corpo di lei mandava vampate africane, lui sembrava un coccodrillo
I saxes spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga
E la canzone andava avanti sempre più affondata nell’aria
Quei due continuavano, da lei saliva afrore di coloniali
Che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta
Che tenevano la porta aperta davanti alla primavera
Qualcuno nei paraggi incominciava a sternutire
Il ventilatore ronzava immenso dal soffitto esausto
I saxes, ipnotizzati dai movimenti di lei si spandevano
Rumori di gomma e di vernice, da lui di cuoio
Le luci saettavano sul volto pechinese della cassiera
Che fumava al mentolo, altri starnutivano senza malizia
E la canzone andava elegante, l’orchestra era partita, decollava
I musicisti, un tutt’uno col soffitto e il pavimento
Solo il batterista nell’ombra guardava con sguardi cattivi
Quei due danzavano bravi, una nuova cassiera sostituiva la prima
Questa qui aveva occhi da lupa e masticava caramelle alascane
Quella musica continuava, era una canzone che diceva e non diceva
L’orchestra si dondolava come un palmizio davanti a un mare venerato
Quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare
Un quinto personaggio esitò prima di sternutire
Poi si rifugiò nel nulla
Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti

Compositori: Paolo Conte
Testo di Boogie © Universal Music Publishing Group

Paolo Conte , Gioco d’azzardo

C’era tra noi un gioco d’azzardo
Ma niente ormai nel lungo sguardo
Spiega qualcosa
Forse soltanto
Certe parole sembrano pianto,
Sono salate, sanno di mare
Chissà, tra noi, si trattava d’amore
Ma non parlo di te, io parlo d’altro
Il gioco era mio, lucido e scaltro
Io parlo di me, di me che ho goduto
Di me che ho amato
E ho perduto
E trovo niente da dire o da fare
Però tra noi si trattava d’amore
C’era tra noi un gioco d’azzardo
Gioco di vita, duro e bugiardo
Perchè volersi e desiderarsi
Facendo finta di essersi persi
Adesso è tardi e dico soltanto
Che si trattava d’amore, e non sai quanto…
– Paolo Conte

“…ma quanta notte è passata…”

Certi capivano il jazz
L’argenteria spariva
Ladri di stelle e di jazz
Così eravamo noi, così eravamo noi
Pochi capivano il jazz
Troppe cravatte sbagliate
Ragazzi-scimmia del jazz
Così eravamo noi, così eravamo noi
Sotto le stelle del jazz
Ma quanta notte è passata
Marisa, svegliami, abbracciami
è stato un sogno fortissimo
Le donne odiavano il jazz
“non si capisce il motivo”
Du-dad-du-dad
Sotto le stelle del jazz
Un uomo-scimmia cammina
O forse balla, chissà
Du-dad-du-dad
Duemila enigmi nel jazz
Ah, non si capisce il motivo
Nel tempo fatto di attimi
E settimane enigmistiche
Sotto la luna del jazz…
– Paolo Conte

Paolo Conte-Boogie

Due note e il ritornello era gia’ nella pelle di quei due
Il corpo di lei mandava vampate africane, lui sembrava un coccodrillo
I saxes spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga
E la canzone andava avanti sempre piu’ affondata nell’aria

Quei due continuavano, da lei saliva afrore di coloniali
Che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta
Che tenevano la porta aperta davanti alla primavera

Qualcuno nei paraggi incominciava a starnutire
Il ventilatore ronzava immenso dal soffitto esausto
I saxes, ipnotizzati dai movimenti di lei si spandevano
Rumori di gomma e di vernice, da lui di cuoio

Le luci saettavano sul volto pechinese della cassiera
Che fumava al mentolo, altri starnutivano senza malizia
E la canzone andave elegante, l’orchestra era partita, decollava
I musicisti, un tutt’uno col soffitto e il pavimento

Solo il batterista nell’ombra guardava con sguardi cattivi
Quei due danzavano bravi, una nuova cassiera sostituiva la prima
Questa qui aveva occhi da lupa e masticava caramelle alescane
Quella musica continuava, era una canzone che diceva e non diceva

L’orchestra si dondolava come un palmizio davanti a un mare venerato
Quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare
Un quinto personaggio esito’ prima di sternutire
Poi si rifugio’ nel nulla, era un mondo adulto
Si sbagliava da professionisti

Auguri Paolo!

Guarda cade una matita
si rovescia anche il caffè
lo sento che arriva lui
nei paraggi, intorno, qui c’è Gong-oh,
è arrivato Gong-oh

Gong-oh, spirito lontano,
vieni nella notte blu
a far di me in mano tua un giocattolo

Sto lavorando, è tardi e adesso arrivi tu,
conversiamo come faccio? Vuoi tu dirmelo?
C’era una volta un bel linguaggio che mai più
ho parlato, non ti spiace ricordarmelo?

Ci manca il pubblico, va bene, ma io e te
siam due grandi artisti e insieme
diam spettacolo, del tutto illogico,
sillabico è per me
e sensuale, invisibili, teorico

Gon-oh, suonami «Harlem Congo»,
il fantasma di Chick Webb
io dondolo, io gongolo, giocattolo

È quasi l’alba e fuori rosa adesso è il blu
che silenzio.. un po’di sonno è un’elemosina,
ho fatto tutto quello che hai voluto tu,
in un grande viaggio indietro, un incantesimo

Gong-oh, tornerai, tu, Gong-oh?
Perché quando arrivi tu
io rotolo, mi srotolo e mi arrotolo!